AMBIENTE UN «CICLO» CHE FA DISCUTERE MOVIMENTO «ARIA FRESCA»
Giunge da Altamura il nuovo appello a fare chiarezza su alcune questioni riguardanti il ciclo dei rifiuti
RIFIUTI, BACINO BA/4 IL NODO IRRISOLTO
MINERVINO E SPINAZZOLA RESTANO NELL’ATO DI BARI
di Cosimo Forina
«Quando si ha a che fare con rappresentanti politici che amano muoversi nell’ombra, agire nell’opacità e temono la trasparenza, il confronto, è bene tenere gli occhi sempre aperti per evitare che i diritti dei cittadini vengano calpestati come se nulla fosse». Si apre così il volantino in diffusione da un paio di giorni del “Movimento Cittadino Aria Fresca” di Altamura che tra i suoi massimi esponenti vede il consigliere comunale di quella città Enzo Colonna. Motivo di tanta asprezza la delibera N. 1 del 15 aprile 2011 dell’Autorità di Gestione in materia di Rifiuti (Ato Bari 4) a firma come presidente l’ex sindaco di Spinazzola Carlo Scelzi e del segretario generale Francesco Paolo D’Amore. Delibera con la quale l’Ato Ba/4, consorzio composto dai Comuni di Altamura che detiene la quota di maggioranza, Cassano Murge, Gravina, Grumo Appula assente al voto, Minervino Murge assente al voto, Poggiorsini, Santeramo in Colle astenuto, Spinazzola, Toritto astenuto, ha deliberato, scrive Aria Fresca: «che la famigerata “Astronave” di Mellitto – l’ecomostro ex Tersan lungo la statale 96 che sarebbe diventato il più grande impianto di (finto) compostaggio d’Europa se non fosse stato posto sotto sequestro dalla Procura di Bari e poi, dopo le condanne, confiscato al patrimonio pubblico, perché completamente illegale – deve ospitare ben due impianti per il trattamento dei rifiuti: un impianto di compostaggio per il trattamento della frazione umida e un centro di trattamento e stoccaggio della frazione secca derivante dalla raccolta differenziata». L’associazione punta il dito contro il sindaco di Altamura, Mario Stacca, per la procedura di voto che ricalca quanto già deliberato tanto dall’Ato Ba/4 che dal Comune di Spinazzola. Ovvero la variante di impianti da realizzare a “Grottelline ” Spinazzola dove si voleva costruire la discarica del Bacino Ba/4 già previsto quello di biostabilizzazione data in gestione dalla Regione all’Ato Tradeco-Cogeam. La prima azienda del patron dei rifiuti in Puglia Carlo Dante Columella, attenzionato da diverse procure, finito con parte della sua famiglia, figlio Michele e cognato Francesco Petronella nel filone delle indagini su rifiuti e sanità che vede coinvolto il senatore Alberto Tedesco, già assessore regionale alla sanità di cui è stato chiesto l’arresto. La seconda società fa capo alla famiglia della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia . La delibera del Comune di Spinazzola è stata votata quando quell’area era (come è) sottoposta a vincolo di interesse archeologico, paesaggistico, monumentale e ambientale, ed era sottoposto a sequestro probatorio da parte della Procura di Trani, pm Michele Ruggiero. Anche in quella votazione si erano previsti gli impianti di trattamento dei rifiuti della frazione umida e stoccaggio di quella secca da ubicare però a Spinazzola. Nelle due delibere si legge uguale condizione e scelta precauzionale per la validità dell’atto: «di dare atto che la decisone e le indicazioni assunte con il presente provvedimento sono condizionate al positivo esito dei provvedimenti penale ed amministrativo pendenti relativi al sito messo a disposizione...». La discrepanza più evidente e che Spinazzola e Minervino, città uscite dalla Provincia di Bari, entrate in quella di Barletta-Andria-Trani, in seguito alla nuova legge regionale in materia di rifiuti, avrebbero già da tempo dovuto lasciare il Bacino Ba/4 per aderire a quello provinciale. Ed invece tutto sembra essere rimasto come prima.
SPINAZZOLA SULLO SFONDO LA QUESTIONE «GROTTELLINE» E LA RACCOLTA RIFIUTI IN CITTÀ
INCONTRO CON COLUMELLA DI TULLIO NON RISPONDE
Nella campagna elettorale appena conclusa per il rinnovo del Consiglio comunale la questione “Grottelline”, è stata tirata più volte in ballo. A parlarne con schiettezza e diniego della realizzazione il presidente della Provincia Barletta, Francesco Ventola, il quale ha sostenuto il candidato eletto sindaco Nicola Di Tullio. A quest’ultimo abbiamo chiesto se risultava essere vero che vi era stato nei primi giorni del suo mandato un incontro con il titolare della Tradeco, Carlo Dante Columella, società che oltre a dover gestire la discarica di “Grottelline ” è l’azienda che gestisce raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani a Spinazzola. Contratto quasi giunto a scadenza, sul quale lo stesso Di Tullio, da consigliere comunale, aveva denunciato anomalie alla Procura della Repubblica di Trani. Il neo sindaco, sarà stato per la giornata uggiosa, ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Quasi infastidito, ha annunciato un comunicato che non è stato ancora diffuso. Tra le scelte ereditate quella della definizione del Bacino di appartenenza in materia di rifiuti, per Spinazzola resta una priorità. Ricordiamo che a sottolineare la necessità, dati i ruoli della Provincia affidati dalla Regione, sulla creazione di un Bacino unico provinciale è stato proprio il presidente Ventola unitamente al suo collega di Bari Francesco Schitulli. I quali sono costretti a barcamenarsi con più Ato, prorogati nella loro esistenza, nei loro territori di gestione. Ricadenti questi in più Province a cui fanno capo le città di loro giurisdizione. Una confusione non da poco quella che si è andata generando, come nel caso della delibera dell’Ato Ba/4 sull’utilizzo della “Punta Perotti della Murgia”, bene confiscato con acquisizione gratuita al patrimonio pubblico (nello specifico, al patrimonio del Comune di Grumo Appula nel cui territorio doveva sorgere l'impianto), su cui a decidere sono, come nel caso di Spinazzola, città ricadente in altra provincia. Ed ancora più anomalo è l’assenza nell’approvazione di quella delibera della città proprio di Grumo Appula. Come a dire che la determinazione dei comuni nulla può verso atti di imperio di una maggioranza composta dai piccoli altri comuni facente parte del consorzio e di quello più grande, la città di Altamura che detiene ben il 35% delle quote. La denuncia che giunge da Altamura, tramite in movimento “Aria Fresca” riapre il dibattito sulla gestione dei rifiuti nella nuova Provincia, richiamando ad ruolo essenziale la stessa Regione, governata da Nichi Vendola e dall’assessore regionale all’ambiente, Lorenzo Nicastro. Un fatto non da poco, vista la scadenza di alcuni contratti,come nel caso di Spinazzola e la necessità di dar vita ad una gestione in materia differenziata che non sia con numeri risibili. Fallimentari come nel caso di Spinazzola che non è andata con la Tradeco poco più oltre il 4%, rispetto ad altre città della provincia che possono, quanto meno far vanto, pur al di sotto degli obiettivi regionali, di percentuali a due cifre.
lunedì 6 giugno 2011
sabato 4 giugno 2011
SPINAZZOLA,IL PARADOSSO DEL CARCERE
TAGLI IN VISTA
Costato miliardi di vecchie lire, venne lasciato per circa venti anni inutilizzato per poi essere attivato il 1° dicembre 2004
LE SPERIMENTAZIONI
In corso una sperimentazione di trattamento, recupero e reinserimento dei detenuti di valenza nazionale che vede coinvolta l’Asl. La strana vicenda dell’istituto penitenziario per «sex offender» da chiudere.
di Cosimo Forina
A chi giova l’eventuale chiusura dell’Istituto Penitenziario di Spinazzola, diretto da Mariella Affatato, in un momento in cui si registra la sovrappopolazione carceraria, la necessità di dare maggiore dignità ai detenuti, la costruzione di nuove carcere pare ineluttabile? L’istituto, costato miliardi di vecchie lire, venne lasciato per circa venti anni inutilizzato per poi essere attivato il 1° dicembre 2004 per volontà del provveditore Rosario Cardillo, ed ha una capienza di 68 posti estendibili ad un centinaio. E perché si vuole la chiusura di questo istituto penitenziario specializzato nei “sex offender” mentre è in corso una sperimentazione di trattamento, recupero e reinserimento dei detenuti di valenza nazionale, 40 quelli che stanno scontando la pena nella struttura, che vede coinvolta la Asl/Bt con un centinaio di migliaia di euro e con numerosi professionisti. Sperimentazione presentata con l’intervento dell’on. Benedetto Fucci (Pdl), ricevendo plauso bipartisan, nella Commissione Parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario? E perché anziché potenziare il personale di Polizia Penitenziaria necessario alla struttura, si è praticato un continuo stillicidio, impoverimento il carcere di Spinazzola di uomini ed operatori? Le prese di posizione che si stanno registrando in queste ore in difesa dell’Istituto a partire dal consigliere regionale Ruggiero Mennea (Pd) dimostrano che la percezione di illogicità sull’eventuale chiusura del carcere di Spinazzola è tanto palese da offendere ogni intelligenza. Chiusura nella quale si registrerebbe anche un impoverimento economico per la città. Siamo di fronte ad un vero scippo, preannunciato più volte in questi anni, che porterà Spinazzola dall’essere considerata riferimento per la sua realtà carceraria, per i diversi progetti in favore della rieducazione dei detenuti, al nulla. Il rischio è il ritorno al non utilizzo di una struttura entrata, a pari di un altro centinaio, nella storia proprio per il mancato impiego e per il giro di denaro vertiginoso legato alla loro realizzazione: il famoso filone delle “carceri d’oro ”. Quanto tutto questo sia stato rapportato al Ministero di Grazia e Giustizia, allo stesso Ministro oggi dimissionario Angelino Alfano, difficile dirlo, come difficile è interpretare il ruolo dei sindacati e del Provveditorato che ha giurisdizione per il carcere di Spinazzola in questa vicenda. La successione che sta portando alla paventata chiusura dell’Istituto resta incomprensibile, tanto agli operatori che alle istituzioni. A dover dire la loro, oltre al neosindaco Nicola Di Tullio, potrebbe anche giungere il pensiero del presidente della Provincia Francesco Ventola e del suo assessore alle politiche sociali Carmelinda Lombardi, i quali all’interno del carcere di Spinazzola hanno, nel corso di più visite, riscontrato l’adeguatezza della struttura tale
da far dichiarare che la struttura è tra le poche in Italia concepite e gestite a «misura d’uomo». Chi sconta qui la pena, in questo carcere che qualcuno dovrà spiegare di non volere, può per le opportunità ri-educative ben guardare dopo il fine pena ad un nuovo futuro. E quindi la domanda: chi giova la paventata chiusura?
