mercoledì 15 febbraio 2012

Perché sciogliere per presunte “infiltrazioni mafiose” il consiglio comunale di Salemi in Sicilia e non, per esempio, quello di Altamura in Puglia?
by Carlo Vulpio

Ecco il testo integrale della lettera aperta di Carlo Vulpio, indirizzata anche al ministro dell'Interno, pubblicata da "il Giornale" il 15 febbraio 2012 in versione rimaneggiata (ma senza tradirne il senso, poiché i tagli sono stati eseguiti per sole ragioni di spazio).

Caro direttore, egregio signor ministro dell’Interno,
conosco bene Sgarbi, conosco Salemi – tanto che Sgarbi nel 2010 mi chiese di andare lì a fare l’assessore nella sua giunta – e conosco benissimo Altamura, 70 mila abitanti, in Puglia, sia perché ci sono nato sia perché – per il mio giornale, il Corriere della Sera – ho avuto modo di occuparmene diverse volte.
Cosa lega Salemi e Altamura? Quello che da oggi potremmo chiamare “il paradosso di Sgarbi”: se il consiglio comunale è quello di Salemi, è da sciogliere per presunte infiltrazioni mafiose, come recita il rapporto di polizia degli ispettori del Viminale; se invece il consiglio comunale è quello di Altamura, un bubbone in metastasi – come vedremo più avanti – esso può continuare a rappresentare il popolo, nonostante le inchieste delle procure antimafia, gli assassinii, gli attentati, le connivenze manifeste.
Non intendo svolgere analisi, ma solo mettere in fila dei fatti, affinché ciascuno possa formarsi una opinione da solo. Prima però devo dire una cosa essenziale. Sgarbi non solo non è mafioso – nemmeno per mentalità -e non ha favorito né la mafia né i mafiosi. Ma ha fatto un tale “pressing” con denunce alla magistratura, alle forze dell’ordine e all’opinione pubblica sul tema del più grande business di stampo mafioso del secolo, l’eolico e il fotovoltaico industriali, da essere diventato, come sindaco di Salemi, il candidato naturale delle ritorsioni mafiose, paramafiose e finto-antimafiose, queste ultime tipiche dei professionisti dell’antimafia.
Veniamo però ad Altamura ed elenchiamo, in 22 schematici punti, i fatti.
1) Questa ricca e operosa città è stata l’epicentro della inchiesta Sanità-Rifiuti, tutt’ora in corso, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari. Inchiesta che ha messo nei guai, tra gli altri, il senatore pd Alberto Tedesco (che, diciamolo subito, rischia di essere l’unico a pagare, affinché tutti gli altri si salvino). Un’inchiesta devastante che tuttavia è stata metodicamente “oscurata” dalle imprese della escort D’Addario. 2) Altamura è la città in cui opera l’azienda di raccolta e smaltimento rifiuti – azienda leader in Puglia - che ha il più grosso appalto della città (e in diverse altre città), coinvolta nell’inchiesta della Dda. 3) Questa azienda ha apertamente sostenuto la campagne elettorali di Tedesco e di Vendola. 4) Questa azienda, con la giunta Vendola, ha realizzato discariche da un capo all’altro della Puglia, in consorzio con il gruppo Marcegaglia, impresa capofila. 5) Un collaboratore di giustizia affiliato al clan del boss ammazzato il 6 settembre 2010 - che si e' autoaccusato dell'attentato ad Alessio Dipalo, un giornalista indipendente che denunciava il malaffare attraverso l'ascoltatissima Radio Regio -, ha rivelato di averlo fatto nell'interesse dell'azienda in questione allo scopo di “dissuadere” il giornalista. 6) Di Palo è stato minacciato, picchiato, ha subìto un attentato con una bomba, gli hanno incendiato l’auto e – come risulta dagli atti processuali –doveva essere ucciso. 7) I vertici dell’azienda in questione sono stati arrestati e risultano indagati per questi e altri fatti connessi. 8) Per gli stessi fatti e' stato anche arrestato un comandante dei carabinieri e sono indagati un sottufficiale dei carabinieri, alcuni politici e professionisti, tutti accusati di aver protetto il boss poi ucciso. 9) Negli ultimi quindici anni, in questa città che non è Salemi, sono state uccise 15 persone, e nessuno di questi casi è stato ancora risolto. 10) Dal 2005, in questa città che non è Salemi, sono sparite tre persone, tre casi di “lupara bianca”. 11) Mentre accadeva tutto questo, i politici di destra e di sinistra hanno fatto a gara a querelare Dipalo per diffamazione. 12) I pm di Bari hanno fatto a gara nel chiedere e ottenere il rinvio a giudizio di Dipalo per diffamazione. 13) Il procuratore aggiunto di Bari, Marco Di Napoli, oggi capo della procura di Brindisi, ha addirittura chiuso preventivamente Radio Regio, cosa mai accaduta a una radio libera dal 1976 a oggi (salvo casi legati a fatti di terrorismo). 14) Dipalo intanto, per l’altro pm che conduce l’inchiesta, Desirèe Digeronimo - contro cui si è scagliato Vendola con una lettera pubblica minacciosa e violentissima -, diventa supertestimone dell’inchiesta in corso. Oggi, dice il Rapporto Ossigeno della Federazione nazionale della stampa e dell’Ordine dei giornalisti, Dipalo è primo in classifica tra i giornalisti italiani in grave pericolo. Mentre il fratello di Dipalo, imprenditore taglieggiato, è diventato testimone di giustizia e con la famiglia si trova in una località protetta. 15) Il presidente del consiglio comunale di questa città che non è Salemi, è cugino e fan del boss ucciso. 16) Il sindaco, di centrodestra (ma la situazione non era diversa con il predecessore di centrosinistra), e un assessore di questa città che non è Salemi, erano anche loro fan su Facebook del boss ucciso e lo frequentavano. 17) Gli odierni consiglieri comunali di Sel e Pd, con la sponda di colleghi del PdL, sono gli stessi che hanno chiesto alla questura e al prefetto, con un provvedimento di consiglio comunale (!) di tenere “sotto osservazione” Radio Regio e i giornalisti troppo curiosi (per intimorirli, ovviamente), e oggi fanno “ammuina” e cadono dalle nuvole. 18) Per queste vicende, l’ex sottosegretario agli Interni, Alfredo Mantovano, ha più volte pubblicamente paragonato Altamura a Corleone (senza offesa per Corleone) e ha chiesto dimissioni ai soggetti interessati, i quali, sostiene Mantovano, “non possono stare nelle istituzioni e nemmeno far politica”. 19) Alcuni giorni fa, il gruppo dei Radicali, su questi avvenimenti, ha depositato una durissima interrogazione parlamentare, anche al ministro dell’Interno, chiedendo al ministro della Giustizia di inviare una ispezione alla procura di Bari e di appuntare l’attenzione sulle discariche e sul business dell’eolico e del fotovoltaico industriali, in cui la Puglia è regione “leader” in Italia. 20) La magistratura barese indaga. E va bene. Ma sembra procedere a 10 km all’ora. Evidentemente a Salemi sono così veloci da rischiare di essere sommari. 21) Anche al sottoscritto, e sia detto non per fatto personale, hanno rubato e incendiato l’auto. 22) Chiedo: ce n’è a sufficienza per sciogliere il consiglio comunale di Altamura? O “il paradosso di Sgarbi” da Salemi diventerà più noto di quello di Zenone da Elea?

