giovedì 19 maggio 2016

Il 27 maggio 2016 alle ore 17:00 avrà luogo la manifestazione di intitolazione ad Antonio Cicorella (Altamura 9 maggio1960-Spinazzola 27 settembre 1995) della struttura pubblica Centro di Pronta Accoglienza (ex Lazzaretto) e relativa strada di accesso.
Antonio Cicorella fu fondatore ed animatore dell’Associazione “Insieme” che operò negli anni ’90 a Spinazzola per il recupero dei tossicodipendenti.
La motivazione che ha ricevuto parere favorevole dalla Società di Storia Patria per la Puglia, su delibera del Consiglio Comunale di Spinazzola fortemente voluta dall’assessore alle politiche sociali Giuseppe Blasi, trova sintesi nel decreto a firma del Prefetto Dott.ssa Clara Minerva: “Un giusto riconoscimento al fondatore  del “Centro di accoglienza Casa Michele”, struttura che Antonio Cicorella, riuscì a trasformare da luogo fatiscente in luogo accogliente, simbolo di speranza per il recupero di tutti coloro che affrontano il duro calvario della tossicodipendenza. Egli, grazie al suo instancabile impegno e lavoro, nonostante la sofferenza di anni di dipendenza dalla droga, è esempio di coraggio per le future generazioni, testimonianza che dalla droga si può uscire, si può tornare ad essere liberi”.
Interverranno: S.E. Mons. Giovanni Ricchiuti Arcivescovo-vescovo della diocesi Altamura-Gravina Acquaviva delle Fonti, Nicola Di Tullio sindaco di Spinazzola, Giacinto Forte sindaco di Altamura, Ernesto La Salvia sindaco di Canosa di Puglia e Cosimo Forina ex presidente Associazione Insieme.
Quella di Antonio Cicorella è stata Storia di altruismo testimoniata sino ai confini della speranza, sino ai confini della vita. Atto di donazione che ha abbracciato nella consapevolezza dei limiti della propria esistenza la sorte di 110 ragazzi i quali giunti dalla strada in condizione di dipendenza e spesso di abbandono del proprio nucleo famigliare hanno trovato nel Centro “Casa Michele” fondato da Antonio Cicorella un nuovo senso alla propria vita.
E’ il 1987 quando Antonio Cicorella con dieci gli anni di tossicodipendenza alle spalle che lo avevano profondamente segnato decide di entrare nella Comunità Incontro di don Pierino Gelmini. E’ il Natale del 1991 quando Antonio esce dalla Comunità dopo aver vinto la sua battaglia e aver pagato su di se il peso delle proprie scelte. Fortificato nello spirito, nel cuore una grande fede, minato nel corpo è consapevole dei limiti della sua vita. L’uomo nuovo, redento, nutre un profondo desiderio: quello di trasmette ad altri la sua esperienza positiva. Dalla droga si esce, si può tornare ad essere degli uomini liberi anche affrontando la morte.
