domenica 5 settembre 2010


MURGIA, LE PALE EOLICHE GHIGLIOTTINE PER UCCELLI OLTRE CENTO METRI
Il Prie, se approvato, prevede di piazzare dalle 101 alle 121 torri eoliche di altezza che andrà anche oltre cento metri
LA CORSA
È già partita la corsa dei proprietari terrieri per degradare il proprio terreno e accappararsi le installazioni di torri Nel piano comunale è stata prevista una selva di installazioni
Cosimo Forina • Spinazzola.
Con il piano regolatore per impianti eolici (Prie) a Spinazzola sarà possibile, se approvato, piazzare dalle 101 alle 121 torri eoliche di altezza che raggiungerà gli oltre cento metri. Una selva di torri, a cui potrebbero sommarsene altre su una superficie di 182,62 Kmq. La Puglia è diventata l’Eldorado delle “Green energy” in tutte le sue salse, dall’eolico, al fotovoltaico, non disprezzando nemmeno gli impianti a biomasse. Facendo gridare da più parti al disastro ambientale. Ma il disastro non è solo quello visivo.
GLI UCCELLI
I pali eolici saranno la morte certa per impatto degli uccelli presenti sul territorio: falco grillaio, gufo reale, la civetta, barbaggianni, allocco, nibbio reale, falco pellegrino, gheppio, merlo, cornacchia, gazza, tortora, tordo, bottacio, beccaccia, quaglia, colombaccio, pettirosso, cinciarella, fringuello, rigogolo, passero, ghiandaia, allodola.
Ancor più di quanto possa fare un cacciatore sparando ogni giorno con le sua doppietta. E’ singolare leggere negli atti del Comune il divieto di effettuare le opere di cantierizzazione dei progetti durante i periodi migratori (autunnale e primaverile) e durante il periodo riproduttivo (15 marzo – 15 luglio) per le possibili interferenze prodotte dai singoli parchi eolici sulle rotte locali dell'avifauna negli spostamenti tra i siti puntuali esterni al Parco Nazionale dell'Alta Murgia (bacino Locone, lago di Serra del Corvo). Mentre il rischio una volta alzate le torri e le pale sull’avifauna sarà costante.
LO STUDIO
A titolo di esempio lo studio di “Via dal Vento”fatto su 10 rotori di un diametro di 89,6 metri, è posizionato su una torre di 67 metri, la sua rotazione copre verticalmente un’area di oltre 6.300 mq. A crearsi è una barriera di oltre 6,3 ettari ad un’alte zza compresa tra i 22 ed i 112 metri. Gli uccelli che si trovano a passare in quella zona hanno una elevata probabilità di essere colpiti dalle pale, che si comportano come affilate mannaie».
L’IMPATTO
«La collisione avviene in genere con la parte più esterna delle pale, che non possono essere rilevate dagli uccelli in transito a causa dell’elevata velocità di rotazione. Infatti, anche se sembrano girare lentamente a causa delle enormi dimensioni, le pale hanno una velocità di rotazione compresa tra 9 e 19 giri al minuto. La punta della pala, per fare un giro completo, percorre una circonferenza di 282 metri in 3-6 secondi, pari ad una velocità compresa tra i 152 ed i 320 km/h. Se un uccello sfugge ad una delle tre pale in rotazione dispone solo di 1-2 secondi per non essere colpito dalla successiva, un tempo che non gli dà praticamente scampo».Queste solo parte delle controindicazioni di quelle energie che chiamano “pulite”.
LO STRANO AFFARE
Per l’installazione di un palo eolico, le società del vento, sono disposte a pagare annualmente sino a 15mila euro, mentre nel caso del fotovoltaico si arriva ad affitti della durata di 20 anni, con compenso annui per ettaro sino a 5mila euro (per 1MW di fotovoltaico necessitano dai 3 ai 4 ettari di appezzamento). Un’enormità visto il valore reale dei terreni a Spinazzola il cui prezzo oscilla da un minimo di 10mila euro ad un massimo di 20mila euro ad ettaro. In buona sostanza nel caso dell’eolico per ogni palo l’agricoltore incasserà in 15 anni 225mila euro, mentre per ogni ettaro affittato utilizzato a fotovoltaico non meno di 100mila euro. Viene da chiedersi il perché le società preferiscano affittare i terreni piuttosto che acquistarli.
Ma quanto può fruttare il territorio nel caso dell’eolico? Moltissimo per gli industriali del vento. Secondo l’indice di ventosità la producibilità a 50m, con rotori da 2,0 MW è di 4.000 MWh lordi; con rotori da 2,5 MW, è 5.000 MWh lordi. Con i certificati verdi si trasforma in decine di milioni di euro annui di incasso per le società da cui detrarre gli affitti, le royalties da pagare al Comune, e spese di manutenzione e tassazione. In buona sostanza il vero affare è per chi installa anche se a dettare la disponibilità ad accogliere pale non è solo la politica, è soprattutto la bassa redditività dei terreni, specie con la crisi del comparto cerealicolo che ha visto crollare il prezzo del grano. Quindi a Spinazzola è partita la corsa dei possidenti per vedere i propri terreni trasformati da agricoli a categoria di degradati, ma ben remunerati. All’occupazione dei terreni si aggiungono gli effetti accessori, come i cavidotti, o le sottostazioni per immettere l’energia nella rete nazionale. Uno sconquasso che cambierà il paesaggio

