sabato 9 maggio 2015


Discarica Grottelline, premiato il coraggio di Cosimo Forina- Intervento di Carlo Vulpio





"NO" ALLA DISCARICA DI GROTTELLINE: LA FIJET PREMIA COSIMO FORINA
Scritto da Lucia Casamassima
Venerdì, 08 Maggio 2015 19:26
"E' un sesterzio romano. Un sesterzio e' una moneta antica, e' storia, e' archeologia, e' territorio. Sono elementi che fanno pensare, elementi che ci porteremo dietro". Con queste parole Franco Di Bartolomeo ha spiegato e poi consegnato ieri sera il premio della Fijet ( Federazione Internazionale di giornalisti e scrittori di turismo) a Cosimo Forina, giornalista della "Gazzetta del Mezzogiorno" durante un interessante incontro nella sala consigliare del Comune di Poggiorsini.
Nessuno e' profeta in patria. Il riconoscimento per i dieci anni di cronache coraggiose di Forina legate al sito di Grottelline, dove la Regione Puglia guidata dal governatore Nichi Vendola vorrebbe far realizzare all’Ati Tradeco-Cogeam (Gruppo Columella per la Tradeco, 51 per cento Marcegaglia SpA e 49 per cento Cisa Spa) una discarica con impianti per il trattamento di rifiuti per oltre 200mila abitanti, viene da lontano. Viene da chi, pur non abitando la Murgia, ha deciso di opporsi a questo ennesimo e mostruoso piano che ne deturperebbe il volto. Ma non solo. E' anche un "No" preventivo alle metastasi che divorerebbero un'ampia area dell'Alta Murgia. Insieme con Cosimo Forina e Franco Di Bartolomeo c'erano il principe spinazzolese Marzio Pignatelli, il sindaco di Poggiorsini Michele Armienti e Carlo Vulpio, inviato speciale del "Corriere della Sera". Di fronte, seduto tra un pubblico numeroso ed entusiasmato, c'era Alessio Dipalo, amico e collega di Cosimo Forina e che da anni segue le vicende legate al business ambientale sulla Murgia.
"Voglio innanzitutto dedicare questo premio alla mia famiglia- ha detto Forina con la voce rotta dalla commozione- perché questo percorso ci è costato parecchio: mentre gli altri leggevano qualcuno ha fatto terra bruciata intorno noi. Ma siamo andati avanti". "Poi voglio condividere questo premio - ha continuato- con due persone: Alessio Dipalo, direttore di Radio Regio Stereo e Carlo Vulpio". Perché? "Perché quattro giorni dopo il 29 giugno del 2007, giorno in cui Alessio e Carlo chiudono la raccolta delle firme per il "no" alla discarica, quattro sgherri con il mandato di uccidere si presentano da Alessio. Gli risparmiano la vita e si accontentano di rompergli solo qualche costola". E così prosegue il suo racconto difficile e lungo undici anni. E sottolinea che i 700 articoli scritti su Grottelline seguiti a indagini altrettanto insidiose non hanno avuto nulla a che vedere con l’ ambizione professionale, perché sono solo "6 euro e ottanta centesimi lordi a pezzo". E il pegno pagato fino ad ora, a confronto, e' di una grandezza spropositata. Gli applausi che hanno riscaldato la serata sono stati improvvisamente rotti dalla voce dissonante e dalla critica serrata e scandita di Carlo Vulpio. "Io sono preoccupato per questo premio – ha detto l’inviato del Corriere- anzi, questo premio deve preoccupare perché vi lava la coscienza. Lava la coscienza a tutti noi ed è il premio che normalmente si dà ai morti, perché le comunità in genere hanno bisogno dei morti affinché i vivi continuino a fare gli affari loro". "Lui – ha ricordato- per fortuna e' ancora vivo, nel senso che non si è stabilito economicamente vantaggioso sopprimerlo del tutto, però lui era candidato a questo". Rapidi ma legati stretti i suoi passaggi: dalle vicende dei magistrati Falcone e Borsellino alla spiegazione “dell'usanza del vivere sui morti”; dai giri della “vecchia” mafia per arrivare a spiegare quanto ormai sia più redditizio e meno complicato del narcotraffico (a livello penale e sociale) il business di Grottelline o, per esempio, quello dell'eolico. E ancora, il racconto del filo rosso che spesso lega politici e magistrati e il pegno che sono costretti a pagare quei giornalisti che decidono di scoprirne i legami. "E allora, - avviandosi alla conclusione- come e' stato considerato Cosimo Forina fino ad ora? Un rifiuto umano, anche per il suo Comune che non ha avuto il coraggio di assegnargli un incarico pubblico; e non per dargli una prebenda ma per difenderlo".

