sabato 29 settembre 2012
TRASPORTI E PARADOSSI
IL CASO “BARLETTA-SPINAZZOLA”
SEMPRE PIÙ PULLMAN
Dopo il nubifragio tra Canosa e Barletta, e la
frana vicino a Canne, anche le sei corse di
Treni da quindici giorni sono stati sostituiti
IL SISTEMA INTEGRATO
Trenitalia taglia i convogli mentre le università
studiano invece “il sistema integrato ed
interconnesso definito dalla rete ferroviaria”
Et voilà, ecco a voi la “ferrovia senza binari”
Si moltiplicano i bus,ormai solo gli studiosi si occupano dei binari
di Cosimo Forina
Spinazzola-Quando si dicono le contraddizioni all’italiana, quelle su cui a riderci sopra non si fa peccato per non piangerci. Torniamo a parlare della tratta ferroviaria Barletta- Spinazzola.
Nei giorni scorsi si è conclusa l’esperienza della Summer School Open City, una iniziativa promossa in collaborazione con il Politecnico di Bari, l’Università della Basilicata, l’Università “Federico II” di Napoli, l’Universidad Politècnica di Valencia ed il Centro Educazione Ambientale di Bisceglie che rientra nell’ambito del processo di elaborazione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale. Tema: Settimana Europea della Mobilità Sostenibile, quest’anno denominato “Muovendosi verso la giusta direzione”. Oggetto dello studio: “il sistema integrato ed interconnesso definito dalla rete ferroviaria Barletta-Spinazzola, quale spina dorsale infrastrutturale, parallela al tracciato del fiume Ofanto nell’Ambito paesaggistico della Valle dell’Ofanto, insieme al grande patrimonio edilizio ed ambientale legato alla tratta ferroviaria ed ai beni ambientali quali il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, il Parco regionale del Fiume Ofanto, la foce dell’Ofanto o le Saline di Margherita di Savoia”.
Ci vengono a studiare anche da oltre Alpi? Ecco la delusione. L’assessore Giuseppe Blasi di Spinazzola scrive: “oggi ho inviato d'intesa con il Sindaco di Canosa e Minervino un telegramma all'assessorato ai trasporti della Regione Puglia per richiedere un incontro urgente perché, dopo il nubifragio tra Canosa e Barletta che ha causato una frana vicino a Canne della Battaglia , anche le sei corse di treni da quindici giorni sono stati sostituiti con i pullman. A metà del mese ho chiamato la responsabile dell'ufficio trasporti della Regione Puglia per avere spiegazioni in merito, la quale ha affermato che da Trenitalia non aveva avuto nessuna comunicazione della sostituzione delle corse dei treni e che ci avrebbe informato dell'accaduto. Ad oggi nessuna notizia. Inoltre domani partirà una nota del Sindaco che al di là degli accordi di ipotesi di razionalizzazione del percorso dei bus sostitutivi avvenuto alla Regione in data 22 giugno, chiederà che con il percorso nuovo non si perda la fermata di piazza Plebiscito”.
Mentre, quasi fosse una concessione straordinaria l’assessore Blasi e sindaco Di Tullio cercano di strappare una fermata in più del pullman anche in paese, la domanda d’obbligo è altra: “possibile che la tratta Barletta-Spinazzola oggetto di cotanto studio è completamente chiusa e in Regione nessuno sa nulla?
Questo hanno scritto a Guglielmo Minervini assessore regionale alle infrastrutture strategiche e mobilità i primi cittadini: “I sottoscritti Ernesto La Salvia, Nicola Di Tullio, Rino Superbo, rispettivamente sindaci dei comuni di Canosa di Puglia, Spinazzola, Minervino Murge, considerata l'assenza di informazioni e comunicazioni da parte di Trenitalia, tenuto conto delle molteplici difficoltà affrontate giornalmente dai pendolari per l'interruzione della linea Barletta – Spinazzola chiedono un incontro urgente anche per la definizione e razionalizzazione del percorso di bus sostitutivi”. Non sappiamo con quale carico di sapere i partecipanti dell’esperienza della Summer School Open City siano ripartiti. E’ probabile che nei giorni di permanenza dei 60 ricercatori non siano mancati momenti di convivialità. Ma questa barzelletta sulla tratta Barletta-Spinazzola: la ferrovia dei binari senza i treni, siamo certi non è stata probabilmente, forse per pudore, raccontata da nessuno.
lunedì 10 settembre 2012
BENI CULTURALI
Riemerge uno scempio
REPERTI ESPORTATI AD ALTAMURA
Molte testimonianza dei siti sono state raccolte da un appassionato e consegnate alle autorità che, però le hanno avviate ad Altamura
CHE FARE?
Gli episodi rilanciano la necessità di realizzare un museo cittadino che possa conservare un patrimonio sempre più considerevole.
La strada che cancellò la storia
Spinazzola, numerosi i siti archeologici coperti con l’asfalto della Regionale 6
Il danno e la beffa:Passato distrutto e opera incompiuta
di Cosimo Forina
Spinazzola - In molti si lamentano perché a distanza di anni l’ex «R6» ora «SP3» è ancora un’opera incompiuta. Il motivo che ha portato alla non possibilità di procedere alla sua ultimazione è stato quello della presenza in agro di Minervino Murge di un sito archeologico dell’Età del Rame di estremo interesse. Ma in quanti sanno che per costruire questa strada che collega Spinazzola, Minervino e Canosa sino all’ingresso dell’autostrada molte altre aree di pari importanza, nel territorio di Spinazzola, sono state sistematicamente distrutte?
L’arteria è di certo di estremo rilievo, necessaria per far uscire le città dell’entroterra della Murgia dal loro isolamento, specie se questo significa dopo la chiusura dei nosocomi di Spinazzola e Minervino poter raggiungere un presidio ospedaliero in tempi decenti e non solo. Maggiore viabilità significa anche arrivo di gente, scambi e nuova vitalità. Solo da qualche giorno abbiamo ricevuto alcune fotografie che ci hanno colto di sorpresa. Si riferiscono ai lavori del tratto della «R6» sul territorio di Spinazzola. Sono la documentazione provante che da questo versante non ci si è fatto scrupolo nel passare sulla storia, coprirla e distruggerla, così come modificare con enormi sbancamenti la morfologia dei luoghi. Un vero scempio sottaciuto per anni, oltre venti, se pur in minima parte evitato. Solo perché qualche cittadino ha avuto il buon senso di segnalare i siti e i reperti archeologici alla Soprintendenza dando l’allarme. Ma questo a differenza di quel che è successo a Minervino, a Spinazzola, non ha portato al fermo dei lavori e tanto meno all’imposizione di vincolo. Ci si è limitati, inspiegabilmente all’epoca, alla raccolta dei reperti che ora fanno bella mostra nel Museo Nazionale di Altamura. E già, perché a Spinazzola in assenza di un museo tutto viene portato via, scippato, con la conseguenza che non si può dare piena e compiuta identità storica alla città. Una sorta di maledizione. Li dove gli altri esaltano il loro patrimonio, qui, invece, nonostante la presenza di siti che testimoniano in modo certo la presenza dell’uomo in forma stanziale da ben diecimila anni, tutto diventa marginale, insignificante. Chi ha consegnato le foto alla “Gazzetta” ha anche raccontato: «appena mi sono accorto di quello che stava emergendo ho subito avvisato la responsabile della Soprintendenza. A lei ho consegnato anche altri reperti che mi era capitato di raccogliere, perché in superficie, in aree limitrofe a quelle dove stavano facendo gli sbancamenti. Come il fossile della zanna». «L’unica mia soddisfazione - conclude - è stata quella di rivedere nel museo di Altamura, dopo qualche anno, quello che io avevo trovato occasionalmente in cocci, ricostruito in una teca. Poi i lavori sono proseguiti, senza nessun impedimento».