Assalto alla Murgia da Minervino a Spinazzola
In Veneto:
La stessa società petrolifera si è proposta, in Veneto, con le stesse modalità, ma fornendo spiegazioni un po’ diverse.
La Differenza:
Scelzi (Pd) dichiara che se la ricerca sarà positiva, si farà un referendum; in Veneto il Pd dice “non abbiamo bisogno di trivellazione”
COSÌ I TEXANI CERCANO IL PETROLIO LA PAURA DELLE TRIVELLE LEGA IL TERRITORIO PUGLIESE E LUCANO CON LA PADOVANA
Cosimo Forina • Spinazzola.
Cosa unisce due città della Puglia: Spinazzola e Minervino, tredici città della Basilicata, con sessantatre del Veneto tra Padova e Rovigo? Il filo rosso è la ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi. Protagonista la società texana Aleanna Resources, posseduta da tre aziende di esplorazione e sfruttamento, la texano-canadese Saxon Oil, che ha dichiarato nel bilancio 2008 ricavi per 5,6 milioni di dollari, e le texane Kerns Petroleum, attiva nelle esplorazioni, ed Aleanna Energy. Anche nel Veneto come in Puglia e Basilicata ad accorgersi “stranamente” dei progetti di ricerca c’è voluta la pubblicazione sul Bollettino Regionale con comunicazione dell’inizio della procedura Via. Se tra la Murgia e l’Alto Bradano il progetto porta il nome di “Palazzo San Gervasio” 561 chilometri quadrati, nel Veneto le concessioni richieste dalla Aleanna Resources sono due: “Le Saline” tra Padova e Rovigo per 579 chilometri quadrati e “Tre Ponti “ che alle due province aggiunge anche aree nel Veneziano, per 640: un totale di oltre 1.220 chilometri quadrati. Quel che stupisce sono le similitudini che caratterizzato il rapporto con i territori e le rassicurazioni che da Sud a Nord giungono dalla società che ha sede a Matera, rilasciate da Roma dall’avv. Emanuele Turco legale della Aleanna Resources. Specie dopo e non prima che i cittadini apprendano della possibile ricerca di idrocarburi. Pronti in fotocopia i conforti di Turco: «la prima attività di ricerca sismica consisterà nel far passare pesanti Tir che emetteranno onde sonore con masse battenti. Registrate da geofoni che sveleranno se vi siano idrocarburi nel terreno. Trivellazioni? Siamo solo ai rilievi superficiali che, nel Ferrarese, due anni fa, abbiamo completato in 3-4 mesi su un’area di 130 chilometri quadrati, con un protocollo che prevedeva anche gli indennizzi». In Veneto evidentemente rispetto a Spinazzola il progetto dell’Aleanna se lo sono letti, infatti Turco ammette: «se vi sono idrocarburi nel terreno partirà la richiesta di aprire un pozzo esplorativo profondo 3.500 metri. A quel punto tutto l’iter burocratico dovrebbe ripartire da capo Ma posso dire che i pro grammi di lavoro legati a ricerche sismiche e apertura di un pozzo esplorativo, che produce gas per 24-56 ore, comportano investimenti di 10-15 milioni di euro. Sono comprensibili le preoccupazioni delle realtà locali: ora si aprirà il dialogo». Dal Veneto giunge la conferma, sempre negata dal sindaco Scelzi, unico su quindici sindaci a dirsi favorevole alla ricerca petrolifera, che oltre ai rilievi sismici non sono affatto esclusi pozzi esplorativi a 3500metri di profondità. Come del resto è scritto chiaramente anche nel progetto “Palazzo San Gervasio” fortemente contrastato oltre che da tutti i sindaci della Basilicata anche dall’Ente per lo Sviluppo dell’Irrigazione e la Trasformazione Fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia. E mentre il sindaco Scelzi (Pd) dichiara che se la ricerca risulterà positiva, solo allora verrà coinvolta la popolazione con un referendum: “sono contrario alle trivellazioni: non sono previste nella fase di ricerca poiché si tratta solo di studio geologico effettuato con strumenti non invasivi”, in Veneto il consigliere Pd di Monselice, Francesco Miazzi afferma: «L’Ita - lia è divenuta una specie di Eldorado, le royalties sono tra le più basse al mondo. La Bassa Padovana ha già dato troppo in termini di salute e ambiente, non ha bisogno di queste trivellazioni».
LA SCHEDA
L’oro nero
La società texana Aleanna Resources LLC di Houston (USA) ha presentato il progetto denominato “Palazzo San Gervasio” L’area interessata al progetto comprende un territorio di 561 Kmq in gran parte in Lucania Le città interessate al progetto con Acerenza, Banzi, Barile, Forenza, Genzano di Lucania, Ginestra, Maschito, Montemilone, Oppido Lucano, Palazzo San Gervasio, Ripacandida, in Lucania, mentre in Puglia sono interessati i comuni di Minervino Murge e Spinazzola.
L’oro bianco
Più che l’oro nero in questa area la risorsa più preziosa è l’acqua: il governo con il contributo della Regione Basilicata, ha già approvando il progetto «Marascione», per l’irrigazione di circa 5.000 ettari tra Puglia e Basilicata.
Centinaia di milioni di euro di investimenti potrebbero essere vanificati dalla ricerca petrolifera.