domenica 5 febbraio 2012

Altra interrogazione su Grottelline presentata dal gruppo dei parlamentari Radicali eletti nel Pd
Storia di querele archiviate contro Nichi Vendola presentate dal giornalista Carlo Vulpio

QUALE FUTURO PER GROTTELLINE SITO DA VALORIZZARE OPPURE IMMONDEZZAIO?
ATTO CAMERA-INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/14699
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 579 del 31/01/2012
Firmatari
Primo firmatario: ZAMPARUTTI ELISABETTA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 31/01/2012
Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
BELTRANDI MARCO
PARTITO DEMOCRATICO 31/01/2012
BERNARDINI RITA
PARTITO DEMOCRATICO 31/01/2012
FARINA COSCIONI MARIA ANTONIETTA
PARTITO DEMOCRATICO 31/01/2012
MECACCI MATTEO
PARTITO DEMOCRATICO 31/01/2012
TURCO MAURIZIO
PARTITO DEMOCRATICO 31/01/2012
Destinatari
Ministero destinatario:
• MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
• MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI
• MINISTERO DELL'INTERNO
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 31/01/2012
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-14699
presentata da
ELISABETTA ZAMPARUTTI
martedì 31 gennaio 2012, seduta n.579

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro dell'interno.
- Per sapere - premesso che:

il commissario straordinario per l'emergenza ambientale in Puglia e presidente della giunta regionale pugliese, Nichi Vendola aveva firmato nel 2006 un contratto, della durata di 17 anni, con le imprese Tradeco-Cogem per la realizzazione di due discariche a Spinazzola, tra un villaggio neolitico risalente a 7.000 anni fa, una sorgente di acqua minerale nella vicina Poggiorsini e una masseria fortificata che fu dei Templari;

un mese prima, per lo scandalo dell'inquinamento provocato dalla discarica di Canosa di Puglia, tredici persone della stessa Tradeco erano state arrestate con le accuse di associazione a delinquere e traffico illecito di rifiuti;

il sito archeologico di Spinazzola, il cui nome è «Grottelline», venne segnalato per la prima volta alla Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia, e quindi al Ministero per i beni e le attività culturali, nel 1998. Ma soltanto nell'estate del 2005, dopo gli scavi condotti da Renata Grifoni Cremonesi, del dipartimento di scienze archeologiche dell'università di Pisa, è arrivata la consacrazione ufficiale che si tratta di un villaggio del Neolitico antico risalente a 7.000 anni fa, «con frequentazioni lungo tutto l'arco del Neolitico fino all'età del Rame (III millennio a.C.) e all'età del Bronzo (II millennio a.C.)». È insomma la testimonianza del più antico popolamento neolitico di Puglia, nelle cui grotte, oltre a «raffigurazioni e decorazioni architettoniche riconducibili ad ambienti di culto di età medioevale, sono incisi graffiti di età precristiana». E sorge a breve distanza dal Casale di Grottelline, «possedimento dei Templari documentato sin dal 1197»;

si tratta di un'area che non è stata ancora vincolata, nonostante il soprintendente, Giuseppe Andreassi, con una lettera del novembre 2005 avesse annunciato «l'avvio dell'iter» ed il commissario prefettizio Mariannina Milano aveva chiesto alla Regione la revoca del contratto di autorizzazione delle discariche sulla base di documenti del comune di Spinazzola che definivano come «estremamente rilevante» l'importanza del sito archeologico;

la vicenda viene trattata dal giornalista Carlo Vulpio in un suo articolo pubblicato dal Corriere della Sera dal titolo «Nel villaggio neolitico spuntano due discariche» del 7 luglio 2006 e quando, il giorno successivo, l'8 luglio 2006, sul litorale di Brindisi viene trovata una finta bomba con un messaggio di protesta per un depuratore non realizzato, il presidente della regione Vendola attribuisce la responsabilità morale dell'accaduto al giornalista Carlo Vulpio, il quale presenta un esposto alla procura generale di Bari archiviato dal procuratore capo, Emilio Marzano;

l'alto magistrato chiede, e ottiene, l'archiviazione della querela presentata da Vulpio con la seguente motivazione: è pur vero che Vendola ha gravemente diffamato Vulpio, ma Vulpio lo ha provocato. Quasi che il legittimo diritto di critica e di cronaca garantito dalla Costituzione - in riferimento peraltro ad articoli di stampa mai oggetto di querela, smentita o rettifica - possa essere degradato a mera «provocazione»;

allo stesso modo, successivamente, sarà archiviata un'altra querela di Vulpio a Vendola, il quale aveva definito il giornalista - nel corso di un interrogatorio reso dallo stesso Vendola al pubblico ministero di Bari, Digeronimo, che ha avuto ampia diffusione mediatica - «noto diffamatore professionale». Secondo il procuratore aggiunto di Bari, Annamaria Tosto, Vendola poteva legittimamente esprimersi in tal modo poiché il giornalista aveva comunque subito molti procedimenti per diffamazione (pur non essendo mai stato condannato);

della vicenda delle discariche di Spinazzola si sono occupati anche altri cronisti, come Cosimo Forina della Gazzetta del Mezzogiorno e Alessio Dipalo, direttore di Radio Regio Stereo, i quali per aver trattato questo e temi simili sono stati minacciati e picchiati selvaggiamente;

lo stesso Carlo Vulpio, che ha trattato questa vicenda anche dai microfoni di Radio Regio Stereo di Alessio Dipalo, ha subito il 4 ottobre 2011 un furto alla sua auto che è stata ritrovata quindici giorni dopo completamente carbonizzata, senza che allo stato agli interroganti risultino avviate indagini per appurare se l'atto sia da considerarsi intimidatorio, in quanto legato - come denunciato da Vulpio ai magistrati di Bari - alla sua attività giornalistica, sia in relazione alla già narrata vicenda delle discariche sia in relazione alle sue denunce sugli scempi ambientali causati dall'installazione di migliaia di pale eoliche e «parchi» fotovoltaici in Puglia;