Per posare l’asfalto hanno spazzato via grotte di estrema bellezza, forse anche più significative di quelle di “Grottelline” dove è venuto alla luce un sito del Neolitico datato VI millennio a.C. dall’Università di Pisa in cui sono ancora presenti i reperti di Spinazzola, ceramica impressa, non ancora restituiti alla città ma da questa nemmeno reclamati.
Altamura ha sempre fatto da “asso pigliatutto”. Questa nuova documentazione fotografica aggiunge al già corposo elenco di reperti in custodia altrove, altro patrimonio di Spinazzola che è tempo che ritorni alla città. Così come dove possibile si prosegui nelle campagne di scavo che hanno portato alla luce la Villa Romana in località Santissima, il villaggio dell’Età del Bronzo tanto nell’area castello che alla Rocca del Garagnone, quello del Neolitico a Grottelline, nonché per citare l’ultimo in ordine di tempo, il sito delle incisioni su roccia nel riparo del “Cavone” datato all’Età dei Metalli.
Tutto questo oltre ad essere storia è anche futuro per la città e da queste parti la necessità di crearne uno solido è diventato fatto urgente e necessario. Anche per i più profani le fotografie indicano ancora una volta che il territorio di Spinazzola è interessato da siti di diverse epoche, tutti di rilievo come la presenza dei fossili. Senza il ritorno delle sue testimonianza Spinazzola viene privata di un bene importante. Non può esserci altra città se non quella dei ritrovamenti a parlare del suo passato. La «R6» va completata, ma qualcuno si chieda cosa è successo e perché nel costruirla si è proceduto senza nessun rispetto dei luoghi.
Riemerge uno scempio
REPERTI ESPORTATI AD ALTAMURA
Molte testimonianza dei siti sono state raccolte da un appassionato e consegnate alle autorità che, però le hanno avviate ad Altamura
CHE FARE?
Gli episodi rilanciano la necessità di realizzare un museo cittadino che possa conservare un patrimonio sempre più considerevole.
La strada che cancellò la storia
Spinazzola, numerosi i siti archeologici coperti con l’asfalto della Regionale 6
Il danno e la beffa:Passato distrutto e opera incompiuta
di Cosimo Forina
Spinazzola - In molti si lamentano perché a distanza di anni l’ex «R6» ora «SP3» è ancora un’opera incompiuta. Il motivo che ha portato alla non possibilità di procedere alla sua ultimazione è stato quello della presenza in agro di Minervino Murge di un sito archeologico dell’Età del Rame di estremo interesse. Ma in quanti sanno che per costruire questa strada che collega Spinazzola, Minervino e Canosa sino all’ingresso dell’autostrada molte altre aree di pari importanza, nel territorio di Spinazzola, sono state sistematicamente distrutte?
L’arteria è di certo di estremo rilievo, necessaria per far uscire le città dell’entroterra della Murgia dal loro isolamento, specie se questo significa dopo la chiusura dei nosocomi di Spinazzola e Minervino poter raggiungere un presidio ospedaliero in tempi decenti e non solo. Maggiore viabilità significa anche arrivo di gente, scambi e nuova vitalità. Solo da qualche giorno abbiamo ricevuto alcune fotografie che ci hanno colto di sorpresa. Si riferiscono ai lavori del tratto della «R6» sul territorio di Spinazzola. Sono la documentazione provante che da questo versante non ci si è fatto scrupolo nel passare sulla storia, coprirla e distruggerla, così come modificare con enormi sbancamenti la morfologia dei luoghi. Un vero scempio sottaciuto per anni, oltre venti, se pur in minima parte evitato. Solo perché qualche cittadino ha avuto il buon senso di segnalare i siti e i reperti archeologici alla Soprintendenza dando l’allarme. Ma questo a differenza di quel che è successo a Minervino, a Spinazzola, non ha portato al fermo dei lavori e tanto meno all’imposizione di vincolo. Ci si è limitati, inspiegabilmente all’epoca, alla raccolta dei reperti che ora fanno bella mostra nel Museo Nazionale di Altamura. E già, perché a Spinazzola in assenza di un museo tutto viene portato via, scippato, con la conseguenza che non si può dare piena e compiuta identità storica alla città. Una sorta di maledizione. Li dove gli altri esaltano il loro patrimonio, qui, invece, nonostante la presenza di siti che testimoniano in modo certo la presenza dell’uomo in forma stanziale da ben diecimila anni, tutto diventa marginale, insignificante. Chi ha consegnato le foto alla “Gazzetta” ha anche raccontato: «appena mi sono accorto di quello che stava emergendo ho subito avvisato la responsabile della Soprintendenza. A lei ho consegnato anche altri reperti che mi era capitato di raccogliere, perché in superficie, in aree limitrofe a quelle dove stavano facendo gli sbancamenti. Come il fossile della zanna». «L’unica mia soddisfazione - conclude - è stata quella di rivedere nel museo di Altamura, dopo qualche anno, quello che io avevo trovato occasionalmente in cocci, ricostruito in una teca. Poi i lavori sono proseguiti, senza nessun impedimento».
Per posare l’asfalto hanno spazzato via grotte di estrema bellezza, forse anche più significative di quelle di “Grottelline” dove è venuto alla luce un sito del Neolitico datato VI millennio a.C. dall’Università di Pisa in cui sono ancora presenti i reperti di Spinazzola, ceramica impressa, non ancora restituiti alla città ma da questa nemmeno reclamati.
Altamura ha sempre fatto da “asso pigliatutto”. Questa nuova documentazione fotografica aggiunge al già corposo elenco di reperti in custodia altrove, altro patrimonio di Spinazzola che è tempo che ritorni alla città. Così come dove possibile si prosegui nelle campagne di scavo che hanno portato alla luce la Villa Romana in località Santissima, il villaggio dell’Età del Bronzo tanto nell’area castello che alla Rocca del Garagnone, quello del Neolitico a Grottelline, nonché per citare l’ultimo in ordine di tempo, il sito delle incisioni su roccia nel riparo del “Cavone” datato all’Età dei Metalli.
Tutto questo oltre ad essere storia è anche futuro per la città e da queste parti la necessità di crearne uno solido è diventato fatto urgente e necessario. Anche per i più profani le fotografie indicano ancora una volta che il territorio di Spinazzola è interessato da siti di diverse epoche, tutti di rilievo come la presenza dei fossili. Senza il ritorno delle sue testimonianza Spinazzola viene privata di un bene importante. Non può esserci altra città se non quella dei ritrovamenti a parlare del suo passato. La «R6» va completata, ma qualcuno si chieda cosa è successo e perché nel costruirla si è proceduto senza nessun rispetto dei luoghi.