L’istituto e le tappe dell’apertura
L’istituto penitenziario di Spinazzola, è stato attivato il 1° dicembre 2004 per volontà del provveditore Rosario Cardillo. Nel maggio 2005 con decreto del Ministero il carcere assunse la denominazione di “Istituto penitenziario per adulti sezione staccata di Trani”. Per gli effetti del provvedimento di indulto voluto dal ministro Clemente Mastella, nel 2006 l’istituto penitenziario fu svuotato e il personale distaccato fu fatto rientrare in Basilicata. In seguito, il provveditore dell’amministrazione penitenziaria Angelo Zaccagnino ridefinì l’istituto, dirottandovi tutti i detenuti sex offenders, ovvero persone macchiatesi di reati a sfondo sessuale
I CORSI - NUMEROSE LE ATTIVITÀ PER REALIZZARE IL RECUPERO DEGLI «OSPITI»
L’efficienza dell’Istituto Penitenziario di Spinazzola è riscontrabile nella diversificazione delle sue attività. Specializzato nella detenzione di “sex offender”, operatività giunta dopo l’indulto del 2006 su proposta del provveditore regionale Angelo Zaccagnino e condivisa dalla Direzione generale dei detenuti, annovera come nel caso del progetto finanziato totalmente della Asl/Bt, una sperimentazione nazionale per evitare la recidiva di crimini considerati tra i più odiosi e traumatizzanti per la società. Ma veniamo alle attività: nel carcere di Spinazzola quest’anno è stato attivato un corso di impiantistica e manutenzione di pannelli solari che si concluderà con l'installazione di pannelli solari che produrranno acqua calda per le esigenze della cucina detenuti, tutto a costo zero. Un corso per elettrotecnico che si concluderà con l'installazione di un sistema di video sorveglianza sempre a costo zero. All’interno dell’Istituto i detenuti possono frequentare lezioni per ottenere la licenza di scuola media. Oltre al laboratorio di dolci tradizionali, lo scorso anno tra le attività di rilievo quella per la formazione di detenuti nella progettazione e realizzazione di manufatti in cuoio con cui è stata allestita una mostra. Un laboratorio teatrale, nonché a cura dei detenuti è stato realizzato un presepe ospitato presso la centralissima Sala Innocenzo XII. I dati ricettivi: capienza detenuti dell'istituto in base agli standard minimi di vivibilità stabiliti dalla giurisdizione della CorteEuropea dei diritti dell'uomo: 81 a regime pieno e 21semiliberi.E' stato anche presentato al Prap Puglia un progetto di ampliamento della capacità ricettiva possibile fino a 102 posti con interventi minimi. Organico previsto 55 unità,presenza attuale di personale: 22 unità tutti in distacco da sedi regione Puglia di cui 10 da Trani, 1 da Bari, 2 da Foggia, 4 da Taranto e 5 per vari motivi con provvedimenti del Dap della Direzione Generale del Personale e della formazione provenienti da sedi extraregionali che vengono rinnovati, senza certezza alcuna ogni due mesi ed alcuni ogni sei mesi. Personale: un educatore in pianta stabile da aprile 2010 , una centralinista ipovedente da giugno 2010 e nessun collaboratore amministrativo. Con decorrenza dal 26 maggio vi è stato il passaggio di consegne con l’assegnazione di un vice commissario al termine del corso presso la scuola di formazione dell’I.s.p.s. di Roma con l’ispettore superiore Nicola di Nicoli nelle funzioni di comandante. Comando del reparto di Polizia Penitenziaria retto ininterrottamente dall’apertura con grande abnegazione e spirito di sacrificio, ricevendo attestati di stima da tutte le amministrazioni e sindaci che in questi sette anni si sono avvicendati e quelli della stessa popolazione spinazzolese.
TAGLI IN VISTA
Costato miliardi di vecchie lire, venne lasciato per circa venti anni inutilizzato per poi essere attivato il 1° dicembre 2004
LE SPERIMENTAZIONI
In corso una sperimentazione di trattamento, recupero e reinserimento dei detenuti di valenza nazionale che vede coinvolta l’Asl. La strana vicenda dell’istituto penitenziario per «sex offender» da chiudere.
di Cosimo Forina
A chi giova l’eventuale chiusura dell’Istituto Penitenziario di Spinazzola, diretto da Mariella Affatato, in un momento in cui si registra la sovrappopolazione carceraria, la necessità di dare maggiore dignità ai detenuti, la costruzione di nuove carcere pare ineluttabile? L’istituto, costato miliardi di vecchie lire, venne lasciato per circa venti anni inutilizzato per poi essere attivato il 1° dicembre 2004 per volontà del provveditore Rosario Cardillo, ed ha una capienza di 68 posti estendibili ad un centinaio. E perché si vuole la chiusura di questo istituto penitenziario specializzato nei “sex offender” mentre è in corso una sperimentazione di trattamento, recupero e reinserimento dei detenuti di valenza nazionale, 40 quelli che stanno scontando la pena nella struttura, che vede coinvolta la Asl/Bt con un centinaio di migliaia di euro e con numerosi professionisti. Sperimentazione presentata con l’intervento dell’on. Benedetto Fucci (Pdl), ricevendo plauso bipartisan, nella Commissione Parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario? E perché anziché potenziare il personale di Polizia Penitenziaria necessario alla struttura, si è praticato un continuo stillicidio, impoverimento il carcere di Spinazzola di uomini ed operatori? Le prese di posizione che si stanno registrando in queste ore in difesa dell’Istituto a partire dal consigliere regionale Ruggiero Mennea (Pd) dimostrano che la percezione di illogicità sull’eventuale chiusura del carcere di Spinazzola è tanto palese da offendere ogni intelligenza. Chiusura nella quale si registrerebbe anche un impoverimento economico per la città. Siamo di fronte ad un vero scippo, preannunciato più volte in questi anni, che porterà Spinazzola dall’essere considerata riferimento per la sua realtà carceraria, per i diversi progetti in favore della rieducazione dei detenuti, al nulla. Il rischio è il ritorno al non utilizzo di una struttura entrata, a pari di un altro centinaio, nella storia proprio per il mancato impiego e per il giro di denaro vertiginoso legato alla loro realizzazione: il famoso filone delle “carceri d’oro ”. Quanto tutto questo sia stato rapportato al Ministero di Grazia e Giustizia, allo stesso Ministro oggi dimissionario Angelino Alfano, difficile dirlo, come difficile è interpretare il ruolo dei sindacati e del Provveditorato che ha giurisdizione per il carcere di Spinazzola in questa vicenda. La successione che sta portando alla paventata chiusura dell’Istituto resta incomprensibile, tanto agli operatori che alle istituzioni. A dover dire la loro, oltre al neosindaco Nicola Di Tullio, potrebbe anche giungere il pensiero del presidente della Provincia Francesco Ventola e del suo assessore alle politiche sociali Carmelinda Lombardi, i quali all’interno del carcere di Spinazzola hanno, nel corso di più visite, riscontrato l’adeguatezza della struttura tale
da far dichiarare che la struttura è tra le poche in Italia concepite e gestite a «misura d’uomo». Chi sconta qui la pena, in questo carcere che qualcuno dovrà spiegare di non volere, può per le opportunità ri-educative ben guardare dopo il fine pena ad un nuovo futuro. E quindi la domanda: chi giova la paventata chiusura?
