mercoledì 27 aprile 2016


 SE AD ALTAMURA TORNA NELLA SUA FISIONOMIA “CICCILLO” A SPINAZZOLA CI SI CHIEDE CHE FINE HA FATTO LO SCHELETRO DEL SUO GUERRIERO.
L’Uomo di Altamura «antico» Neanderthal, classificato in un intervallo finale del Pleistocene Medio compreso tra 172 e 130mila anni, grazie all’insieme di dati scientifici ed esposizione artistica  ha ora un volto ed anche una presunta corporatura, alto circa 1 metro e 65 centimetri.
L’opera minuziosa di ricostruzione è stata affidata ai fratelli gemelli paleo-artisti olandesi Adrie e Alfons Kennis, specialisti in creazioni paleoantropologiche.
Come è facilmente intuibile presto la si potrà ammirare nella nascente Rete Museale “Uomo di Altamura” richiamando studiosi e visitatori. 
Può dirsi altrettanto meno comune il ritrovamento di una rara tomba con scheletro incompleto, identificato come appartenuto ad un guerriero, risalente all’età del Bronzo, scoperta durante gli scavi archeologici curati dalla Soprintendenza nella fondamenta del castello di Spinazzola. Un abitato tutto ancora da esplorare.
Stando all’analisi antropologica effettuata dalla Prof.ssa Tracy Prowse nel 2008, l’individuo maschio adulto (1510-1360 a.C), risultò alto circa 174 cm, di età compresa tra i 50-59 deposto supino su un letto rettangolare di ciottoli fluviali accostati senza disposizione preordinata.
Come tutti i ritrovamenti avvenuti a Spinazzola però, dei resti di questo scheletro come del suo corredo funebre: un pugnale in bronzo posizionato all’altezza dell’addome, non se ne sa più nulla.
E la città per totale incuria e negligenza del passato continua a restare impoverita del suo patrimonio storico-archeologico-antropologico. Pur avendo ora una sede museale (l’ex convento degli osservanti) pronta per essere utilizzata, difficile appare la restituzione di questo e altri beni. Anche perché dello scheletro proprio non si ha notizia di dove sia conservato.
Chissà se a partire dalla prossima amministrazione Comunale, dopo che l’ultima in ordine di tempo ha trovato i fondi per ristrutturare il museo, si riesca a far tornare a casa tutto il cospicuo patrimonio di Spinazzola, oggi custodito ed esposto da parte della Soprintendenza in altri musei e città.
Bisognerà lavorare seriamente sulla riqualificazione storico-culturale della città e qui, considerato il comportamento in passato è davvero dura.
Non sarebbe di certo un male se partendo dallo scheletro di Spinazzola si potesse risalire alla fisionomia del guerriero, vero?
Così male non farebbe alla città tentare una ricostruzione dei villaggi del Neolitico, dell’Età dei Metalli, dell’Età del Bronzo, epoca Romana e Medioevale che caratterizzano Spinazzola.
Magari realizzare il tutto per inserire Spinazzola in quel circuito che dovrebbe essere virtuoso di Matera Capitale della Cultura 2019. Oppure più semplicemente perché dalle altre parti tutto quello che è Storia ha anche ricaduta economia. Ma bisognerebbe essere lungimiranti, lasciando alle proprie spalle visioni troglodite per fare del passato il proprio futuro.   

mercoledì 17 febbraio 2016





“Spinazzola Città di Papa Innocenzo XII - Alla scoperta di un territorio Da Vivere – Da Ricordare”. Questo il titolo della pubblicazione, stampata in 10mila copie a diffusione gratuita, scritta dal giornalista Cosimo Forina è finalizzata a far conoscere la Città di Spinazzola e l’area del Parco Nazionale dell’Alta Murgia in cui questa ricade in una inedita visione d’insieme, attraverso sei itinerari turistici, suddivisi in tre aree tematiche che racchiudono informazioni di carattere: Storico, Artistico Naturalistico.
Art director e curatore editoriale Annaida Mari, correzione e revisione, copywriter e ufficio stampa  Mariangela Cardilli, fumettista e illustratore Antonio Forina. La mascotte “Il Burliere”  liberamente tratta dall’opera di Luigi Mari. Fotografie Raffaele D’Oria e Cosimo Forina. La pubblicazione è stata approvata dalla Fédération Internationale des Journalistes et Ecrivains du Tourisme  (F.I.J.E.T.).