martedì 5 maggio 2015

AMBIENTE
Spinazzola “La terra dei fuochi”
IL SILENZIO
La scoperta dei rifiuti pericolosi fu effettuata dalla Forestale all’inizio di giugno 2014
GROTTELLINE,PREOCCUPANO I RIFIUTI “TOMBATI” NELLA CAVA
Enigmatico il “disinteresse” mostrato dai sindaci interessati
Cosimo Forina
Grottelline a quando la verità sulle tonnellate di rifiuti pericolosi “tombati” nella cava che si vuole adibire a discarica da parte della Regione Puglia, scoperti dagli uomini del Comando del Corpo Forestale dello Stato di Bari e Cassano su mandato del pm Renato Nitti della procura antimafia di Bari?
Questi sono o no un rischio sulle matrici ambientali?
E perché i sindaci di Spinazzola, Nicola Di Tullio e di Poggiorsini, Michele Armienti pur rivestendo ruolo di autorità sanitaria non sembrano intervenire sulla vicenda? Su Di Tullio c’è stata nei mesi scorsi la pressione dagli uffici dall’assessorato all’ambiente retto da Lorenzo Nicastro per destinarlo come esecutore della bonifica nonostante l’area del ritrovamento è ancora sottosequestro. Non un punto qualunque. In parte della particella 11 del foglio di mappa 142 del Comune di Spinazzola che con altra, la particella 143 è sempre stata nella piena disponibilità della Tradeco fin dal 1989. Società intestataria la Ecospi che da misura camerale è in quota alla famiglia Columella.
Quelle due particelle in modo sartoriale furono destinate dall’amministrazione Comunale di Spinazzola nel 1990 (Pci-Dc) ad immondezzaio. Una superficie che negli anni si estesa a tutta la cava ed ai terreni attigui con l’idea di realizzare un mega immondezzaio e impianti di trattamento da destinare a 200mila abitanti. Mentre in altro “buco” confinante, sempre la Tradeco, intendeva realizzare altra pattumiera di rifiuti speciali. In buona sostanza mentre l’iter amministrativo fa registrare un andirivieni di documentazione tra l’Ati Tradeco-Cogeam (Gruppo Columella per la Tradeco, al 51 per cento Marcegaglia SpA e 49 per cento Cisa Spa) subentrato alla sola Tradeco che non intende mollare la realizzazione concessa da Nichi Vendola e gli Enti territoriali, associazioni ambientaliste la contrastano, tutti sembrano aver dimenticato i rifiuti “tombati”.
Rinvenuti in una particella “sconvolta” dall’arrivo di migliaia di metri cubi di terreno sin dai primi lavori dopo la firma del contratto tra Vendola e l’Ati Tradeco-Cogeam. In particolare prima e dopo il primo sequestro da parte della procura di Trani in seguito ad anomalie riscontrate nel progetto. I rifiuti dalla Forestale sono stati scoperti all’inizio di giugno del 2014 e si è tentato da parte della Regione, altro paradosso, di farli passare per quelli urbani che in una emergenza il Comune di Spinazzola aveva fatto allocare, sempre alla Tradeco, temporaneamente nel 1995 nella cava di Grottelline. Società che per ordinanza sindacale aveva l’obbligo di rimuoverli quei rifiuti vent’anni fa.
Quanto scoperto dagli uomini della Forestale è purtroppo di ben altra natura, occultati sotto metri di terra li dove dalla documentazione fotografica risultava essere area libera. Grotteline è saga infinita caratterizzata dalla consegna del silenzio rotto solo quando a parlare dei rifiuti “tombati” ci si messo un cittadino recentemente scomparso, il quale denunciò la loro presenza alla “Gazzetta”. Da quelle rivelazioni segui una ricognizione dei carabinieri del Noe su mandato della Procura di Trani, i rifiuti non furono trovati e il testimone per questo dichiarato inattendibile. Poi sono saltati fuori con le indagini dell’antimafia di Bari. Gli uomini del Corpo Forestale hanno portato a termine il lavoro investigativo.
Le indagini hanno delineato un quadro chiaro della vicenda supportato da documentazione e rilievi trasmessi nelle mani del magistrato. Presto potrebbero giungere sue decisioni. Magari prima del cambiamento dei vertici regionali, date le imminenti elezioni del rinnovo del Consiglio, che su “Grottelline” comunque dovrà rispondere quanto meno politicamente per aver insistito nella sua trasformazione in immondezzaio.
Nonostante l’interesse archeologico, naturalistico, monumentale, paesaggistico del sito. Altra anomalia proveniente dalla Regione di questa vicenda il disinteresse continuo della commissione ambiente regionale presieduta da Filippo Caracciolo (Pd) sollecitata più volte con richiesta di una audizione sulle idoneità di Grottelline dal consigliere Ruggiero Mennea (Pd).
Grottelline “terra dei fuochi” se non è così qualcuno lo dimostri apertamente alla popolazione.

