mercoledì 11 giugno 2014
NORDBARESE PRIMO PIANO
AMBIENTE
L’ASSALTO ALL’ALTA MURGIA
Dalle viscere della terra rifiuti in gran quantità sul sito dove la Regione vuole realizzare una discarica
Al momento nessuno è stato iscritto nel registro degli indagati. Infruttuoso un altro scavo nel 2010
UNA MONTAGNA DI RIFIUTI SCOPERTA DALL’ANTIMAFIA
A Grottelline (Spinazzola) scatta il terzo sequestro giudiziario
di Cosimo Forina
Sigilli a Grottelline, si continua a scavare. E viene alla luce una montagna di rifiuti pericolosi. Le cave affidate dal governatore Nichi Vendola per 17 anni all’Ati Tradeco-Gogeam (Columella per la Tradeco, al 51 per cento Marcegaglia spa e 49 per cento Cisa Spa) sono da giorni una miniera di veleni.
Le indagini sono condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, dott. Renato Nitti, affidate al Comando Provinciale del Corpo Forestale dello Stato di Bari. Ad operare con sofisticati rilevatori gli uomini delle stazioni del Corpo Forestale di Bari e Cassano delle Murge. Al momento nessuno è stato iscritto nel registro degli indagati. I rifiuti, utilizzando uno escavatore, sono stati ritrovati a soli pochi metri da dove la Procura di Trani, pm Michele Ruggiero nel 2010 aveva disposto accertamenti in seguito alla segnalazione di un cittadino che alla “Gazzetta” aveva raccontato di materiale interrato ed in particolare di origine ospedaliera.
Il testimone dopo l’esito negativo delle ricerche era stato dichiarato inattendibile rischiando di essere querelato dai gestori dell’area .
Il Comando Forestale ha cosi in sintesi al momento fatto conoscere l’esito delle operazioni in corso: “La scoperta è avvenuta a seguito di uno scavo disposto dalla Procura di Bari dopo che alcuni rilievi effettuati con strumentazione geomagnetometrica avevano evidenziato delle anomalie del terreno, ben localizzate, che facevano presumere la presenza di rifiuti interrati. I rilievi sono stati effettuati grazie all’aiuto di una strumentazione in dote al C.F.S., all’uopo convenzionato con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che permette di riscontrare la presenza a determinate profondità del sottosuolo di materiale ferroso. Lo scavo ha portato alla luce miscele di rifiuti consistenti in batterie per autovetture, catrame di carbone, miscele bituminose, scorie di cemento e mattoni, pneumatici fuori uso, ecc., per un totale di decine di tonnellate, risalenti a varie annualità. Il terreno, di proprietà privata, è stato posto sotto sequestro, mentre continuano le rilevazioni da parte del Corpo Forestale, sotto le direttive della Distrettuale Antimafia di Bari. L’operazione si inquadra in un più generale contesto investigativo in corso a cura del Comando provinciale del C.F.S. di Bari su delega della stessa D.D.A. barese”.
Un enorme movimento terra all’interno delle cave. Nel 2007 prima dei lavori iniziati dalla Gogeam-Tradeco l’area interessata dal ritrovamento risultava, come dimostrano le fotografie che qui pubblichiamo completamente libera, mentre una enorme quantità di “terreno” era ben visibile nella parte centrale delle cave. Il secondo con il tempo è stato totalmente rimosso, mentre su gran parte della particella 11 del foglio di mappa 142 oggetto dell’indagine della Procura Antimafia e spuntato terreno che ha rimodellato completamente la cava. Ed li che il testimone indicava i suoi sospetti, ed li che quanto sfuggito ad altri è stato invece ritrovato dagli uomini del Comando Forestale, probabilmente grazie alla loro sofisticata attrezzatura.