L’istituto e le tappe dell’apertura
L’istituto penitenziario di Spinazzola, è stato attivato il 1° dicembre 2004 per volontà del provveditore Rosario Cardillo. Nel maggio 2005 con decreto del Ministero il carcere assunse la denominazione di “Istituto penitenziario per adulti sezione staccata di Trani”. Per gli effetti del provvedimento di indulto voluto dal ministro Clemente Mastella, nel 2006 l’istituto penitenziario fu svuotato e il personale distaccato fu fatto rientrare in Basilicata. In seguito, il provveditore dell’amministrazione penitenziaria Angelo Zaccagnino ridefinì l’istituto, dirottandovi tutti i detenuti sex offenders, ovvero persone macchiatesi di reati a sfondo sessuale
I CORSI - NUMEROSE LE ATTIVITÀ PER REALIZZARE IL RECUPERO DEGLI «OSPITI»
L’efficienza dell’Istituto Penitenziario di Spinazzola è riscontrabile nella diversificazione delle sue attività. Specializzato nella detenzione di “sex offender”, operatività giunta dopo l’indulto del 2006 su proposta del provveditore regionale Angelo Zaccagnino e condivisa dalla Direzione generale dei detenuti, annovera come nel caso del progetto finanziato totalmente della Asl/Bt, una sperimentazione nazionale per evitare la recidiva di crimini considerati tra i più odiosi e traumatizzanti per la società. Ma veniamo alle attività: nel carcere di Spinazzola quest’anno è stato attivato un corso di impiantistica e manutenzione di pannelli solari che si concluderà con l'installazione di pannelli solari che produrranno acqua calda per le esigenze della cucina detenuti, tutto a costo zero. Un corso per elettrotecnico che si concluderà con l'installazione di un sistema di video sorveglianza sempre a costo zero. All’interno dell’Istituto i detenuti possono frequentare lezioni per ottenere la licenza di scuola media. Oltre al laboratorio di dolci tradizionali, lo scorso anno tra le attività di rilievo quella per la formazione di detenuti nella progettazione e realizzazione di manufatti in cuoio con cui è stata allestita una mostra. Un laboratorio teatrale, nonché a cura dei detenuti è stato realizzato un presepe ospitato presso la centralissima Sala Innocenzo XII. I dati ricettivi: capienza detenuti dell'istituto in base agli standard minimi di vivibilità stabiliti dalla giurisdizione della CorteEuropea dei diritti dell'uomo: 81 a regime pieno e 21semiliberi.E' stato anche presentato al Prap Puglia un progetto di ampliamento della capacità ricettiva possibile fino a 102 posti con interventi minimi. Organico previsto 55 unità,presenza attuale di personale: 22 unità tutti in distacco da sedi regione Puglia di cui 10 da Trani, 1 da Bari, 2 da Foggia, 4 da Taranto e 5 per vari motivi con provvedimenti del Dap della Direzione Generale del Personale e della formazione provenienti da sedi extraregionali che vengono rinnovati, senza certezza alcuna ogni due mesi ed alcuni ogni sei mesi. Personale: un educatore in pianta stabile da aprile 2010 , una centralinista ipovedente da giugno 2010 e nessun collaboratore amministrativo. Con decorrenza dal 26 maggio vi è stato il passaggio di consegne con l’assegnazione di un vice commissario al termine del corso presso la scuola di formazione dell’I.s.p.s. di Roma con l’ispettore superiore Nicola di Nicoli nelle funzioni di comandante. Comando del reparto di Polizia Penitenziaria retto ininterrottamente dall’apertura con grande abnegazione e spirito di sacrificio, ricevendo attestati di stima da tutte le amministrazioni e sindaci che in questi sette anni si sono avvicendati e quelli della stessa popolazione spinazzolese.
lunedì 30 maggio 2011
AMBIENTE A RISCHIO
L’ASSALTO ALLA MURGIA
L’IDEA «ATOMICA»
L’impianto nucleare prevedeva di prelevare l’acqua dal mare, desalinarla, per raffreddare i reattori per poi sfruttarla per i campi
Spinazzola, tra nucleare fotovoltaico e pali eolici
Una delibera di vent’anni fa la candidò ad ospitare una centrale
di Cosimo Forina
Quanta sarà l’affluenza alle urne a Spinazzola per esprimere il proprio “si” o il proprio “no” sul referendum del nucleare il prossimo 12-13 giugno (se si farà)? La domanda potrebbe apparire risibile ai più ed invece ha un fondamento da ricercarsi nella storia di questa paese murgiano, ora con meno di 7mila abitanti, che per ben due volte, negli ultimi cinquant’anni, con l’atomo e la sua fusione ha avuto direttamente a che fare. Proprio così, la prima volta tra il 1960-63 per la presenza di tre missili a testate nucleari, i famigerati Jupiter americani, piazzati a Spinazzola e puntanti contro i paesi satelliti dell’ex Unione Sovietica. La seconda, quando agli inizi degli anni ottanta, l’amministrazione dell’e poca (Psi-Dc) guidata dal sindaco socialista Nicola Rosato decise di candidarsi alla realizzazione di una centrale nucleare da piazzare nel bel mezzo della Murgia. Delibera che negli anni successivi non è mai stata revocata. Ricordare questi due episodi di certo farà bene alla memoria collettiva e alle nuove generazioni servirà a scoprire quanto si stato servile nel passato l’uso del territorio di questa città, così come lo si vuole ancora oggi, tra mondezza, con la discarica da ubicare a “Grottelline ”, con ettari ed ettari di terreno su cui piazzare gli specchi del fotovoltaico ed ancora per i pali eolici smembra paesaggio. Sino ad entrare nei record. Fonte: “Quotidiano Energia” 9 maggio 2011: «Non spaventa gli operatori la riforma del sistema incentivante per le rinnovabili (QE 29/3). Anzi. L’elenco degli avvisi di nuovi progetti eolici pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia del 5 maggio (n. 69) rappresenta infatti un record storico di tutti i tempi, probabilmente non solo italiano: nel Burp figurano infatti progetti presentati da sei società per un totale di 1.324,5 Mw. Più in dettaglio, il Bollettino pubblica gli avvisi di Eolica Spinazzola per 81 Mw in località Capo Posto e 63 Mw in località Cristo Vecchio nel comunale di Spinazzola (Bat) ». Ma torniamo al nucleare e ai missili. Ogni Jupiter aveva una testate 100 volte più potente delle bombe che distrussero Hiroshima e Nagasaki e furono portati pronti per il lancio quando scoppio la crisi passata alla storia come quella della “Baia dei Porci”. L’Urss decise di piazzare come contro misura ai missili della Murgia ubicati in dieci postazioni da Spinazzola a Mottola i propri a Cuba contro gli Usa, altre testate nucleari. Si fu ad un passo dalla terza guerra mondiale, una apocalisse distruttiva, a portare alla ragione furono le parole divenute enciclica di Papa Giovanni XXIII. Nessuno a Spinazzola, sino a che non è stato tolto quarant’anni dopo il segreto militare era a conoscenza che quei missili che avevano portato gli americani e militari italiani in città pronti a spendere parte del loro stipendio, erano con testata nucleare tanto devastatrici. Per Spinazzola quella presenza venne venduta come sviluppo e opportunità di economia. Allo stesso modo con cui venne presentata 20 anni dopo l’idea della centrale nucleare da
realizzare sulla Murgia che prevedeva di prelevare l’acqua dal mare, desalinarla, per i raffreddamento dei reattori ed immetterla in un circuito da sfruttare in agricoltura. All’epoca con lo sfruttamento di quell’acqua si parlò della nascita di serre, di colture ad ortaggi nelle terre dell’arida Murgia, un nuovo Eldorado. Pura fantasia che portò ben tre assessori a far visita alla centrale di Caorso (centro nucleare Sogin) chiamati a diventare i testimonial e promotori di una tecnologia che agiva in piena sicurezza. E mentre Minervino si dichiarò in contrasto con Spinazzola “Città denuclearizzata ” cartello ancora presente all’ingresso del paese, alla giunta (Psi-Dc) non mancò in città una risposta ironica e di scherno. Un manifesto che fece imbestialire la maggioranza che portava come titolo “L’artigiano contento” dove contestando l’idea di sviluppo con l’arrivo di un impianto nucleare in dieci punti si smontò tutta la sicurezza della politica locale. Tra gli altri, andando a memoria, quello di una Murgia dove non sarebbero più nati i funghi cardoncelli ma quelli atomici. Dopo il disastro di Cernobyl, il più grave incidente nucleare: 26 aprile1986 alle ore 1:23:00 e quello più recente in Giappone di Fukushima il mondo intero riflette sulla opportunità o meno di ricorrere come risposta energetica all’uso del nucleare. Spinazzola, visto il suo passato ed oggi il suo presente dovrebbe avere qualche ragione in più per farlo, magari guardando al suo territorio e alla natura che la circonda con maggiore rispetto e apprensione.