giovedì 30 agosto 2012
ENERGIA E AMBIENTE
IL CASO CONTRADA «PODICE»
INTERESSI CONTRASTANTI
Lo scontro, questa volta, è tra la proprietà dei terreni e le società che propongono progetti a tutto spiano
SEGNALAZIONE IN PROCURA
Il proprietario dei suoli ha segnalato tentativi di violazione della proprietà privata per la realizzazione della stazione elettrica
EOLICO, UN NUOVO BRACCIO DI FERRO
Spinazzola, tra i punti critici la valutazione di impatto ambientale su un «cavidotto»
di Cosimo Forina
SPINAZZOLA. Niente più sviste e silenzi. Spira una brutta aria, quella delle osservazioni e intervento della Procura, per gli industriali del vento che intendono piazzare le loro pale eoliche. Utilizzando il territorio di Spinazzola e in particolare l’eventuale loro allacciamento alla Stazione Elettrica Terna più volte revocata in auto-tutela dalla Regione Puglia che si vuole costruire in contrada “Podice ”. Braccio di ferro tra la proprietà dei terreni, l’ing. Donato Cancellara e le società che avanzano progetti a tutto tondo. Le ultime osservazioni in ordine di tempo riguardano la procedura V.I.A. per un impianto eolico denominato “Castellani” di 75 MW della società WKN Basilicata Development PE2 S.r.l. che pur ricadente nella Regione Basilicata intende portare il suo cavidotto per la connessione a Spinazzola. La documentazione oltre ad essere stata inviata all’Ufficio Programmazione, Politiche Energetiche V.I.A. e V.A.S. della Regione Puglia, al Dipartimento Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità Ufficio Compatibilità Ambientale della Basilicata è giunta al Comune di Spinazzola, indirizzata al sindaco Nicola Di Tullio, all’arch. Vincenza Rotondella e al geometra Vittorio Patruno. L’ingegnere ricorda ancora una volta, di essere interessato e aver già segnalato alla Procura della Repubblica di Trani, inchiesta affidata pm Michele Ruggiero, di tentativi di violazione della proprietà privata per la realizzazione della presunta stazione elettrica 150/380 kV e come questa sia in violazione di legge, anche per la presenza del torrente Basentello. Ma come già fatto in altre osservazioni riguardanti altri progetti, l’ingegnere, evidenzia ancora il trascurato pericolo di incendi accidentali delle torre eoliche, oggetto di alcuni articoli anche della “Gazzetta”, recepiti dall’on. Elisabetta Zamparutti, radicale, che ha presentato a tal proposito un’interrogazione parlamentare. Ma questa volta Cancellara si spinge oltre nella sua analisi richiamando maggiore attenzione di chi siederà al tavolo della valutazione. Al punto due delle sue osservazioni si sottolinea: «Lo studio di impatto ambientale presentato dalla società WKN Basilicata Development PE2 S.r.l. riporta a pag.31 “Quadro di riferimento programmatico” a firma dell’ing. Giovanni Di Santo e dell’ing. Giuseppe Manzi entrambi dell’Ordine degli Ingegneri di Potenza, la seguente affermazione del tutto fuorviante: “il territorio di Spinazzola viene coinvolto marginalmente dalla realizzazione del parco eolico. In esso è prevista la realizzazione della Stazione Elettrica. di connessione, in entra-esce tramite nuovi raccordi sulla direttrice AAT “M atera- S. Sofia”». «Ciò che gli ingegneri Di Santo e Manzi definiscono “marginale” - scrive Cancellara - riguarda invece una enorme opera elettrica di capacità 1000MW a fronte dei 75MW di potenza dell’impianto eolico presentato dalla società WKN. Trattasi di un’opera elettrica che occuperebbe, tramite procedura espropriativa, le seguenti superfici: area stazione Terna: 76.496 mq, area per strada di accesso e scarico acque: 9.352 mq, area servitù connessione alla linea AAT “Matera - S. Sofia ”: 8.007 mq, area occupazione temporanea: 43.154 mq. La stazione elettrica in questione, di oltre 76 mila mq di superficie, prevedendo la realizzazione di 4 enormi trasformatori ATR da 250MW ciascuno, svariati fabbricati, piazzale in cemento armato, una selva di apparecchiature elettriche, sbarre e tralicci in acciaio, è un’opera elettrica tutt’altro che marginale come invece truffaldinamente affermano i giovani ingegneri progettisti». Ed ancora: «Alcuno studio di impatto ambientale viene presentato nonostante venga considerata la stazione Terna, in qualità di opera connessa, parte integrante del progetto presentato. Alcuno studio circa i problemi di cumulazione della stazione Terna con la miriade di sottostazioni elettriche di utenza, di migliaia di mq ciascuna, disseminate in adiacenza alla medesima in un area definita “area produttori” (così chiamata nelle tavole redatte dalla stessa Terna presenti nel progetto della società Wkn Basilicata Development PE2 S.r.l.)». Nelle 17 pagine di osservazioni quello che più viene marcato è la necessità di valutare l’insieme degli interventi che andrebbero di fatto a stravolgere l’intero territorio e il suo ecosistema.
ENERGIA E AMBIENTE CON UNA NOTA INVIATA NEI GIORNI SCORSI AL GOVERNO NAZIONALE
«Troppe imprecisioni» in campo anche il Comitato nazionale
l SPINAZZOLA. Il richiamo alla vigilanza su come vengono presentati i progetti non sono prerogativa del solo ing. Donato Cancellara che difende la sua proprietà. Proprio nei giorni scorsi «Il Comitato Nazionale contro fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi» 8.000 cittadini aderenti, in una nota inviata anche al Governo, chiede che sulle “imprecisioni ” nei progetti eolici, fotovoltaici e sottostazioni elettriche: casuali o finalizzate a trarre in inganno gli esaminatori, intervenga la magistratura. Con: «punizioni severe sulle “imprecisioni ” e le irregolarità nella descrizione dei luoghi, le omissioni ed i falsi che si dovessero riscontrare nei progetti presentati per la richiesta di autorizzazione alla realizzazione di impianti industriali fotovoltaici ed eolici e relative opere connesse, comprese le sottostazioni elettriche». A cui si aggiunge la richiesta di: «smantellare gli impianti realizzati con i presupposti del tipo descritto e risarcire adeguatamente ogni e qualsivoglia tipo di danno arrecato». «Attingendo alla nostra esperienza – scrivono dal Comitato Nazionale - ci sentiamo di affermare e denunciare il fatto che alcuni dei progetti presentati dalle ditte per la realizzazione di impianti, in particolare quelli che noi abbiamo avuto modo di esaminare, non descrivono fedelmente la situazione dei luoghi. In pratica, invece di rappresentare fedelmente il territorio nei suoi aspetti migliori e più significativi, come vogliono le leggi esistenti, fotografano ciuffi d’erba secca e minimizzano le valenze dei luoghi, spesso non rilevando strutture, abitazioni e presenze umane. Senza rispettare le leggi e le buone norme della progettazione, semplicemente, ”sbadatamente ”, si utilizzano, da parte dei progettisti, cartografie non aggiornate... ed il gioco è fatto. Complice (involontaria o menonon sta a noi stabilirlo) la insufficienza e/o mancanza di adeguati sopralluoghi e controlli preventivi, capita che i progetti, anche a causa di questi “meri errori”, di inadeguati e puntuali riscontri su quanto dai proponenti dichiarato, vengano approvati, spesso senza che i cittadini lo sappiano, ed i lavori realizzati. Con buonapace dell’obbligo del massimo della pubblicizzazione e dell’obbligo del rispetto delle leggi in materia di protezione dell’ambiente in senso lato, uomo in primis: «Il richiamo ai controllori: “la valutazione di impatto ambientale ha la finalità di proteggere la salute umana, contribuire con un migliore ambiente alla qualità della vita. Una volta scoperti i danni arrecati ai paesaggi, ai territori, ai cittadini, alla loro salute ed ai loro beni, è troppo tardi, si può solo cominciare un calvario di cause costose, di umiliazioni, di rabbia impotente. Noi riteniamo che in uno stato civile non sia tollerabile che per “furbizia” di alcuni e mancanza di adeguati controlli da parte di altri, dei cittadini possano ritrovarsi impianti eolici e/o fotovoltaici industriali, con tutte le opere connesse, comprese le sottostazioni elettriche, addossati alle loro case, ed a causa di questi subire danni ingenti, non solo patrimoniali ma anche esistenziali, che all’estero ormai riconoscono e risarciscono». Queste le proposte del Comitato: «gli obblighi di produzione di energia da fonti rinnovabili debbano essere assolti tramite micro impianti diffusi, per autoconsumo, installati là dove si consuma energia, con proventi a favore effettivamente della popolazione, che inducano vero sviluppo con la nascita di aziende locali. Ma, poiché siamo invasi da impianti industriali già realizzati e sommersi da richieste di nuove realizzazioni, chiediamo che il Governo stimoli le Procure interessate ad indagare approfonditamente a campione e/o specificamente in caso di segnalazioni su impianti realizzati o in istruttoria, affinché laddove vi siano irregolarità o si riscontrino danni ambientali in corso o tentati, si prendano gli opportuni provvedimenti. Per noi questi sono la inesorabile bocciatura in caso di istruttoria in corso e lo smantellamento con ripristino dei luoghi ed il risarcimento dei danni per impianti realizzati». Infine: «per gli impianti industriali eolici e fotovoltaici venga assolutamente abrogata l’automaticità approvazione-dichiarazione di pubblica utilità, urgenza ed indifferibilità, per il semplice motivo che la utilità è per pochi ed il danno per tutti i cittadini, in particolare per quelli prossimi a tali impianti. Come norma di carattere generale da emanare con urgenza, in attesa che si faccia quanto con forza chiediamo, riteniamo si debba introdurre da subito la prescrizione di distanze impianti-strutture, tali da rendere nulli i disagi, i pericoli, i danni alla salute degli esseri viventi e le svalutazioni dei beni dei cittadini».