L’iniziativa editoriale rientra nelle attività programmate del Comitato Innocenziano sorto per le celebrazioni del IV centenario dalla nascita di  Antonio Pignatelli  (Spinazzola 13  marzo 1615-2015)  salito al soglio pontificio il 12 luglio del 1691 con il nome di Papa Innocenzo XII.
Due gli itinerari nella città: il borgo antico
 e quanto custodito nella pinacoteca e nelle chiese. Una esclusiva ampia galleria d’arte di opere pittoriche, statue lignee, arredi sacri e testi di grande interesse.
La pubblicazione rivela i siti preistorici che in modo particolare segnano il territorio di Spinazzola. Le prime frequentazioni dell’uomo in queste terre risalgono certamente al Neolitico, (6.000 a.C. 3.000 a.C.) con preziose testimonianze riconducibili all’età dai Metalli, del Rame o Eneolitico (5.000 a.C.) e quindi all’Età del Bronzo (dal 3.500 a.C. al 1.200 a.C.). Tra il 2006 e il 2007 nella fondamenta del maniero sorto nel IX secolo dove il 13 marzo 1615 nacque Antonio Pignatelli, il ritrovamento di un insediamento dell’età del Bronzo e la scoperta di una rara tomba, l’arcaico antenato della città, sepoltura di un individuo maschio adulto (1510-1360 a.C). Ed ancora il sito Neolitico di Grottelline territorio che fu anche possedimento dei Templari. Le rare incisioni su roccia del Riparo del Cavone, età dei Metalli, presentate nel convegno mondiale ABAR, Associação Brasileira de Arte Rupestre, Arte Rupestre: Pesquisa e Inclusão Social, Teresina Piauì, Brasile, 2014. Come di estremo interesse la Villa Romana rinvenuta in località “La Santissima”.
I due itinerari ambientali descrivono: il Sito di Importanza Comunitaria (SIC) “Valloni di Spinazzola” dove è presente l’unica popolazione della Puglia di un piccolo anfibio endemico la Salamandrina terdigitata (Bonaparte 1789) e l’area del Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Il paesaggio di pietra, ricco di fauna e flora,  carsismo, la voragine del Cavone, con le sue testimonianze di archeologia mineraria delle cave di bauxite e la storica vetta della Rocca del Garagnone.
Una pubblicazione che intende offrire ad ogni visitatore i luoghi di estrema bellezza di Spinazzola che custodiscono non solo la storia locale, ma interessi culturali e ambientali di valenza regionale, nazionale e mondiale. Una città nuova, capace di proiettarsi attraverso il suo patrimonio storico-culturale e ambientale nel futuro partendo dalla valorizzazione delle testimonianze del suo passato.
Visitare i siti archeologici, visitare Spinazzola è come compiere un viaggio nel sapere, facendo scorrere indietro le lancette dell’orologio del tempo in un percorso antropologico unico passando da diverse epoche che hanno portato alla stessa evoluzione dell’uomo.

Guarda il video della presentazione
http://www.teledehon.it/it/d/12/12/1467/spinazzola-alla-scoperta-di-un-territorio-da-vivere

Guarda il video della mostra fotografica
http://www.teledehon.it/it/d/12/12/1468/paesaggi-e-tesori-la-vera-spinazzola