L’ASSALTO ALLA MURGIA
L’IDEA «ATOMICA»
L’impianto nucleare prevedeva di prelevare l’acqua dal mare, desalinarla, per raffreddare i reattori per poi sfruttarla per i campi
Spinazzola, tra nucleare fotovoltaico e pali eolici
Una delibera di vent’anni fa la candidò ad ospitare una centrale
di Cosimo Forina
Quanta sarà l’affluenza alle urne a Spinazzola per esprimere il proprio “si” o il proprio “no” sul referendum del nucleare il prossimo 12-13 giugno (se si farà)? La domanda potrebbe apparire risibile ai più ed invece ha un fondamento da ricercarsi nella storia di questa paese murgiano, ora con meno di 7mila abitanti, che per ben due volte, negli ultimi cinquant’anni, con l’atomo e la sua fusione ha avuto direttamente a che fare. Proprio così, la prima volta tra il 1960-63 per la presenza di tre missili a testate nucleari, i famigerati Jupiter americani, piazzati a Spinazzola e puntanti contro i paesi satelliti dell’ex Unione Sovietica. La seconda, quando agli inizi degli anni ottanta, l’amministrazione dell’e poca (Psi-Dc) guidata dal sindaco socialista Nicola Rosato decise di candidarsi alla realizzazione di una centrale nucleare da piazzare nel bel mezzo della Murgia. Delibera che negli anni successivi non è mai stata revocata. Ricordare questi due episodi di certo farà bene alla memoria collettiva e alle nuove generazioni servirà a scoprire quanto si stato servile nel passato l’uso del territorio di questa città, così come lo si vuole ancora oggi, tra mondezza, con la discarica da ubicare a “Grottelline ”, con ettari ed ettari di terreno su cui piazzare gli specchi del fotovoltaico ed ancora per i pali eolici smembra paesaggio. Sino ad entrare nei record. Fonte: “Quotidiano Energia” 9 maggio 2011: «Non spaventa gli operatori la riforma del sistema incentivante per le rinnovabili (QE 29/3). Anzi. L’elenco degli avvisi di nuovi progetti eolici pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia del 5 maggio (n. 69) rappresenta infatti un record storico di tutti i tempi, probabilmente non solo italiano: nel Burp figurano infatti progetti presentati da sei società per un totale di 1.324,5 Mw. Più in dettaglio, il Bollettino pubblica gli avvisi di Eolica Spinazzola per 81 Mw in località Capo Posto e 63 Mw in località Cristo Vecchio nel comunale di Spinazzola (Bat) ». Ma torniamo al nucleare e ai missili. Ogni Jupiter aveva una testate 100 volte più potente delle bombe che distrussero Hiroshima e Nagasaki e furono portati pronti per il lancio quando scoppio la crisi passata alla storia come quella della “Baia dei Porci”. L’Urss decise di piazzare come contro misura ai missili della Murgia ubicati in dieci postazioni da Spinazzola a Mottola i propri a Cuba contro gli Usa, altre testate nucleari. Si fu ad un passo dalla terza guerra mondiale, una apocalisse distruttiva, a portare alla ragione furono le parole divenute enciclica di Papa Giovanni XXIII. Nessuno a Spinazzola, sino a che non è stato tolto quarant’anni dopo il segreto militare era a conoscenza che quei missili che avevano portato gli americani e militari italiani in città pronti a spendere parte del loro stipendio, erano con testata nucleare tanto devastatrici. Per Spinazzola quella presenza venne venduta come sviluppo e opportunità di economia. Allo stesso modo con cui venne presentata 20 anni dopo l’idea della centrale nucleare da
realizzare sulla Murgia che prevedeva di prelevare l’acqua dal mare, desalinarla, per i raffreddamento dei reattori ed immetterla in un circuito da sfruttare in agricoltura. All’epoca con lo sfruttamento di quell’acqua si parlò della nascita di serre, di colture ad ortaggi nelle terre dell’arida Murgia, un nuovo Eldorado. Pura fantasia che portò ben tre assessori a far visita alla centrale di Caorso (centro nucleare Sogin) chiamati a diventare i testimonial e promotori di una tecnologia che agiva in piena sicurezza. E mentre Minervino si dichiarò in contrasto con Spinazzola “Città denuclearizzata ” cartello ancora presente all’ingresso del paese, alla giunta (Psi-Dc) non mancò in città una risposta ironica e di scherno. Un manifesto che fece imbestialire la maggioranza che portava come titolo “L’artigiano contento” dove contestando l’idea di sviluppo con l’arrivo di un impianto nucleare in dieci punti si smontò tutta la sicurezza della politica locale. Tra gli altri, andando a memoria, quello di una Murgia dove non sarebbero più nati i funghi cardoncelli ma quelli atomici. Dopo il disastro di Cernobyl, il più grave incidente nucleare: 26 aprile1986 alle ore 1:23:00 e quello più recente in Giappone di Fukushima il mondo intero riflette sulla opportunità o meno di ricorrere come risposta energetica all’uso del nucleare. Spinazzola, visto il suo passato ed oggi il suo presente dovrebbe avere qualche ragione in più per farlo, magari guardando al suo territorio e alla natura che la circonda con maggiore rispetto e apprensione.
martedì 24 maggio 2011
MURGIA SOTTO TIRO IL PAESAGGIO STRAVOLTO
Operazione «Ventus» riparte il processo
Sotto accusa gli imprenditori del settore energia eolica
di Cosimo Forina
SPINAZZOLA.
Riparte oggi, martedì 24 maggio, nella sezione distaccata del Tribunale di Trani, a Canosa, uno dei processi che ha avuto enorme risonanza nazionale: quello sull’eolico, scaturito dall’operazione denominata “Ventus ” condotta dal Comando Stazione Forestale Parco dell’Alta Murgia di Gravina. Sul banco degli imputati Josef Gostner, legale rappresentante della società proprietaria e committente; Michele Manca Di Villahermosa, legale rappresentante dell’Associazione Temporanea d’Imprese, esecutrice dei lavori (Manca Spa e Siemens Spa); Francesco Ramundo, legale rappresentante della Ramundo Engineering srl di Spinazzola (impresa subappaltatrice delle opere), Michele Greco, direttore dei lavori e Vito Barile, anch’e gli direttore dei lavori per opere complementari dell’impianto. La vicenda dell’eolico sulla Murgia è approdata anche nello spettacolo «Ora ci tocca anche Vittorio Sgarbi», andato in onda mercoledì scorso su Raiuno. L’accusa nel processo che riprende oggi è quella di aver costruito in aree protette Parco, zone Zps-Sic: una sottostazione nel territorio di Spinazzola in cui far convogliare la corrente prodotta dai pali eolici istallati a Minervino Murge, cavidotti, strade e buche dove istallare le torri smembra paesaggio, realizzate nell’area del Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Quest’ultimo danno, quello delle buche, ha visto gli imputati procedere al ripristino in accordo con l’Ente Parco che nel processo si è costituito con il Ministero dell’Ambiente parte civile. L’importanza dell’operazione “Ventus” va ben oltre i capi d’accusa a cui devono rispondere gli incriminati nel processo pendente a Canosa perché dalle informative del Comando Forestale di Gravina sono scaturiti altri fascicoli inerenti tutti i pali eolici istallati sulla Murgia o da istallarsi a ridosso di questa, tanto nel Tribunale di Trani pm Giuseppe Maralfa che in quello di Bari pm Renato Nitti. Al vaglio degli inquirenti il deturpamento delle bellezze naturali ambientali, il dettaglio sulla correttezza degli atti autorizzativi per la realizzazione di impianti eolici e presunte infiltrazioni della criminalità organizzata nelle gestione di energie rinnovabili nel territorio murgiano. Queste ultime indagine che mantengono il pieno riserbo sono state affidate alla Guardia di Finanza. Al vaglio dei finanzieri non solo la normativa sulla valutazione d’incidenza ambientale, ma anche le partecipazioni societarie di alcune imprese che gestiscono pale eoliche in zone protette. Le indagini riguarderebbero gli atti di autorizzazione degli impianti, se fosse stata necessaria oppure no la valutazione di incidenza ambientale da parte della Regione, oltre che il parere del Parco. L’operazione “Ventus ” per la sua complessità è finita nel manuale di tecnica di Polizia Giudiziaria Ambientale scritto dal giudice Maurizio Santoloci, così come nel rapporto ecomafie redatto proprio da Legambiente nel 2009 e come vedremo in diverse interrogazioni parlamentari.
I RETROSCENA DEL GRANDE AFFARE DELLA COSIDDETTA «GREEN ECONOMY»
Quel filo rosso che collega Murgia, Sicilia e Sardegna
Quel filo rosso che unisce la Murgia, la Sicilia e la Sardegna. A collegare l’operazione “Ventus” murgiana all’operazione “Eolo” siciliana di Mazara del Vallo vi sono almeno due interrogazioni parlamentari presentate dell’Italia dei Valori, on. Pierfelice Zazzera più altri, partito dell’attuale assessore all’ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro, governatore della Puglia Nichi Vendola. Gli interroganti ricostruivano richiamando l’attenzione del Governo che tra gli imprenditori arrestati a Mazzara del Vallo vi era anche l’ex funzionario Cgil, noto tra Spinazzola e Minervino Murge nel gergo della “Green Economy ” uno “sviluppatore ” di impianti di energie alternative, tale Luigi Franzinelli. Con questi venivano arrestati in Sicilia il consigliere comunale di Mazara del Vallo, Vito Martino ( Forza Italia), Giovan Battista Agate, con precedenti, fratello del boss Mariano Agate; a Melchiorre Saladino, imprenditore di Salemi, ritenuto vicino al boss latitante Matteo Messina Denaro; a Giuseppe Sucameli, architetto del Comune di Mazara del Vallo, già detenuto per associazione mafiosa. L'accusa per Franzinelli, in qualità di socio della «Sud Wind srl», è di aver presentato nel trapanese progetti per la realizzazione di parchi eolici, versando somme di denaro e regalando auto a politici e impiegati comunali. Il gup di Palermo Daniela Troja ha condannato Franzinelli a 2 anni con rito abbreviato. Il suo nome compare anche nell’inchiesta dell’eolico in Sardegna che ha visto coinvolto dirigenti nazionali del Pdl nonché il presidente di quella regione Cappellacci . Indagine che ha anche svelato gli affari della P3 con interessi del faccendiere Flavio Carboni. Nel “Question Time” in cui l’Idv con riferimento all’inchiesta “Ventus ”condotta dal Comando Forestale di Gravina e all’inchiesta “Eolo” di Mazzara del Vallo interrogava sull’eolico siciliano e pugliese rispondeva il ministro per i rapporti con il parlamento Elio Vito: «Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha chiesto recentemente alle procure di Roma, Cagliari, Bari e Palermo elementi in merito alle infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti per l’eolico». «Le prime tre procure – riferiva il ministro Vito – hanno evidenziato l’attualità degli accertamenti in corso e la necessità di mantenere il segreto investigativo». Alla già sconcertante situazione pugliese, da alcuni mesi si sono aggiunte le rivelazioni dell’on. Beppe Pisanu presidente della Commissione antimafia, recepite dallo stesso Nichi Vendola, con le quali si è confermato la presenza di un inquietante giro d’affari nelle rinnovabili pugliesi.