giovedì 9 agosto 2012
Immigrati nei campi stanno arrivando ed è già emergenza
di COSIMO FORINA
SPINAZZOLA - Tra poco più di un mese, passata la festa patronale, chiusi gli ombrelloni sulle spiagge, ripartiti gli emigranti, bruciate come da cattiva abitudine le stoppie, le braccia a cui è negata ogni dignità torneranno. Perché i campi di pomodoro ora verdi saranno giunti a maturazione con il prezioso oro rosso da raccogliere. Un anno fa la cronaca registrava che oltre 70 lavoratori stagionali si erano accampati abusivamente, senza luce ed acqua, senza servizi, in una vecchia masseria in abbandono nel territorio di Spinazzola. Per tetto alcune tende canadesi, altre improvvisate, un copertone rivolto verso la Mecca per poter pregare, se non altro per mantenere un rapporto con il proprio Dio visto che con gli uomini questo risultava difficile. Come paga corrisposta: un tanto a cassone da riempire dall’alba al tramonto, oppure 4 euro all’ora, a volte 4,50 euro quando la raccolta del pomodoro, in alcuni casi di peperoni, è fatta ancora a mano e non con le macchine.
Quella condizione disumana, ignorata, che purtroppo si ripete ogni anno nelle nostre campagne, solo perché raccontata dalla “Gazzetta” diventò scandalo. Sufficiente per richiamare qualche emittente televisiva, sindacalisti del territorio e alcuni giunti da Roma, i quali davanti ai microfoni levarono forte la loro voce. A cui si aggiunse, in buonafede, qualche consigliere comunale che “promise” almeno l’arrivo di un autobotte per assicurare l’acqua potabile. Le braccia, per lo più di giovani, del Burkina Faso, Mali, Costa D’Avorio, Ghana e Sudan, con dignità ed un sorriso non nascosero nulla ai cronisti. Nemmeno il pizzo pagato al caporale di turno. E proprio da questi ultimi a chi era con macchina fotografica e taccuino giunse l’invito a levare senza mezzi termini i propri tacchi dalla masseria.
In ognuna delle storie raccolte c’era alla base la capacità di accettare, nonostante tutto, ogni sopportazione. Perché quel lavoro pur sottopagato, quel denaro, poco, rappresentava la possibilità di assicurare la sopravvivenza delle proprie famiglie rimaste nelle terre di origine. Dove la miseria è tanto amara e vera da non poter essere nemmeno immaginata nel civile occidente opulente. Andando via gli stagionali lo scorso anno, dopo che la raccolta dei campi si era conclusa, le luci della ribalta spente, dopo aver ripulito il luogo, sulla porta della masseria lasciarono questa scritta rivolta al proprietario dell’immobile: “Grazie Padrone”. Perché, stando al sentimento percepito da quegli uomini, il “padrone buono” aveva tollerato la loro presenza senza richiedere lo sgombero forzato come successo nella vicina Basilicata.
Ma tra poco più di un mese gli stessi lavoratori o altri assoggettati al bisogno torneranno a spaccarsi la schiena nei campi. E sarà difficile, assicuriamo sin da ora, ignorare la loro presenza. L’auspicio di quella brutta condizione dello scorso anno, fu che non doveva più ripetersi e che bisognava organizzarsi per tempo affinché si potesse assicurare decoro a questi lavoratori. Fino ad oggi però, mentre i campi di pomodoro e peperoni crescono rigogliosi nessun tavolo tecnico risulta essere stato convocato.
Ed il rischio che la vergogna si ripeti appare sempre più vicino e concreto. Ecco perché diventa necessario che gli operatori agricoli che utilizzano questi lavoratori, associazioni, i sindacati, lo stesso Comune di Spinazzola e altre istituzioni a partire dal prefetto, assumano degli impegni tangibili. Aver ricordato i giorni dello scorso settembre mira a scuotere gli animi affinché prevalga il valore dell’accoglienza e quello di assicurare dignità e non solo l’egoismo bisogno di veder assicurato il raccolto. Agire prima che il rosso dei pomodori non vada a confondersi con quello delle facce del perbenismo fatto scattare ad orologeria dopo aver gridano ad altro scandalo, è atto dovuto. Affinché nessuno potrà dichiararsi non responsabile senza aver fatto nulla per evitare condizioni di abbandono.
giovedì 26 luglio 2012
ENERGIA ALTERNATIVA
I rischi e gli eccessi.
L’On. Zamparutti: “la loro istallazione deve essere prevista soltanto nelle aree industriali”
L’Ing. Cancellara: “Nelle zone agricole andrebbero interdetti per evitare ogni rischio”
Pale eoliche, richiesto lo stop nelle aree agricole
Interrogazione parlamentare sul rischio incendio
Cosimo Forina
Spinazzola. Ed il pericolo incendio delle torri eoliche finisce all’attenzione del Governo con l’articolo pubblicato dalla “Gazzetta” il 24 luglio: “Ecco i rischi delle pale eoliche”.
La motivazione: quella di porre nuove regole e veti all’insediamento industriale di queste macchine per la produzione di energia elettrica in aree agricole. A trasmettere copia della sua interrogazione parlamentare l’on. Elisabetta Zamparutti del gruppo dei Radicali. Già prima firmataria di altra interrogazione relativa alle procedure adottate per la realizzazione delle stazioni elettriche Terna (entra-esci) dove vengono allacciati gli impianti che producono energia da fonte rinnovabile ed immessa nella rete nazionale. Tra le altre la discussa stazione di Spinazzola oggetto di indagine della Procura di Trani che si intendeva attuare in contrada “Podice” bloccata in auto tutela dalla Regione Puglia.
L’articolo riporta alcune delle osservazioni depositate dall’ing. Donato Cancellara proprietario dei terreni dove si vuole costruire la stazione elettrica, in sede di Valutazione di Impatto Ambientale, tanto alla Regione Puglia che alla Provincia Barletta-Andria-Trani, relative a progetti di impianti da realizzarsi in agro di Spinazzola, società Nextwind S.r.l., denominati “Spinazzola_MassLucia”e “Spinazzola_Florio”. Anche questi da allacciare in contrada “Podice”. Nelle analisi, le cui perplessità sono estendibile a tutti i nuovi progetti di eolico ed a quelli già esistenti, si solleva non solo il pericolo della rottura accidentale delle pale, già ampiamente documentata come casistica, con getto di frammenti delle parti rotanti, ma anche il rischio possibile e non escludibile di incendio di queste e degli aerogeneratori. Un dato quest’ultimo non preso in esame pare in modo dovuto fin ora, ma ampiamente documentato in un dossier di fotografie e video attinte dal sito web inglese (http://www.windbyte.co.uk/safety.html). L’ing. Cancellara solleva il dubbio che gli impianti industriali eolici, così come avviene, possano essere collocati con disinvoltura in aree agricole e coesistere con le attività in esse praticate. A rischio: territorio, ambiente, paesaggio, e sopratutto l’incolumità delle persone, specie degli operatori agricoli. L’equazione è molto semplice ed a spiegarla è lo stesso ingegnere: “come avviene per i campi fotovoltaici anche quelli eolici, al fine di evitare ogni rischio andrebbero recitanti ed interdetti quando le macchine sono in funzione. Non essere collocati su terreni agricoli non abbandonati e quindi luogo di lavoro per coloro i quali conducono il fondo. Così come per i mega-impianti fotovoltaici in area agricola, l’accesso agli incentivi è consentito solo nel caso in cui i terreni siano abbandonati, così dovrebbe accadere per gli impianti eolici industriali. In tal modo si salvaguarderebbe l’incolumità delle persone e si potrebbe circoscrivere l’area dell’impianto in funzione dell’area del fondo agricolo abbandonato”.