domenica 29 agosto 2010


«SALVIAMO LA MADONNA DELLA SPADA»
L’AFFRESCO STA PER ESSERE CANCELLATO DALLA DEMOLIZIONE DELL’EDIFICIO

di Cosimo Forina
Voci sempre più insistenti indicano che nel mese di novembre alcune abitazioni ubicate in via Primo Maggio, nel borgo antico, li dove le case si affacciano sulla “Grava dei Francesi” saranno demolite dal Comune perché giunte, dopo anni di incuria e abbandono, a collasso strutturale. Altri edifici, come quelli già crollati e demoliti, che scompariranno come traccia della storia di Spinazzola. Si è resa molto pericolosa la facciata esterna dell’edificio di via Primo Maggio, facciata in evidente stato di distacco, e di certo già rifatta negli scorsi decenni e cambiata rispetto all’architettura originaria. Internamente all’immobile, tetti e soffitti, come accaduto per altri edifici vicini, sono crollati. Quello che però desta più allarme è l’affresco murario celato dentro l’arco sottostante l’edificio, da anni murato. Si tratta di una deposizione dalla croce, detta “Madonna della Spada”. Non risulta che sia stato studiato un progetto per il suo recupero. Già da molto tempo era stato lanciato l’allarme dalle pagine della “Gazzetta”.affinché si procedesse, con la tecnica dello strappo, alla sua rimozione. Circa quattro anni fa, con l’ausilio di alcune scale dalla parte del vicolo che sbuca vicino l’ingresso della chiesa Matrice, la «Gazzetta» aveva documentato lo stato dell’affresco che appariva di già in parte compromesso.Dopo la perdita degli affreschi del XV secolo di via “Calderale”, denunciati giorni fa dalla “Gazzetta”, la notizia della possibile perdita anche di questo bene del patrimonio della città desta ulteriore sconcerto. L’opera forse del XVII secolo, la datazione non è definita perché al disotto dei pigmenti visibili potrebbero essercene degli altri, si caratterizza per tinte marcate ed in particolare per il blu utilizzato nel manto della Vergine intenda ad accogliere, come nella Pietà di Michelangelo, Gesù morto deposto dalla croce tra le sue braccia. Un atto di amore e di dolore che l’artista, ignoto, ha voluto evidenziare con un grosso coltello che si configge nelle carni della Madre. Gli affreschi murari nel borgo antico di Spinazzola, espressi probabilmente a devozione, sono una rarità. Questi sembrano essere stati collocati in archi di ingresso alla città, per chi vi giungeva dalla “Grava dei Francesi”. Di altri se ne hanno traccia all’interno di quelle che furono chiese, anche queste molto frequenti nel borgo antico di Spinazzola, come nel caso del piccolo tempio detto “San Giuseppe”, oggi utilizzato come cantina, ubicato vicino a quel che fu il primo Ospedale censito dei Templari. E qui è possibile scorgere al suo intero dietro le botti, due strati di affreschi databili, i più antichi presumibilmente al XIV secolo e quelli sovrapposti al XVI-XVII secolo. Ma torniamo alla “Madonna della Spada”. Per gli esperti sembra non sia più possibile procedere per la sua rimozione alla tecnica dello strappo: per salvarla bisognerà asportare direttamente tutti i tufi su cui l’opera è stata realizzata, il che significa procedere nella eventuale demolizione dell’immobile con la massima cautela e oculatezza. Prudenza e attenzione a cui dovrà aggiungersi capacità nell’opera di recupero, per poi passare ad una fase di consolidamento degli intonaci e delle pitture con un accurato restauro. Di certo, anche nel caso di quest’opera, pregevole e di forte valore simbolico, si è perso tempo prezioso. L’umidità potrebbe, anche in questi ultimi anni, aver procurato guasti irreversibili. Di quel che è oggi, la “Madonna della Spada” se ne saprà di più a novembre, quando a morire sarà un’altra zona del borgo antico che nulla racconterà più se non con le sue macerie.