venerdì 29 aprile 2011
POLITICA E SANITÀ LE CARTE DELL’INCHIESTA
IL CONTESTO
L’attuale consigliere regionale barlettano del Pd, nel 2009 era in corsa per la candidatura alla presidenza della Provincia
LE CONVERSAZIONI
L’«inaffidabilità» di Mennea emergerebbe da alcune conversazioni intercettate dai
carabinieri del Nucleo operativo ecologico
«Quel politico non è affidabile»
Così il gruppo del sen. Tedesco bocciò la candidatura di Mennea nel 2009
di COSIMO FORINA
Tra le sorprese dell’inchiesta sulla sanità in Puglia, spunta anche la mancata candidatura a presidente della Provincia Barletta, Andria, Trani (nel 2009) di Ruggiero Mennea, poi candidato ed eletto (nel 2010) consigliere regionale del Partito democratico. A porre il «veto» sul suo nome, lo stesso ex assessore alla sanità Alberto Tedesco, mentre l’imprenditore Vitantonio Roca, anche lui coinvolto nell’inchiesta, ne caldeggiava la candidatura. Per Tedesco, Mennea non era ritenuto «sicuro» rispetto ai desiderata della «squadra» che puntava alla gestione del territorio oltre che della sanità. Così il politico barlettano, suo malgrado, è passato dall’essere definito «inaffidabile» dal «sodalizio» che ha visto coinvolti politici, imprenditori e funzionari della sanità pugliese, secondo quanto scoperto dalla direzione antimafia di Bari (nell’indagine, la richiesta dell’arresto dell’ex assessore Alberto Tedesco, senatore del Pd, ora gruppo misto») all’appellativo di «miserabile». Questa seconda “meda glia” di merito gli è stata attribuita nelle ultime settimane dal direttore generale della Asl della sesta Provincia, Rocco Canosa, coinvolto anche lui nella indagine sulla sanità. Mennea si era opposto alla chiusura degli ospedali di Minervino Murge e Spinazzola, sostenendo, senza mezze misure, il diritto alla cura e alla salute dei cittadini colpiti dalla scure del piano di rientro sanitario regionale che ha portato alla chiusura dei due nosocomi di quelle città. L’«inaffidabilità» di Mennea, ad avviso del gruppo che faceva capo al sen. Tedesco, emergerebbe da alcune conversazioni, registrazioni ambientali dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico, nell’ormai famoso ufficio al quarto piano dell’assessorato regionale alla Sanità. Luogo istituzionale, trasformato nelle stanze degli “affari”, dove a muovere i fili nella gestione degli appalti da affidare agli imprenditori amici vi era il factotum dell’ex assessore Tedesco, Mario Malcangi, arrestato per ordine del giudice per le indagini preliminari Giuseppe De Benedectis, il quale ha esteso il provvedimento con diverse misure cautelari a vari destinatari: tra questi, gli imprenditori Vitantonio Roca, Diego Romano Rana, protagonisti con Malcangi nelle strategie politico-elettorali con l’ex assessore Tedesco al governo della neo istituita Provincia Barletta-Andria. Trani. Le trascrizioni pubblicate in questa pagina offrono uno spaccato interessante ed inquitenate di questa storia.
Malcangi: «Io ti ho messo a parte civile»
Roca: «Ma si può anche perdere bene»
Così le divergenze sull’assetto possibile della Provincia di Barletta, Andria, Trani
INTERCETTAZIONI
Le conversazioni intercettate nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Bari sulla sanità in Puglia
Il sodalizio politico sanitario messo sotto inchiesta dalla Dda di Bari, secondo l’informativa dei carabinieri del Noe, «interviene in supporto di Vitantonio Roca al fine di ottenere consensi alla candidatura di Diego Rana al vertice provinciale della Bat: particolarmente attivo è risultato Mario Malcangi, il quale ha comunicato al direttore sanitario dell’Asl Bat Franco Polemio di incrementare i posti letto alla struttura Residenza sanitaria assistita. Madonna della Pace di Andria, gestita da Roca.
Ecco la conversazione intercettata il 22 settembre 2008.
L’imprenditore Vitantonio Roca raggiunge Mario Malcangi, factotum dell’assessore Tedesco, all’interno dell’ufficio. Nel corso della conversazione Roca mette in risalto l’intenzione di appoggiare politicamente Ruggiero Mennea nella corsa alla presidenza della provincia di Barletta, Andria Trani.
ROCA : …incomprensibile.. poi il genero a fare il responsabile alla struttura di riabilitazione a (..inc..), si va bene, scusami però, poi alla fine il problema è che non è possibile che lui (ndr il riferimento è all’assessore Alberto Tedesco) non sapesse, non ha detto a questa gente ora basta! Avete rotto i c...! Ora basta! E allora poi alla fine quella (ndr il riferimento è a Lea Cosentino, Direttore Generale della Asl BA), la giustizia arriva anche per lui! Perché è chiaro! Può un assessore non sapere? E dico allora parlavamo di questo! Allora Diego (riferito a Diego Romano Rana) purtroppo se sale, mette in difficoltà me! Lui ha avuto! Già ha avuto abbastanza! Sicuramente potrebbe avere di più! Ma tutti potremmo avere di più! Ma io per primo per progetti futuri, mi sto muovendo con grande attenzione, in silenzio, perché mi rendo conto che bisogna fare le cose per bene ..incomprensibile…
MALCANGI: Dobbiamo essere inattaccabili!
ROCA : Non devo assolutamente coinvolgere l’assessorato, poi perché sono operazioni lecite e pulite, inattaccabili, al momento opportuno…incomprensibile …“senti assessore per questa storia a chi mi devo rivolgere? a Mario? mi devo rivolgere ad Adolfo? chi mi segue in questo percorso? Quindi quando sarà il momento, ma per ora, uno si deve stare buono e zitto! E lui (riferito a Diego Rana), ne sto parlando ora perché è capitato, talvolta lui, cioè tu non puoi andare nella Bat a discutere con il Direttore Amministrativo, con il Direttore Sanitario con il Direttore Generale, se tieni la duplice funzione (ndr. il riferimento è alla carica politica ricoperta da Rana, ossia presidente del Pd di Bisceglie)! Non puoi assolutamente! Tanto è vero che io che non sono…(incomprensibile)… bravo come lui, ma, quando parlo con il Direttore Generale non parlo mai di lavoro, non puoi parlare di convenzioni, non ho mai nominato la convenzione, ma, vado dal Direttore Generale a proporre delle cose, che sia l’ambulatorio intramoenia del dott. …incomprensibile.. che sia l’ambulatorio a caldo, che sia dei risultati, la conferenza stampa che vogliamo fare con Rocco Canosa per i risultati dell’estate, ecc., cose fuori, perché lui mi deve vedere come persona che gli sta dando delle opportunità di visibilità, solo, poi spetta agli altri fargli capire che io devo campare e che sono in una situazione stretta! Ma non lo devo fare io perché altrimenti cioè (..inc..) il vile denaro! Cioè anche psicologicamente metto Mario, in una condizione difficile, invece ognuno deve fare la sua parte! Finché stiamo a parlare di cose assolutamente lecite!
MALCANGI: Io finché resto ti ho messo a parte civile e ti ho messo a conoscenza di quello che vorrei poter fare!
ROCA : Si può anche perdere con Ruggiero Mennea, si può anche perdere, ma non ci dimentichiamo che, non è importante sempre vincere, ma, quanto perdere e perdere bene
CANDIDATI E SCENARI «NON TI FIDAR DI LUI»
Conversazione ambientale del 23 settembre 2008, all’interno dell’ufficio di Alberto Tedesco. Nel corso della conversazione Rana chiede all’assessore la veridicità delle intenzioni di Roca di appoggiare il candidato Ruggiero Mennea
RANA: Che lei si occuperà della Bat. Questo è il dato, Lorenzo si sta occupando e sta lavorando, però desiderei sapere da te quale è il gioco di Titti Roca
TEDESCO: cioè
RANA: Mi risulta che va dicendo in giro ma no non può candidarsi, starebbe…Starebbe con Ruggero Mennea …..perché Ruggero Mennea
TEDESCO: Che Roca è un coglione, capito? Non ti fidar di lui
RANA: Eh! E allora noi facciamo un discorso di gruppo.