martedì 29 dicembre 2015


SULLE TRACCE DELLA PREISTORIA E DEI TEMPLARI  

Due impronte di mani in ocra rosso, altre mani incise sulle pareti, simboli che sembrano degli ex voto, cunicoli di collegamento tra grotte, una croce a segnare di certo un luogo di culto, epigrafe e graffiti. Queste alcune delle eccezionali peculiarità di un sito rupestre, dove scorre un corso d’acqua e vi è una piccola cascata, nei pressi della Sp3  tra Spinazzola e Minervino Murge.
Una conferma di come tutto il territorio sia stato abitato sin da tempi arcaici, in continuità per tutto il medioevo sino ad epoca Contemporanea.
Anche questo nuovo insediamento verrà presto segnalato alla Soprintendenza, per ogni opportuno studio, come lo sono stati di recente altri tre siti scoperti da Antonio Guacci sulla Murgia nell’area del Parco Nazionale nel territorio di Spinazzola, in cui sono state raccolte ceramiche impresse, forse del Neolitico e cocciame grezzo di sicura appartenenza all’età del Bronzo.
E’ la meraviglia di questa terra, mai fin qui attentamente studiata a fondo, uno scrigno di immensi tesori del tutto sconosciuti.
Quelle due impronte di mano in ocra rossa segnalate da due giovani di Spinazzola: Pasquale Coletti e Filippo Vulpio appassionati della bellezza del territorio, forse potrebbero essere una vera rivelazione. Poiché se non medioevali, stando ad alcune comparazioni storiche, potrebbero addirittura risalire alla preistoria, ovvero al Paleolitico (da 2,58 milioni a 10 000 anni fa). A lasciarlo supporlo anche l’assenza sulla prima impronta di una falange, la cui amputazione rientrava in un rito di sacrificio.

Infatti di mani in positivo o in negativo impresse nelle grotte, datate al paleolitico, sono state riscontrate diverse in tutto il mondo. Il sito più conosciuto è quello de “La Cueva de las Manos (che in spagnolo significa Caverna delle Mani), situato nella provincia argentina di Santa Cruz, a 163 chilometri a sud della città di Perito Moreno. In Italia sono state scoperte negli anni ‘70 in Sicilia sei impronte a nord ovest di  Mondello (Palermo) nella “Grotta Percata”, mentre in Puglia si ha testimonianza di mani impresse nella  “Grotta dei Cervi” di Porto Badisco (Lecce), due in ocra rossa contornate di bianco nella “Grotta dei Pagliacci” di Rignano Garcanico (Foggia) e diverse atre nella “Grotta Carlo Cosma” a Santa Cesarea Terne (Lecce). Presto per datare con certezza quelle scoperte nei giorni scorsi, di certo se dovessero risalire al paleolitico sarebbe l’unica testimonianza riscontrata nell’entroterra pugliese come lo è stato per i siti neolitici.  
 Il complesso rupestre vicino la Sp 3 così come si presenta ha di per se comunque diverse eccezioni rispetto ad altri presenti sul territorio. A partire dai cunicoli scavati ad altezza d’uomo che collegano le grotte tra di loro ma anche a caratteristiche di adattamento abitativo negli antri con particolare architettura. Il luogo presumibilmente di culto, dove è presente la croce tipica templare è definito da due absidi inserite sotto ampi archi in cui si accede da una scalinata scavata nel tufo. Come per il sito di Grottelline, anche in queste grotte sulla volta vi è una presa d’aria circolare che ricorda nella struttura il villaggio medioevale di Zungri (Calabria). Le mani colorate vengono decifrate tra le più antiche figure che l’uomo ha voluto lasciare come testimonianza prima di evolversi con l’espressione del disegno e quindi con figure parietali e incisioni. Le mani incise vicino a quelle in ocra rosso scoperte a Spinazzola realizzate presumibilmente con un utensile appuntito, sembrerebbero emulare le prime e forse potrebbero essere legate più al rito dei crociati che volevano così lasciare segno del loro passaggio dai luoghi sacri prima di recarsi in Terra Santa. 
D’altronte tale rito lo si è di recente scoperto anche a Grottelline, sito documentato come tenimento dei Templare sin dal 1097, dove nella grotta posta di fronte alla chiesa rupestre sono stati riscontrati diversi segni cruciformi incisi sulle pareti. La presenza di luoghi di culto nella zona oggetto della osservazione dei due giovani spinazzolesi, è documentata sin dal 1081, allorquando Goffredo, Signore di Spinazzola, precisa i confini di una sua donazione citando nel territorio di Acquatetta, oggi territorio di  Minervino Murge, le chiese della S.S. Trinità di catuna, di S. Maria in Edera e S. Egizio segnate proprio da una croce, di cui si sono perse le tracce nel tempo. Ecco il tempo, nonostante la manipolazione e lo sconvolgimento del territorio dell’uomo spesso restituisce le testimonianza della storia in modo del tutto inaspettato. 