La storia infinita di Grottelline continua questa volta con pericolosi risvolti. Molti i quesiti che ovviamente si aggiungono a quanto già avvenuto in questi anni. A partire da chi doveva controllare l’area interessata alla realizzazione della discarica, chi dopo ne è stato nominato custode durante il sequestro della Procura di Trani e perché il traffico di rifiuti non è fin qui emerso. Centinaia di tonnellate. Sul piano amministrativo intanto continua l’opposizione da parte dei Comuni di Spinazzola e Poggiorsini con ricorsi al Tar del Lazio e di Bari contro gli atti di imperio della Regione che si ostina a volere “Grotelline” nel suo piano rifiuti, nonostante le osservazioni avanzate
sulle criticità idrauliche e idrogeologiche dell’area . I nuovi sigilli scattati per i rifiuti tombati adombrano maggiormente questo affare che ha registrato di tutto: dalla sparizione dei documenti, dei faldoni, della memoria del computer che conteneva i dati di Grottelline in Regione, varianti approvate in tutta fretta. L’intreccio con il caso dell’ex assessore alla sanità Alberto Tedesco accusato di aver favorito nell’appalto del rifiuti ospedalieri la società Vi.Ri. dei Columella. Ma anche il suo interessamento affinché l’iter di Grottelline proseguisse superando gli ostacoli.
Sui rifiuti che probabilmente continueranno ad emergere dal sottosuolo la Procura Antimafia ha intanto disposto analisi, mentre i cittadini di Spinazzola e Poggiorsini chiedono di porre fine all’assalto del territorio. Ora ancor più fortemente segnato, offeso e vilipeso, nonostante la sua valenza, da quello che la terra sta restituendo.
LE PRIME REAZIONI
Tarantini (Legambiente): .«Serve un piano di recupero». Zullo (FI): «Una storia triste»
Rifiuti tombati a Grottelline dure le reazioni che si vanno registrando. Francesco Tarantini presidente Legambiente Puglia che proprio oggi si appresta a presentare il Rapporto Ecomafie 2014 - I numeri e le storie della criminalità ambientale in Puglia: “Attendiamo di conoscere la natura dei rifiuti interrati e intanto ribadiamo il nostro secco ‘no’ all’ipotesi di realizzare una discarica in un’area storica e naturalistica come quella di Grottelline. Urge la caratterizzazione e la messa in sicurezza dei siti e un intervento istituzionale teso a bonificare e valorizzare la zona. Nel ribadire il nostro secco ‘no’ all’ipotesi di realizzare una discarica a Grottelline, chiediamo alla Regione Puglia di tener conto delle osservazioni da noi avanzate sulle criticità idrauliche, nell’ambito del procedimento VIA, presenti in un’area che invece merita di essere studiata e valorizzata e non seppellita sotto i rifiuti”. Ferma condanna ed indice puntato contro Nichi Vendola da parte della opposizione.
Così Ignazio Zullo capogruppo Pdl-Fi ieri mattina nella massima assise regionale: “Nel Piano regionale dei rifiuti è stato inserito il sito delle cave di Grottelline come discarica, tra la preoccupazione dei cittadini per il pericolo di rifiuti pericolosi interrati. Eppure, non era Vendola ad abbracciare la filosofia “rifiuti zero, zero discariche?”. “Nel sito di Grottelline – ha affermato l’esponente di Forza Italia - già interessato dall’azione della magistratura, incombe il giustificato sospetto che sia stato utilizzato per rifiuti pericolosi. Una triste storia di inefficienze regionali che hanno smentito le promesse vendoliane che, se mantenute, non avrebbero potuto che incontrare il nostro favore.
Il punto, però, è che risulta impossibile parlare di rifiuti zero quando la raccolta differenziata in Puglia è ferma e l’ecotassa continua ad insistere sui Comuni con i cittadini a farne le spese come sempre. Fin dal febbraio 2007, Vendola lanciò una scommessa per la Puglia: accantonare l’idea che dai rifiuti potesse prodursi energia, con la termovalorizzazione, puntando sul recupero di materie. Questa è stata, con ogni evidenza, una scommessa persa considerando anche gli obiettivi di raccolta differenziata prefissati e mai raggiunti. Per coerenza al “Vendola pensiero” sarebbe stato opportuno eliminare dal Piano discariche come quella di Grottelline e Corigliano. Invece, il filo rosso è come sempre l’inefficienza di questo governo: sullo sfondo, infatti, c'è pure la mancata attuazione della legge regionale 24/2012 con la disomogenea realizzazione degli Aro sul territorio ed il mancato avvio di gare uniche per ambito territoriale ottimale di raccolta”.