venerdì 27 agosto 2010


ABBANDONATA L’AREA ARCHEOLOGICA - IN QUEL POSTO SORGEVA IL CASTELLO, ABBATTUTO NEL 1936, DOVE NACQUE IL PAPA INNOCENZO XII.
di Cosimo Forina
Posto di fronte alla Chiesa Matrice vi è il luogo in cui sorgeva il castello di Spinazzola, abbattuto nel 1936 inspiegabilmente. Lì il 13 marzo 1615 nacque Antonio Pignatelli, divenuto papa con il nome di Innocenzo XII. Una campagna di scavi tra il 2006-2007 condotta dalla sovrintendenza ai beni archeologici, a cura di Giuseppina Canosa, finalizzata inizialmente e riportare in luce le fondamenta del castello riconducibile al IX secolo, portò invece a tre scoperte eccezionali.
LE VECCHIE MURA
La prima: appena al di sotto delle vecchie mura fu rinvenuto un villaggio preistorico dell’Età del Bronzo. Si tratta del primo insediamento che riscrive la storia della città e riporta l’orologio in dietro nel tempo di qualche migliaio di anni della presenza dell’uomo in forma stanziale.
IL SIGILLO DI PIOMBO
La seconda scoperta fu effettuata durante gli scavi, realizzati dopo opere di consolidamento del pianoro dove è ubicato il castello che a causa di una frana stava rischiando di scivolare nella grava detta dei francesi: fu trovato un raro e prezioso sigillo in piombo, raffigurante l’Imperatore Leone VI detto “il filosofo” (886-912).
LA TOMBA E IL PUGNALE
Poi la scoperta davvero inaspettata (la terza della serie), ovvero: la tomba di un uomo di rango, dell’Età del Bronzo, con tanto di pugnale di bronzo, con due margini taglienti, da considerare quindi, come scrive la sovrintendenza, come funzione di arma e non di utensile. L’uomo sepolto doveva di certo avere ruolo di guida nella sua comunità. Risultato: tutti questi reperti, per mancanza di un museo, sono finiti in custodia alla sovrintendenza. E l’area archeologica del castello non se la passa certo meglio. In poco più di tre anni dal rifacimento della recinzione in tufo, questa è stata divelta, distrutta in più punti e pare anche portata via.
UNA SITUAZIONE CRITICA
L’area archeologica e le mura medioevali sono ricoperte da sterpaglia, il camminamento realizzato intorno agli scavi presenta situazioni di grave pericolo. Perché dal lato della «Grava» sono stati buttati già i tufi che costituivano il parapetto protettivo, non prima di aver asportato le basale in pietra. Gli scavi della sovrintendenza erano stati protetti da teli e ricoperti con terra, in attesa di proseguire le ricerche non appena fossero arrivati nuovi finanziamenti. Ora questi emergono visibilmente strappati come se qualcuno sia andato a metterci le mani alla ricerca di chissà che cosa.
DIMENTICATO
Tutto questo, sembra lontano dallo spirito e dalle intenzioni manifestate dal sindaco Carlo Scelzi, che, ad esempio, in uno scritto riportato nel volume «Storia di Spinazzola, gli uomini, le cose, gli eventi, le origini», curato dalla prof.ssa Liana Bertoldi Lenoci del Centro Studi Storici e Socio Religiosi in Puglia-Bari, assicurava: «Nella mia qualità di primo cittadino, assistito dai signori consiglieri, in particolare dall’assessore alla Cultura Nicola Di Nardi, ho il dovere di tutelare gli aspetti culturali della città, che mi è dato amministrare e promuoverne la conoscenza. Una storia che inizia con l’analisi della natura e dell’ambiente per proseguire con le testimonianze neolitiche, archeologiche, architettoniche, laiche ed ecclesiastiche che costituiscono, complessivamente, la nostra storia agganciandola a quella del territorio circostante e della Regione». Quello che sta accadendo nell’importante area archeologica di interesse storico-scentifico è l’esatto contrario.