martedì 24 marzo 2015

Spinazzola Il manufatto è stato smontato durante i lavori di allestimento della Camera dei Deputati
IL COMITATO INNOCENZIANO ORA PUNTA AL RECUPERO DELLA FONTANA ABBANDONATA AI PIEDI DELL’AVENTINO
Tra gli obiettivi del Comitato Innocenziano (presieduto da Antonio Amendola), che sta curando le celebrazioni del IV centenario dalla nascita di Antonio Pignatelli (Spinazzola 13 marzo 1615-2015) salito al soglio pontificio il 12 luglio 1691 con in nome di Innocenzo XII vi è quello di chiedere per la città di Spinazzola la consegna dei frammenti di una fontana, voluta dal Papa, presente nell’ex Curia Apostolica, oggi Palazzo di Montecitorio. Questa venne smontata per dar corso ai lavori di costruzione della Camera su progetto dell’arch. Ernesto Basile e depositata nel 1908 ai piedi dell’Aventino per poi essere lasciata all’incuria del tempo. A stare a cuore il recupero di tale bene realizzato da uno dei maggiori architetti della Roma Barocca, Carlo Fontana, anche lo studio dell’arch. Francesco Brancaccio di Roma. Promotore quest’ultimo di un progetto caduto pare nel vuoto dopo aver cercato di sensibilizzare la Camera dei Deputati, che mira al recupero architettonico e funzionale della fontana.
Ad essere sottolineata oltre all’importanza culturale dell’intervento anche che questo servirebbe per dare maggiore decoro all’Aventino. Luogo indicato per la collocazione della fontana una volta restaurata e ricostruita li dove sono depositati i frammenti, di fronte all’edificio del San Michele (sempre realizzato da Innocenzo XII) sede del Ministero dei Beni Culturali. Anche Spinazzola ha tentato in passato senza ottenere successo, di ricevere quei marmi lasciati alle intemperie per riedificare l’opera del Fontana e collocarla con massima evidenza nella città natale di Innocenzo XII. Richiesta documenta da una corrispondenza intercorsa tra il Palazzo di Città è quelli di Roma a cui non ha fatto seguito nessun riscontro. Non è chiaro chi su quel bene eserciti la competenza e la piena disponibilità, se il ministero dei Beni Culturali affidato a Dario Franceschini, la Camera dei Deputati presidente Laura Boldrini, la Città di Roma e quindi il sindaco Ignazio Marino. Di certo da oltre un secolo la fontana fatta smontare dal Basile si trova ai piedi dell’Aventino lungo la via che costeggia il Tevere tra la Chiesa di Santa Maria (Bocca della Verità) e Piazza dell’Emporio.
L’affidamento a Spinazzola sarebbe davvero il più grande omaggio alla città che possa giungere dalla Capitale nel IV centenario dalla nascita di Antonio Pignatelli. Roma come altri luoghi d’Italia ed europei dove Papa Innocenzo XII ha svolto il suo apostolato ha concesso il suo patrocinio, così come la stessa Camera, la Regione Lazio alle celebrazioni per ricordare il “Papa dei poveri” che abolì il nepotismo e la simonia. Dopo l’oblìo e l’abbandono se se ne sa di più dell’opera di Carlo Fontana è solo grazie alla curata relazione dell’arch. Brancaccio il quale con i suoi collaboratori ha anche stilato una indagine storica redatta dell’arch. Roberta Lorusso dello Studio “Architettura e Urbanistica” di Roma. L’eventuale affidamento del bene a Spinazzola, richiesta non velleitaria, non è da considerarsi considerato l’interesse al recupero partito dalla sollecitazione dello studio professionale, una competizione tra due parti. Piuttosto a dover essere evidenziata è la uguale sensibilità fin qui non riscontrata in altri. L’immenso patrimonio italiano colpevolmente, vuoi per rinuncia, per mancanza di risorse, sovente è privo di tutela. Ad averne cura e recupero li dove lo Stato non interviene sono privati o fondazioni, per quest’opera si registrerebbe, e sarebbe questa una eccezione, il desiderio di farla tornare al suo splendore da parte di tutta una città. La cui istanza, di entrare in possesso del bene, potrebbe più per orgoglio che per campanilismo sicuramente coinvolgere i parlamentari tanto della Puglia che della Basilicata. In particolare quelli della Provincia Barletta-Andria-Trani che siedono a Montecitorio. Chissà forse anche ignari che il completamento del Palazzo Ludovisi nel 1691, oggi palazzo Montecitorio in cui ha sede della Camera, fu determinata dal Papa appena eletto nato a Spinazzola, città un tempo in Basilicata ora in Puglia.
Quel che è comunque auspicabile è che la fontana sia che venga ricostruita a Roma o a Spinazzola, almeno in questo IV centenario dalla nascita di Antonio Pignatelli lasci il deposito a cielo aperto a cui è stata condannata dopo 107 anni, troppi anche per i più indifferenti alla Storia e al patrimonio artistico italiano.
LA SCHEDA
Una ricerca storica dell’arch. Lorusso
Dalla ricerca storica dell’arch. Roberta Lorusso, qui in sintesi riportata, si apprende che: «appena eletto Papa Innocenzo XII stabilì che il Tribunale Apostolico sarebbe stato fatto convergere nel palazzo Ludovisi, incompiuto e rimasto abbandonato fin dalla morte di Innocenzo VIII Barberini. Il palazzo fu acquistato dalla Camera Apostolica per 30mila scudi, diventando proprietà dell’Ospizio Apostolico di San Michele. Gli adeguamenti dell’edificio, concepito da Gian Lorenzo Bernini vennero affidati all’arch. Carlo Fontana.
Questi presento il 16 ottobre 1694 al Papa tre proposte di progetto, solo il terzo trovò attuazione e prevedeva che il cortile interno era cinto da un muro circolare dotato di una nicchia sul cui asse principale il Fontana progettò una fontana a muro». Dalle cronache si apprende che non pochi tentarono di dissuadere il Papa dall’impresa e che vi furono diversi interventi dell’architetto per impedire che la realizzazione della fontana fosse svilita a tal punto da diventare “abietta”. La soluzione che coniugava risparmio e ragione estetica giunse dallo stesso Fontana il quale suggerì a Sua Santità di utilizzare una tazza (da lui stesso trovata) di granito nel Porto di Trajano: «e per fare un poco di mostra si poteva mettere in opra superiormente un’altra tazza di minor misura, che stava nel collegio germanico in potere de RR. PP. Gesuiti, che gli ne facevano dono, e con ponere lateralmente le due colonne di granito trovate nell’escavazione del terreno della Curia, dove senza dispendio si sarebbe disposto un adeguato ornato con poca spesa».
Innocenzo XII segui il suggerimento del Fontana e i lavori nel complesso si tennero dalla fine del 1694 mentre quelli relativi al cortile e alla fontana nel 1696.
Questa la cronologia: “il 13 giugno 1696, si ha notizia di una visita del Papa che “andò a Montecitorio a vedere le fabbriche che si fanno nella circonferenza della piazza per ridarla informa teatrale". Il 22 giugno 1696 la tazza in granito fu trasportarla dal Porto, due giorni dopo giunse a Roma”. Nei registri contabili dell'Ospizio Apostolico di San Michele il 4 luglio sono annotati pagamenti per lavori fatti alla fontana. Il 4 agosto 1696 questa venne portata a termine e il 15 agosto 1696: “giorno della Santissima Vergine si diede l'acqua alla presenza di sua santità, e fu così abbondante, che bastava a battezzare gì 'increduli oppositori contro il bene pubblico, e riuscì con molto giubilo del Papa, e piacere di tutta la corte”. 11 settembre 1696 la fontana è messa in opera nel cortile del palazzo: "la Santità di Nostro Signore, fu a vedere la nuova fontana molto magnifica che si è terminata nel palazzo di Montecitorio, che quel giorno per la prima volta scaturì l'acqua ". I cardinali protettori del San Michele il 6 settembre 1699 si recano a Montecitorio "per vedere se l'arme con l'iscrizione posta sopra la fontana stava bene, e l 'arme parve riuscisse un poco piccola, ma per altro restarono soddisfatti ". Ecco cosa recitava l’iscrizione, questa è tra i reperti posti sul lungotevere: INNOCENTIO XII P.O.M. HAC IN SEDE PLURA COMPLETO ORNAMENTUM URBIS TRIBUNALIA IN UNUM COLLECTA CENSUM IN HOSPITIIS PAUPERUM DE MAGNIFICENTIA JUSTITIA MISERICORDIA OPTIME MERITO". Con l'Unità d'Italia (1870) si presentò il problema dove accogliere la Camera dei Deputati ad essere scelto Montecitorio. Riporta l’arch. Roberta Lorusso: “nel febbraio 1871 venne approvato dal Ministero dei Lavori Pubblici il progetto dell'ingegner Cornetto e il 6 giugno 1872 il nuovo palazzo venne consegnato alla Camera del Deputati. La costruzione dell'aula comportò la copertura della fontana. Vista la natura pericolante dell'aula Cornetto nel 1897 si nominò una Commissione parlamentare allo scopo di preparare un concorso nazionale per la costruzione di un aula definitiva. In molti vi parteciparono ma non venne mai portato a termine. Nel marzo del 1902 l'architetto Basile venne incaricato di preparare il progetto per un nuovo palazzo e per una nuova aula da affiancare alla vecchia Curia Innocenziana. Il 24 febbraio 1904 venne presentato il progetto di massima, mentre il 30 giugno lo stesso Basile venne nominato direttore dei lavori. Nel gennaio 1908 iniziarono i lavori sotto la sorveglianza di una Commissione Reale e il 20 novembre del 1919 venne inaugurata la nuova aula. Il 1919 all'atto delle demolizioni per la costruzione del palazzo Basile la fontana viene smontata”. Successivamente non mancarono ipotesi di una sua nuova collocazione, poi il nulla. Solo nel 2003 la fontana viene ritrova, scomposta in elementi frammentari ed incompleti sul Lungotevere ai piedi dell'Aventino.