sabato 7 giugno 2014
IL CASO
Murgia, Ambiente e Rifiuti
LE INDAGINI
«La zona è interdetta da parte della Procura di Bari»: così i forestali ieri al vicesindaco di Poggiorsini
NEGLI ANNI SCORSI
Già in passato del sito si occupò la Procura di Trani, ma dal sottosuolo non emersero rifiuti
A GROTTELLINE DI NUOVO IN AZIONE LE ESCAVATRICI
Spinazzola, le ricerche affidate al Corpo forestale
di Cosimo Forina
«Questa è zona interdetta da parte della Procura di Bari»: questa la risposta ricevuta dal vicesindaco di Poggiorsini, Gianni Selvaggi, confermata alla “Gazzetta” dal sindaco di quella città Michele Armenti. Selvaggi, allertato da alcuni suoi concittadini si è presentato ieri nelle cave di Grottelline, dove con diversi automezzi di movimento terra gli uomini del Corpo Forestale dello Stato stavano eseguendo degli scavi.
A Grottelline, dunque, sono ritornati in azione gli escavatori. La zona in cui si stanno effettuando le ricerche è molto vicina a quella già oggetto di altra indagine giudiziaria fatta effettuare da parte della Procura di Trani in seguito alla segnalazione di un cittadino nell’ottobre del 2010 che affermava che in quel punto erano stati occultati container con rifiuti ospedalieri. Quelle analisi che portarono al secondo sequestro dell’area delle cave, dopo quello del 27 agosto 2008 legato alle irregolarità del progetto, nell’ambito dell’inchiesta condotta dal sostituto Michele Ruggiero, però, non approdarono ad alcun riscontro. Ora, come un fulmine a ciel sereno, arriva questa nuova indagine affidata da quel che si intuisce al Corpo Forestale dello Stato che ha a sua disposizione strumentazioni idonee per la ricerca anche dall’alto di eventuali rifiuti «tombati». Sono quelli l’oggetto della ricerca? Solo domenica scorsa, primo giugno, la città di Poggiorsini era stata teatro dell’iniziativa organizzata da Legambiente “Voler Bene all’Italia - Festa nazionale dei piccoli comuni”, occasione in cui si è ribadito il “No” deciso alla discarica che si vuole da parte della Regione Puglia far costruire a Grottelline. Affidata dal governatore Nichi Vendola all’Ati Cogeam-Tradeco (Columella per la Tradeco, al 51 per cento Marcegaglia SpA e 49 per cento Cisa Spa). Un “No” motivato da osservazioni tecniche fatte pervenire in sede Valutazione di impatto ambientale sulla inidoneità del sito presentate da Francesco Tarantini presidente regionale Legambiente e dalla Lipu con Enzo Cripezzi. Ai quali si era aggiunta la voce in difesa di Grottelline, area di interesse archeologico, monumentale, ambientale dell’on. Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente e Territorio della Camera, di Michele Armienti, nuovo sindaco del Comune di Poggiorsini, di Stefano Ciafani, vice presidente nazionale di Legambiente, di Cesare Veronico, presidente Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Ferma l’opposizione, domenica scorsa, del sindaco di Spinazzola Nicola Di Tullio, il quale aveva contestato le affermazioni dell’assessore alla qualità del territorio, Angela Barbanente. Barbanente aveva definito l’approvazione della deroga alle prescrizioni di base con effetto di Autorizzazione Paesaggistica al progetto della discarica concessa all’Ati Tradeco-Cogeam da parte della Giunta regionale come «un atto dovuto » . L’arrivo degli escavatori sorprende. Cosa si sta cercando a “Grottelline ”? Perché la zona è stata interdetta? Oltre ai container non trovati nella indagine della Procura di Trani, già in passato i lavori della discarica erano stati sospesi per la scoperta di altri rifiuti urbani, qualche tonnellata occultata, “dimenticata ” dopo l’uso in emergenza da parte del Comune di Spinazzola negli anni novanta delle cave. L’arrivo nuovamente della magistratura si registra mentre il Comitato Regionale di Valutazione Ambientale lo scorso 20 maggio ha sospeso la determinazione sul progetto ponendo all’Ati Tradeco-Goceam delle prescrizioni con le quali se accettate porterebbero alla esclusione della procedura VIA ed i Comuni di Poggiorsini e Spinazzola che si sono opposti alla deroga della Giunta regionale. Il primo Poggiorsini ricorrendo al Tar del Lazio, il secondo al Tar di Bari con una puntuale ricostruzione in diritto delle peculiarità del sito da parte dell’avvocatura comunale sorretta dall’avv. Giorgia Franco. I legali hanno chiesto di annullare gli atti della Giunta regionale. Ma forse ora, con questa nuova indagine della magistratura l’immondezzaio a “Grottelline ” potrebbe essere bloccato per ragioni ancor più gravi.