domenica 20 settembre 2015


Da lastampa.it
SALVAGUARDARE LA STORIA MILLENARIA DI GROTTELLINE DALLA DISCARICA
di Cosimo Forina
La località “Grottelline” di Spinazzola (Bt), 6800 abitanti, a tre chilometri da Poggiornini (Ba), 1450 abitanti, dovrebbe essere solo nota per le sue peculiarità. Nelle lame che solcano il territorio insediamenti rupestri testimoniano la presenza dell’uomo in forma stanziale in modo ininterrotto da migliaia di anni. Dal trogloditismo civile a quello sacro con una chiesa rupestre a croce greca con cinque absidi. Passando dal Neolitico, all’età del Bronzo, Impero Romano con il tracciato della via Appia e tutto l’arco del Medioevo in particolare con i Templari. Documentata la loro presenza sin dal 1097 nel Casale Grottellini, monumento di grande interesse è tutelato ai sensi della legge 1089 del 1939. Rilevante anche la masseria Salomone del XVI-XVII secolo.
Sebbene due grosse cave in abbandono da cui è stato estratto tufo hanno sconvolto l’integrità dei luoghi, ferite insanabili, ovunque prevale vegetazione spontanea tipica della fascia pedemurgiana.

Qui nidifica il falco lanario (Falco biarmicus) specie superprotetta dalle direttive dell’Unione europea. Ebbene in disprezzo ad ogni logica questo lembo di terra è stato destinato per realizzare, utilizzando le cave, una discarica con annessi impianti di trattamento dei rifiuti. Una storia controversa.
A scegliere il sito il Comune di Spinazzola nel 1990 amministrazione Pci-Dc, tre mesi prima della delibera a comprare le due particelle individuate nel progetto è la società Ecospi, riconducibile al patron dei rifiuti in Puglia, Carlo Dante Columella società Tradeco che ad Altamura per vent’anni ha gestito altra discarica.

L’immondezzaio a Grottelline resta in stand bay sino al 2003 quando finisce nel Piano regionale dei rifiuti del presidente Raffaele Fitto. Nel 2004-2005 la Soprintendenza della Puglia affida a Renata Grifoni Cremonesi, professore di Paleontologia presso l’Università degli Studi di Pisa, due campagne di scavi che portano alla luce un sito neolitico del VI millennio a.C. a ridosso delle cave.

Ma questo non ferma la scelta dell’ubicazione della discarica passata a dover asservire un Bacino di 200mila abitanti. Ed infatti nel 2006 Nicola Vendola nuovo presidente della Regione Puglia firma il contratto di gestione dell’immondezzaio con l’Ati Tradeco-Cogeam (Gruppo Columella per la Tradeco, al 51 per cento Marcegaglia SpA e 49 per cento Cisa Spa). Nel 2007 partono i lavori subito fermati dalla Procura di Trani che pone sotto sequestro l’area per irregolarità del progetto.
Un secondo sequestro arriva nel 2010 perché viene denunciato da un testimone l’interramento nella cava di rifiuti pericolosi che non vengono però trovati dai carabinieri del Noe e convincono i giudici a dissequestrare. Salteranno fuori solo nel 2014 “tombati” a dieci metri sotto terra quando ad intervenire è la direzione distrettuale antimafia di Bari, pm Roberto Nitti. Indagine affidata agli uomini del Corpo Forestale di Bari e Cassano. Anni non semplici quelli trascorsi. Dall’assessorato all’ambiente della Regione Puglia retto da Michele Losappio sparisce la memoria del computer che conteneva i dati di Grottelline.

Poi anche i faldoni quando l’assessore è Lorenzo Nincastro.