Fotografie gentilmente concesse da Padre Nicola Rosa

giovedì 26 febbraio 2015

SPINAZZOLA - ALLA SCOPERTA DELLA MURGIA
Economia prettamente agricola, ma si distingue nella produzione industriale di alta tecnologia esportata in tutto il mondo
Nell’area della città la presenza dell’uomo è testimoniata in forma stanziale almeno negli ultimi diecimila anni
UNA TERRA RICCA DI TESTIMONIANZE DI MOLTI MILLENNI FA DAL NEOLITICO ALL’ETÀ DEI METALLI
Spinazzola (circa 7000 abitanti) è a confine tra la Puglia e la Basilicata, conserva quasi integro il suo territorio ricco di storia, il suo paesaggio, le sue tradizioni che ben valgono un viaggio per scoprirla. La sua economia è prettamente agricola, si distingue nella produzione industriale dell’alta tecnologia esportata in tutto il mondo, nel manifatturiero e nell’artigianato.
Per i più è poco conosciuta anche per la non pratica viabilità e pochi collegamenti che comunque ne fanno il suo punto di forza poiché conserva la sua integrità. Il territorio ricade in parte nella Fossa premurgiana, incisa dal fiume Bradano che divide le Murge dall’Appennino Lucano che si congiungono con la Sella di Spinazzola. Terra dai colori cangianti il cui fascino comprende anche l’apparente desolazione.
A conquistare sono arboscelli, pietre, la pseudo steppa mediterranea, l’architettura rurale, la fauna e la flora. Le pietre degli jazzi, masserie, muretti a secco, sepolture hanno visto la mano dell’uomo nei millenni comporle in sculture del bisogno, per il riparo di se stessi e per le gregge permanenti o quelle giunte in transumanza. Armenti pronti per il pascolo tra pietre erose dal tempo, come seminate l’una vicino all’altra, contrapposte alle distese di verde interrotto dal rosso delle cave di bauxite, attestazione dell’archeologia mineraria. Pietre raccolte una per una da pastori mutati in contadini arsi e segnati nel volto dal sole per conquistare campi da far solcare agli aratri dove si seminano cereali.
La Murgia di Spinazzola si è composta 130 milioni di anni, nell’Era Secondaria, sedimentandosi nell’ultimo periodo Mesozoico, il Cretaceo, un reticolo sotterraneo testimonianza più vistosa del carsismo. In superficie l’azione erosiva dell’acqua nell’arco di migliaia di anni, di lotta fra gli elementi naturali, si percepisce nelle pietre aguzze abbracciate dalla pseudo steppa mediterranea dove fioriscono per incanto anche le orchidee.
A Spinazzola la presenza dell’uomo è testimoniata in forma stanziale almeno negli ultimi diecimila anni, dal Neolitico scoperto in località Grottelline, all’Età dei Metalli con le rarissime incisioni su roccia del riparo del Cavone a l’Età del Bronzo del villaggio più esteso dell’Italia meridionale presente sotto il pendio della Rocca del Garagnone. Ed ancora i Templari presenti nella testimonianza di masserie sparse su tutto il territorio di Spinazzola, a conferma del loro insediamento anche il primo ospedale a servizio del Cavalieri di ritorno dalla Terra Santa ubicato all’interno dell’abitato della città. Borgo antico che conserva tutto l’arco del medioevo e dove non pochi uomini illustri hanno dato prestigio alla città. Spinazzola è un parco archeologica esteso che narra della evoluzione dell’uomo e del suo mantenere l’equilibrio con l’ambiente.
IL TERRITORIO
UNA CITTÀ «CON VISTA» SUL PARCO RURALE