Murgia, Ambiente e Rifiuti
LE INDAGINI
«La zona è interdetta da parte della Procura di Bari»: così i forestali ieri al vicesindaco di Poggiorsini
NEGLI ANNI SCORSI
Già in passato del sito si occupò la Procura di Trani, ma dal sottosuolo non emersero rifiuti
A GROTTELLINE DI NUOVO IN AZIONE LE ESCAVATRICI
Spinazzola, le ricerche affidate al Corpo forestale
di Cosimo Forina
«Questa è zona interdetta da parte della Procura di Bari»: questa la risposta ricevuta dal vicesindaco di Poggiorsini, Gianni Selvaggi, confermata alla “Gazzetta” dal sindaco di quella città Michele Armenti. Selvaggi, allertato da alcuni suoi concittadini si è presentato ieri nelle cave di Grottelline, dove con diversi automezzi di movimento terra gli uomini del Corpo Forestale dello Stato stavano eseguendo degli scavi.
A Grottelline, dunque, sono ritornati in azione gli escavatori. La zona in cui si stanno effettuando le ricerche è molto vicina a quella già oggetto di altra indagine giudiziaria fatta effettuare da parte della Procura di Trani in seguito alla segnalazione di un cittadino nell’ottobre del 2010 che affermava che in quel punto erano stati occultati container con rifiuti ospedalieri. Quelle analisi che portarono al secondo sequestro dell’area delle cave, dopo quello del 27 agosto 2008 legato alle irregolarità del progetto, nell’ambito dell’inchiesta condotta dal sostituto Michele Ruggiero, però, non approdarono ad alcun riscontro. Ora, come un fulmine a ciel sereno, arriva questa nuova indagine affidata da quel che si intuisce al Corpo Forestale dello Stato che ha a sua disposizione strumentazioni idonee per la ricerca anche dall’alto di eventuali rifiuti «tombati». Sono quelli l’oggetto della ricerca? Solo domenica scorsa, primo giugno, la città di Poggiorsini era stata teatro dell’iniziativa organizzata da Legambiente “Voler Bene all’Italia - Festa nazionale dei piccoli comuni”, occasione in cui si è ribadito il “No” deciso alla discarica che si vuole da parte della Regione Puglia far costruire a Grottelline. Affidata dal governatore Nichi Vendola all’Ati Cogeam-Tradeco (Columella per la Tradeco, al 51 per cento Marcegaglia SpA e 49 per cento Cisa Spa). Un “No” motivato da osservazioni tecniche fatte pervenire in sede Valutazione di impatto ambientale sulla inidoneità del sito presentate da Francesco Tarantini presidente regionale Legambiente e dalla Lipu con Enzo Cripezzi. Ai quali si era aggiunta la voce in difesa di Grottelline, area di interesse archeologico, monumentale, ambientale dell’on. Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente e Territorio della Camera, di Michele Armienti, nuovo sindaco del Comune di Poggiorsini, di Stefano Ciafani, vice presidente nazionale di Legambiente, di Cesare Veronico, presidente Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Ferma l’opposizione, domenica scorsa, del sindaco di Spinazzola Nicola Di Tullio, il quale aveva contestato le affermazioni dell’assessore alla qualità del territorio, Angela Barbanente. Barbanente aveva definito l’approvazione della deroga alle prescrizioni di base con effetto di Autorizzazione Paesaggistica al progetto della discarica concessa all’Ati Tradeco-Cogeam da parte della Giunta regionale come «un atto dovuto » . L’arrivo degli escavatori sorprende. Cosa si sta cercando a “Grottelline ”? Perché la zona è stata interdetta? Oltre ai container non trovati nella indagine della Procura di Trani, già in passato i lavori della discarica erano stati sospesi per la scoperta di altri rifiuti urbani, qualche tonnellata occultata, “dimenticata ” dopo l’uso in emergenza da parte del Comune di Spinazzola negli anni novanta delle cave. L’arrivo nuovamente della magistratura si registra mentre il Comitato Regionale di Valutazione Ambientale lo scorso 20 maggio ha sospeso la determinazione sul progetto ponendo all’Ati Tradeco-Goceam delle prescrizioni con le quali se accettate porterebbero alla esclusione della procedura VIA ed i Comuni di Poggiorsini e Spinazzola che si sono opposti alla deroga della Giunta regionale. Il primo Poggiorsini ricorrendo al Tar del Lazio, il secondo al Tar di Bari con una puntuale ricostruzione in diritto delle peculiarità del sito da parte dell’avvocatura comunale sorretta dall’avv. Giorgia Franco. I legali hanno chiesto di annullare gli atti della Giunta regionale. Ma forse ora, con questa nuova indagine della magistratura l’immondezzaio a “Grottelline ” potrebbe essere bloccato per ragioni ancor più gravi.