Con gli stessi amici che lo avevano aiutato ad entrare in Comunità fonda nel 1992 l’Associazione “Insieme” ed ottiene in locazione dal Comune di Spinazzola un edificio in abbandono posto appena fuori città. Un “ex Lazzaretto” che Antonio trasformerà da luogo di disperazione e di morte in casa di speranza e di vita. Ed è qui che afferma sostenuto dalla sua fede di essere tornato protagonista della sua vita ed ispiratore di quella degli altri. L’ex Lazzaretto ribattezzato “Casa Michele” accoglie, reggendosi con il solo autofinanziamento, i ragazzi che chiedono aiuto per entrare in Comunità. Compito dell’associazione rafforzare questa scelta.
Chi arriva è prevalentemente in condizione di astinenza e viene ospitato ad una condizione: scegliere di rinunciare a qualsiasi droga senza supporto farmacologico trovando in Antonio il suo riferimento.
Attenzione verso la persona sofferente che non conosce abbandono, ma rispetto, cura, fraterno e amorevole abbraccio, riscoperta della propria dignità, guida nella scelta di uscire dalla spirale della dipendenza.
Ed i ragazzi, tanti, giungono dalle città della Puglia e della Basilicata. A Spinazzola nasce il primo Centro di Accoglienza che anticipa l’ingresso in Comunità seguendo i suoi ospiti anche nella fase interlocutoria con le strutture sanitarie territoriali all’epoca Got ora Sert. Una luce nel deserto sociale.
Quel che è avvenuto in Casa Michele in poco meno di tre anni di attività è stato davvero straordinario e irripetibile, chi giungeva dalla strada portava sulle proprie braccia i segni dell’eroina nel ripartire dopo l’incontro con Antonio ad essere segnato il proprio cuore. 
Antonio Cicorella si spegne in Casa Michele il 27 settembre 1995 a soli 35 anni. La sua affermazione di riscatto e donazione è stata raccontata nel libro pubblicato nel 2003 “Antonio, Storia di un Uomo” di Cosimo Forina ex presidente dell’Associazione Insieme.
In seguito i Comuni di Canosa di Puglia, Spinazzola, Minervino Murge con il Piano di Zona attraverso un progetto finanziato dalla Regione Puglia hanno scelto di ristrutturare l’ex Lazzaretto per finalizzarlo a Centro di Pronta Accoglienza che ora porterà il nome di Antonio Cicorella.
Il ricordo del fondatore di Casa Michele a ventuno anni dalla sua morte non è mai venuto meno tanto a Spinazzola come ad Altamura. A lui è stato dedicato per alcune edizioni il premio internazionale  “Antonio Cicorella” finalizzato al riconoscimento e sostegno di chi si occupa nel mondo di malati di Aids con particolare attenzione ai bambini.
Tanti dei ragazzi che furono ospiti del Centro di Accoglienza, adesso uomini reinseriti a pieno titolo nella società, hanno scelto formando le loro famiglie di dare ai propri figli il nome di Antonio per segnare con lui un legame indissolubile. Una storia quella di Antonio Cicorella che ha di recente anche con emozione coinvolto un giovane emergente gruppo musicale Neverland (Lazzaro Parete-Mario Balducci-Agostino Lorusso-Riccardo Cretì) di Gravina di Puglia. I quali hanno scelto di raccontare con un loro brano l’esempio di chi con amore verso gli altri è diventato Maestro di vita. 