Il Parco nazionale rurale dell’Alta Murgia, previsto dalla legge 9 dicembre 1998, n. 426, è stato istituito nel 2004. Ha una superficie complessiva di 68mila ettari e il suo territorio interessa la Regione Puglia, la Provincia di Bari e quella di Barletta, Andria e Trani, le Comunità montane della Murgia Nord Occidentale e della Murgia Sud Orientale, e 13 Comuni tra cui Spinazzola.
La storia rurale del territorio del Parco Nazionale dell'Alta Murgia caratterizza le sue potenzialità.
Queste aree sono state per secoli teatro di una fiorente pastorizia sia stanziale che transumante. Si tratta di attività che hanno lasciato una notevole eredità di strade bianche, tratturi, carrari, strade interpoderali, tratturelli, sentieri che, nel complesso, creano un rilevante livello di interconnessione, praticamente esteso a tutta l’area del Parco.
Caratteristiche della zona spinazzolese sono le passeggiate agro ecologiche che consentono al visitatore di scoprire una terra nella quale natura, cultura, paesaggio, sapori e profumi sono parte di un sistema inscindibile.
SPINAZZOLA
Alla scoperta della Murgia
SOTTO IL SEGNO DI INNOCENZO XII

Il 2015 anno speciale per Spinazzola per le celebrazioni del IV centenario dalla nascita del figlio più illustre: Antonio Pignatelli (Spinazzola 13/3/1615-2015) salito al soglio pontificio con il nome di Innocenzo XII. La città è tra i nuovi percorsi religiosi, come confermato alla Borsa Internazionale del Turismo di Milano, anche per l’adesione alle iniziative del Comitato Innocenziano, presidente Antonio Amendola, istituito dal consiglio Comunale, sindaco Nicola Di Tullio, delle tante diocesi, archidiocesi e città italiane ed europee dove Innocenzo XII ha svolto il suo ministero di Vescovo e di diplomatico. Come compendiato dall’Arcivescovo della Diocesi Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti S.E. Giovanni Ricciuti nella sua richiesta del dono dell’indulgenza plenaria da vivere a Spinazzola durante tutto l’arco del 2015 sino a marzo 2016 al Cardinale Mauro Piacenza, Penitenziere Maggiore presso la Santa Sede: “il suo pontificato viene ancora oggi ricordato dagli storici per le riforme promosse nella Chiesa e nella Curia Romana, soprattutto per la lotta contro il nepotismo e la simonia, oltre che per opere di carattere civile, realizzate in favore della città di Roma (una su tutte, la costruzione del palazzo di Montecitorio) e dello Stato Pontificio. Egli, personalmente, fu un Papa amato dal popolo, poiché seppe unire alla sua indiscussa abilità e fermezza politica, frutti di lunga e proficua esperienza diplomatica, uno stile di vita semplice e parsimonioso, nonché un autentico e profondo amore per i poveri, verso i quali si prodigò ”. Il Comitato Innocenziano ha definito una serie di iniziative per valorizzare la figura del Papa e il territorio ai fini di proporlo come offerta turistica strutturata intorno al fascino di Papa Innocenzo XII. Tra le principali: il 12 marzo 2015 apertura dell’Anno Innocenziano. Il 13 giugno: Celebrazione in occasione della festa onomastica di Antonio Pignatelli. Il 14 luglio: Celebrazione in occasione dell’anniversario dell’Incoronazione di Innocenzo XII (15 luglio 1691). Dal 3 al 15 agosto: festeggiamento in onore di Maria SS. del Bosco, Patrona di Spinazzola, con riferimento esplicito alla figura del Papa, Successore di Pietro, Vicario di Cristo. Il 27 settembre 2015 anniversario della morte di Innocenzo XII (27 settembre 1700) e il 14 marzo 2016: Solenne Concelebrazione per la chiusura dell’Anno Innocenziano. Diversi i convegni in programma, significative mostre con documenti storici tratti dell’archivio della famiglia Pignatelli, tra i discendenti del Papa particolare legame con Spinazzola quello del principe Marzio Pignatelli. Nel corso dell’anno gemellaggio di Spinazzola con la città di Anzio dove Papa Innocenzo XII si adoperò per far costruire il porto che contribuì allo sviluppo di quella città. Poste Vaticane ha programmato l’emissione di un francobollo per ricordare la nascita di Papa Innocenzo XII.
Quanto è giunto di Papa Innocenzo XII ai giorni nostri? Molto, specie le sue opere e le riforme della Chiesa, l’attenzione all’uomo, il contrasto alle povertà, molte le analogie con Papa Francesco eletto il 13 marzo 2012. Tra le significative opere, poco conosciuta di Innocenzo XII, l’aver stabilito la convenzione dell’inizio del nuovo anno. Sebbene i suoi festeggiamenti risalgono alle popolazioni della Mesopotamia (II millennio a.C.) e in seguito ai Romani del II secolo a.C. sotto Giulio Cesare, e solo nel 46 a.C. entra in vigore il calendario “giuliano” (da Giulio Cesare), diviso in 365 (più uno ogni quattro), il Capodanno però non veniva celebrato ovunque la notte del 31 dicembre. A stabilirne la data il 1691 proprio papa Innocenzo XII il quale emendò per sempre il calendario “giuliano” che da allora sì è adottato quasi in tutta Europa, anche se solo tempo dopo è diventato convenzione per tutti.
LA STORIA
TANTI POPOLI E UN GRANDE PAPA