Sul rischio incendio, questi alcuni dei passaggi salienti delle osservazioni del Cancellara riportati nell’interrogazione della Zamparutti: “non viene considerato l’altrettanto delicata questione secondo la quale il distacco di tali elementi rotanti potrebbe avvenire anche in seguito ad un incendio dell’aerogeneratore la cui probabilità di accadimento non è trascurabile così come per tutte le apparecchiature elettriche”. Ed ancora: “qualora gli impianti eolici presentino aerogeneratori che insistono su territori agricoli si porrebbe il problema d’incendio nel caso in cui le culture, come spesso accade, siano cerealicole e la presenza disseminata di apparecchiature elettriche, potenzialmente incendianti, aggraverebbe il rischio di incendio per tutto il periodo estivo che va dalla raccolta del prodotto coltivato fino all’imballaggio della paglia quale prodotto altamente incendiante”.
L’on. Zamparutti ha chiesto al Ministro dell’Ambiente e al Ministro dello Sviluppo economico: “se e quali iniziative il Governo intenda promuovere affinché, analogamente a quanto fatto in merito all’esclusione delle aree agricole dall’installazione di fotovoltaico, di stabilire che l’installazione degli impianti eolici possa avvenire esclusivamente in aree a destinazione industriale appositamente scelte ed individuate, nelle quali si vada a circoscrivere l’impianto evitando che i rischi possano interferire con l’ambiente e con l’uomo”. Una vera rivoluzione che porterebbe alla fine dell’eolico selvaggio nelle aree agricole dove si è costretti a convivere: senza regole, in continua devastazione ed ora anche in consapevolezza non poco pericolo, con i giganti di acciaio alti anche 140 metri come grattacieli di 40 piani, rotori, pale della grandezza di un Boeing 747 mosse dal vento.
martedì 24 luglio 2012
Gazzetta del Mezzogiorno- Edizione Nord barese 24 luglio 2012
Spinazzola L’energia del vento
NUOVA FRONTIERA
Una “nuova frontiera” sui pericoli prodotti all’esame in sede di Valutazione di Impatto Ambientale
LE OSSERVAZIONI
Le osservazioni si aggiungono alle note perplessità per i danni paesaggistici e ambientali prodotti da impianti industriali eolici
“ ECCO I RISCHI DELLE PALE EOLICHE”
L’ing. Cancellara presenta nuove carte allaRegione
di Cosimo Forina
Una nuova frontiera sui rischi prodotti dalle torri eoliche. Inedite osservazioni sono state presentate in sede di Valutazione di Impatto Ambientale alla Regione Puglia e alla Provincia Barletta-Andria-Trani per progetti di impianti da realizzarsi in agro di Spinazzola, società Nextwind S.r.l., denominati “Spinazzola_MassLucia”e “Spinazzola_Florio”. Oggetto non solo il rischio della rottura accidentale delle pale, con getto di frammenti delle parti rotanti, ma anche quello poco considerato degli incendi. Le osservazioni si aggiungono alle note perplessità per i danni paesaggistici e ambientali prodotti da impianti industriali eolici: inquinamento da rumore, sull’avifauna, in aree protette di pregio e agricole. A presentarle l’ing.Donato Cancellara proprietario dei terreni su cui si vuole costruire la Stazione Terna, (entra ed esci) 150/380 kV, suolo agricolo da occupare 75.000 mq di superficie più opere accessorie, da dove collegare alla Rete di Trasmissione Nazionale (RTN) denominata “Matera-S.Sofia” gli impianti eolici richiesti sul territorio ivi compresi quelli della società Nextwind. Una selva. Un opera già oggetto di annullamento in autotutela da parte del Servizio Energia della Regione Puglia per interferenza paesaggistica dell’insediamento con il Torrente Basentello, dopo che era giunto il diniego della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Bari. E su cui verte una inchiesta da parte della Procura di Trani e una interrogazione parlamentare presentata dal gruppo dei Radicali, prima firmataria l’On. Elisabetta Zamparutti. Nella sostanza viene evidenziato che nell’ambito di una VIA, pur considerando la gravissima questione dell’eventuale distacco di elementi rotanti e di sue porzioni al fine di tutelare il Territorio, l’Ambiente, il Paesaggio, si deve tener conto anche dell’Incolumità delle persone. L’ingegnere infatti sottolinea: “non viene considerato l’altrettanto delicata questione secondo la quale il distacco di tali elementi rotanti potrebbe avvenire anche inseguito ad un incendio dell’aerogeneratore la cui probabilità di accadimento non è trascurabile così come per tutte le apparecchiature elettriche. Si ritiene importante considerare la possibilità che si possano verificare incidenti di esplosione e lancio, da parte dei rotori degli aerogeneratori, di porzioni di pala o porzioni di navicella con l’aggravante di non essere inerti bensì incendiate e quindi essere possibili inneschi di incendio”. A supporto della sua tesi un dossier fotografico, che qui in parte si pubblica, tratto dal sito web inglese (http://www.windbyte.co.uk/safety.html). “Qualora gli impianti eolici presentino aerogeneratori che insistono su territori agricoli si porrebbe il problema d’incendio nel caso in cui le culture, come spesso accade, siano cerealicole e la presenza disseminata di apparecchiature elettriche, potenzialmente incendianti, aggraverebbe il rischio di incendio per tutto il periodo estivo che va dalla raccolta del prodotto coltivato fino all’imballaggio della paglia quale prodotto altamente incendiante”. “Le prevalenti cause, spiega l’ingegnere, di questi tipi di incidente sono abbastanza note e ricorrenti (avverse condizioni meteo, usura, difetti strutturali o più spesso, una coesistenza di queste cause). Si legge ancora nelle osservazioni: “È ben noto che tutti gli aspetti di sicurezza e prevenzione non posso e non devono essere sottovalutati nei pareri che le autorità competenti si accingono a rilasciare al fine di assicurare una sostanziale, e non solo formale, tutela del Paesaggio, dei Beni Culturali, dell’Ambiente nonché dell’Incolumità degli Uomini e delle loro attività produttive che nella fattispecie risultano essere prevalentemente connesse all’agricoltura e quindi alla conduzione di quegli stessi fondi sui quali insistono gli aerogeneratori con i rischi ad essi direttamente riconducibili”. “Tali aspetti di sicurezza non dovrebbero essere trascurati e quindi si chiede che venga innalzato il livello di attenzione sui rischi connessi al potenziale danno da incendio causato dal distacco di elementi rotanti o porzioni della navicella di un aerogeneratore che, nel caso in cui fossero incendiati, rappresenterebbero potenziali inneschi di incendio in un territorio prevalentemente agricolo”. Dopo aver ribadito che i terreni coltivati non sono luoghi disabitati bensì di lavoro per coloro che esercitano la professione di agricoltore e che questi non dovrebbero essere esposti a rischi, viene manifestato l’auspicio: che l’installazione degli impianti eolici possa avvenire esclusivamente in aree a destinazione industriale appositamente scelte ed individuate, nelle quali si vada a circoscrivere l’impianto evitando che i rischi, precedentemente esposti, possano interferire con l’ambiente e con l’uomo. Opportune precauzioni, quali la realizzazione di una area il cui suolo non sia esposto al pericolo incendio nonché il divieto di accesso all’area dell’impianto nel periodo di funzionamento degli aerogeneratori, permetterebbero di salvaguardare il Paesaggio, l’Ambiente e l’incolumità delle persone”. “A mio avviso conclude l’ing. Cancellara che con le sue note apre ad una notevole discussione in materia di insediamenti di torri eoliche, la scelta di siti agricoli, nel caso in cui le coltivazioni ivi praticate li rendono possibile fonte d’incendio, è del tutto inconciliabile con la disseminazione di aerogeneratori e dei rischi di incendio ad essi direttamente correlati”.