la vicenda della discarica è per gli aspetti relativi all'ubicazione ancora oggetto di indagine da parte della procura della Repubblica di Trani, mentre per quanto riguarda i soggetti (amministrazione comunale di Altamura, Columella, e altre) che a vario titolo ne sono stati protagonisti è di competenza della direzione distrettuale antimafia di Bari, che indaga sulla «mala gestione» nella sanità regionale e sullo smaltimento di rifiuti sanitari ad Altamura - dove ricompaiono gli stessi soggetti di Grottelline e rispetto alla quale notizie di stampa del dicembre 2011 riferivano di un orientamento della procura verso l'archiviazione perché non sarebbero stati compiuti gli illeciti segnalati nelle informative dai carabinieri del Noe, il nucleo operativo ecologico;

come si legge in un articolo de «il Giornale» del 25 gennaio 2012, a firma di Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica, secondo un'annotazione della Guardia di finanza di gennaio 2011, l'ex pubblico ministero barese Pino Scelsi (già titolare dell'indagine sulle escort a palazzo Grazioli) sarebbe entrato in rotta di collisione con la pubblico ministero Desirée Digeronimo quando questa, nell'ambito delle indagini sulla sanità pugliese, si era imbattuta in 14 conversazioni tra l'allora assessore alla sanità e il suo entourage, con Michele Scelsi, medico e fratello del pubblico ministero barese. Fatto che, nonostante la Digeronimo abbia considerato quelle intercettazioni prive di rilievo penale, avrebbe portato Pino Scelsi a intercettare la collega nel 2009, dopo la lettera aperta che Vendola scrisse contro la stessa pubblico ministero per captarne «verosimilmente i commenti»;

nell'articolo si legge inoltre che il pubblico ministero barese Scelsi, interrogando l'assessore della regione Puglia alla sanità Tommaso Fiore, «gli consentiva di ascoltare un'intercettazione ambientale che riguardava la Sanità, un aiuto replicato poco dopo, il 26 giugno, quando il pm «fuori dalla verbalizzazione», riassume all'assessore l'esito di un'altra intercettazione ambientale tra Tarantini, Lea Cosentino (all'epoca a capo della Asl Bari) ed Enrico Intini, «riferendogli che era in corso una perquisizione» a casa della Cosentino. Il 24 luglio, giorno del terzo interrogatorio di Fiore, questi «inviava a Scelsi (a seguito di suggerimento di quest'ultimo) una nota nella quale l'assessorato (...) richiedeva al pm di «poter conoscere circostanze ed elementi» utili a verifiche amministrative interne cosa che gli fu dal pm concessa -:

se non ritenga il Ministro di promuovere iniziative ispettive presso la procura di Bari per l'esercizio dei poteri di competenza;

per quale motivo non sia stata ancora vincolata l'area per la quale il soprintendente, Giuseppe Andreassi, nel novembre 2005 aveva avviato l'iter e se non si ritenga di provvedere urgentemente in tal senso;

se e quali azioni si intendano promuovere a tutela dell'incolumità dei giornalisti che trattano la questione dei rifiuti sanitari, delle discariche (di Spinazzola e non solo) e della installazione di «parchi» eolici e fotovoltaici industriali.(4-14699)