martedì 13 maggio 2014
Catania, premio Livatino-Saetta 2014
“LAVORARE PER ESSERE PIU’ CREDIBILI E INDISPONIBILI A CONTAMINAZIONI”
Il Premio internazionale “Rosario Livatino - Antonino Saetta” magistrati assassinati dalla mafia, giunto alla sua XX edizione svoltosi il 9 maggio a Catania nella sala conferenze della Casa circondariale di Bicocca diretta da Giovanni Rizza è stato conferito a pugliesi e lucani, i quali attraverso il loro operato sono testimonianza di legalità, difesa della vita, dell’ambiente e della libertà d’informazione. L’alto riconoscimento all’impegno sociale è stato assegnato dal Comitato antimafia di Giarre “Rosario Livatino e Antonino Saetta” presieduto da Attilio Cavallaro a Patrizia Todisco giudice per le indagini preliminari che ha seguito il caso Ilva e al giornalista Tonio Attino giornalista del Corriere del Mezzogiorno-Corriere della Sera, autore del libro «Generazione Ilva» (edizioni Besa). Ad Antonio Loconte, giornalista barese, destinatario di minacce per un’inchiesta sul “118”. A Domenico Lestingi, operaio di Conversano che attraverso le sue denunce ha permesso di far scoprire irregolarità nella gestione di discariche, rifiuti occultati, perdendo il suo posto di lavoro. A Claudia Salvestrini e Matilde D’Amelio quest’ultima spinazzolese, del consorzio Polieco di Roma. A Tritto Savino Maurizio (Associazione Intercomunale Lucania) contraria alla realizzazione di un mega impianto solare termodinamico da realizzare sul territorio di Banzi a confine con Palazzo San Gervasio e Spinazzola, avanzato dalla Teknosolar2 srl di Matera. Ed alla Redazione di Basilicata24 che da mesi subisce atti intimidatori, ma che difendono la libertà di informazione. Donne e uomini che hanno scelto di fare semplicemente, sino in fondo, senza compromessi, il loro dovere. Avendo come riferimento imprescindibile: la legalità e il bene comune. “Quello che ci manda avanti, ha marcato Claudia Salvestrini direttrice del consorzio nazionale Polieco, anche senza scorta o in totale solitudine, è l'esempio positivo di uomini come il giudice Rosario Livatino". Piglio deciso il suo che prende spunto dai fatti di cronaca e riferendosi agli eccellenti arresti legati all'Expò 2015 ha lanciato un duro affondo. “Troppe volte- accusa- il nostro nemico è la politica e facciamo attenzione- ha esortato i presenti- il traffico illecito dei rifiuti è gestito innanzitutto da imprenditori senza scrupoli, che agiscono facendo accordi territoriali con le mafie". Un fenomeno quello degli sversamenti dei rifiuti contro cui Polieco conduce una strenua battaglia, tesa ad evitare che “i prodotti della nostra raccolta differenziata finiscano in Cina, dove i portafogli sono gonfi di sfruttamento”. Toccare gli interessi forti è per Salvestrini un compito difficile, ma irrinunciabile “perché - ha spiegato la direttrice - abbiamo un debito nei confronti dei tanti uomini e donne caduti sotto la barbarie criminale. Come diceva Livatino, dobbiamo lavorare per essere più credibili, ma soprattutto indisponibili a ricevere incarichi o proposte che rischiano di produrre il germe della contaminazione”. Efficace messaggio di condanna del malaffare, a cui ha fatto eco quello di vari esponenti delle forze dell'ordine e della magistratura, tra i premiati Arturo De Felice, direttore nazionale della Direzione investigativa antimafia (DIA) siciliana, che hanno espresso il desiderio di lavorare in rete con Polieco. Linea comune e un'unica missione: salvaguardare l'ambiente e la salute senza sconti per coloro che, ad ogni livello, agiscono nell'ingiustizia e nell'illegalità. Il Gip Patrizia Todisco è una donna riservata e preparata. Si è occupata di violenza sessuale su minori, di criminalità organizzata, di usura, assenteismo e di reati ambientali