Ed intanto li dove si era iniziato a coimbentare la cava si crea un grande lago per l’acqua che tracima discendendo dalla Murgia. La società chiede ed ottiene una prima variante al progetto perché solo in corso d’opera si accorge di aver previsto gli impianti perpendicolarmente alla chiesa rupestre. Se non bastasse arrivano le denunce della Lipu e di Legambiente con osservazioni inerenti: il rischio per la fauna, il progetto, il rischio idrogeologico e idraulico della zona.

Ma tutto resta inascoltato. Anche il Parco Nazionale dell’Alta Murgia chiede la valutazione di incidenza che non viene ritenuta necessaria dal tavolo tecnico della Regione Puglia.

Ad insorgere le due città che incassano il no alla discarica dalla Provincia di Barletta-Andria-Trani, dei sindaci del territorio, dell’Oga, a cui si aggiungono interrogazioni parlamentari al governo italiano e in Commissione europea. Il sindaco Michele Armienti della piccola città di Poggiorsini si affida a Michele Emiliano prima della sua candidatura a presidente della Regione nominandolo tutore del sito di Grottelline.

Emiliano annuncia che se sarà eletto: “la discarica a Spinazzola non sa da fare”, poi però diventa irraggiungibile e Armienti per avere notizie è costretto a scrivergli.

A farsi notare anche il neo assessore regionale all’ambiente Domenico Santorsola il quale con il funzionario regionale Antonello Antonicelli che in questi anni ha curato tutto la faccenda della discarica si invita a colazione dal sindaco di Spinazzola Nicola Di Tullio a cui chiede di diventare favorevole all’immondezzaio in cambio di promesse di ristoro ambientale. “Proposta respinta, afferma Di Tullio, senza appello”. Ma basterà per salvaguardare la Storia millenaria di Grottelline?


Link:
http://www.lastampa.it/2015/09/15/blogs/culturanatura/salvaguardare-la-storia-millenaria-di-grottelline-dalla-discarica-rBtxkyH7KbxI6cFyMiFabJ/pagina.html