martedì 24 agosto 2010


UNO SCEMPIO IN VIA CALDERALE
DISTRUTTI AFFRESCHI DEL XIV SECOLO NEI PRESSI DELLA CHIESA DI SAN PIETRO APOSTOLO

La cancellazione della storia, delle opere d’arte che la testimoniano è il maggior delitto che si possa fare contro le future generazioni. Se questo avviene per incuria e indifferenza la colpa non trova giustificazione, specie se altri hanno tentato di proteggere e far recuperare il bene.
Il borgo antico di Spinazzola, privo di un piano di recupero, sta subendo trasformazioni irreversibili da parte di chi anziché concepire gli interventi sugli immobili come conservativi agisce senza regole trasformandoli a proprio compiacimento e necessità.
L’OBIETTIVO
Il proposito che anima i proprie tari è quello di migliorare i beni secondo una visione moderna, con interventi drastici, con trasformazione sulla originale architettura. Quel che se ne ricava è un ibrido tra antico e moderno che nulla a che fare con la storia della città e del suo borgo antico medioevale. Questo obbrobrio sta avvenendo senza che da parte dei proprietari vi siano in fondo “colpe dirette”, e questo perché a dover dettare le regole negli interventi per una corretta conservazione del borgo antico dovevano essere le istituzioni. A partire dal Comune, per quel che concerne l’aspetto tecnico-amministrativo e politico, nonché la sovrintendenza, ove sui beni storici dove si interviene ricorra la necessità di tutela.
AFFRESCHI PERDUTI
In via “Calderale” piccola stradina caratterizzata da un arco che unisce due fabbricati contrapposti, ubicata nei pressi della chiesa San Pietro Apostolo (Chiesa Matrice) pochi anni fa, erano tornati alla luce in modo del tutto occasionale per la caduta dell’intonaco che li ricopriva, degli affreschi murari a tema religioso databili intorno al XIV secolo.
Divenuti ben presto meta di chi, anche con la guida della pro-loco, si inoltrava nel borgo antico per scoprirne il suo fascino. Su tale opere per garantirne la conservazione e il recupero era stato approntato un progetto d’intervento sottoposto ed approvato dalla sovrintendenza di cui la “Gazzetta” si è occupata in passato. Per la mancanza di qualche migliaio di euro, tutte le buone intenzioni sono rimaste nel cassetto, ma il peggio è che ora di quegli affreschi e di quelli che presumibilmente erano ancora celati sotto l’intonaco, specie su tutto l’arco, non è rimasto più nulla. Cancellati e rimossi inesorabilmente per sempre. Sull’arco si è permesso di agire rimovendo tutto l’intonaco, portando i tufi, come si suol dire, a faccia vista.
SCEMPIO
Dell’affresco sulla parete, dove è stata persino piazzata e ancorata una impalcatura, non restano che pochi segni. Solo pochi tratti da cui non si riesce più nemmeno a dedurre quel che era l’opera. Lo sbigottimento è tale che non si riesce ad andare oltre il biasimo, la riprovazione. Altrove quel che si ha come identità della propria storia viene valorizzato, a Spinazzola se ne concede la distruzione. Le tracce dell’antichità qui non destano emozione, solo ingombro ai propri fini. Agire così però non coincide con gli interessi del patrimonio e della collettività, della città, a cui resta ora il nulla per la perdita di una parte preziosa del suo passato.