martedì 24 gennaio 2012

SPINAZZOLA
TERRITORIO ED AMBIENTE
Grottelline, allagato il sito delle discariche
di Cosimo Forina
Nella relazione del Piano d’Ambito pubblicato nel suo sito web il 19 dicembre dall’Ato Ba/4 inviato in Regione per l’approvazione, è stato previsto biostabilizzatore e discarica di soccorso nuovamente a Grottelline. Il sindaco Nicola Di Tullio impegnato con la sua giunta ad organizzare per oggi, martedì 24 gennaio, un incontro con l’assessore regionale all’ambiente Lorenzo Nicastro circa le modalità con cui procedere al nuovo appalto sulla raccolta e smaltimento dei rifiuti a Spinazzola, è stato informato della scelta dell’Ato dalla “Gazzetta” e non dagli uffici comunali che da giorni avevano la documentazione. La possibilità del ricorso contro il Piano è previsto in sessanta giorni, ma trenta sono già trascorsi senza che la maggioranza guidata da Di Tullio che come primo atto del suo insediamento aveva deliberato l’uscita di Spinazzola dall’Ato Ba/4 per aderire a quello della provincia Barletta-Andria-Trani, sapesse nulla. E intanto le cave destinate ad ospitare i rifiuti per le piogge dei mesi scorsi si sono riempite copiosamente di metri d’acqua, tanto nella zona già coibentata con teli che nelle restanti fosse, evidenziando di fatto una situazione di criticità e di dissesto idrogeologico dell’area, già denunciata in passato alla magistratura e alla Regione con una propria relazione dal Comune di Poggiorsini. Il fiume disceso dalla Murgia ha portato detriti e persino spostato i container presenti nel cantiere della discarica. Ed intanto scoppia la polemica con reciproche pesanti accuse in interviste rilasciate al portale Spinazzolaonline.it tra il sindaco Di Tullio e l’ex primo cittadino Carlo Scelzi per i rapporti intrattenuti con la società di Altamura Tradeco di Carlo Dante Columella, gestore per sette anni del servizio rifiuti a Spinazzola e con la Cogeam, maggioranza gruppo Marcegaglia, della discarica da impiantare a Grottelline. Il presidente della provincia Francesco Ventola , in altra intervista, ha ribadito che «la vocazione del territorio non può essere quella di ospitare discariche. La provincia da subito ha dimostrato tutta la sua netta contrarietà all’impianto Grottelline, perché non interessa al nostro territorio. Abbiamo già altri impianti che possono benissimo soccombere alle difficoltà cui si va innanzi». Non si esclude una nuove petizione, come quella del 2006, per ribadire il “no” alla discarica a Grottelline, sito di interesse naturalistico, paesaggistico, monumentale e archeologico. Destinazione ritenuta dubbia in una audizione alla Commissione Parlamentare antimafia sul ciclo dei rifiuti dallo stesso presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, il quale aveva firmato la concessione di Grottelline all’Ati Tradeco-Cogeam. La storia su Grottelline sembra non trovare conclusione, l’Ato Ba/4 continua ad individuarla per ubicare i suoi impianti mentre la magistratura non sembra aver concluso le sue indagini. Nel mezzo, una città che vorrebbe valorizzare il sito a fini storici e turistici per portare investimenti sul territorio.
«Quando gli possiamo parlare?»
Al telefono, il patron della Tradeco ed i suoi rapporti con l’allora assessore Tedesco
Grottelline e autorizzazioni: ecco il contenuto di alcune telefonate intercettate dai carabinieri del Noe. Alle 9:47 del 5 marzo 2008 tale Antonio chiama l’ing. Carmine Carella. Quest’ultimo lo avverte che stava per recarsi agli Uffici del Genio Civile per concordare il deposito della documentazione per l’impianto di Grottelline di Spinazzola. Il problema relativo al rilascio delle autorizzazioni da parte degli Uffici del Genio Civile comporta l’intervento dell’assessore regionale alla sanità Alberto Tedesco, il quale viene investito da Francesco Petronella. Dal contenuto delle intercettazioni si evince che l’assessore sia pienamente a conoscenza delle dinamiche che coinvolgono la Tradeco in generale e, in anche questo caso, quella relativa al rilascio della documentazione per l’impianto di Spinazzola.
Alle 11:20 del 7 marzo 2008 Tedesco chiama Petronella, quest’ultimo riferisce di trovarsi a Modugno
negli Uffici del Genio Civile, per ritirare un certificato e che eventualmente lo avrebbe raggiunto in assessorato. Alle 11:49 del 7 marzo 2008. Petronella chiama l’assessore. Al telefono risponde la segretaria di quest’ultimo, tale Dolores, la quale viene invitata da Petronella a riferire all’assessore di aver trovato ancora intoppi nel rilascio di un certificato da parte degli Uffici del Genio Civile. Petronella avvisa la donna che l’assessore era in ufficio con l’ingegnere del Genio Civile, interessato alla pratica, e che l’assessore era a conoscenza dell’intera problematica. Alle 18:29 del 7 marzo 2008 Carlo Dante Columella chiama il cognato Francesco Petronella, sollecitandogli un incontro con l’assessore Tedesco.
Columella: Senti ad Alberto (Tedesco, ndr) quando gli possiamo parlare?
Petronella: adesso se ne è andato (incomprensibile..) domani, dopo domani, quando vogliamo noi, lunedì
C: sì, domani, dopodomani, lunedì, u’ mazz che tieni, domani mica lo possiamo trovare, domani
P: domani, lo devo chiamare domani mattina, alle nove
C: eh
P: perché ho parlato questa mattina
C: ah? No, e va bene, adesso è un altro fatto
P: no, ho parlato questa mattina e mi ha detto a me che ci dobbiamo sentire almeno due volte al giorno ..ride
C: due volte al giorno ti vuole sentire
P: almeno due volte al giorno
C: va bene, ciao.
Alle 17:04 del 11 marzo 2008 Petronella chiama Tedesco. La conversazione, secondo gli inquirenti, verte «con ragionevole certezza» sulla problematica incontrata dalla Tradeco nel reperire le autorizzazioni per Grottelline, atteso il tenore volutamente criptico utilizzato dai due interlocutori. Petronella chiede all’assessore di ricordarsi di risolvere quella situazione (Alberto ricordati quel fatto) , quest’ultimo lo tranquillizza sul buon esito (ho già parlato devi avere un po’ di pazienza).
L’area contesa da due bacini e due province
Mentre a Spinazzola l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Nicola Di Tullio si ritiene fuori dall’Ato Ba/4, tanto da non partecipare più alle riunioni del Consorzio, ecco alcuni dei passaggi nella relazione del Piano d’Ambito che invece coinvolgono la città direttamente. Si legge: «Per la Gestione a Regime è individuato l’impianto complesso a titolarità pubblica costituito da Centro di selezione e biostabilizzazione, con annessa discarica di servizio/ soccorso, in fase di realizzazione, sito in Spinazzola, località Grottelline». Altro riferimento si riscontra nello studio sulla “Viabilità” per giungere alla discarica di Grottelline e sul coordinamento con altri Ato presenti nelle province di Bari e Barletta, Andria e Trani: «il ciclo integrato di gestione dei rifiuti definito dalla pianificazione regionale vigente per l’Ato Ba4, prevede l’utilizzo di impianti da realizzare all’interno del territorio dell’Ato e di impianti realizzati dalle altre Autorità d’Ato della Provincia di Bari. In particolare per la frazione residuale è prevista la realizzazione (avviata ma al momento sospesa) di un impianto complesso di biostabilizzazione e selezione con annessa discarica di servizio e soccorso a Spinazzola (Provincia di Bat) in località Grottelline». Il documento poi si addentra nelle criticità presenti nell’Ato Ba/4: «Raccolta dei rifiuti solidi urbani, impianti di recupero». E circa gli impianti di trattamento/smaltimento si sottolinea: «Il sistema impiantistico per il trattamento, il recupero e lo smaltimento della frazione residuale dei rifiuti non risulta essere stato completato. In particolare i lavori per la realizzazione dell’impianto previsto a Spinazzola in località Grottelline – appaltati dal commissario delegato per l’emergenza ambientale – risultano sospesi e non si è in grado di stimare, con ragionevolezza, i tempi per la ripresa e l’ultimazione dei lavori. Il nuovo assetto organizzativo che la Regione Puglia ha definito a partire dal 1° gennaio 2012, che prevede l’istituzione di Ato a livello provinciale, incide considerevolmente sull’Ato Ba4 che è ricompreso nelle province di Bari e Bat e che è dotato di un solo impianto che ricade nella provincia di Bat, nel comune di Spinazzola. Con l’avvio della gestione d’ambito, e quindi attraverso la redazione del presente Piano d’Ambito, l’Autorità intende gettare le basi per la risoluzione dei problemi precedentemente elencati prevedendo azioni specifiche che consentano di superare le criticità riconducibili allo “status quo” dei servizi erogati. La questione degli impianti di conferimento delle diverse frazioni di rifiuti solidi urbani (Rsu) resta di fondamentale importanza ai fini di una seria programmazione e previsione della politica tariffaria del Consorzio: si impongono scelte sia da parte degli organi competenti del Consorzio stesso che da parte degli enti sovraordinati (Regione e Provincia), ferma restando la centralità e l’importanza fondamentale dell’impianto complesso delle Grottelline». E infine: «In merito a tale aspetto, scopi principali per l’Autorità di Bacino sono quelli di garantire, da un lato, in sede di programmazione e predisposizione degli atti di gara, la migliore e realistica approssimazione possibile di quelli che sono i costi, appunto, del servizio integrato, individuando quelle che possono essere considerate le voci certe ad esempio: il costo di conferimento dei rifiuti presso l’impianto complesso delle Grottelline». In buona sostanza l’Ato Ba/4, che comprende i Comuni di Altamura, Cassano delle Murge, Gravina in Puglia, Grumo Appula, Minervino Murge, Poggiorsini, Santeramo in Colle, Spinazzola, Toritto, come nel passato, ruota, in barba alla volontà del Comune di Spinazzola e della provincia per voce del suo presidente Francesco Ventola, intorno all’immondezzaio che si vuole costruire a Grottelline, senza cercare altre soluzioni. Come quella di individuare, vista l’adesione di Spinazzola e Minervino Murge alla provincia Barletta-Andria-Trani, eventuali altri siti idonei ricadenti nella Provincia di Bari.