IL CONTESTO
L’attuale consigliere regionale barlettano del Pd, nel 2009 era in corsa per la candidatura alla presidenza della Provincia
LE CONVERSAZIONI
L’«inaffidabilità» di Mennea emergerebbe da alcune conversazioni intercettate dai
carabinieri del Nucleo operativo ecologico
«Quel politico non è affidabile»
Così il gruppo del sen. Tedesco bocciò la candidatura di Mennea nel 2009
di COSIMO FORINA
Tra le sorprese dell’inchiesta sulla sanità in Puglia, spunta anche la mancata candidatura a presidente della Provincia Barletta, Andria, Trani (nel 2009) di Ruggiero Mennea, poi candidato ed eletto (nel 2010) consigliere regionale del Partito democratico. A porre il «veto» sul suo nome, lo stesso ex assessore alla sanità Alberto Tedesco, mentre l’imprenditore Vitantonio Roca, anche lui coinvolto nell’inchiesta, ne caldeggiava la candidatura. Per Tedesco, Mennea non era ritenuto «sicuro» rispetto ai desiderata della «squadra» che puntava alla gestione del territorio oltre che della sanità. Così il politico barlettano, suo malgrado, è passato dall’essere definito «inaffidabile» dal «sodalizio» che ha visto coinvolti politici, imprenditori e funzionari della sanità pugliese, secondo quanto scoperto dalla direzione antimafia di Bari (nell’indagine, la richiesta dell’arresto dell’ex assessore Alberto Tedesco, senatore del Pd, ora gruppo misto») all’appellativo di «miserabile». Questa seconda “meda glia” di merito gli è stata attribuita nelle ultime settimane dal direttore generale della Asl della sesta Provincia, Rocco Canosa, coinvolto anche lui nella indagine sulla sanità. Mennea si era opposto alla chiusura degli ospedali di Minervino Murge e Spinazzola, sostenendo, senza mezze misure, il diritto alla cura e alla salute dei cittadini colpiti dalla scure del piano di rientro sanitario regionale che ha portato alla chiusura dei due nosocomi di quelle città. L’«inaffidabilità» di Mennea, ad avviso del gruppo che faceva capo al sen. Tedesco, emergerebbe da alcune conversazioni, registrazioni ambientali dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico, nell’ormai famoso ufficio al quarto piano dell’assessorato regionale alla Sanità. Luogo istituzionale, trasformato nelle stanze degli “affari”, dove a muovere i fili nella gestione degli appalti da affidare agli imprenditori amici vi era il factotum dell’ex assessore Tedesco, Mario Malcangi, arrestato per ordine del giudice per le indagini preliminari Giuseppe De Benedectis, il quale ha esteso il provvedimento con diverse misure cautelari a vari destinatari: tra questi, gli imprenditori Vitantonio Roca, Diego Romano Rana, protagonisti con Malcangi nelle strategie politico-elettorali con l’ex assessore Tedesco al governo della neo istituita Provincia Barletta-Andria. Trani. Le trascrizioni pubblicate in questa pagina offrono uno spaccato interessante ed inquitenate di questa storia.
Malcangi: «Io ti ho messo a parte civile»
Roca: «Ma si può anche perdere bene»
Così le divergenze sull’assetto possibile della Provincia di Barletta, Andria, Trani
INTERCETTAZIONI
Le conversazioni intercettate nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Bari sulla sanità in Puglia
Il sodalizio politico sanitario messo sotto inchiesta dalla Dda di Bari, secondo l’informativa dei carabinieri del Noe, «interviene in supporto di Vitantonio Roca al fine di ottenere consensi alla candidatura di Diego Rana al vertice provinciale della Bat: particolarmente attivo è risultato Mario Malcangi, il quale ha comunicato al direttore sanitario dell’Asl Bat Franco Polemio di incrementare i posti letto alla struttura Residenza sanitaria assistita. Madonna della Pace di Andria, gestita da Roca.
Ecco la conversazione intercettata il 22 settembre 2008.
L’imprenditore Vitantonio Roca raggiunge Mario Malcangi, factotum dell’assessore Tedesco, all’interno dell’ufficio. Nel corso della conversazione Roca mette in risalto l’intenzione di appoggiare politicamente Ruggiero Mennea nella corsa alla presidenza della provincia di Barletta, Andria Trani.
ROCA : …incomprensibile.. poi il genero a fare il responsabile alla struttura di riabilitazione a (..inc..), si va bene, scusami però, poi alla fine il problema è che non è possibile che lui (ndr il riferimento è all’assessore Alberto Tedesco) non sapesse, non ha detto a questa gente ora basta! Avete rotto i c...! Ora basta! E allora poi alla fine quella (ndr il riferimento è a Lea Cosentino, Direttore Generale della Asl BA), la giustizia arriva anche per lui! Perché è chiaro! Può un assessore non sapere? E dico allora parlavamo di questo! Allora Diego (riferito a Diego Romano Rana) purtroppo se sale, mette in difficoltà me! Lui ha avuto! Già ha avuto abbastanza! Sicuramente potrebbe avere di più! Ma tutti potremmo avere di più! Ma io per primo per progetti futuri, mi sto muovendo con grande attenzione, in silenzio, perché mi rendo conto che bisogna fare le cose per bene ..incomprensibile…
MALCANGI: Dobbiamo essere inattaccabili!
ROCA : Non devo assolutamente coinvolgere l’assessorato, poi perché sono operazioni lecite e pulite, inattaccabili, al momento opportuno…incomprensibile …“senti assessore per questa storia a chi mi devo rivolgere? a Mario? mi devo rivolgere ad Adolfo? chi mi segue in questo percorso? Quindi quando sarà il momento, ma per ora, uno si deve stare buono e zitto! E lui (riferito a Diego Rana), ne sto parlando ora perché è capitato, talvolta lui, cioè tu non puoi andare nella Bat a discutere con il Direttore Amministrativo, con il Direttore Sanitario con il Direttore Generale, se tieni la duplice funzione (ndr. il riferimento è alla carica politica ricoperta da Rana, ossia presidente del Pd di Bisceglie)! Non puoi assolutamente! Tanto è vero che io che non sono…(incomprensibile)… bravo come lui, ma, quando parlo con il Direttore Generale non parlo mai di lavoro, non puoi parlare di convenzioni, non ho mai nominato la convenzione, ma, vado dal Direttore Generale a proporre delle cose, che sia l’ambulatorio intramoenia del dott. …incomprensibile.. che sia l’ambulatorio a caldo, che sia dei risultati, la conferenza stampa che vogliamo fare con Rocco Canosa per i risultati dell’estate, ecc., cose fuori, perché lui mi deve vedere come persona che gli sta dando delle opportunità di visibilità, solo, poi spetta agli altri fargli capire che io devo campare e che sono in una situazione stretta! Ma non lo devo fare io perché altrimenti cioè (..inc..) il vile denaro! Cioè anche psicologicamente metto Mario, in una condizione difficile, invece ognuno deve fare la sua parte! Finché stiamo a parlare di cose assolutamente lecite!
MALCANGI: Io finché resto ti ho messo a parte civile e ti ho messo a conoscenza di quello che vorrei poter fare!
ROCA : Si può anche perdere con Ruggiero Mennea, si può anche perdere, ma non ci dimentichiamo che, non è importante sempre vincere, ma, quanto perdere e perdere bene
CANDIDATI E SCENARI «NON TI FIDAR DI LUI»
Conversazione ambientale del 23 settembre 2008, all’interno dell’ufficio di Alberto Tedesco. Nel corso della conversazione Rana chiede all’assessore la veridicità delle intenzioni di Roca di appoggiare il candidato Ruggiero Mennea
RANA: Che lei si occuperà della Bat. Questo è il dato, Lorenzo si sta occupando e sta lavorando, però desiderei sapere da te quale è il gioco di Titti Roca
TEDESCO: cioè
RANA: Mi risulta che va dicendo in giro ma no non può candidarsi, starebbe…Starebbe con Ruggero Mennea …..perché Ruggero Mennea
TEDESCO: Che Roca è un coglione, capito? Non ti fidar di lui
RANA: Eh! E allora noi facciamo un discorso di gruppo.
domenica 10 aprile 2011
STORIE E REALTA' A CONFRONTO
SANITÀ LO SCANDALO NELL’ASL L’INCHIESTA
Nelle intercettazioni effettuate dai carabinieri del Noe emerge un fitto intreccio di pressioni sui funzionari
«Vieni, dobbiamo vedere quella cosa»
«Gladiatorio» l’intervento dell’uomo di Tedesco
di Cosimo Forina
Inchiesta sulla sanità pugliese condotta dai pm Desirèe Digeronimo, Francesco Bretone e Marcello Quercia e passata al vaglio del gip Giuseppe De Benedictis. Anche nel territorio della sesta Provincia, secondo quanto emerge dalle carte, della direzione distrettuale antimafia di Bari, emergerebbe un «sistema» che girava attorno all’ex assessore alla sanità Alberto Tedesco, oggi senatore della Repubblica, su cui pende una richiesta di arresto, e il suo factotum Mario Malcangi già arrestato, più altri ventidue tra imprenditori, direttori generali e funzionari Asl sotto inchiesta. A Malcangi, scrivono gli inquirenti, dopo aver esaminato le intercettazioni telefoniche eseguite dai carabinieri del Noe, «spetta tessere i contatti e portare a compimento gli interessi degli imprenditori operanti nel settore sanità, espressione del vertice politico regionale”. Non fa eccezione la Asl della sesta Provincia con il biscegliese Diego Rana, amministratore unico della società Centro di Riabilitazione Meridionale, Vitantonio Roca amministratore unico, tra l’altro della società Mediasan come per Giovanni Garofoli socio della Me.di.com. operante nel settore delle forniture di
materiale radiografico a cui viene garantita assistenza e soprattutto un canale privilegiato nell’accaparrarsi contratti di forniture. L’imperativo del Malcangi per alcuni dirigenti della Asl è persino quello di riconoscere nel Rana il referente dell’assessore Tedesco oppure tenersi pronti per fare le valigie. Ecco alcune delle intercettazioni agli atti.
11:40-9 MAGGIO 2008:
Diego Rana chiama Giovanni Garofoli.
La conversazione verte sulle problematiche incontrate dal Garofoli nel distretto Asl di Andria. Rana avvisa l’interlocutore che avrebbe seguito la vicenda in prima persona.