E IL TAR PUGLIA BLOCCA L’INVASIONE DELLE TORRI
Alcuni degli impianti che si volevano realizzare tra Spinazzola e Poggiorsini anche al Tar di Bari non hanno sortito il risultato sperato dagli industriali del vento. Il 27 giugno la Fri-EL S.p.A. ha depositato presso il TAR di Bari un ricorso contro il parere negativo del Servizio Ecologia della Regione Puglia nell'ambito della procedura V.I.A. per la realizzazione del progetto di un mega-impianto per la produzione di energia elettrica da fonte eolica da realizzarsi nel comune di Spinazzola denominato "Pilella" in località Serra Palomba di potenza complessiva 84MW, costituito da 28 aerogeneratori della Vestas V90 da 3 MW ciascuno con 90m di diametro. La Fri-El ha impugnato anche il conseguente diniego di autorizzazione del Servizio Energia della Regione Puglia chiedendone la sospensione. Tutto è stato respinto con apposita ordinanza cautelare emessa il 12 Luglio 2012 in camera di consiglio dal TAR di Bari. Il 28 giugno la Fri-EL S.p.A. ha depositato un altro ricorso impugnando analoghi provvedimenti relativi alla V.I.A. di un altro mega-impianto per la produzione di energia elettrica da fonte eolica da realizzarsi nel Comune di Poggiorsini di 79.20 MW costituito da 24 aerogeneratori da 3.3 MW ciascuno con 100m di diametro. Anche in questo caso la richiesta di sospensione al diniego della Regione Puglia viene respinta con un'altra ordinanza depositata sempre in data 12 Luglio presso il TAR di Bari. Ad oggi sono diverse le proposta di impianti, tutte pendenti in sede VIA, per le opportune valutazioni.
SCHEDA
Gli impianti richiesti
Questa la lista, probabilmente non esaustiva, dei progetti depositati presso il Comune di Spinazzola. Elenco presente nelle osservazioni dell’Ing. Donato Cancellara inviato in Regione e Provincia con cui si richiama ad una valutazione sull’impatto cumulativo delle torre eoliche che si vogliono insediare che andrebbero a snaturare ed a compromettere l’intera area:
impianto eolico denominato “ Casalini” di 37.5 MW della società Alisei Wind S.r.l.
- impianto eolico denominato “Piano di Cammera” di 37.5 MW della Castel del Vento S.r.l.
- impianto eolico denominato “Ariaccia” di 37.5 MW della società Andromeda Energy S.r.l.
- impianto eolico di 20 MW della società Quattordici S.p.A.
- impianto eolico di 81 MW della società Eolica Pugliese s.r.l.
- impianto eolico di 114 MW della società Sviluppo Energia S.r.l.
- impianto eolico di 84 MW della società Valore Energia S.r.l.
- impianto eolico denominato “Santissima” di 63 MW della società Eolica Spinazzola S.r.l.
- impianto eolico denominato “Santa Lucia” di 81 MW della società Eolica Spinazzola S.r.l.
- impianto eolico denominato “La Tufara” di 90 MW della società Guastamacchia S.p.A.
- impianto eolico denominato “Macchia Savuoco” di 39.6 MW della società Guastamacchia S.p.A.
- impianto eolico denominato “S. Lucia Nord” di 48 MW della società Guastamacchia S.p.A.
- impianto eolico denominato “S. Lucia Sud” di 48 MW della società Guastamacchia S.p.A.
- impianto eolico denominato “Minerva” di 111 MW della società Guastamacchia S.p.A.
.
Spinazzola L’energia del vento
NUOVA FRONTIERA
Una “nuova frontiera” sui pericoli prodotti all’esame in sede di Valutazione di Impatto Ambientale
LE OSSERVAZIONI
Le osservazioni si aggiungono alle note perplessità per i danni paesaggistici e ambientali prodotti da impianti industriali eolici
“ ECCO I RISCHI DELLE PALE EOLICHE”
L’ing. Cancellara presenta nuove carte allaRegione
di Cosimo Forina
Una nuova frontiera sui rischi prodotti dalle torri eoliche. Inedite osservazioni sono state presentate in sede di Valutazione di Impatto Ambientale alla Regione Puglia e alla Provincia Barletta-Andria-Trani per progetti di impianti da realizzarsi in agro di Spinazzola, società Nextwind S.r.l., denominati “Spinazzola_MassLucia”e “Spinazzola_Florio”. Oggetto non solo il rischio della rottura accidentale delle pale, con getto di frammenti delle parti rotanti, ma anche quello poco considerato degli incendi. Le osservazioni si aggiungono alle note perplessità per i danni paesaggistici e ambientali prodotti da impianti industriali eolici: inquinamento da rumore, sull’avifauna, in aree protette di pregio e agricole. A presentarle l’ing.Donato Cancellara proprietario dei terreni su cui si vuole costruire la Stazione Terna, (entra ed esci) 150/380 kV, suolo agricolo da occupare 75.000 mq di superficie più opere accessorie, da dove collegare alla Rete di Trasmissione Nazionale (RTN) denominata “Matera-S.Sofia” gli impianti eolici richiesti sul territorio ivi compresi quelli della società Nextwind. Una selva. Un opera già oggetto di annullamento in autotutela da parte del Servizio Energia della Regione Puglia per interferenza paesaggistica dell’insediamento con il Torrente Basentello, dopo che era giunto il diniego della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Bari. E su cui verte una inchiesta da parte della Procura di Trani e una interrogazione parlamentare presentata dal gruppo dei Radicali, prima firmataria l’On. Elisabetta Zamparutti. Nella sostanza viene evidenziato che nell’ambito di una VIA, pur considerando la gravissima questione dell’eventuale distacco di elementi rotanti e di sue porzioni al fine di tutelare il Territorio, l’Ambiente, il Paesaggio, si deve tener conto anche dell’Incolumità delle persone. L’ingegnere infatti sottolinea: “non viene considerato l’altrettanto delicata questione secondo la quale il distacco di tali elementi rotanti potrebbe avvenire anche inseguito ad un incendio dell’aerogeneratore la cui probabilità di accadimento non è trascurabile così come per tutte le apparecchiature elettriche. Si ritiene importante considerare la possibilità che si possano verificare incidenti di esplosione e lancio, da parte dei rotori degli aerogeneratori, di porzioni di pala o porzioni di navicella con l’aggravante di non essere inerti bensì incendiate e quindi essere possibili inneschi di incendio”. A supporto della sua tesi un dossier fotografico, che qui in parte si pubblica, tratto dal sito web inglese (http://www.windbyte.co.uk/safety.html). “Qualora gli impianti eolici presentino aerogeneratori che insistono su territori agricoli si porrebbe il problema d’incendio nel caso in cui le culture, come spesso accade, siano cerealicole e la presenza disseminata di apparecchiature elettriche, potenzialmente incendianti, aggraverebbe il rischio di incendio per tutto il periodo estivo che va dalla raccolta del prodotto coltivato fino all’imballaggio della paglia quale prodotto altamente incendiante”. “Le prevalenti cause, spiega l’ingegnere, di questi tipi di incidente sono abbastanza note e ricorrenti (avverse condizioni meteo, usura, difetti strutturali o più spesso, una coesistenza di queste cause). Si legge ancora nelle osservazioni: “È ben noto che tutti gli aspetti di sicurezza e prevenzione non posso e non devono essere sottovalutati nei pareri che le autorità competenti si accingono a rilasciare al fine di assicurare una sostanziale, e non solo formale, tutela del Paesaggio, dei Beni Culturali, dell’Ambiente nonché dell’Incolumità degli Uomini e delle loro attività produttive che nella fattispecie risultano essere prevalentemente connesse all’agricoltura e quindi alla conduzione di quegli stessi fondi sui quali insistono gli aerogeneratori con i rischi ad essi direttamente riconducibili”. “Tali aspetti di sicurezza non dovrebbero essere trascurati e quindi si chiede che venga innalzato il livello di attenzione sui rischi connessi al potenziale danno da incendio causato dal distacco di elementi rotanti o porzioni della navicella di un aerogeneratore che, nel caso in cui fossero incendiati, rappresenterebbero potenziali inneschi di incendio in un territorio prevalentemente agricolo”. Dopo aver ribadito che i terreni coltivati non sono luoghi disabitati bensì di lavoro per coloro che esercitano la professione di agricoltore e che questi non dovrebbero essere esposti a rischi, viene manifestato l’auspicio: che l’installazione degli impianti eolici possa avvenire esclusivamente in aree a destinazione industriale appositamente scelte ed individuate, nelle quali si vada a circoscrivere l’impianto evitando che i rischi, precedentemente esposti, possano interferire con l’ambiente e con l’uomo. Opportune precauzioni, quali la realizzazione di una area il cui suolo non sia esposto al pericolo incendio nonché il divieto di accesso all’area dell’impianto nel periodo di funzionamento degli aerogeneratori, permetterebbero di salvaguardare il Paesaggio, l’Ambiente e l’incolumità delle persone”. “A mio avviso conclude l’ing. Cancellara che con le sue note apre ad una notevole discussione in materia di insediamenti di torri eoliche, la scelta di siti agricoli, nel caso in cui le coltivazioni ivi praticate li rendono possibile fonte d’incendio, è del tutto inconciliabile con la disseminazione di aerogeneratori e dei rischi di incendio ad essi direttamente correlati”.