lunedì 16 maggio 2016


Appunti elettorali
GROTTELLINE LA VISONE DELLO STRUZZO NON E’ SCELTA FELICE.
L’annosa “questione” dell’immondezzaio con impianti che si vorrebbero costruire a Grottelline capace di stravolgere irrimediabilmente un sito di interesse archeologico, monumentale, naturalistico, paesaggistico, non sembra interessare direttamente, stranamente, questa competizione elettorale. A conclusione della quale si dovrà eleggere il prossimo 5 giugno un nuovo sindaco ed un nuovo consiglio Comunale per Spinazzola.
Cosa davvero curiosa. La “questione” immondezzaio che ha tenuto banco in particolare in questi ultimi dieci anni, viene solo richiamata dalla lista “Viviamo Spinazzola” con Michele Patruno sindaco, mentre dalle altre due liste in lizza è del tutto sottaciuta. Esclusa da ogni programma che pur di monnezza parlano, ma solo quella che riguarda il miglioramento del servizio di raccolta e smaltimento in città, con aspirazione di veder crescere la raccolta differenziata.
Silenzio tanto dal Movimento Cinque Stelle guidato dalla candidata sindaco Anna Serchisu che dalla lista “# E’ il momento” aspirante primo cittadino Felice Pierro (Pd e aggregati).
Eppure la “questione” Grottelline è tutt’altro che risolta, nonostante le rassicurazioni del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. Il quale pur dichiarandosi contro l’immondezzaio a Spinazzola appena eletto è stato costretto in “zona cesarini” dalle opposizioni, ovvero l’ultimo giorno utile, con atto di giunta, a richiamare la documentazione di Grottelline spedita a Roma. Inviata a sua “insaputa” come dichiarato da Emiliano, da un probe dirigente regionale per essere sottoposta al vaglio del Consiglio dei Ministri dopo il fallimento della procedura curata nell’assessorato all’ambiente regionale in questi ultimi anni. Una odissea.
Perché sorprende il silenzio. La discarica a Spinazzola è stata approvata nel 2006 con la benedizione e avvallo dall’ex governatore della Puglia Nicola Vendola. Successivamente alcune varianti hanno ricevuto il benestare dall’amministrazione Comunale “Pd con tono di verde” di Spinazzola a partire dal 2009.
Ad oggi la questione ingarbugliata è tutt’altro che risolta. Secondo la società a cui è stata assegnata la gestione e realizzazione degli impianti l’avvio dei lavori dopo i vari sequestri della magistratura, sono bloccati in ragione dell’intervento, contestato da più parti, sulla lama al cui interno scorre un ruscello perenne che la società riporta come “semplice” manutenzione del canale.
Di tutt’altro avviso il fronte dell’opposizione composto dai Comuni di Spinazzola e Poggiorsini, Provincia Bat, Oga, Ente Parco dell’Alta Murgia, associazioni ambientaliste come Legambiente, Lipu e Intercomunale Lucana che contestano la totale inidoneità del sito ad ospitare l’immondezzaio.
In buona sostanza la realizzazione della discarica a Spinazzola è ancora, nonostante il conforto del fronte del NO e quello del governatore, possibile. Tant’è che discarica e impianti di Spinazzola non sono stati cassati dal Piano dei Rifiuti Regionale concepito dall’assessore Lorenzo Nicastro della giunta Vendola e a tempi brevi non è prevista una sua rimodulazione.
Fino alla cancellazione definitiva dal Piano Rifiuti Regionale della discarica di Spinazzola qualunque buon proposito di chi si dice ottimista, rappresenta per dirla in breve: solo chiacchiere.
L’associazione di imprese concessionaria, infatti, rivendica il diritto secondo le sue valutazioni di andare avanti, per togliere l’ingombro, in pratica non realizzare più la discarica ha chiesto milioni di euro. Tanti, ma proprio tanti milioni di euro, a titolo di risarcimento.
Se la discarica venisse realizzata segnerebbe, compromettendolo, futuro e sviluppo di Spinazzola, con buona pace dei programmi esposti e sbandierati in questi giorni da ogni candidato sindaco che proprio sullo sviluppo e il futuro contano per la loro affermazione e per rilanciare la città.
Facile intuire che l’identificare Spinazzola con un immondezzaio proprio non si addice a tali aspirazioni.
Comunque, per trovare cenno della discarica in questa strana campagna elettorale che si sta caratterizzando con fatui insulti, in particolare verso l’amministrazione uscente, bisogna attingere all’elenco del lavoro svolto e rivendicato dal sindaco Di Tullio, il quale nel lasciare il testimone della guida della città a Michele Patruno, rivendica, a giusta ragione, di aver “Bloccato l’individuazione della discarica a Grottelline” in questi cinque anni, fatto vero.
Il silenzio degli altri competitori è quindi inspiegabile e ingombrante. Forse perché gli intervenuti nel recente passato del M5S sulla “questione” discarica Grottelline sono solo il riflesso, a volte riportato in modo contorto specie nelle interrogazioni presentate alla Camera dei Deputati, di articoli di giornali da cui sono state attinte le notizie? Oppure perché “Pd e aggregati”, specie alcuni aspiranti consiglieri molto avrebbero da spiegare sul percorso che ha portato in questi anni all’approvazione della discarica e alle varianti? 
Della discarica a Spinazzola bisognerebbe parlarne, serenamente, apertamente. Mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi, posizione comoda ma pericolosa, potrebbe non aiutare a capire a chi affidare il futuro di questa città o forse è già tutto chiaro, almeno per chi Grottelline continua a concepirla solo come sito da valorizzare. 