mercoledì 4 gennaio 2012

GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO- NORD BARESE 4 gennaio 2012
AMBIENTE
L’EQUIVOCO «GREEN ECONOMY» ALTRO CHE TURISMO
L’invasione di tralicci e pannelli ha già comportato un pesante impatto sul territorio. Ma il peggio è in arrivo
Eolico e fotovoltaico nuovi impianti in vista
Spinazzola, il paesaggio sempre più a rischio
di COSIMO FORINA
Gli impianti fotovoltaici e del minieolico di recente realizzati, posizionati nei vari ingressi di Spinazzola, che si arrivi da Minervino Murge o dalla direttrice Gravina, non sono il massimo per una città che ambisce attraverso l’amministrazione Comunale guidata dal sindaco Nicola Di Tullio a candidarsi da agricola, specializzata nella monocoltura cerealicola, a turistica: per attitudine ambientale, storico, culturale. Un brutto impatto destinato persino a peggiorare. Tanto per i progetti già presentati per consumare altro territorio della città con eolico e fotovoltaico a gogò, che per la moltitudine, ancora peggiore della prima, di procedure di valutazione di impatto ambientale avanzate nei paesi vicini di Puglia e Basilicata. Denunciati e contrastati quest’ultimi dalla sola “Ola” Organizzazione lucana ambientalista. Una vera selva di pali smembra paesaggio, a centinaia, come gli ettari che si vogliono occupare coltivati e di pregio. Devastazione camuffata in nome della “Green Economy”. Sempre più “E conomy” che nulla ha di “verde ” finalizzata grazie agli incentivi in Italia più alti d’Europa, pagati dai contribuenti, a gonfiare, senza abbattere in modo consistente Co2 fossile in atmosfera come nelle intenzioni del protocollo di Kyoto, con milioni di euro i soli portafogli delle lobby degli industriali del vento e del sole. Piombati da ogni dove, dalla penisola e dall’estero: Cina, Spagna, Germania, in regioni fertili per l’affare, gravide non solo dall’accondiscendenza della politica, ma anche da infiltrazione di criminalità comune e mafiosa. Come avvenuto in Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna che ricorda nel suo aspetto peggiore quel che avvenne nell’ottocento a Klondike, west nordamericano, con i cercatori di pepite d’oro. Chiamato a fare da argine nei giorni scorsi al disfacimento del Belpaese, l’Italia, difesa nel suo paesaggio finanche dall’Art. 9 della sua Costituzione che i Padri Costituenti, incluso il giovane, poi statista, Aldo Moro, riservavano una tutela piena e preminente, il Presidente del Consiglio Mario Monti e i suoi Ministri. Attraverso una denuncia-richiesta di moratoria su tutti gli impianti eolici e fotovoltaici a terra avanzata dal Comitato nazionale contro fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi, che vede tra i suoi attivisti: Nadia Bartoli, l’avv. Gianluigi Ciamarra, Oreste Caroppo, Nunzia Ranaldo, Vitantonio Iacoviello e sottoscritta per contenuti ed istanze da altre associazioni ambientaliste italiane. Nel documento rivolto al presidente Monti accompagnato da supporto scientifico vengono evidenziati i danni attuati ed i rischi per l’ambiente e per la salute dovuti da questi impattanti impianti industriali. In particolare: “desertificazione artificiale, la cancellazione della biodiversità in estesissime aree, lo sterminio dell’avifauna per i volatili falcidiati in volo dalle pale rotanti, il danno al suolo ed al sottosuolo per estese profonde cementificazioni per i basamenti delle torri eoliche, tracce scavate per i cavidotti, movimentazioni terra impressionanti, azioni di diserbo selvaggio sotto i pannelli fotovoltaici, nonché danni pesanti a tutto il settore turistico, ad iniziare da quelle forme emergenti e virtuose di sviluppo turistico di qualità, alternativo, destagionalizzato, di tipo rurale, agrituristico, culturale e naturalistico, nonché costiero e culturale balneare, proprio ora che il turismo in Italia segna un considerevole incremento del 7% - in controtendenza su altri settori economici. Sviluppo su cui punta in modo determinante il suo futuro anche Spinazzola.

L’INTERVENTO L’ALLARME LANCIATO DAL DOTT. GIUSEPPE MISEROTTI, DELL’ISDE DI PIACENZA
«Ecco tutte le malattie provocate dagli impianti»
Tra gli allegati giunti al Presidente del Consiglio Mario Monti, che ben meriterebbero l’attenzione di tutti i sindaci italiani, anche la relazione redatta dal dott. Giuseppe Miserotti, presidente Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Piacenza, ISDE Piacenza. Il quale ha documentato con propri studi e puntuale letteratura scientifica i rischi sulla salute umana, animale e ambientale delle torri eoliche. Tra i passaggi salienti della richiesta di moratoria, il Comitato nazionale contro fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi, non contrario agli impianti sui tetti industriali, di edifici pubblici e privati di nuova attuazione, ha evidenziato a Mario Monti e ai suoi Ministri come: «le attuali leggi non prevedono ad esempio neppure una sufficiente davvero distanza minima degli impianti dalle vicine abitazioni, venendosi così a verificare assurde imposizioni e limitazioni all’altrui proprietà, con evidente e grave pregiudizio, in danno di quanti siano costretti a subire gli effetti negativi della vicinanza di vasti impianti: anomali effetti visivi, abbagliamento, offuscamento, surriscaldamento dell’area circostante, dispersione di nocivo cadmio (relativamente al fotovoltaico), di tossico neodimio (presente nei magneti delle turbine eoliche), e altri elementi e micro particelle di sostanze inquinanti, diserbanti e solventi (per il fotovoltaico), sollevamento di polveri da desertificazione artificiale dei suoli, nebulizzazioni degli oli di lubrificazione (per le turbine eoliche)». Miserotti si è soffermano sui rumori persistenti e incessanti delle turbine eoliche causa di stress psicologico, depressioni, squilibri ormonali, infertilità, disturbi del sonno e problemi di memorizzazione e d’apprendimento nei bambini in età scolare, (che annoverano già in Italia anche casi di suicidi da “sindrome da turbina eolica”, per quanti non hanno avuto i mezzi economici e/o la forza d’animo per trasferirsi via dalle familiari ed ataviche aree oggi così vandalicamente aggredite!)». «Si aggiunga, - si afferma nell’istanza, - il grande rischio per l’incolumità delle persone dovuto al lancio di frammenti di pale, anche di dimensioni notevoli, che possono giungere persino a gittate massime di due chilometri di distanza (da letteratura), a seguito di rottura a fatica delle pale, o di altri cedimenti delle turbine; la casistica di questi incidenti si va tristemente e preoccupantemente incrementando giorno dopo giorno nella letteratura tecnica internazionale sull’argomento. Per non parlare poi del pericolo per la navigazione aerea (e dei giorni scorsi, 9 nov. 2011, la tragica notizia dello schianto mortale di un elicottero di eliosoccorso 118 contro delle mega torri eoliche, in Sicilia) e per la navigazione nel caso dell’ubicazione off-shore delle torri in aree ad alto traffico, come ad esempio è nel caso dei progetti eolici folli nel Canale d’Otranto. Interferenze che sono altrettanto se non addirittura maggiori per la fauna la microfauna e la biodiversità più in generale”. E queste la chiamano “Green Economy” “economia verde” anche a Spinazzola. Un territorio che potrebbe essere ora salvato dalla moratoria e dal buon senso.