Spinazzola sorge all'estremo lembo della provincia di Bari, ai piedi delle Murge pugliesi, su un territorio collinare di circa 18.000 ettari e si estende per circa Km. 23 di lunghezza e Km. 9 di larghezza, a 435 metri sul livello del mare. Non è possibile dare una data certa alla nascita di Spinazzola perchè vi sono poche testimonianze su questo punto, ma si può affermare che l'insediamento urbano della città si sia sviluppato attorno a una Statio Romana per il rifornimento delle milizie, posta sulla Via Appia tra Venosa e Blera (l'odierna Gravina in Puglia) e denominata Ad Pinum. Nei secoli ha subito numerose influenze: oltre ai Saraceni Spinazzola anche quella di molti dominatori passando dai Normanni D'Altavilla fino al viceregno spagnolo. Dopo il periodo degli Altavilla fu il periodo degli Svevi e quindi di Federico II.
Alla fine del periodo Svevo subirono l’influenza degli Angioini , poi degli Aragonesi. Durante il viceregno spagnolo Spinazzola è dominata dai Marchesi Pignatelli e diviene feudo. Questo è un periodo florido che registra l’espansione del centro abitato e della popolazione: è anche il periodo che vede Spinazzola dare i Natali ad un altro eminente personaggio:Antonio Pignatelli nato nel 1615, eletto Pontefice il 12 luglio 1691 con il nome di Papa innocenzo XII.

domenica 18 gennaio 2015

Non è chiaro se siamo state recepite le osservazioni del Comune di Spinazzola per salvaguardare la zona
NEL PIANO REGIONALE GROTTELLINE E’ SITO DI DISCARICA O DA TUTELARE?

di Cosimo Forina
Spinazzola-Dopo il trionfalismo a reti unificate per il Piano Paesaggistico partorito dall’assessore alla qualità del territorio Angela Barbanente presentato dal governatore Nichi Vendola al Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, primo in Italia secondo le fonti ministeriali, qualche domanda è d’uopo. E quella che più di altre sta suscitando perplessità è: “che fine hanno fatto le osservazioni al Piano Paesaggistico relative al sito di “Grottelline” presentate dal Comune di Spinazzola che chiedeva la sua salvaguardia?” In pratica il Piano della Barbanente riporta le cave di “Grottelline” ed il sito nelle sue tavole esplicative come “discarica” mentre l’amministrazione Comunale ha impugnato non solo tale individuazione ma con delibera di consiglio Comunale, nei termini stabiliti dalla stessa Regione, ha evidenziando le peculiarità dell’area sottolineandone la sua valenza storica, naturalistica, archeologico, paesaggistica che sono state ignorate dal documento regionale. Il sindaco Nicola Di Tullio ha affermato alla “Gazzetta” che le osservazioni votate dal consiglio Comunale non sono mai state oggetto di analisi ed a sentire la necessità di capirne di più anche il consigliere regionale Ruggiero Mennea schierato contro la discarica a Spinazzola. Mentre Francesco Tarantini di Legambiente, già promotore di altre osservazioni in ambito di conferenza di servizio sul progetto e variante della discarica che si vuole costruire a Grottelline affidata da Nichi Vendola all’Ati Tradeco-Cogeam, pur dicendosi soddisfatto del varo del Piano Paesaggistico non ha escluso di attivarsi per far presentare una interrogazione urgente nei confronti della Barbanente e Vendola: “per capire che fine hanno fatto le osservazioni del Comune di Spinazzola”. Cosa veniva eccepito? Come primo punto, una maggiore valutazione specifica della struttura idrogeomorfologica del sito, per i suoi solchi erosivi di natura carsica, lame, dovuti all’azione naturale di corsi d’acqua di natura episodica. Altro punto rilevante: “la struttura ecosistemica e ambientale”. Il consiglio Comunale osservava che l’area di “Grottelline”: “benché esterna al SIC/ZPS “Murgia Alta”, rientra tuttavia in un ambito di transizione delle aree substeppiche più vaste d’Italia. Permettendo un interscambio tra quelle naturali dell’altopiano murgiano e quelle del versante bradanico”. Terza osservazione: “la struttura antropica e storico-culturale”. Questa comprende l’arco temporale significativo con testimonianze peculiari nei periodi, neolitico, bizantino,normanno-svevo e non solo. La documentazione prodotta in questo caso alla regione comprendeva i vincoli archeologici del sito neolitico scoperto dall’Università di Pisa, nonché la segnalazione in sede dei beni culturali del Documento Preliminare del Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia Barletta-Andria-Trani. E qui l’elenco si fa nutrito: presenza di grotte antropiche, la chiesa rupestre a croce greca con cinque absidi, la masseria “Salomone” di pregevole architettura risalente ai secoli XVI-XVII, il Casale di Grottellini, possedimento dei Templari documentato sin dal 1197, costituito da una costruzione centrale, ubicata nel territorio di Poggiorsini, circondata da innumerevoli grotte che concorrono sin al limite della cava che si vuole destinare a discarica alla funzionalità della struttura. Gli ulteriori contesti paesaggistici non contemplati dal Piano della Barbanente sono stati inviati in Regione con gli elaborati grafici, disponibili anche in formato shapeflile, con specifica ubicazione delle strutture descrittive dei caratteri del paesaggio. A tutto questo si aggiunge l’accertata nidificazione nell’area del falco lanario e la presenza di numerose altre specie di fauna e flora di notevole interesse. Nichi Vendola auspicando che la prossima amministrazione regionale faccia proprie le scelte politiche ed esperienze come quella del Piano Paesaggistico, dopo il compiacimento del ministro Franceschini ha cosi commentato: "Nell'Italia del fango, degli eventi meteorologici estremi, della vulnerabilità di un territorio che è ferito mille volte, noi proviamo a voltare pagina e diamo un buon esempio a tutta l'Italia". Se magari vorrà far sapere che fine hanno fatto le osservazioni del Comune di Spinazzola, e quindi quale Piano Paesaggistico è stato portato alla firma del Ministro Franceschini, non sarebbe di certo un male.