mercoledì 27 aprile 2016


 SE AD ALTAMURA TORNA NELLA SUA FISIONOMIA “CICCILLO” A SPINAZZOLA CI SI CHIEDE CHE FINE HA FATTO LO SCHELETRO DEL SUO GUERRIERO.
L’Uomo di Altamura «antico» Neanderthal, classificato in un intervallo finale del Pleistocene Medio compreso tra 172 e 130mila anni, grazie all’insieme di dati scientifici ed esposizione artistica  ha ora un volto ed anche una presunta corporatura, alto circa 1 metro e 65 centimetri.
L’opera minuziosa di ricostruzione è stata affidata ai fratelli gemelli paleo-artisti olandesi Adrie e Alfons Kennis, specialisti in creazioni paleoantropologiche.
Come è facilmente intuibile presto la si potrà ammirare nella nascente Rete Museale “Uomo di Altamura” richiamando studiosi e visitatori. 
Può dirsi altrettanto meno comune il ritrovamento di una rara tomba con scheletro incompleto, identificato come appartenuto ad un guerriero, risalente all’età del Bronzo, scoperta durante gli scavi archeologici curati dalla Soprintendenza nella fondamenta del castello di Spinazzola. Un abitato tutto ancora da esplorare.
Stando all’analisi antropologica effettuata dalla Prof.ssa Tracy Prowse nel 2008, l’individuo maschio adulto (1510-1360 a.C), risultò alto circa 174 cm, di età compresa tra i 50-59 deposto supino su un letto rettangolare di ciottoli fluviali accostati senza disposizione preordinata.
Come tutti i ritrovamenti avvenuti a Spinazzola però, dei resti di questo scheletro come del suo corredo funebre: un pugnale in bronzo posizionato all’altezza dell’addome, non se ne sa più nulla.
E la città per totale incuria e negligenza del passato continua a restare impoverita del suo patrimonio storico-archeologico-antropologico. Pur avendo ora una sede museale (l’ex convento degli osservanti) pronta per essere utilizzata, difficile appare la restituzione di questo e altri beni. Anche perché dello scheletro proprio non si ha notizia di dove sia conservato.
Chissà se a partire dalla prossima amministrazione Comunale, dopo che l’ultima in ordine di tempo ha trovato i fondi per ristrutturare il museo, si riesca a far tornare a casa tutto il cospicuo patrimonio di Spinazzola, oggi custodito ed esposto da parte della Soprintendenza in altri musei e città.
Bisognerà lavorare seriamente sulla riqualificazione storico-culturale della città e qui, considerato il comportamento in passato è davvero dura.
Non sarebbe di certo un male se partendo dallo scheletro di Spinazzola si potesse risalire alla fisionomia del guerriero, vero?
Così male non farebbe alla città tentare una ricostruzione dei villaggi del Neolitico, dell’Età dei Metalli, dell’Età del Bronzo, epoca Romana e Medioevale che caratterizzano Spinazzola.
Magari realizzare il tutto per inserire Spinazzola in quel circuito che dovrebbe essere virtuoso di Matera Capitale della Cultura 2019. Oppure più semplicemente perché dalle altre parti tutto quello che è Storia ha anche ricaduta economia. Ma bisognerebbe essere lungimiranti, lasciando alle proprie spalle visioni troglodite per fare del passato il proprio futuro.   

mercoledì 17 febbraio 2016





“Spinazzola Città di Papa Innocenzo XII - Alla scoperta di un territorio Da Vivere – Da Ricordare”. Questo il titolo della pubblicazione, stampata in 10mila copie a diffusione gratuita, scritta dal giornalista Cosimo Forina è finalizzata a far conoscere la Città di Spinazzola e l’area del Parco Nazionale dell’Alta Murgia in cui questa ricade in una inedita visione d’insieme, attraverso sei itinerari turistici, suddivisi in tre aree tematiche che racchiudono informazioni di carattere: Storico, Artistico Naturalistico.
Art director e curatore editoriale Annaida Mari, correzione e revisione, copywriter e ufficio stampa  Mariangela Cardilli, fumettista e illustratore Antonio Forina. La mascotte “Il Burliere”  liberamente tratta dall’opera di Luigi Mari. Fotografie Raffaele D’Oria e Cosimo Forina. La pubblicazione è stata approvata dalla Fédération Internationale des Journalistes et Ecrivains du Tourisme  (F.I.J.E.T.).