lunedì 19 dicembre 2011


L’AFFAIRE RIFIUTI
UN «CASO» CHE TIENE BANCO

Grottelline, i retroscena dell’ultima inchiesta
Spinazzola a rumore per le intercettazioni contenute nel fascicolo
di COSIMO FORINA
“Grottelline” continua a stupire. E il “don Carlo” non è solo un personaggio verdiano, ma anche il modo in cui l’ing. Carmine Carella si rivolge al telefono in modo ossequioso al suo datore di lavoro Carlo Dante Columella passato nel giro di qualche lustro da probo meccanico a patron dei rifiuti in Puglia con la sua società Tradeco di Altamura. L’annotazione è dei carabinieri del Noe di Bari a margine di alcune intercettazioni datate 2008 nell’ambito dell’inchiesta sanità-rifiuti che vede implicato anche l’ex assessore regionale alla sanità Alberto Tedesco, oggi senatore della Repubblica. L’attenzione degli inquirenti si estende in quel periodo sulla costruzione della discarica a “Grottelline ” nel territorio di Spinazzola destinata al Bacino Ba/4, concessa all’Ati Tradeco-Cogeam, dove Carella svolgeva attività di tecnico professionista. Sito che avrebbe dovuto sostituire la discarica gestita da Columella nella località “le Lamie” ad Altamura che anziché chiudere nel 2007. ottiene ulteriori proroghe in attesa dell’avvio della discarica di Spinazzola. Gli investigatori, su mandato della direzione distrettuale antimafia di Bari, puntano il loro orecchio elettronico sul numero di utenza del Carella e di Columella, tanto per la loro capacità ad ottenere permessi impensabili in Regione e Provincia a favore del gruppo che in base alle rivelazioni fornite dal collaboratore di giustizia Vincenzo Laterza. Il quale ha raccontato alla Dda di Bari della sua aggressione perpetrata con Biagio Genco (caso di lupara bianca) il 4 luglio 2006 ai danni del giornalista direttore di Radio Regio di Altamura Alessio Di Palo. Cronista al quale in un primo momento i due sgherri affiliati al boss Bartolo Dambrosio (ucciso nel settembre 2010) per un posto di lavoro promesso nella Tradeco avrebbero dovuto sparare, gambizzandolo, su mandato di Domenico Ciccirelli autista della Tradeco in ragione della ostinata attenzione che Di Palo poneva a tematiche ambientali ed in particolare al mondo dei rifiuti gestito da Carlo Dante Columella, ivi compreso l’impianto di Grottelline. Torniamo al “don”. Al momento delle intercettazioni che seguono, febbraio 2008, “Grottelline ” era di già sottoposta a sequestro probatorio da parte della Procura della Repubblica di Trani, pm Michele Ruggiero, per anomalie sul progetto e per la salvaguardia del sito Neolitico scoperto il loco dall’Università di Pisa. Ciò nonostante il padrone Columella e l’ing. Carella si confrontano telefonicamente sul da farsi. Carlo Columella sembra certo di superare ogni ostacolo ed annuncia di voler comprare le macchine necessaria ad attivare la discarica di Spinazzola. L’ingegnere frena e fa notare di non aver ricevuto dalla sua segretaria, Lucia Castoro, i rilievi. Gli ribatte Carlo Dante Columella alterando la voce che non è cambiato niente. La discussione si sposta poi sul telo con cui si dovrebbe coibentare la cava. A riguardo Columella fa il nome di una potenziale società fornitrice e l’ingegnere risponde così: «Basta qualcuno con i requisiti per la certificazione, ovvero dell’iscrizione per la categoria ex 19e». Della serie inutile andare per il sottile, tutto si aggiusta. Anche quando durante i lavori a Spinazzola erano stati rinvenuti nella cava prima dei rifiuti, per cui era stato necessario bloccare i lavori, che alcune grotte proprio sotto dove era stato previsto “sulla carta” senza rilievi diretti, l’impianto di biostabilizzazione. L’ing. Carella, tecnico che per il suo “don” salta da un impianto all’altro del gruppo posti in varie località della Regione, assicura tanto Columella come altri componenti che operano nelle varie società che la situazione è sotto controllo. Da cosa è dovuta questa certezza? Annotano i carabinieri del Noe: «Dalle intercettazioni svolte sin a questo momento emerge senza possibile equivoco la grande influenza esercitata dal titolare della Tradeco, Carlo Dante Columella, in settori politici amministrativi, circostanza che ha certamente favorito la crescita dell’azienda dello stesso gestita nel settore dei rifiuti». A conferma viene captata una telefonata di Nico D’Ambrosio cugino del boss ucciso, che per le sue dichiarazioni ha portato l’ex sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano a richiedere le sue dimissioni dal consiglio comunale di Altamura: «Si sentono in sottofondo voci maschili le quali fanno riferimento a Columella ed al suo potere che è tale da riuscire ad ottenere qualunque autorizzazione e/o certificato”. Se “don Carlo” sia più un manzoniano “don Rodrigo” toccherà ai magistrati definirlo, al momento risulta con il figlio Michele e cognato Francesco Petronella indagato per la gestione dei rifiuti ospedalieri con Alberto Tedesco.
L’INDIFFERENZA PER TERRITORIO E AMBIENTE
Una presenza ritenuta «scomoda» quella delle grotte nel sottosuolo murgiano
Così Carmine Carella, in una intercettazione, ricostruita dal Noe sottoponeva la scoperta delle grotte a tale Mimmo Diomeda: «sono sul cantiere di Spinazzola ed ho fatto delle verifiche, perché stiamo procedendo alla realizzazione delle fondazioni e probabilmente in prossimità del confine est potrebbero essere interessate le strutture delle fondazioni delle grotte che sono sottostanti sulla parte che degradava sulla gravina, allora per evitare problemi bisogna spostarci». Diomeda consiglia un sopralluogo oppure la necessità di fare un incontro urgente. Carella chiede: «pensi che ci voglia una conferenza (di servizi ndr) per lo spostamento planimetrico?» Risposta: «dobbiamo capire, se bisogna fare una variante, se ci sono i tempi giusti, bisogna rifletterci un po’. Fate delle proposte operative sempre informali. Ma tu ti vuoi spostare all’interno della cava?» Carella risponde di no «stiamo parlando dell’impiantistica, delle grotte sottostanti». Afferma Mimmo: «uno fa i sondaggi e dice, per cui è necessario veramente spostarci». Aggiunge Carella: «io ho avuto contatti con la dirigente della sovrintendenza dell’area archeologica e costei le ho accennato della presenza di alcune grotte, siccome hanno avuto una contezza diversa dello stato dei luoghi alla luce di queste cose che ci siamo dette, ora ci stiamo ponendo il problema e questo è uno dei parametri c’è ne uno di sicurezza, perché dobbiamo mantenere questa autorizzazione dovremo arretrarci da un lato e tirarci sopra». Conclude la telefonata Diomeda: «prepara un paio di soluzioni e propinale alla sovrintendenza
LE EMERGENZE RILEVATE DAGLI STUDIOSI NELLA ZONA DI «GROTTELLINE»
In zona un sito neolitico e una rara chiesa rupestre
Non bastava il sito Neolitico scoperto dall’Università di Pisa a mettersi come bastone tra le ruote per “don Carlo” Dante Columella che aveva portato all’azione del sequestro della Procura di Trani ed a dichiarare tra gli indagati lo stesso ingegnere Carmine Carella. Quelle grotte rinvenute durante i lavori e non prima nella fase di progettazione della discarica a “Grottelline ” sono in realtà una chiesa rupestre a croce greca con cinque absidi, una rarità. A dirlo è lo stesso perito nominato dall’Ati Tradeco-Cogeam, l’archeologo Michele Sicolo, chiamato in causa per periziare la necessità
dello spostamento dell’impianto previsto di biostabilizzazione, progetto che arriverà a firma di Carmine Carella sul tavolo della Regione Puglia, variante che convince per l’approvazione il dirigente Antonello Antonicelli dell’assessorato all’ambiente sorretto da Michele Losappio. Cosa altro sorprende in quel periodo. La maggioranza dell’amministrazione Comunale con il sindaco Carlo Scelzi, divenuto nel frattempo presidente dell’Ato Ba/4 a cui la discarica è destinata, prima contraria all’impianto poi favorevole alla discarica, in un consiglio comunale approva il progetto proposto dall’Ati Tradeco-Cogeam di variante, nonché la creazione sempre a “Grottelline ” di un impianto per il trattamento dei rifiuti umidi ed il deposito per quelli della frazione secca. Anche perché, dichiara nell’assise l’assessore verde Giuseppe Tarantini vi sarà la creazione di un viale che porterà i turisti a vedere la chiesa rupestre e il sito Neolitico a spesa dell’azienda. Non solo, a crescere rispetto al primo progetto della discarica saranno le aree verdi che un giorno verranno consegnate al comune di Spinazzola. Una visione di usufruire di una area archeologica davvero stupefacente: tra storia e mondezza.