Rana: (scusami Gianni, per le vie normali a Barletta ed io me la vedo dove me la devo vedere io…ad Andria cioè. Lui ha già parlato ieri, ha fatto le cose sue, stamattina abbiamo parlato, ha scritto la redatta, stava Giovanni pure … e quindi adesso ce l’ho io, la vedi prima, tu se va bene la mandiamo avanti). Nel corso della telefonata Garofoli chiede a Rana la presenza di Mario Malcangi
8:51- 12 MAGGIO 2008:
Garofoli chiama Rana: dobbiamo vedere quella cosa…ci vediamo a Bari intorno alle 11:00..se poi sta Mario ti avviso così magari vi incontrate pure.
20:33- 14 MAGGIO 2008:
Diego Rana chiama Mario Malcangi. Quest’ultimo chiede all’interlocutore di non fare molte pressioni in modo da non ingenerare sospetti sulla vicenda. Malcangi: (Diego non calcare la mano, cioè nel senso di..fai vedere che è una cosa tua, come rapporto di amicizia…perché se no è capace che si irrigidisce dall’altro lato quello la, che quelloè così”.
Rana tranquillizza l’interlocutore riferendogli che la “situazione ambientale” era favorevole. (ma non può. È cambiato tutto Gianni, poi ti spiego)
10:42- 15 MAGGIO 2008
Vito Roca chiama Mario Malcangi. Quest’ultimo riferisce all’interlocutore di trovarsi in Andria presso l’Asl in attesa di Diego Rana per parlare con l’Ing. Vito Angiulli (sono in Asl, sto aspettando Diego che dobbiamo parlare con Angiulli, tra un’ora sto lì). Roca riferisce all’interlocutore che li avrebbe attesi ( ..va bene vi aspetto..)
16:50 DEL 15 MAGGIO 2008
Diego Rana chiama Giovanni Garofoli, avvertendo che aveva risolto il problema di interesse comune, grazie all’intervento di Mario Malcangi, definito “gladiatorio”, al quale spettava il merito di aver chiuso la trattativa (..abbiamo fatto tutto…è andata molto bene… perché la c’era, c’era quel foglietto…così la spuntiamo…ma è stato gladiatorio, gladiatorio nel vero senso della parola, della serie punto e basta).
Rana precisa che ormai hanno assunto una posizione dominante nel distretto della Asl/Bt proprio in virtù della presenza di Mario Malcangi il quale aveva peraltro indicato, in occasione dell’intervento nei confronti dei dirigenti di quell’ufficio, che lo stesso Rana era il referente dell’assessore Alberto Tedesco (..la prossima volta io non ci vengo più, questo è quello che, il referente che comanda qua, pertanto mettetevi dove vi dovete mettere, altrimenti cominciate a fare le valigie).
SPINAZZOLA
LE CONSEGUENZE DEL RIORDINO OSPEDALIERO CHE PENALIZZA LA PRESENZA DELLA SANITÀ PUBBLICA
Ex ospedale, via le attrezzature ma il sindaco si oppone.
Al via anche il presidio del Gruppo di Azione pro ospedale
di Cosimo Forina
Presidio ospedaliero di Spinazzola, ennesimo colpo di mano, pronte per essere portate via le attrezzature di fisioterapia e pare anche quelle per la diagnostica di cardiologia. L’allarme è ancora una volta giunto dal “Gruppo di Azione pro-ospedale” di Spinazzola. Filomena Sforzo voce del comitato esprime tutta la sua amarezza: «Ho chiamato il sindaco Scelzi, il quale mi ha riferito di essere al corrente della cosa e che aveva provveduto con una telefonata a chiedere alla Asl di soprassedere all’operazione di smantellamento. Siamo costretti a subire il continuo impoverimento della città che ancora una volta invitiamo a reagire in difesa della sua dignità e dei suoi diritti». Dinanzi all’ingresso dell’edificio, ormai non più ospedale ma solo un contenitore messo a nuovo ed a norma spendendo oltre 1 milione di euro, si è creato immediatamente un piccolo presidio per evitare che le attrezzature venissero portate via. Il sindaco Scelzi assicura: «ho chiesto alla Asl che finché non saranno portate nuove attrezzature queste devono restare qui a Spinazzola. Mi accingo anche a mettere nero su bianco questa richiesta anche in ragione di ordine pubblico». La Cisl Funzione pubblica territoriale di Bari, denuncia «la volontà della parte pubblica (l’Asl della sesta Provincia, ndr) è quella di voler solo discutere nel merito la mobilità del personale dei presidi di Minervino e Spinazzola senza tener conto del fabbisogno essenziale dei cittadini residenti nei comuni indicati». La Cisl «si è opposta a tale disegno, poiché non si intravede un reale progetto di riorganizzazione della sanità sul nostro territorio, inteso a garantire livelli essenziali di assistenza a tutti i cittadini della Asl». La chiarezza del comunicato non lascia dubbi di interpretazioni confermando tutte le perplessità espresse in questi mesi dal “Gruppo di Azione pro ospedale” tanto di come la Regione ha gestito il piano di rientro che dei vertici della Asl. L’elenco delle istanze presentate dal sindacato che si aggiornerà per un nuovo incontro il 14 aprile per spiegare ai lavoratori ospedalieri ed ai cittadini la propria posizione: «con il consenso acritico e per niente motivato di tutte le altre sigle sindacali di occuparsi esclusivamente del trasferimento forzoso del personale di Minervino e Spinazzola». Tutto chiaro, Spinazzola è abbandonata a se stessa ed il peso della situazione si ritrova nelle parole espresse dal consigliere regionale Ruggiero Mennea, bollato per aver difeso l’ospedale di Spinazzola e Minervino, dal commissario della Asl, Rocco Canosa, come “miserabile ”. Per garantire la contemporaneità tra chiusura degli ospedali e attivazione dei servizi alternativi e sostituitivi Mennea non ha dubbi: «Siamo all’inizio di un nuovo corso intrapreso dalla sanità pugliese, auspico che questo momento importante di transizione venga affidato ad un management all’altezza della situazione che sappia operare a stretto contatto con i rappresentanti istituzionali e politici del territorio, non miserabili, come incautamente definiti da chi invece ha bisogno di andare a scuola per fare il direttore generale, ma espressione della sovranità popolare, eletti per tutelare anche la salute dei cittadini della sesta Provincia».
SANITÀ LO SCANDALO NELL’ASL L’INCHIESTA
Nelle intercettazioni effettuate dai carabinieri del Noe emerge un fitto intreccio di pressioni sui funzionari
«Vieni, dobbiamo vedere quella cosa»
«Gladiatorio» l’intervento dell’uomo di Tedesco
di Cosimo Forina
Inchiesta sulla sanità pugliese condotta dai pm Desirèe Digeronimo, Francesco Bretone e Marcello Quercia e passata al vaglio del gip Giuseppe De Benedictis. Anche nel territorio della sesta Provincia, secondo quanto emerge dalle carte, della direzione distrettuale antimafia di Bari, emergerebbe un «sistema» che girava attorno all’ex assessore alla sanità Alberto Tedesco, oggi senatore della Repubblica, su cui pende una richiesta di arresto, e il suo factotum Mario Malcangi già arrestato, più altri ventidue tra imprenditori, direttori generali e funzionari Asl sotto inchiesta. A Malcangi, scrivono gli inquirenti, dopo aver esaminato le intercettazioni telefoniche eseguite dai carabinieri del Noe, «spetta tessere i contatti e portare a compimento gli interessi degli imprenditori operanti nel settore sanità, espressione del vertice politico regionale”. Non fa eccezione la Asl della sesta Provincia con il biscegliese Diego Rana, amministratore unico della società Centro di Riabilitazione Meridionale, Vitantonio Roca amministratore unico, tra l’altro della società Mediasan come per Giovanni Garofoli socio della Me.di.com. operante nel settore delle forniture di
materiale radiografico a cui viene garantita assistenza e soprattutto un canale privilegiato nell’accaparrarsi contratti di forniture. L’imperativo del Malcangi per alcuni dirigenti della Asl è persino quello di riconoscere nel Rana il referente dell’assessore Tedesco oppure tenersi pronti per fare le valigie. Ecco alcune delle intercettazioni agli atti.
11:40-9 MAGGIO 2008:
Diego Rana chiama Giovanni Garofoli.
La conversazione verte sulle problematiche incontrate dal Garofoli nel distretto Asl di Andria. Rana avvisa l’interlocutore che avrebbe seguito la vicenda in prima persona.
Rana: (scusami Gianni, per le vie normali a Barletta ed io me la vedo dove me la devo vedere io…ad Andria cioè. Lui ha già parlato ieri, ha fatto le cose sue, stamattina abbiamo parlato, ha scritto la redatta, stava Giovanni pure … e quindi adesso ce l’ho io, la vedi prima, tu se va bene la mandiamo avanti). Nel corso della telefonata Garofoli chiede a Rana la presenza di Mario Malcangi
8:51- 12 MAGGIO 2008:
Garofoli chiama Rana: dobbiamo vedere quella cosa…ci vediamo a Bari intorno alle 11:00..se poi sta Mario ti avviso così magari vi incontrate pure.
20:33- 14 MAGGIO 2008:
Diego Rana chiama Mario Malcangi. Quest’ultimo chiede all’interlocutore di non fare molte pressioni in modo da non ingenerare sospetti sulla vicenda. Malcangi: (Diego non calcare la mano, cioè nel senso di..fai vedere che è una cosa tua, come rapporto di amicizia…perché se no è capace che si irrigidisce dall’altro lato quello la, che quelloè così”.