L’iniziativa editoriale rientra nelle attività programmate del Comitato Innocenziano sorto per le celebrazioni del IV centenario dalla nascita di  Antonio Pignatelli  (Spinazzola 13  marzo 1615-2015)  salito al soglio pontificio il 12 luglio del 1691 con il nome di Papa Innocenzo XII.
Due gli itinerari nella città: il borgo antico
 e quanto custodito nella pinacoteca e nelle chiese. Una esclusiva ampia galleria d’arte di opere pittoriche, statue lignee, arredi sacri e testi di grande interesse.
La pubblicazione rivela i siti preistorici che in modo particolare segnano il territorio di Spinazzola. Le prime frequentazioni dell’uomo in queste terre risalgono certamente al Neolitico, (6.000 a.C. 3.000 a.C.) con preziose testimonianze riconducibili all’età dai Metalli, del Rame o Eneolitico (5.000 a.C.) e quindi all’Età del Bronzo (dal 3.500 a.C. al 1.200 a.C.). Tra il 2006 e il 2007 nella fondamenta del maniero sorto nel IX secolo dove il 13 marzo 1615 nacque Antonio Pignatelli, il ritrovamento di un insediamento dell’età del Bronzo e la scoperta di una rara tomba, l’arcaico antenato della città, sepoltura di un individuo maschio adulto (1510-1360 a.C). Ed ancora il sito Neolitico di Grottelline territorio che fu anche possedimento dei Templari. Le rare incisioni su roccia del Riparo del Cavone, età dei Metalli, presentate nel convegno mondiale ABAR, Associação Brasileira de Arte Rupestre, Arte Rupestre: Pesquisa e Inclusão Social, Teresina Piauì, Brasile, 2014. Come di estremo interesse la Villa Romana rinvenuta in località “La Santissima”.
I due itinerari ambientali descrivono: il Sito di Importanza Comunitaria (SIC) “Valloni di Spinazzola” dove è presente l’unica popolazione della Puglia di un piccolo anfibio endemico la Salamandrina terdigitata (Bonaparte 1789) e l’area del Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Il paesaggio di pietra, ricco di fauna e flora,  carsismo, la voragine del Cavone, con le sue testimonianze di archeologia mineraria delle cave di bauxite e la storica vetta della Rocca del Garagnone.
Una pubblicazione che intende offrire ad ogni visitatore i luoghi di estrema bellezza di Spinazzola che custodiscono non solo la storia locale, ma interessi culturali e ambientali di valenza regionale, nazionale e mondiale. Una città nuova, capace di proiettarsi attraverso il suo patrimonio storico-culturale e ambientale nel futuro partendo dalla valorizzazione delle testimonianze del suo passato.
Visitare i siti archeologici, visitare Spinazzola è come compiere un viaggio nel sapere, facendo scorrere indietro le lancette dell’orologio del tempo in un percorso antropologico unico passando da diverse epoche che hanno portato alla stessa evoluzione dell’uomo.

Guarda il video della presentazione
http://www.teledehon.it/it/d/12/12/1467/spinazzola-alla-scoperta-di-un-territorio-da-vivere

Guarda il video della mostra fotografica
http://www.teledehon.it/it/d/12/12/1468/paesaggi-e-tesori-la-vera-spinazzola

martedì 29 dicembre 2015


SULLE TRACCE DELLA PREISTORIA E DEI TEMPLARI  

Due impronte di mani in ocra rosso, altre mani incise sulle pareti, simboli che sembrano degli ex voto, cunicoli di collegamento tra grotte, una croce a segnare di certo un luogo di culto, epigrafe e graffiti. Queste alcune delle eccezionali peculiarità di un sito rupestre, dove scorre un corso d’acqua e vi è una piccola cascata, nei pressi della Sp3  tra Spinazzola e Minervino Murge.
Una conferma di come tutto il territorio sia stato abitato sin da tempi arcaici, in continuità per tutto il medioevo sino ad epoca Contemporanea.
Anche questo nuovo insediamento verrà presto segnalato alla Soprintendenza, per ogni opportuno studio, come lo sono stati di recente altri tre siti scoperti da Antonio Guacci sulla Murgia nell’area del Parco Nazionale nel territorio di Spinazzola, in cui sono state raccolte ceramiche impresse, forse del Neolitico e cocciame grezzo di sicura appartenenza all’età del Bronzo.
E’ la meraviglia di questa terra, mai fin qui attentamente studiata a fondo, uno scrigno di immensi tesori del tutto sconosciuti.
Quelle due impronte di mano in ocra rossa segnalate da due giovani di Spinazzola: Pasquale Coletti e Filippo Vulpio appassionati della bellezza del territorio, forse potrebbero essere una vera rivelazione. Poiché se non medioevali, stando ad alcune comparazioni storiche, potrebbero addirittura risalire alla preistoria, ovvero al Paleolitico (da 2,58 milioni a 10 000 anni fa). A lasciarlo supporlo anche l’assenza sulla prima impronta di una falange, la cui amputazione rientrava in un rito di sacrificio.