domenica 18 dicembre 2011

INTERROGAZIONE DEL SENATORE D’AMBROSIO LETTIERI AL MINISTRO
Carcere,chiesta un’ispezione in cerca delle responsabilità per i danni causati dalla chiusura
di Cosimo Forina
Carcere di Spinazzola, il 15 dicembre è stata presenta una interrogazione rivolta al Ministro della Giustizia l’Avv. Prof. Paola Severino, dal senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri (Pdl), il quale ha avanzato richiesta di una ispezione per verificare le attuali condizioni della struttura con il fine di accertare responsabilità per gli eventuali danni prodotti nelle operazioni di chiusura. Nonché la valutazione della proposta di riapertura avanzata da Franco Ionta capo del DAP al Ministero della Giustizia, che, viene sottolineato dall’interrogante: “concorrerebbe ad attenuare la drammatica situazione del sovraffollamento degli istituiti penitenziari nella Regione Puglia”. Il quesito ripercorre tutta la storia dell’Istituto Penitenziario di Spinazzola a partire dal 1° dicembre 2004, sottolineando la sua qualificata validità per i detenuti sex offenders e di come sia stato disatteso l’auspicio del personale che anziché ricevere stabilizzazione e potenziamento si è visto chiudere il carcere con decreto disposto il 15 giugno 2011 dall’ex Guardasigilli Angiolino Alfano. In merito D’Ambrosio Lettieri il 12 gennaio 2011 aveva presentato un atto di sindacato ispettivo con il quale chiedevo al Ministro"di procedere all'integrazione del personale necessario per rendere completamente fruibile la struttura". Sullo smembramento del carcere. “A seguito del predetto decreto, scrive il senatore, si procedeva a rimuovere dal penitenziario gli arredi e le suppellettili mobili e fisse in dotazione, con procedure che l'interrogante considera sorprendenti sia per la tempestività che per le modalità dei lavori che avrebbero cagionato danni strutturali meritevoli di verifica da parte delle competenti autorità”. Una foga al buio. “In data 28 luglio 2011, viene sottolineato nell’atto del senato, veniva comunicata all'Agenzia del demanio la chiusura della struttura dell'Istituto di Spinazzola, anche al fine della riconsegna all'Agenzia detto immobile del quale non si conosce la futura destinazione.” La ricostruzione degli avvenimenti non manca di menzionare gli articoli di cronaca della “Gazzetta del Mezzogiorno”, così come l’atteggiamento assunto dal sindacato Osapp. Infatti, solo il vice segretario nazionale di questa organizzazione, Domenico Mastrulli risulta essere l’unico sindacalista ad aver spinto sulla chiusura del carcere di Spinazzola, addirittura accreditandosene la paternità. Inoltre il Mastrulli di propria iniziativa scriveva al Ministro dell'interno e al Ministro della giustizia: “proponendo di trasformare il carcere in Centro di accoglienza richiedenti asilo (CARA), nell'ambito delle attività CARA per ospitare a tempo determinato cittadini immigrati al fine di integrare le attività svolte dalle strutture sovraffollate del CARA di Bari”. Suscitando tra l’altro l’immediata dura presa di posizione dell’amministrazione Comunale. Ed invece conclude il senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri: “la struttura penitenziaria di Spinazzola, già valutata con buone potenzialità sebbene non adeguatamente utilizzata, potrebbe essere ancora riutilizzata in quanto è dotata di buone condizioni strutturali e di sufficiente capacità ricettiva, nonostante i danni che secondo l'interrogante sarebbero stati prodotti durante le operazioni di rimozione delle suppellettili fisse”. Tant’è che: “il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (DAP) del Ministero della giustizia ha proposto al Ministro della giustizia, il 25 ottobre, la riapertura della citata struttura in considerazione dell'esigenza di adottare soluzioni urgenti a gravi condizioni di sovraffollamento di alcuni istituti penitenziari; il carcere di Spinazzola, secondo il giudizio del DAP, potrebbe essere destinato ad ospitare oltre i detenuti cosiddetti "sex offenders" anche i detenuti protetti”.