E IL TAR PUGLIA BLOCCA L’INVASIONE DELLE TORRI
Alcuni degli impianti che si volevano realizzare tra Spinazzola e Poggiorsini anche al Tar di Bari non hanno sortito il risultato sperato dagli industriali del vento. Il 27 giugno la Fri-EL S.p.A. ha depositato presso il TAR di Bari un ricorso contro il parere negativo del Servizio Ecologia della Regione Puglia nell'ambito della procedura V.I.A. per la realizzazione del progetto di un mega-impianto per la produzione di energia elettrica da fonte eolica da realizzarsi nel comune di Spinazzola denominato "Pilella" in località Serra Palomba di potenza complessiva 84MW, costituito da 28 aerogeneratori della Vestas V90 da 3 MW ciascuno con 90m di diametro. La Fri-El ha impugnato anche il conseguente diniego di autorizzazione del Servizio Energia della Regione Puglia chiedendone la sospensione. Tutto è stato respinto con apposita ordinanza cautelare emessa il 12 Luglio 2012 in camera di consiglio dal TAR di Bari. Il 28 giugno la Fri-EL S.p.A. ha depositato un altro ricorso impugnando analoghi provvedimenti relativi alla V.I.A. di un altro mega-impianto per la produzione di energia elettrica da fonte eolica da realizzarsi nel Comune di Poggiorsini di 79.20 MW costituito da 24 aerogeneratori da 3.3 MW ciascuno con 100m di diametro. Anche in questo caso la richiesta di sospensione al diniego della Regione Puglia viene respinta con un'altra ordinanza depositata sempre in data 12 Luglio presso il TAR di Bari. Ad oggi sono diverse le proposta di impianti, tutte pendenti in sede VIA, per le opportune valutazioni.
SCHEDA
Gli impianti richiesti
Questa la lista, probabilmente non esaustiva, dei progetti depositati presso il Comune di Spinazzola. Elenco presente nelle osservazioni dell’Ing. Donato Cancellara inviato in Regione e Provincia con cui si richiama ad una valutazione sull’impatto cumulativo delle torre eoliche che si vogliono insediare che andrebbero a snaturare ed a compromettere l’intera area:
impianto eolico denominato “ Casalini” di 37.5 MW della società Alisei Wind S.r.l.
- impianto eolico denominato “Piano di Cammera” di 37.5 MW della Castel del Vento S.r.l.
- impianto eolico denominato “Ariaccia” di 37.5 MW della società Andromeda Energy S.r.l.
- impianto eolico di 20 MW della società Quattordici S.p.A.
- impianto eolico di 81 MW della società Eolica Pugliese s.r.l.
- impianto eolico di 114 MW della società Sviluppo Energia S.r.l.
- impianto eolico di 84 MW della società Valore Energia S.r.l.
- impianto eolico denominato “Santissima” di 63 MW della società Eolica Spinazzola S.r.l.
- impianto eolico denominato “Santa Lucia” di 81 MW della società Eolica Spinazzola S.r.l.
- impianto eolico denominato “La Tufara” di 90 MW della società Guastamacchia S.p.A.
- impianto eolico denominato “Macchia Savuoco” di 39.6 MW della società Guastamacchia S.p.A.
- impianto eolico denominato “S. Lucia Nord” di 48 MW della società Guastamacchia S.p.A.
- impianto eolico denominato “S. Lucia Sud” di 48 MW della società Guastamacchia S.p.A.
- impianto eolico denominato “Minerva” di 111 MW della società Guastamacchia S.p.A.
.
lunedì 25 giugno 2012

STORIA E SOCIETÀ
UNA VICENDA RISCOPERTA
ANTEPRIMA A BARI
L’opera di Fabrizio Galatea sarà presentata in anteprima a Bari il 6 luglio, alle 18, nel Cineporto di Puglia-Fiera del Levante
CRISI DEI MISSILI A CUBA
La vicenda, sconosciuta alle nuove generazioni, si verificò negli anni della Guerra fredda tra Usa e Urss
«JUPITER», LA MURGIA IN PRIMA LINEA
In un film lo scenario della guerra fredda con i missili nucleari installati a Spinazzola
COSIMO FORINA
SPINAZZOLA. La storia degli “Jupiter ” sulla Murgia, i missili a testata nucleare cento volte più potenti della bomba sganciata su Hiroshima e Nagasaki, puntati all’inizio degli anni Sessanta dagli americani contro i Paesi del blocco sovietico, tre quelli nella base di Spinazzola, è ora racchiusa in un film documentario della Zenit Arti Audiovisive di Torino: «Murge il fronte della guerra», regia di Fabrizio Galatea. Anteprima a Bari il 6 luglio, alle 18, nel Cineporto di Puglia-Fiera del Levante, Lungomare Sparita. La vicenda del tutto ignorata dalle nuove generazioni, ripercorre i momenti di quando quegli strumenti di offesa incalcolabile furono posti pronti al lancio ed il mondo fu ad un passo dalla terza guerra mondiale. «Nel I962 - la ricostruzione fatta dalla produzione - con la crisi di Cuba il mondo vive il più drammatico momento della storia recente: l’incubo di una guerra atomica. Inaspettatamente il fronte della guerra fredda si sposta nelle Murge. Sulle aspre colline argillose di Puglia e Basilicata, i profili dei missili nucleari Jupiter minacciano un paesaggio popolato da inconsapevoli pastori e braccianti. Questa terra dimenticata diventa teatro degli scontri tra Stati Uniti e Unione Sovietica». Nel film spiega Nichi Vendola: «il '900 è stato il terreno in cui in forme tragiche, in forme eroiche, talvolta in forme comiche la grande e la piccola storia si sono incontrate». «Murge, il fronte della guerra fredda» racconta questo straordinario incontro: da una parte la Murgia, terra arida popolata da braccianti poveri e rassegnati, paesi disseminati nei quali l’unica possibilità di riscatto è nella lotta per le proprie terre e nell’adesione al partito comunista; dall’altra lo scenario della grande politica internazionale, teatro della guerra fredda, nella quale l’Italia cercò di ritagliarsi un ruolo da protagonista. Ed ancora: «vettori di questo incontro i giovani militari italiani inviati nelle basi per i quali i sentimenti si mescolano in una soluzione catartica: il sogno americano accarezzato durante il corso di formazione in Nevada, l’orgoglio per essere i custodi dello scudo contro la minaccia sovietica, la coscienza di essere i potenziali esecutori materiali di una catastrofe planetaria. Il momento culminante di questo incontro è la crisi di Cuba nella quale, grazie alla preziosa testimonianza di Ettore Bernabei scopriamo il decisivo ruolo che ebbe l’Italia nella risoluzione del momento più drammatico del secolo scorso. Bernabei, che nei giorni della crisi si trovò casualmente a Washington ricorda: «Fanfani rispose subito con una lettera in cui faceva una proposta: la proposta italiana era che gli Stati Uniti si impegnavano a ritirare dalla Puglia i missili con testata atomica, l’Unione Sovietica smantellava le postazioni missilistiche che a Cuba l’Unione Sovietica aveva messo contro gli Stati Uniti. Se il presidente Kennedy avesse accettato questa proposta probabilmente c'era la possibilità di evitare il peggio».