Infatti di mani in positivo o in negativo impresse nelle grotte, datate al paleolitico, sono state riscontrate diverse in tutto il mondo. Il sito più conosciuto è quello de “La Cueva de las Manos” (che in spagnolo significa Caverna delle Mani), situato nella provincia argentina di Santa Cruz, a 163 chilometri a sud della città di Perito Moreno. In Italia sono state scoperte negli anni ‘70 in Sicilia sei impronte a nord ovest di  Mondello (Palermo) nella “Grotta Percata”, mentre in Puglia si ha testimonianza di mani impresse nella  “Grotta dei Cervi” di Porto Badisco (Lecce), due in ocra rossa contornate di bianco nella “Grotta dei Pagliacci” di Rignano Garcanico (Foggia) e diverse atre nella “Grotta Carlo Cosma” a Santa Cesarea Terne (Lecce). Presto per datare con certezza quelle scoperte nei giorni scorsi, di certo se dovessero risalire al paleolitico sarebbe l’unica testimonianza riscontrata nell’entroterra pugliese come lo è stato per i siti neolitici.  
 Il complesso rupestre vicino la Sp 3 così come si presenta ha di per se comunque diverse eccezioni rispetto ad altri presenti sul territorio. A partire dai cunicoli scavati ad altezza d’uomo che collegano le grotte tra di loro ma anche a caratteristiche di adattamento abitativo negli antri con particolare architettura. Il luogo presumibilmente di culto, dove è presente la croce tipica templare è definito da due absidi inserite sotto ampi archi in cui si accede da una scalinata scavata nel tufo. Come per il sito di Grottelline, anche in queste grotte sulla volta vi è una presa d’aria circolare che ricorda nella struttura il villaggio medioevale di Zungri (Calabria). Le mani colorate vengono decifrate tra le più antiche figure che l’uomo ha voluto lasciare come testimonianza prima di evolversi con l’espressione del disegno e quindi con figure parietali e incisioni. Le mani incise vicino a quelle in ocra rosso scoperte a Spinazzola realizzate presumibilmente con un utensile appuntito, sembrerebbero emulare le prime e forse potrebbero essere legate più al rito dei crociati che volevano così lasciare segno del loro passaggio dai luoghi sacri prima di recarsi in Terra Santa. 
D’altronte tale rito lo si è di recente scoperto anche a Grottelline, sito documentato come tenimento dei Templare sin dal 1097, dove nella grotta posta di fronte alla chiesa rupestre sono stati riscontrati diversi segni cruciformi incisi sulle pareti. La presenza di luoghi di culto nella zona oggetto della osservazione dei due giovani spinazzolesi, è documentata sin dal 1081, allorquando Goffredo, Signore di Spinazzola, precisa i confini di una sua donazione citando nel territorio di Acquatetta, oggi territorio di  Minervino Murge, le chiese della S.S. Trinità di catuna, di S. Maria in Edera e S. Egizio segnate proprio da una croce, di cui si sono perse le tracce nel tempo. Ecco il tempo, nonostante la manipolazione e lo sconvolgimento del territorio dell’uomo spesso restituisce le testimonianza della storia in modo del tutto inaspettato. 

domenica 20 settembre 2015


Da lastampa.it
SALVAGUARDARE LA STORIA MILLENARIA DI GROTTELLINE DALLA DISCARICA
di Cosimo Forina
La località “Grottelline” di Spinazzola (Bt), 6800 abitanti, a tre chilometri da Poggiornini (Ba), 1450 abitanti, dovrebbe essere solo nota per le sue peculiarità. Nelle lame che solcano il territorio insediamenti rupestri testimoniano la presenza dell’uomo in forma stanziale in modo ininterrotto da migliaia di anni. Dal trogloditismo civile a quello sacro con una chiesa rupestre a croce greca con cinque absidi. Passando dal Neolitico, all’età del Bronzo, Impero Romano con il tracciato della via Appia e tutto l’arco del Medioevo in particolare con i Templari. Documentata la loro presenza sin dal 1097 nel Casale Grottellini, monumento di grande interesse è tutelato ai sensi della legge 1089 del 1939. Rilevante anche la masseria Salomone del XVI-XVII secolo.
Sebbene due grosse cave in abbandono da cui è stato estratto tufo hanno sconvolto l’integrità dei luoghi, ferite insanabili, ovunque prevale vegetazione spontanea tipica della fascia pedemurgiana.

Qui nidifica il falco lanario (Falco biarmicus) specie superprotetta dalle direttive dell’Unione europea. Ebbene in disprezzo ad ogni logica questo lembo di terra è stato destinato per realizzare, utilizzando le cave, una discarica con annessi impianti di trattamento dei rifiuti. Una storia controversa.
A scegliere il sito il Comune di Spinazzola nel 1990 amministrazione Pci-Dc, tre mesi prima della delibera a comprare le due particelle individuate nel progetto è la società Ecospi, riconducibile al patron dei rifiuti in Puglia, Carlo Dante Columella società Tradeco che ad Altamura per vent’anni ha gestito altra discarica.