venerdì 7 novembre 2014


STORIA E SOCIETÀ
PAPA INNOVATORE E IL GESUITA IN CINA

DECISIONE CORAGGIOSA
Spinazzola sta celebrando Antonio Pignatelli, il papa che sradicò il nepotismo dal soglio pontificio

MISSIONARIO POLIGLOTTA
L’opera di Michele Ruggeri in Estremo Oriente fu facilitata dalla sua predisposizione ad imparare le lingue

Da Innocenzo XII a Michele Ruggeri
Spinazzola, la città celebra i suoi figli più illustri


Spinazzola tramite i suoi figli più illustri può dirsi città per la cristianità nel mondo e dell’apprendimento linguistico. Non è questa una esagerata lettura del piccolo centro murgiano incastonato tra la Puglia e la Basilicata. Da questa realtà nei secoli, sorprenderà i più, la fede ha effettivamente raggiunto gli angoli più remoti del globo. Non solo perché qui è venuto alla luce Antonio Pignatelli (Spinazzola 13 marzo 1615-Roma 27 settembre 1700) salito al soglio pontificio con il nome di Innocenzo XII, di cui nel 2015 ci si appresta a celebrare il quattrocentesimo anno dalla nascita. Papa riformatore della Chiesa che abolì il nepotismo.
UN RELIGIOSO AI CONFINI DEL MONDO
Ma anche perché Spinazzola ha dato i natali a Michele Ruggeri (Spinazzola 28 ottobre 1543-Salerno 11 maggio 1607) missionario gesuita, primo sinologo d’Europa ad aver raggiunto la Cina, averla in parte attraversata, imparato a comprendere, parlare, leggere e scrivere la complessa lingua del mandarino usata da letterati, nobili, magistrati in tutto l’impero. Ed a pochi è certamente noto che il primo Catechismo (Ttienciu Sce-lu) scritto e stampato in cinese (novembre 1584) ad opera di un occidentale è stato uno degli scritti del gesuita Ruggeri a cui erano allegati i dieci comandamenti.
Sempre a Ruggeri è altresì attribuita la traduzione e diffusione nella terra del Celeste Impero del Padre Nostro, Ave Maria e Gloria. Tra pochi giorni oltre a ricorrere l’anniversario dalla sua nascita,
battezzato con il nome di Pompilio nella città all’epoca del Regno di Napoli che contava 311 fuochi, 1500 abitanti, acclusa alla diocesi di Venosa, ricorreranno anche i quattrocentotrenta anni dalla pubblicazione del Catechismo stampato nella sua prima edizione in soli 1500 esemplari, di cui una preziosa copia è conservata a Roma. Sebbene più noto tra i missionari giunti in Cina con Michele Ruggeri è Matteo Ricci di origine marchigiane, la Chiesa ha iniziato per il secondo da tempo il processo di beatificazione, figura più nota nella stessa Cina, i due insieme giunsero a Zhaoqing città da dove poi Ruggeri cercò, con non pochi ostacoli ma anche con grande accoglienza della popolazione di giungere a Pechino. Entrambi fratelli dello stesso ordine gesuita fondato da Ignazio di Loyola, la Compagnia di Gesù, con altri undici missionari erano partiti da Lisbona il 24 marzo 1578 per raggiungere l’India. Un viaggio avventuroso durato sei mesi, con la circumnavigazione dell’Africa, conclusosi nel porto di Goa. Dal grande seminario di San Paolo, Ruggeri venne inviato dal provinciale dell’India padre Vincenzo Ruiz a raggiungere altro confratello nel Malabar, attuale stato del Tamil-Nada. Ed anche qui si esercitò nell’apprendere la complessa lingua locale.
DA L L’INDIA A MACAO
Questa sua capacità venne ben presto notata, tanto che a sorpresa il 12 aprile 1579 ebbe ordine dai suoi superiore di partire per Macao, emporio portoghese, per essere mandato in Cina. La conoscenza della lingua era essenziale per assolvere al compito dell’evangelizzazione e li dove altri missionari avevano rinunciato Ruggeri vi riuscì creandosi un proprio metodo di comprensione del tutto originale. Ripreso secoli dopo dal pedagogista belga Ovidio Decroly per diffondere l’apprendimento linguistico. Ruggeri caposcuola filologico. Il missionario spinazzolese infatti, con l’ausilio di un pittore locale suo amico per l’apprendimento associava la figura disegnata (esempio: cavallo) all’ideogramma cinese corrispondente, aggiungendo la romanizzazione italiana del suono.
Nel metodo Decroly-globale alla figura è associata la lettera iniziale del nome in carattere maiuscolo e minuscolo e la scrittura di tutto il nome. Tale metodo è diffuso in tutte le scuole del mondo ove le lingue sono basate sull’alfabeto. L’affinità dei due metodi parte dalla stessa intuizione, quello dell’associazione della figura per l’apprendimento linguistico. In questo modo, il nostro Ruggeri, acquisì cognizioni di 15 mila ideogrammi dei 60-80 mila che compongono l’idioma mandarino, grazie ai quali non solo poté confrontarsi con i nobili ed essere accettato da questi, ma diffuse il vangelo e battezzò diverse famiglie, fondatori delle prime comunità cristiane in terra cinese.
RELIGIOSO MA ANCHE POETA E SCRTTORE
Complessa, straordinaria la storia personale e quella del missionario Michele Ruggeri: poeta, scrittore, dottore in diritto canonico, fondatore di una scuola per l’apprendimento della lingua cinese per stranieri, la Shengma’erding Jingyuan (la casa di San Martino), ma anche autore dell’Atlante della Cina. Nel novembre del 1588 Ruggeri viene inviato a Roma per sollecitare il Papa affinché si provvedesse un’ambasceria pontificia al fine di ottenere per i missionari il permesso di soggiornare
nell’Impero. Un progetto che per il susseguirsi di Papi non fu possibile perseguire. Ruggeri ritiratosi a Salerno, non senza amarezza, dopo i dieci anni trascorsi in Cina, riprese il suo lavoro intellettuale
per rendere più nota in Europa la cultura cinese. Sua la traduzione latina dei Quattro libri (classici testi cinesi sull'introduzione alla filosofia di Confucio), come poesie in cinese e la diffusione delle carte geografiche la cui raccolta e pubblicazione è stata curata solo nel 1993 da Eugenio Lo Sardo (Roma, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato). Il manoscritto originale dell’Atlante della Cina datato 1606 è conservato nella Biblioteca dell’Archivio di Stato di Roma. Spinazzola e la Cina dovrebbero sentirsi più vicine grazie alla figura del gesuita Michele Ruggeri così come lo sono le Marche con Matteo Ricci. Sebbene ancora è tutto molto difficile per la Chiesa cattolica nominare i propri vescovi in Cina. La figura del gesuita Michele Ruggeri incarna quell’essenza che papa Francesco ha rivolto nel suo messaggio al Congresso internazionale sulla Catechesi organizzato nell’Anno della Fede: “La catechesi è un pilastro per l’educazione della fede, e ci vogliono buoni catechisti!”; e per esserlo bisogna “ripartire da Cristo”, che significa “non aver paura di andare con Lui nelle periferie”. E citando Benedetto XVI: “La Chiesa non cresce per proselitismo ma per testimonianza”. Lo spinazzolese Ruggeri è stato testimonianza di fede, pur oggi ancora poco conosciuto, la sua vita patrimonio non solo del territorio che ne diede i natali, egli seppe giungere, oltre quattro secoli fa, oltrepassando i confini del Celeste Impero, nel cuore della gente di Cina