sabato 10 dicembre 2011

AMBIENTE
RIFIUTI & INTRIGHI

C’era anche Grottelline nell’«affaire Altamura»
Spinazzola, la discarica sulla Murgia nel faldone della Dda
IL BLITZ
Mafia, politica e affari: la nuova ondata di arresti e indagati ha svelato retroscena e riflessi anche sulla vicina Spinazzola
di COSIMO FORINA
Mafia, politica e affari: la nuova ondata di arresti e indagati ad Altamura ha i suoi riflessi anche sulla vicina Spinazzola. Su richiesta del pm Desirè Digeronimo nei giorni scorsi è stato posto ai domiciliari Nicola Lo giudice (maresciallo dei carabinieri). Custodia in carcere, invece, per Giuseppe Antonio Colonna e Mario Dambrosio. Indagati a piede libero Vincenzo Crapuzzi, Bartolo Dambrosio (assassinato nel settembre 2010), Biago Genco (caso di lupara bianca) Vincenzo Laterza (collaboratore di giustizia), Vincenzo Scalera, Vincenzo Siani, Giuseppe Bruno,Vito Zaccaria, Mario Clemente, Massimo Carotenuto (maresciallo dei Carabinieri) e Domenico Cicirelli.
I REATI
I reati contestati: associazione mafiosa, usura, estorsione, detenzione e porto illegale di armi da guerra con relative munizioni e sostanze esplodenti. Si tratta, in pratica, di uno stralcio, importante, della complessa indagine sulla sanità pugliese condotta da anni dalla Direzione antimafia di Bari che vede indagato l’ex assessore alla sanità, oggi senatore Alberto Tedesco più quaranta, di cui è stato chiesto nuovamente l’arresto per associazione a delinquere. Anche nell’ultimo provvedimento che porta la firma del gip Vito Fanizzi come nel caso di quanto evidenziato già dal gip Giuseppe De Benedictis, indagine Tedesco, conclusa dai pm Desireè Digeronimo, Marcello Quercia e Francesco Bretone, si fa riferimento a Spinazzola. Meglio: all’aggressione subita il 5 luglio 2006 dal giornalista direttore di Radio Regio Alessio Di Palo. Il 29 giugno 2006 Di Palo con l’inviato del Corriere della Sera Carlo Vulpio e con l’avv. Vincenzo Giancaspro presidente dell’associazione “Senza Reti” erano venuti a Spinazzola per concludere con una conferenza, la raccolta di firme organizzata dal comitato contro la realizzazione della discarica da costruire in località “Grottelline”, affidata dalla giunta regione Vendola per circa 20 anni all’Associazione temporanea di imprese Tradeco- Cogeam, la prima azienda del patron dei rifiuti Carlo Dante Columella, coindagato con figlio e cognato con Alberto Tedesco, la seconda azienda della famiglia della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia (non risultano indagini a riguardo). La spedizione punitiva (pugni e calci) contro il giornalista fu perpetrata da Biagio Genco e da Vincenzo Laterza (detto «Sasanidd»). Identificati da Di Palo grazie all’intervento di Nico Dambrosio, consigliere comunale della città. I due sgherri erano legati al boss Bartolo Dambrosio, ucciso nel settembre 2010, il quale, è negli atti, in quella circostanza affronta e schiaffeggia Nico Dambrosio per aver consentito il riconoscimento dei suoi sodali. Alessio Di Palo, sentito dagli inquirenti, collegò l’aggressione subita alla azione di denuncia sull’imprenditore Columella e dei suoi rapporti con politici locali.
LE INTIMIDAZIONI
Il giornalista riferiva ai magistrati «di aver iniziato a ricevere intimidazioni quando, nel 2004, iniziò a trattare tematiche ambientali. In particolare, nei giorni precedenti all’aggressione, aveva denunciato, anche dalla sua Radio la costruzione della discarica a Spinazzola, in località “Grottelline ”, sequestrata dalla Procura di Trani, perché localizzata su ampia area di interesse storico e archeologico». Lo stesso Di Palo riferì che Biagio Genco (detto Gino) era legato a Mimmo Cicirelli autista della Tradeco e persona di fiducia di Carlo Dante Columella, aggiungendo che padre e fratello di Gengo lavoravano alle dipendenze del Columella. Ed infine il suo sospetto sull’aggressione ricadeva su Carlo Dante Columella, Domenico Ciccirelli e nell’assessore Vito Zaccaria, quali probabili mandanti. SparitoBiagio Genco, il quale viene ritenuto dai magistrati deceduto in seguito ad un probabile omicidio, caso di lupara bianca, Vincenzo Laterza diviene collaboratore di giustizia. Ed è lui a confermare i sospetti di Alessio Di Palo nel corso di diversi interrogatori. Mandante dell’aggressione Domenico Cicirelli, motivi: “ascrivibili alla trattazione di tematiche ambientali da parte del giornalista, contro l’imprenditore altamurano Carlo Dante Columella. L’indennizzo offerto per l’aggressione, rappresentato dall’offerta di un posto di lavoro nella Tradeco del Columella. Alessio Di Paolo, ha riferito Laterza, doveva essere gambizzato, questo l’ordine impartito dal Ciccirelli, che non si concretizzo per l’intervento di Nico Dambrosio, parente e amico del Di Palo. Anche il fratello di Biagio Genco, Vincenzo, nel corso del suo interrogatorio ha confermato la ragione dell’aggressione ad Alessio Di Palo: smaltimento dei rifiuti. Indicando la chiamata di reità del Zaccaria. Perché spunta fuori il nome dell’avv. Vito Zaccaria? A riferirlo è il fratello di Alessio Di Palo, Francesco, taglieggiato e aggredito più volte sino a portarlo alla chiusura della sua azienda “Venere srl”.
LE INDAGINI
Francesco Di Palo è oggi un testimone di giustizia, tenuto in località segreta con la sua famiglia. Ed è lui che riferisce agli inquirenti di essere stato invitato dallo Zaccheria ad intervenire nei confronti del fratello Alessio, reo di ostacolare la sua ascesa nel mondo politico di Altamura, mediante le sue inchieste giornalistiche effettuate contro alcune imprese costruttrici che lo avrebbero aiutato nella scalata, con i voti, delle amministrative del 2006. Su Carlo Dante Columella non vi sono provvedimenti circa le dichiarazioni degli indagati e testimoni di giustizia. Alla luce dei nuovi sconcertanti avvenimenti i parlamentari Pierfelice Zazzera (Idv) e Dario Ginefra (Pd) hanno chiesto lo scioglimento del consiglio Comunale di Altamura. Ma il terremoto, che potrebbe abbattersi sulla terra di Murgia, pare sia solo ad una prima lieve scossa