prima di arrivare a diventare protagonista di primo piano delle sorti dell'Ilva. Un disastro ambientale senza precedenti in Italia. La sua carriera è sempre stata all'insegna della difesa dei più deboli. Prima di ricevere dal presidente regionale per la Puglia del comitato antimafia, Cosimo Forina, il Premio internazionale Livatino/Saetta ha sottolineato “il costante necessario impegno e lavoro che investe il magistrato”. Ed il suo esempio di fermezza di certo non si è fermato, perseguendo la verità, nemmeno quando forte è apparso l’intreccio tra imprenditori e politica capace di condizionare il diritto al lavoro con quello alla salute. Le emozioni hanno preso il sopravvento quando Domenico Lestingi ha ringraziato per il riconoscimento ricevuto. Per lui il Premio Livatino/Saetta ha avuto come significato quello di uscire dall’isolamento. Essere circondato dal sostegno necessario per continuare la sua testimonianza contro azioni criminali che possono aver compromesso la salute di tantissime persone. “Nel momento della premiazione, ha raccontato Maurizio Tritto, mi tremavano le gambe, erano tre giorni che dormivo a stenti. Partecipare ad un evento del genere insieme a persone che hanno dato e continuano a dare tanto alla nostra nazione, a costo della stessa vita, ti crea un coacervo di sensazioni uniche, ti fa sentire piccolo. Stato e Istituzioni non sono due semplici parole per me. Hanno un valore e un significato ben preciso nel quale credo sinceramente. Giorni fa ho letto un articolo che descriveva a suo modo la Basilicata che citava queste parole: “se in Puglia c'e' la sacra corona unita, se in Campania c'e' la camorra, se in Calabria esiste la n'drangheta e in Sicilia la mafia, in Basilicata c'e' la politica....la mala politica”. Se oggi dovessi descrivere la terra che amo e nella quale vivono le mie due bambine, purtroppo non potrei parlare del suo cielo e del profumo di campi e di suoi boschi. Devo descriverla dicendo che la Basilicata è la regione più ricca d'Italia per risorse, una delle più povere d'Europa per reddito pro capite e disoccupazione, ma sopratutto quella con il più alto tasso di tumori. Allora c'e' qualcosa che non va, che non quadra! Stato e Istituzioni devono cominciare a porsi domande e hanno l'obbligo di finire questa strema difesa degli interessi economici di poche lobby a discapito di molte persone”. Il Premio internazionale “Rosario Livatino - Antonino Saetta” è fatto da queste persone. Ed ancora una volta la Puglia e la Basilicata hanno saputo esprimerle portandone il loro esempio.
mercoledì 30 aprile 2014
L’ATTO APPROVATO A MAGGIORANZA DAL CONSIGLIO COMUNALE
Il Centro «Casa Michele» intitolato ad Antonio Cicorella
LA STRUTTURA DEDICATA AL FONDATORE DELL’ASSOCIAZIONE «INSIEME»
di Cosimo Forina
La strada e la casa denominata ex Lazzaretto, divenuta “Casa Michele” in cui tra il 1992 e il 1995 ospitò il centro di accoglienza per ragazzi tossicodipendenti porteranno il nome di Antonio Cicorella fondatore dell’associazione “Insieme”. La delibera è stata votata con un solo astenuto e accolta tra i presenti con commozione ed emozione dall’intero consiglio Comunale. “La pietra scartata dal costruttore è diventata testata d’angolo” recitano i Salmi, tanto racchiude l’aver riconosciuto chi con amore, sino a confini della speranza, sino ai confini della vita da emarginato è diventato protagonista della sua vita e di quelli degli altri.
L’assessore ai servizi sociali Giuseppe Blasi nel corso del suo intervento ha ripercorso i tratti salienti della vita di Antonio: “Antonio Cicorella nacque ad Altamura il 9 maggio 1960 un’infanzia non facile alle spalle dopo la morte del padre (così come raccontato dalla madre, mamma Irene) e anni di tossicodipendenza distrussero la sua persona.