mercoledì 18 agosto 2010


LA GRANDE CORSA «MACCHÉ PETROLIO QUI IL VERO ORO È L’ACQUA»
L’ENTE IRRIGAZIONE CONTRO IL «VIA LIBERA» ALLE RICERCHE

Cosimo Forina • Spinazzola.
Nuovo capitolo sul progetto “Palazzo San Gervasio”. Senza il parere vincolante dell’Ente per lo Sviluppo dell’Irrigazione e la Trasformazione Fondiaria in Puglia (Eipli), Lucania e Irpinia, la ricerca dell’oro nero sul territorio potrebbe sfumare. Il bene più prezioso qui era e resta l’acqua.
L’iter autorizzativo ambientale posto in essere dalla società texana AleAnna Resorces LLC, portato al vaglio delle Regioni Basilicata e Puglia, nonché dei Comuni interessati al progetto di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi denominato “Palazzo San Gervasio” che si estende su di un territorio di 561 Kmq in gran parte in Lucania, che riguarda le città di Acerenza, Banzi, Barile, Forenza, Genzano di Lucania, Ginestra, Maschito, Montemilone, Oppido Lucano, Palazzo San Gervasio, Ripacandida, Rapolla e Venosa in Basilicata; Minervino Murge e Spinazzola in Puglia, potrebbe non essere sufficiente per ottenere il via libera da parte del Ministero dello Sviluppo Economico dipartimento per l’Energia.
LA LETTERA - E’ quanto si sostiene con una lettera fatta giungere, nonostante il periodo agostano sul tavolo del Ministero, dal direttore generale dell’Eipli, dott. Lorenzo Larocca (l’ente è guidato dal commissario di governo Saverio Riccardi): “L’area geografica sulla quale insiste il programma di ricerca idrocarburi, risulta essere il larga parte coincidente e sovrapposta con quella interessata dall’attre zzamento irriguo previsto nel progetto definitivo “Schema Idrico Basento-Bradano - Tronco Acerenza- distribuzione III lotto”, per l’irrigazione di circa 5000 ettari nei territori dei Comuni di Palazzo San Gervasio, Ban zi, Irsina e Genzano di Lucania. Progetto già approvato e finanziato dal Comitato interministeriale per la programmazione economica per l’importo di 104,5milioni di euro, nell’ambito della legge obiettivo, inserito nel Programma delle Infrastrutture Strategiche del Mezzogiorno”.
GLI ATTI -Si tratta dopo i lavori della Salerno - Reggio Calabria della seconda opera più importante prevista dal Governo nell’Italia Meridionale che ha conseguito tutti gli atti approvativi: Decreto Commissariale, approvazione Cipe, approvazione tecnico-economica dipartimento infrastrutture della Regione Basilicata. Parere favorevole del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Sovrintendenza per i beni ar cheologici della Basilicata. Verifica di ottemperanza del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata e Autorizzazione Paesaggistica.
IL PROGETTO -Progetto sostenuto principalmente, per lo sblocco dei finanziamenti, dal ministro Raffaele Fitto e dal presidente della Regione Basilicata Vito De Filippo, come più volte ribadito alla “Gazzetta” dal capo di gabinetto del commissario dell’Eipli, Adriano Di Noia. Attore, quest’ultimo della sinergia istituzionale tra Governo e Regione, per una azione di rilancio del Mezzogiorno ed in particolare nei territori interessati dai progetti per il settore agricolo fino a oggi dimenticati dalle realizzazione di grandi infrastrutture di opere idriche. “E’ del tutto evidente, è stato sottolineato al Ministero da Larocca, che qualunque eventuale atto concessorio, relativo alla richiesta di permesso per la ricerca di idrocarburi, debba acquisire preventivo parere del Servizio Tecnico e conseguente nulla osta da parte della Direzione Generale di questo Ente”. Si sottolinea, in buona sostanza, che la ricerca degli idrocarburi possa “risultare in contrasto e configgere con l’infrastruttura strategia irrigua, programmata e finanziata dalla Sta to”.
L’INFRASTRUTTURA -Ed infine: “E’ appena il caso di precisare che tale infrastruttura è solo parte terminale di investimenti statali in termini di invasi sperimentali (Diga di Acerenza e Genzano di Lucania) oltre ad adduttori principali che hanno comportato ingenti risorse finanziarie pubbliche per circa 400milioni di euro”.

sabato 31 luglio 2010



LETTERA APERTA AL SINDACO DI SPINAZZOLA, CARLO SCELZI (CON INVITO A FARSI UNA GITA NEI PAESI DEL PETROLIO IN VAL D’AGRI).