mercoledì 1 luglio 2015

GROTTELLINE E’ NEL RAPPORTO 2014 DI LEGAMBIENTE SULLE ECOMAFIE
I rifiuti tombati a dieci metri sotto terra li dove si vuole costruire la discarica
di Cosimo Forina
Nel rapporto sulle Ecomafie 2014 stilato da Legambiente, presentato ieri 30 giugno da Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, alla presenza di Ennio Cillo, magistrato della Procura della Repubblica di Lecce e Renato Nitti, magistrato della Procura della Repubblica, Spinazzola per i rifiuti tombati a Grottelline c’è. E purtroppo non è la prima volta che finisce in questa graduatoria infamante. Negli scorsi anni gli è toccato essere menzionata per il traffico, lo smaltimento illegali dei rifiuti, la falsificazione di atti, aziende attenzionate da diverse Procura che si occupano di rifiuti. Quindi il nuovo riferimento non rappresenta una novità, piuttosto una conferma scandalosa, ignorata da chi ha il compito di monitorare, salvaguardare a livello locale il territorio e l’ambiente attraverso l’azione politica-amministrativa. Nel 2014 ha fatto scalpore lo scoprire che li dove si voleva procedere alla realizzazione di una discarica finanziata con soldi pubblici “Grottelline” sito di interesse ambientale, archeologico, paesaggistico, monumentale data in concessione dalla Regione Puglia all’Ati Tradeco-Cogeam, contratto firmato da Nicola Vendola, di già a dieci metri sottoterra si era provveduto a nascondere decine di tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi. Per tirarli fuori c’è voluta la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, pm Roberto Nitti, ma soprattutto il paziente lavoro degli uomini del Corpo Forestale dello Stato di Bari e Cassano Murge. Prima no, nel 2011 quei rifiuti pur indicati da un testimone non erano nonostante gli scavi effettuati saltati fuori. Anzi la persona che continuava ad insistere che quella monnezza era proprio li è stata persino denunciata con il giornalista che quella storia aveva raccontato. Senza poter avere la soddisfazione non solo che qualcuno finalmente gli riconoscesse l’onesta di aver raccontato la verità, ma anche che quella querela presentata da chi aveva avuto in gestione la realizzazione della discarica e la realizzazione degli impianti per il trattamento dei rifiuti, era stata archiviata. Gli è mancato questo momento, il testimone nel frattempo è morto di un male incurabile, si dice così. “Il business illegale delle Ecomafie nel 2014- ha detto Francesco Tarantini durante la conferenza stampa- è stato stimato in 22 miliardi di euro, i reati accertati 29.293. Gli affari dell’ecomafia in Puglia sono talmente cresciuti rispetto al 2013, le infrazione accertate sono state 2.081, da portare la Puglia sul podio più alto dell’illegalità in questo settore. E Spinazzola ha dato evidentemente il suo contributo e non è escluso che se ne scoprano altri nei prossimi mesi. La Puglia è la regione con il più alto numero di infrazioni accertate, quasi il 29% di quanto registrato nelle 20 regioni, un numero 4 volte più grande rispetto all’anno scorso (quando si attestavano a quota 469). Record anche per persone denunciate, 2.020, e sequestri effettuati, 1.744. La maggior parte delle infrazioni accertate si concentra nelle province di Bari, 1.641, e Foggia, 184. In Puglia, dal 2002 ad oggi (24 giugno 2015), ci sono state ben 48 inchieste contro attività organizzate per il traffico illecito dei rifiuti, cioè il 16,8% circa delle inchieste su tutto il territorio nazionale. Inchieste che hanno visto 153 persone arrestate, 222 persone denunciate e 60 aziende coinvolte. Venendo alle inchieste più importanti, nel 2014 è stata la D.D.A. di Bari a coordinare una maxi operazione contro un traffico organizzato di rifiuti, denominata “Black Land”, eseguita dal NOE di Bari del Comando Carabinieri, dalla DIA di Bari e dal Comando Provinciale Carabinieri di Foggia”. E a questo punto della conferenza, è saltato anche il nome di Grottelline di cui si attende proprio dal dott. Nitti le decisioni in merito dopo la conclusione delle indagini a opera del Corpo Forestale dello Stato. Probabilmente anche i sindaci delle città di Spinazzola, Nicola Di Tullio e di Poggiorsini, Michele Armienti, dovrebbero richiedere informazioni su cosa è stato tombato a Grottelline e quanto questo possa essere pericoloso per la Salute, avendo loro ruolo di autorità sanitaria. Ma la cosa non sembra poi preoccupare tanto, almeno fino a ieri, quando Grottelline è tornata prepotente in quell’elenco dell’illecito business delle Ecomafie.

domenica 28 giugno 2015


SPINAZZOLA SI AZZUFFA SULLE CRETINATE POI FA FINTA DI NON CAPIRE
INTANTO : “MA LA NOTTE, MA LA NOTTE, MA LA NOTTE NO!”