L’immondezzaio a Grottelline resta in stand bay sino al 2003 quando finisce nel Piano regionale dei rifiuti del presidente Raffaele Fitto. Nel 2004-2005 la Soprintendenza della Puglia affida a Renata Grifoni Cremonesi, professore di Paleontologia presso l’Università degli Studi di Pisa, due campagne di scavi che portano alla luce un sito neolitico del VI millennio a.C. a ridosso delle cave.

Ma questo non ferma la scelta dell’ubicazione della discarica passata a dover asservire un Bacino di 200mila abitanti. Ed infatti nel 2006 Nicola Vendola nuovo presidente della Regione Puglia firma il contratto di gestione dell’immondezzaio con l’Ati Tradeco-Cogeam (Gruppo Columella per la Tradeco, al 51 per cento Marcegaglia SpA e 49 per cento Cisa Spa). Nel 2007 partono i lavori subito fermati dalla Procura di Trani che pone sotto sequestro l’area per irregolarità del progetto.
Un secondo sequestro arriva nel 2010 perché viene denunciato da un testimone l’interramento nella cava di rifiuti pericolosi che non vengono però trovati dai carabinieri del Noe e convincono i giudici a dissequestrare. Salteranno fuori solo nel 2014 “tombati” a dieci metri sotto terra quando ad intervenire è la direzione distrettuale antimafia di Bari, pm Roberto Nitti. Indagine affidata agli uomini del Corpo Forestale di Bari e Cassano. Anni non semplici quelli trascorsi. Dall’assessorato all’ambiente della Regione Puglia retto da Michele Losappio sparisce la memoria del computer che conteneva i dati di Grottelline.

Poi anche i faldoni quando l’assessore è Lorenzo Nincastro.

Ed intanto li dove si era iniziato a coimbentare la cava si crea un grande lago per l’acqua che tracima discendendo dalla Murgia. La società chiede ed ottiene una prima variante al progetto perché solo in corso d’opera si accorge di aver previsto gli impianti perpendicolarmente alla chiesa rupestre. Se non bastasse arrivano le denunce della Lipu e di Legambiente con osservazioni inerenti: il rischio per la fauna, il progetto, il rischio idrogeologico e idraulico della zona.

Ma tutto resta inascoltato. Anche il Parco Nazionale dell’Alta Murgia chiede la valutazione di incidenza che non viene ritenuta necessaria dal tavolo tecnico della Regione Puglia.

Ad insorgere le due città che incassano il no alla discarica dalla Provincia di Barletta-Andria-Trani, dei sindaci del territorio, dell’Oga, a cui si aggiungono interrogazioni parlamentari al governo italiano e in Commissione europea. Il sindaco Michele Armienti della piccola città di Poggiorsini si affida a Michele Emiliano prima della sua candidatura a presidente della Regione nominandolo tutore del sito di Grottelline.

Emiliano annuncia che se sarà eletto: “la discarica a Spinazzola non sa da fare”, poi però diventa irraggiungibile e Armienti per avere notizie è costretto a scrivergli.

A farsi notare anche il neo assessore regionale all’ambiente Domenico Santorsola il quale con il funzionario regionale Antonello Antonicelli che in questi anni ha curato tutto la faccenda della discarica si invita a colazione dal sindaco di Spinazzola Nicola Di Tullio a cui chiede di diventare favorevole all’immondezzaio in cambio di promesse di ristoro ambientale. “Proposta respinta, afferma Di Tullio, senza appello”. Ma basterà per salvaguardare la Storia millenaria di Grottelline?