Rana tranquillizza l’interlocutore riferendogli che la “situazione ambientale” era favorevole. (ma non può. È cambiato tutto Gianni, poi ti spiego)
10:42- 15 MAGGIO 2008
Vito Roca chiama Mario Malcangi. Quest’ultimo riferisce all’interlocutore di trovarsi in Andria presso l’Asl in attesa di Diego Rana per parlare con l’Ing. Vito Angiulli (sono in Asl, sto aspettando Diego che dobbiamo parlare con Angiulli, tra un’ora sto lì). Roca riferisce all’interlocutore che li avrebbe attesi ( ..va bene vi aspetto..)
16:50 DEL 15 MAGGIO 2008
Diego Rana chiama Giovanni Garofoli, avvertendo che aveva risolto il problema di interesse comune, grazie all’intervento di Mario Malcangi, definito “gladiatorio”, al quale spettava il merito di aver chiuso la trattativa (..abbiamo fatto tutto…è andata molto bene… perché la c’era, c’era quel foglietto…così la spuntiamo…ma è stato gladiatorio, gladiatorio nel vero senso della parola, della serie punto e basta).
Rana precisa che ormai hanno assunto una posizione dominante nel distretto della Asl/Bt proprio in virtù della presenza di Mario Malcangi il quale aveva peraltro indicato, in occasione dell’intervento nei confronti dei dirigenti di quell’ufficio, che lo stesso Rana era il referente dell’assessore Alberto Tedesco (..la prossima volta io non ci vengo più, questo è quello che, il referente che comanda qua, pertanto mettetevi dove vi dovete mettere, altrimenti cominciate a fare le valigie).
SPINAZZOLA
LE CONSEGUENZE DEL RIORDINO OSPEDALIERO CHE PENALIZZA LA PRESENZA DELLA SANITÀ PUBBLICA
Ex ospedale, via le attrezzature ma il sindaco si oppone.
Al via anche il presidio del Gruppo di Azione pro ospedale
di Cosimo Forina
Presidio ospedaliero di Spinazzola, ennesimo colpo di mano, pronte per essere portate via le attrezzature di fisioterapia e pare anche quelle per la diagnostica di cardiologia. L’allarme è ancora una volta giunto dal “Gruppo di Azione pro-ospedale” di Spinazzola. Filomena Sforzo voce del comitato esprime tutta la sua amarezza: «Ho chiamato il sindaco Scelzi, il quale mi ha riferito di essere al corrente della cosa e che aveva provveduto con una telefonata a chiedere alla Asl di soprassedere all’operazione di smantellamento. Siamo costretti a subire il continuo impoverimento della città che ancora una volta invitiamo a reagire in difesa della sua dignità e dei suoi diritti». Dinanzi all’ingresso dell’edificio, ormai non più ospedale ma solo un contenitore messo a nuovo ed a norma spendendo oltre 1 milione di euro, si è creato immediatamente un piccolo presidio per evitare che le attrezzature venissero portate via. Il sindaco Scelzi assicura: «ho chiesto alla Asl che finché non saranno portate nuove attrezzature queste devono restare qui a Spinazzola. Mi accingo anche a mettere nero su bianco questa richiesta anche in ragione di ordine pubblico». La Cisl Funzione pubblica territoriale di Bari, denuncia «la volontà della parte pubblica (l’Asl della sesta Provincia, ndr) è quella di voler solo discutere nel merito la mobilità del personale dei presidi di Minervino e Spinazzola senza tener conto del fabbisogno essenziale dei cittadini residenti nei comuni indicati». La Cisl «si è opposta a tale disegno, poiché non si intravede un reale progetto di riorganizzazione della sanità sul nostro territorio, inteso a garantire livelli essenziali di assistenza a tutti i cittadini della Asl». La chiarezza del comunicato non lascia dubbi di interpretazioni confermando tutte le perplessità espresse in questi mesi dal “Gruppo di Azione pro ospedale” tanto di come la Regione ha gestito il piano di rientro che dei vertici della Asl. L’elenco delle istanze presentate dal sindacato che si aggiornerà per un nuovo incontro il 14 aprile per spiegare ai lavoratori ospedalieri ed ai cittadini la propria posizione: «con il consenso acritico e per niente motivato di tutte le altre sigle sindacali di occuparsi esclusivamente del trasferimento forzoso del personale di Minervino e Spinazzola». Tutto chiaro, Spinazzola è abbandonata a se stessa ed il peso della situazione si ritrova nelle parole espresse dal consigliere regionale Ruggiero Mennea, bollato per aver difeso l’ospedale di Spinazzola e Minervino, dal commissario della Asl, Rocco Canosa, come “miserabile ”. Per garantire la contemporaneità tra chiusura degli ospedali e attivazione dei servizi alternativi e sostituitivi Mennea non ha dubbi: «Siamo all’inizio di un nuovo corso intrapreso dalla sanità pugliese, auspico che questo momento importante di transizione venga affidato ad un management all’altezza della situazione che sappia operare a stretto contatto con i rappresentanti istituzionali e politici del territorio, non miserabili, come incautamente definiti da chi invece ha bisogno di andare a scuola per fare il direttore generale, ma espressione della sovranità popolare, eletti per tutelare anche la salute dei cittadini della sesta Provincia».
martedì 5 aprile 2011
CARLO VULPIO DEFERISCE NICOLA VENDOLA DETTO NICHI ALL’ORDINE DEI GIORNALISTI
di Cosimo Forina
Grottelline: Carlo Vulpio giornalista professionista inviato del Corriere della Sera ha deferito all’Ordine dei giornalisti di Puglia e Lombardia il governatore Nichi Vendola, giornalista professionista iscritto a Bari. Un nuovo caso Feltri-Boffo? La vicenda della discarica di “Grottelline”, sito ancora sottoposto a sequestro probatorio, oltre ai risvolti conosciuti: indagini della Procura di Trani pm Michele Ruggiero e altra della Procura distrettuale antimafia pm Desireè Digeronimo riserva sempre più sorprese. Tra le quali l’inaspettata scoperta, attraverso alcune intercettazioni telefoniche pubblicate dalla “Gazzetta” che a fare da tramite per le esigenze di superare gli ostacoli burocratici incontrati dalla Tradeco di Carlo Dante Columella, patron dei rifiuti in Puglia che con la Cogeam della Marcegaglia ha ottenuto da Nichi Vendola la gestione dell’immondezzaio di Spinazzola era Alberto Tedesco, ex assessore regionale alla sanità, oggi senatore nel gruppo misto di cui è stato chiesto l’arresto. Un intrigo emerso durante le indagini partite dopo l’aggressione del direttore di Radio Regio di Altamura Alessio Dipalo, il quale di “Grottelline” si era occupato durante il convegno del 29 giugno 2006 svoltosi a Spinazzola a cui aveva partecipato anche il giornalista, inviato del Corriere della Sera, Carlo Vulpio. Il dato che si aggiunge emerso in diverse circostanze è la posizione contraddittoria che in questi anni ha visto protagonista proprio il governatore Nichi Vendola. A partire dal giorno dopo la pubblicazione dell’articolo di Carlo Vulpio (7 luglio 2006) con cui si accendevano i riflettori su Grottelline a livello nazionale. Vendola, che non aveva gradito, attribuiva al giornalista la responsabilità del clima che in quei giorni andava creandosi, tanto da mettere in parallelo l’articolo su Grottelline con un finto attentato da lui subito a Brindisi. In questi anni in diverse circostanze pubbliche Vendola come nel caso della Commissione parlamentare bicamerale di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, tanto in quella del 2008 che nel 2011, ha sempre puntato l’indice sul giornalista, reo di aver riportato le “anomalie” dell’immondezzaio previsto a Spinazzola, provocando l’immediata reazione di Vulpio che lo ha citato in giudizio con richiesta di risarcimento per 300mila euro. L’ultima ciliegina “vendoliana” giornalista professionista iscritto all’Ordine di Bari si è avuto modo di apprenderla dall’interrogatorio intercorso dinanzi al pm Desirèe Digeronimo pubblicato integralmente sul sito Web della “Gazzetta” qualche giorno fa. Il governatore, in quella circostanza, non ha perso l’occasione, fuori dal contesto delle domande postegli dal magistrato, di mettere in moto la fabbrica del fango contro Vulpio: “il noto diffamatore professionale Carlo VULPIO, all’epoca cronista sul Corriere della Sera, aveva dedicato molteplici articoli alla mia persona, mettendoli in relazione a vicende legate all’organizzazione illecita del ciclo dei rifiuti, e al centro di questa cosa c'era, uno degli oggetti di questo argomento era la Tradeco. Quindi la parola Tedesco e la parola Columella alle mie orecchie suona come un campanello di allarme, perché diciamo che per lo meno mi spavento”. Questo passaggio dell’interrogatorio è ora all’attenzione dell’Ordine dei giornalisti tanto di quello della Puglia che della Lombardia. Carlo Vulpio ha denunciato l’accaduto sottolineando tra l’altro: “al di là della scarsa comprensibilità delle circostanze, così come enunciate nel verbale, appaiono evidenti due profili di estrema gravità, soprattutto tenuto conto che chi parla è un giornalista e l'oggetto delle sue affermazioni è un altro giornalista. Il Vendola afferma che lo scrivente è "un noto diffamatore professionale": non è superfluo sottolineare che il sottoscritto è incensurato sicché l'affermazione è destituita di ogni fondamento”. Cosa avverrà ora. Torna in mente la circostanza per la quale il direttore de “Il Giornale” Vittorio Feltri per il caso Boffo, che portò alle dimissioni del direttore di Avvenire, venne sospeso per tre mesi dal Consiglio Nazionale dei Giornalisti dopo che l’Ordine della Lombardia ne aveva richiesto la sospensione per sei mesi. Il caso Vendola, governatore della Puglia, quale finale riserverà nella valutazione dell’Ordine?
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