Cosimo Forina
Nel convegno organizzato dal GAL Murgia Più giovedì 18 giugno a Poggiorsini si è discusso di come l’Alta Murgia e la Città Metropolitana di Bari potrebbero avere un futuro comune. Tutto bene e tutto bello, programmabile in modo sostenibile ma nell’incontro non è mancata una nota “stonata” quella dell’assessore regionale ai trasporti Giovanni Giannini.
Il perché è tutta nella sua affermazione, durante il suo intervento, di pensare di riattivare la tratta ferroviaria Gioia del Colle-Spinazzola, infrastruttura di fatto smantellata, il servizio è stato sostituito su gomma: "per ri-utilizzarla di giorno per il trasporto dei passeggeri e di notte per rifiuti". Si, proprio così: “per i rifiuti”.
Un attimo prima a Giannini gli era stato tributato un caloroso applauso. Subito dopo nella sala è piombato il silenzio, imbarazzante, (azz ndr) se si pensa che tanto la città di Spinazzola che quella di Poggiorsini, il sindaco Michele Armienti è anche presidente del Gal Murgia Più che con orgoglio stava ospitando il convegno, stanno opponendosi alla realizzazione della discarica che la Regione ha concesso all’Ati Tradeco-Cogeam a “Grottelline”.
Località a tre chilometri da Poggiorsini che ricade sul territorio di Spinazzola di interesse ambientale, naturalistico, paesaggistico, archeologico e monumentale. Passata sotto la lente di ingrandimento di diverse procure, dall’opposizione al suo uso come immondezzaio espresso da associazioni come Lipu e Legambiente, che ha incassato il “No” della Provincia, dell’Oga, dell’Aro dell’Ente Parco dell’Alta Murgia, oggetto di interrogazioni parlamentari in Italia e in Commissione Europea, autorizzazione alla realizzazione al palo nella procedura di Valutazione Ambientale per evidenti incongruenze.
L’uscita come dire a “cetriolo” per restare in tema di valorizzazione dei prodotti tipici locali, dell’affermazione di Giannini tutto sommato poi non meraviglia tanto.
Quella della realizzazione della discarica a Spinazzola per la Giunta regionale guidata da Nicola Vendola fino all’ultimo giorno di mandato evidentemente è stato un chiodo fisso. E l’offrire infrastrutture in cambio della sua attuazione, pure.
Stessa operazione era stata tentata per il completamento della R6, strada interrotta a Minervino Murge che dall’uscita dell’autostrada di Canosa arriva sino in agro di Spinazzola. Anche in quel caso come contrappasso si parlò dei finanziamenti pronti per essere erogati a condizioni che la strada diventasse strategica per il trasporto dei rifiuti.
Ovviamente facendo scatenare "l’incazzatura" dell’allora presidente della Provincia, Francesco Ventola, ora eletto nel Consiglio Regionale e dei sindaci.
A Poggiorsini questa volta è prevalso il silenzio.
Ma un tarlo è un tarlo ed estirparlo non è cosa semplice.
Che si scelga un convegno dove si parla di programmazione per lo sviluppo rurale per lanciare strali è davvero singolare. Poi, proprio in piena emergenza rifiuti nella Provincia Bat dopo la chiusura della discarica di Trani ed Andria. Il tutto poche ore prima del consiglio Comunale di Canosa dove per l’arrivo dei rifiuti in quella città si è nell’assise sfiorata la rissa e da cui è partito un documento del sindaco Ernesto La Salvia in cui si afferma nel ribadire il “no” ad altre discariche sul territorio di essere: “Preoccupati dai dati riportati sulla pubblicazione edita da Regione Puglia e ASL BT “Rapporto Registro Tumori 2014” che attesta una maggiore incidenza di oltre il 50% di alcune forme tumorali nel territorio provinciale”.
La Salvia è un medico e possiamo fidarci della sua lettura del registro dei tumori.
Per chiuderla, con l’auspicio che prosegua il comportamento contro la discarica dall’amministrazione guidata da Nicola Di Tullio, che altrettanto faccia in neo presidente della Regione Michele Emiliano che aveva preso impegni in tal senso con il sindaco di Poggiorsini (nulla comunque è mai certo nella vita) piace ricordare la fortunata trasmissione condotta da Arbore da cui mutuare il tormentone che potrebbe essere canticchiato, sperando nel risveglio della città prima che si ritrovi sommersa nella “m-onnezza” così: “di giorno bisogna attrarre turismo, ma la notte, ma la notte, ma la notte, no!” Giannini docet.