[dI MARIA RITA D'ORSOGNA]
Caro Sindaco Scelzi,
mi chiamo Maria Rita D'Orsogna e in data 24 Luglio 2010 sono stata ospite dei suoi concittadini in
un convegno contro le estrazioni petrolifere a Spinazzola.
Sono un professore universitario e sono venuta apposta dalla California per parlare di un tema che interessa, o dovrebbe interessare, cittadini e amministratori. Mi e' dispiaciuto non averla potuta conoscere di persona e che lei sia andato in ferie proprio il giorno del mio arrivo.
La ringrazio per avere concesso di poter utilizzare la piazza principale di Spinazzola, ma in generale
l'ospitalità che lei come Sindaco mi ha riservato e' stata fra le meno accoglienti che io abbia mai ricevuto in tre anni di lavoro in giro per Italia. E' stato molto umiliante sentire che il sindaco non
abbia voluto dare le sedie e che ha autorizzato la presenza di un gazebo (rimasto vuoto tutta la sera)
per ostacolare la visuale dei cittadini. Spero che lei convenga con me che e' stato un gesto infantile,
che io ho interpretato come un dispetto immeritato verso di me, nonché indegno di un Sindaco.
Non capisco perché lei si sia voluto sottrarre al dibattito e abbia tenuto questo atteggiamento senza
neppure conoscermi, senza neppure sentire cosa avevo da dire, e mettendo il bastone fra le ruote
anche ai cittadini che avevano interesse a saperne di più.
Sono un cittadino libero, so quello di cui parlo e non ho interesse di parte.
In una democrazia vera si ascoltano tutte le voci e poi si decide, e siccome trivellare e' una delle
attività più invasive che possano esserci per un territorio, sarebbe stato opportuno quanto meno
iniziare un dibattito fra le diverse posizioni.
Mi pare di capire che lei sia l'unico sindaco di tutto il comprensorio a volere la petrolizzazione, e
che anche la stragrande maggioranza dei cittadini di Spinazzola siano contrari. Nella mia opinione,
chi governa deve farsi interprete della volontà popolare senza aver paura dei poteri forti, deve
battersi per le cose giuste e per il bene della sua gente, senza inchinarsi ne alla Aleanna Resources
ne al prepotente di turno.
Anche se lei non ha voluto ascoltare me, basta solo che lei vada a farsi una gita in Val d'Agri e che
parli coi cittadini di quella zona per capire quanta devastazione abbiano portato le trivelle in quell'area. Lasciare che la Aleanna Resources “esplori” il suo territorio la renderà complice degli
stessi effetti nefasti sul territorio e sulla salute pubblica di cui i lucani si lamentano. Perché vede, i
petrolieri prima esplorano e poi bucano, sfruttano e inquinano, lasciando una scia di distruzione e
morte dietro di se.
Infine le assicuro che se lei voleva venire a Santa Monica in California a parlare dell' utilità delle
estrazioni petrolifere, con le adeguate credenziali tecniche e scientifiche, la nostra città le avrebbe
dato spazio, sedie e microfoni e poi avremmo dibattuto lungamente ma civilmente, perché ci
teniamo alla pluralità delle voci, alla trasparenza e alla partecipazione democratica.
Colgo l’occasione per ringraziare i cittadini di Spinazzola che con la loro presenza, interesse e partecipazione hanno sopperito in maniera eccellente alla mancanza di ospitalità da parte del Sindaco Scelzi verso me e verso gli altri ospiti della serata - Carlo Vulpio giornalista, inviato del
Corriere della Sera e Michele Di Lorenzo, Vice presidente dell' Ente Parco Nazionale dell'Alta Murgia.
Il Link della Conferenza di Spinazzola:
http://www.ustream.tv/recorded/8485537