Link:
http://www.lastampa.it/2015/09/15/blogs/culturanatura/salvaguardare-la-storia-millenaria-di-grottelline-dalla-discarica-rBtxkyH7KbxI6cFyMiFabJ/pagina.html



mercoledì 1 luglio 2015

GROTTELLINE E’ NEL RAPPORTO 2014 DI LEGAMBIENTE SULLE ECOMAFIE
I rifiuti tombati a dieci metri sotto terra li dove si vuole costruire la discarica
di Cosimo Forina
Nel rapporto sulle Ecomafie 2014 stilato da Legambiente, presentato ieri 30 giugno da Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, alla presenza di Ennio Cillo, magistrato della Procura della Repubblica di Lecce e Renato Nitti, magistrato della Procura della Repubblica, Spinazzola per i rifiuti tombati a Grottelline c’è. E purtroppo non è la prima volta che finisce in questa graduatoria infamante. Negli scorsi anni gli è toccato essere menzionata per il traffico, lo smaltimento illegali dei rifiuti, la falsificazione di atti, aziende attenzionate da diverse Procura che si occupano di rifiuti. Quindi il nuovo riferimento non rappresenta una novità, piuttosto una conferma scandalosa, ignorata da chi ha il compito di monitorare, salvaguardare a livello locale il territorio e l’ambiente attraverso l’azione politica-amministrativa. Nel 2014 ha fatto scalpore lo scoprire che li dove si voleva procedere alla realizzazione di una discarica finanziata con soldi pubblici “Grottelline” sito di interesse ambientale, archeologico, paesaggistico, monumentale data in concessione dalla Regione Puglia all’Ati Tradeco-Cogeam, contratto firmato da Nicola Vendola, di già a dieci metri sottoterra si era provveduto a nascondere decine di tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi. Per tirarli fuori c’è voluta la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, pm Roberto Nitti, ma soprattutto il paziente lavoro degli uomini del Corpo Forestale dello Stato di Bari e Cassano Murge. Prima no, nel 2011 quei rifiuti pur indicati da un testimone non erano nonostante gli scavi effettuati saltati fuori. Anzi la persona che continuava ad insistere che quella monnezza era proprio li è stata persino denunciata con il giornalista che quella storia aveva raccontato. Senza poter avere la soddisfazione non solo che qualcuno finalmente gli riconoscesse l’onesta di aver raccontato la verità, ma anche che quella querela presentata da chi aveva avuto in gestione la realizzazione della discarica e la realizzazione degli impianti per il trattamento dei rifiuti, era stata archiviata. Gli è mancato questo momento, il testimone nel frattempo è morto di un male incurabile, si dice così. “Il business illegale delle Ecomafie nel 2014- ha detto Francesco Tarantini durante la conferenza stampa- è stato stimato in 22 miliardi di euro, i reati accertati 29.293. Gli affari dell’ecomafia in Puglia sono talmente cresciuti rispetto al 2013, le infrazione accertate sono state 2.081, da portare la Puglia sul podio più alto dell’illegalità in questo settore. E Spinazzola ha dato evidentemente il suo contributo e non è escluso che se ne scoprano altri nei prossimi mesi. La Puglia è la regione con il più alto numero di infrazioni accertate, quasi il 29% di quanto registrato nelle 20 regioni, un numero 4 volte più grande rispetto all’anno scorso (quando si attestavano a quota 469). Record anche per persone denunciate, 2.020, e sequestri effettuati, 1.744. La maggior parte delle infrazioni accertate si concentra nelle province di Bari, 1.641, e Foggia, 184. In Puglia, dal 2002 ad oggi (24 giugno 2015), ci sono state ben 48 inchieste contro attività organizzate per il traffico illecito dei rifiuti, cioè il 16,8% circa delle inchieste su tutto il territorio nazionale. Inchieste che hanno visto 153 persone arrestate, 222 persone denunciate e 60 aziende coinvolte. Venendo alle inchieste più importanti, nel 2014 è stata la D.D.A. di Bari a coordinare una maxi operazione contro un traffico organizzato di rifiuti, denominata “Black Land”, eseguita dal NOE di Bari del Comando Carabinieri, dalla DIA di Bari e dal Comando Provinciale Carabinieri di Foggia”. E a questo punto della conferenza, è saltato anche il nome di Grottelline di cui si attende proprio dal dott. Nitti le decisioni in merito dopo la conclusione delle indagini a opera del Corpo Forestale dello Stato. Probabilmente anche i sindaci delle città di Spinazzola, Nicola Di Tullio e di Poggiorsini, Michele Armienti, dovrebbero richiedere informazioni su cosa è stato tombato a Grottelline e quanto questo possa essere pericoloso per la Salute, avendo loro ruolo di autorità sanitaria. Ma la cosa non sembra poi preoccupare tanto, almeno fino a ieri, quando Grottelline è tornata prepotente in quell’elenco dell’illecito business delle Ecomafie.