lunedì 8 giugno 2015


IL GIALLO DEI FIDANZATINI DI POLICORO RIVIVE NEL ROMANZO DI ANGELO JANNONE: “ASPETTANDO GIUSTIZIA”
Dal nostro corrispondente a Materia, Cosimo Forina
Angelo Jannone, ex colonnello del ROS balzato alle cronache in passato per le indagini sul patrimonio di Riina e per la sua storia da infiltrato tra i narcos, dopo il suo libro autobiografico “Eroi Silenziosi” in chiara polemica con un certo stile Antimafia, presenta il suo secondo lavoro: “Aspettando Giustizia” (Secop Edizioni). Un romanzo sul giallo della morte dei fidanzatini di Policoro.
La prima presentazione nazionale si è svolta a Matera venerdì scorso, nell’ambito del primo tour di presentazione del libro, presso la Mediateca.
Altre presentazioni ad Andria, città natale dell’autore, domenica 7 maggio alle 19,30 presso la Libreria Mondadori nello spazio eventi della “Libreria 2000-Centro Didattico, sito in via Bologna, oltre ad una serie di incontri con la stampa Pugliese e Lucana.
Angelo Jannone ha ricevuto lo scorso 19 maggio a Catania per il suo passato a servizio dello Stato e per questo libro a servizio della verità, il premio internazionale all’impegno sociale, Servo di Dio “Rosario Livatino-Antonino Saetta”.
La presentazione di “Aspettando Giustizia” arriva proprio nei giorni in cui si riaccende il caso di Luca Orioli e Marirosa Andreotta, i cui corpi furono rinvenuti privi di vita nel bagno della ragazza nel maggio del 1988, ripuntando i riflettori e la speranza che si possa far luce su quanto realmente accaduto quella notte.
Una prima, quella di Matera che ha visto una presenza appassionata di circa 200 persone e molti giornalisti.
Il libro è stato letteralmente preso d’assalto, anche grazie agli apprezzamenti di critici come Carlo Vulpio (Corriere della Sera) ed alla presenza di 2 ospiti d’eccezione: Olimpia Orioli, madre di Luca, una delle vittime, che da anni si batte per la verità, ed il colonnello Salvino Paternò protagonista insieme alla sua squadra delle indagini – o meglio – delle “non indagini”, visto che il tentativo di far luce sul caso fu bloccato in ogni modo da alcuni magistrati ed altri notabili, per ragioni che ancora oggi rimangono avvolte dal mistero.
Un libro tra romanzo e fiction nello stile, che preannuncia molte sorprese sulle storia di un verità negata.
Intrigante, perché sullo sfondo si raccontano le indagini dei carabinieri agli ordini dell’allora capitano Paternò, che portarono alla disarticolazione degli Scarcia di Policoro, ma anche della nascente quinta mafia, “I Basilischi”.
Alcuni nomi, nel romanzo, sono stati volutamente alterati per non colpire la sensibilità dei veri protagonisti.
Nei pressi di Policoro, sullo Ionio Lucano, i cadaveri denudati di due giovani fidanzati vengono rinvenuti nel bagno dell’abitazione della ragazza. La ragazza nella vasca da bagno.
Il giovane supino sul pavimento con un asciugamani sulle parti intime. Il caso viene chiuso rapidamente con l’ipotesi di una morte sopravvenuta per folgorazione. Ma a distanza di qualche anno, un capitano dei carabinieri cocciuto, Paternò, ed il padre del giovane che non si rassegna, vogliono vederci chiaro e, grazie ad un dettaglio, scopriranno l’inizio di una verità sconvolgente.
Sullo sfondo un potente avvocato prossimo alla nomina a Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura e festini a luci rosse organizzati da narcotrafficante legato alle cosche. Forse un intreccio d’interessi tra organizzazioni mafiose e lobby istituzionali, rischia di perdere l’equilibrio. Indagini ostacolate e clamorosamente insabbiate. Investigatori scomodi trasferiti.
Angelo Jannone, 53 anni, è un colonnello dei carabinieri in congedo, docente di criminologia alla Sapienza, membro dell’Osservatorio dei fenomeni criminali all’Università Ludes di Lugano e Associate di Crowe Horwath-as. Vive a Milano. Nel 2003 per Igea, come coautore con l’attuale Procuratore Nazionale Antimafia, ha pubblicato «Crimini e Soldi». Nel 2010 per Eurilink, «Intelligence, un metodo per la ricerca della verità». Nel 2012, per Datanews, ha pubblicato il libro autobiografico, «Eroi Silenziosi».
Le prossime tappe di presentazione sono in Sicilia (Catania 20 giugno, presso hotel Nettuno) ed in Lombardia tra Brescia, Bergamo e Milano.
http://www.sostenitori.info/il-giallo-dei-fidanzatini-di-policoro-rivive-nel-romanzo-di-angelo-jannone-aspettando-giustizia/