lunedì 20 ottobre 2014


GROTELLINE NUOVA PAGINA
Il governatore della Regione Puglia “a termine” e commissario per l’emergenza ambientale “scaduto”, Nicola Vendola (detto Nichi), si è lavato le mani della questione Grottelline. Lo scorso 14 ottobre ha deciso di passare il cerino acceso ad altri, con una semplice comunicazione. In cui, in modo unilaterale, ha ricostruito la vicenda del mancato avvio dell’immondezzaio da lui concesso all’Ati Tradeco-Cogeam (Gruppo Columella per la Tradeco, al 51 per cento Marcegaglia SpA e 49 per cento Cisa Spa).
Adesso, a dover decidere sulla controversa questione saranno il presidente dell’Oga Bat, Nicola Giorgino, i sindaci dell’Ato/Bat (Andria, Barletta, Bisceglie, Canosa, Margherita di Savoia, Minervino Murge, San Ferdinando, Spinazzola, Trani e Trinitapoli) e i superstiti comuni dell’ex Ato Ba/4 (Altamura, Gravina di Puglia, Santeramo e Poggiorsini).
Vendola ha scelto di chiudere in questo modo il suo percorso di ex commissario all’emergenza ambientale in Puglia, proprio a pochi mesi dalla scadenza del suo secondo mandato da presidente della Giunta regionale. Un mandato durato dieci lunghi anni, in cui proprio Grottelline ha rappresentato l’apice del fallimento della Regione nella politica di gestione degli impianti per lo smaltimento dei rifiuti. Dieci lunghi anni di fatti gravi e rocamboleschi: sparizione di documenti e di memorie del computer nell’assessorato regionale contenenti i dati di Grottelline, “balletti” di numeri sulla reale estensione delle particelle del progetto, varianti dubbie e sequestri giudiziari.
Tutto pur di realizzare una discarica che sconvolgerebbe un sito di interesse archeologico, monumentale, paesaggistico e naturalistico, che proprio l’assessore all’Ambiente, Lorenzo Nicastro, ha inserito nel Piano regionale dei rifiuti, nonostante le innumerevoli sollecitazioni dei Comuni e delle associazioni ambientaliste, e le interrogazioni al Parlamento italiano ed europeo. Un Piano votato a maggioranza in Consiglio regionale non solo dagli adepti di Vendola, ma anche e senza indugio dagli esponenti del Pd, che ora sembrano defilarsi dicendosi contrari. Un Piano sostenuto anche da Michele Emiliano, segretario regionale Pd e probabile candidato alla presidenza della Regione.
Intanto, continuano le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Bari sui rifiuti tombati nelle cave e scoperti di recente, che Vendola non menziona nella sua lettera di passaggio delle consegne. Poi, ci sono i ricorsi al Tar dei Comuni di Spinazzola e Poggiorsini, che riguardano la valanga di contraddizioni del Piano paesaggistico partorito dall’assessore Angela Barbanente. Eppure Vendola, dopo che in tutti questi anni ha sparato a zero su chiunque si occupasse di Grottelline contestando le sue “verità”, Come agevolmente si legge anche nei verbali di magistrati: l’ex pm Desireè Digeronimo e negli atti della commissione parlamentare antimafia sul ciclo dei rifiuti presieduta dall’on. Gaetano Pecorella, ha deciso di lavarsene la mani.
Ora su Grottelline si apre un nuovo capitolo, che potrebbe portare, se a prevalere sarà la coerenza, a conclusioni opposte, visto che sia l’Oga, sia i Comuni della Bat, sia la Provincia Barletta-Andria-Trani si sono da sempre dichiarate contrarie alla realizzazione della discarica a Spinazzola. Resta tuttavia un dubbio: nel caso in cui la controversia dovesse protrarsi con la bocciatura dell’immondezzaio a Spinazzola, a chi toccherà, dopo questa fuga della Regione, pagare gli eventuali danni alle imprese?