Quelle garitte che spuntano dal terreno carsico testimoni del rischio di una catastrofe nucleare
Da Gioia del Colle a Mottola, da Spinazzola a Irsina la mappa dei silos con gli ordigni nucleari
Ancora oggi percorrendo la Sp230 che da Spinazzola porta verso Gravina, li dove la strada si incrocia con la Sp138 detta del Cavone a confine del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, è possibile notare le garitte della base militare dove furono piazzati i missili Jupiter. Con “Google maps” si può addirittura guardare dall’alto la composizione dell’area, una struttura rimasta quasi integra, come i punti dove i vettori di morte erano stati collocati. Per oltre quarant’anni, i terreni sono rimasti incolti ed hanno mantenuto vincolo di servitù per poi essere ceduti dal demanio pare ad agricoltori locali. Sono passati cinquant’anni da questa storia dimenticata che ora torna attuale con il film documentario “Murge il fronte della guerra”. Per il regista Fabrizio Galatea che questa vicenda ha voluto raccontare, essenziale è stato l’incontro con gli ultimi testimoni di quei giorni, con quanti ne hanno parlato, scritto, raccolto prove. Tra il 1960 e il 1963 Spinazzola ospita tre delle trenta testate nucleari istallate in Puglia, di potenza distruttiva cento volte superiori a quelle che rasero al suolo Hiroshima e Nagasaki, puntate durante la guerra fredda contro i paesi satelliti dell’Unione Sovietica: Albania, Romania e Bulgaria. Una potenza distruttiva, quelle delle bombe H, montate su missili Jupiter ognuna paragonabile a 50 milioni di tonnellate di tritolo. Le trattative per la loro istallazione, riporta il prof. Giorgio Nebbia in un suo saggio: «Furono rigorosamente segrete tra il governo Americano presidente Eisenhawer e il governo italiano e durarono a lungo, non certo per ottenere garanzie sulla sicurezza per il popolo italiano, ma per cercare di spillare più quattrini dagli americani in cambio di questa nuova servitù». Le città coinvolte: Gioia del Colle, dove fu istallato il quartier generale e poi Spinazzola, Gravina, Acquaviva delle Fonti, Altamura, Irsina, Matera, Laterza, Mottola. I dettagli di come si sfiorò l’apocalisse con quegli ordigni nei documenti segreti militari, resi disponibili e raccontati dal prof. Leopoldo Nuti, dell’Università Roma Tre, in vari articoli. Utilizzati nel libro di Philip Nash “Missili di ottobre ”pubblicato dall’Università della North Caroline. In quelle basi, si legge nei documenti dello JCAE (il comitato congiunto per l’energia nucleare, Joint Committee on Atmic Energy) vi fu il rischio concreto di esplosione nucleare accidentale. Gli scienziati americani dello JCAE in una loro ispezione rimasero esterrefatti per la trascuratezza dei sistemi di sicurezza tanto che il 15 febbraio del 1961 veniva inviato al presidente degli Stati Uniti John Kennedy un resoconto segreto delle ispezioni e il 5 luglio 1962 il presidente stanziava 23,3 milioni di dollari (una cifra esorbitante a quei tempi) per creare maggiore sicurezza. Fu messo a punto, il sistema PAL (Permissive Action Link, adottato per i sottomarini nucleari solo nel 1997), allo scopo di evitare esplosioni accidentali o non autorizzate. Quattro gli incidenti quando i missili furono colpiti da fulmini. Ma il parlamento italiano non ne è mai stato informato, come del resto la popolazione pugliese. La crisi nell’ottobre del 1962 segnò la fine delle basi, quando gli americani scoprirono che navi sovietiche stavano trasportando dei missili nucleari a Cuba e Kennedy minacciò la guerra contro l’Urss se le navi fossero arrivate nell’isola caraibica. Si giunse ad un passo dalla terza guerra mondiale che non avrebbe escluso l’uso delle armi nucleari. Frenetici i contatti tra Kennedy e Krusciov, poi l’intervento di Papa Giovanni XXIII: alla fine le navi sovietiche tornarono indietro e l’America si impegnò a ritirare i trenta missili Jupiter dalla Puglia e gli altri quindici installati in Turchia che scomparvero così come giunsero in assoluta “segretezza”. In seguito a questi avvenimenti Papa Giovanni XXIII nell’aprile del 1963 consegnò al mondo la sua enciclica “Pacem in Terris” monito e indirizzo morale per la convivenza tra i popoli. Nei più giovani di Spinazzola non vi è traccia di un racconto tramandato dai propri padri, probabilmente perché non vi è mai stata coscienza e conoscenza nella popolazione del pericolo.
Il film
Tutti i protagonisti della pellicola
Il film prodotto da Massimo Arvat, si è avvalso della fotografia Francesco Di Pierro del montaggio Marco Duretti, direttore di produzione Emanuela De Giorni, suono Vincenzo Urselli, musica Fabio Viana. Assistente di produzione Francesca Portalupi, assistente operatore Valentino Curlante. Partecipazione di: Ettore Bernabei, Pasquale Bruno, Vita Maria Calia, Luciana Castellina, Piero Castoro, Renato Cecchetti, Giovanni Battista Cersosimo, Domenico Notarangelo, Leopoldo Nuti, Gianbattista Papangelo, Onofrio Petrara, Alfredo Reichlin, Nicola Vendola, Vladislov Zubok.
Ringraziamento particolare è espresso all’Associazione “Il Salto” Deborah Sorrenti e Paolo Tritto.
Ed a: Antonella Testini, Peppino Vasco, Pasquale Doria, Lorenzo Monteleone, Gelsomina Centore,
Francesco De Palo, Cosimo Forina, Centro Studi Torre di Nebbia, Nicola Aduasio, Antonio Mariani, Mimmo e Raffaele Scialpi, Roberto Salinas, Paolo Covella, Vincenzo Celletti, Giuseppe Schinco, Angelo Buono, Ciacco b&b, Ristorante l’Ancora, Marco Moramarco, Alice Gatti, Daniele Basilio, Raffaella Del Vecchio, Paolo Manera, Daniele Segre, Gianvito Caputo, Francesco Dinolfo
Iscriviti a:
Post (Atom)
