La voglia di riscatto ebbe il sopravvento quando stimolato e aiutato da cittadini volontari spinazzolesi che si occupavano del recupero di persone affette da dipendenza riuscì ad entrare in comunità. La permanenza presso la Comunità Incontro di Don Pierino Gelmini cambiò radicalmente il suo essere, quando nel 1991 ne uscì il suo percorso di vita, purtroppo breve a causa di un fisico debilitato dalla malattia contratta a causa della droga, lo portò al forte desiderio di occuparsi degli altri, di chi era come lui caduto nel vortice della droga”.
L’Uomo nuovo: “Antonio pur sapendosi ormai prossimo alla fine della vita terrena, divenne il riferimento del centro di accoglienza “Casa Michele” aiutando altri 110 ragazzi a ritrovare la via del riscatto. Un amore infinito nonostante il calvario della malattia che spesso lo vedeva febbricitante e privo di forze. L’ex Lazzaretto casa in abbandono fu trasformata da lui in luogo di speranza e di vita ed è lì che si spense il 27 settembre del 1995”.
Segnando ancor più l’emozione, il consigliere di minoranza Nicola Lagreca: “Io più che un intervento, vorrei riportare una testimonianza, giacché ho conosciuto Antonio Cicorella. Come medico curante ho potuto appurare la sua dignità ed umiltà, nonché la fermezza nei suoi propositi. Nonostante avesse una sofferenza fisica non indifferente, ha portato avanti, sino alla fine, il suo proposito con alta dignità per riscattare il suo passato. Sono emozionato nel ricordo che ho di Antonio Cicorella perché lui era una persona “Vera ”, sono altresì contento che l’amministrazione abbia fatto questo atto di civiltà”.
Umile tra gli umili, un diacono non consacrato che raccoglieva nella fede tutta la sua forza. Ad essere riportata dall’assessore Blasi la testimonianza raccolta dalla collega Mariapaola De Santis pubblicata di recente da “ La Nuova Murgia” del primo ragazzo accolto il “Casa Michele” da Antonio Cicorella: “Tonino è stato un grandissimo esempio di vita, nonostante la sua esperienza fra droga, spaccio e carcere, e nonostante sapesse della sua malattia. Mi ha insegnato che cosa significano l’amore puro e la fede semplice, ma molto forte. Era una persona senza “camice bianco”: non era un dottore o uno psicologo, o uno psichiatra, non aveva una grande istruzione. C’ero già stato dai medici ma l’unica risposta erano le medicine. Tonino mi propose la via più faticosa che ha portato più frutti nella mia vita. Mi chiese di andare a Casa Michele (che non era ancora aperta), vista la mia situazione di tossicodipendenza e di iniziare questa esperienza insieme. C’erano solo due letti, né acqua, né gas. Affrontai l’astinenza senza metadone, senza medicine, solo con la forza di volontà. Ci sono stati giorni in cui non si riusciva a dormire. E non sono tutt’ora d’accordo col fatto che la droga vada curata con farmaci o droghe sintetiche. Ho trascorso 40 giorni con lui prima di andare alla comunità di don Pierino Gelmini. In questa esperienza a Casa Michele c’è stata gente semplice che non aveva niente, ma ha portato cibo, cucinava per noi, c’è stata vicina. Venivo da un ambiente di egoismo, di cattiverie e queste attenzioni mi hanno fatto riflettere. Io ed un mio amico siamo stati i primi a seguire Tonino. Purtroppo non l’abbiamo potuto salutare per l’ultima volta. Siamo usciti dalla comunità e non c’era più. Volevamo essergli vicini. Ha donato completamente la sua vita a questo centro con la semplicità, l’imperfezione di una persona che portava sulla pelle i propri segni. Tonino ha dato la sua vita per gli altri. Ho seguito il suo esempio dando sostegno a chi ha problemi di dipendenza”.
Dalla droga si esce, Antonio Cicorella lo ha dimostrato e tornerà con il suo esempio ad essere sprono per gli altri. Ora per sempre.
Il Centro «Casa Michele» intitolato ad Antonio Cicorella
LA STRUTTURA DEDICATA AL FONDATORE DELL’ASSOCIAZIONE «INSIEME»
di Cosimo Forina
La strada e la casa denominata ex Lazzaretto, divenuta “Casa Michele” in cui tra il 1992 e il 1995 ospitò il centro di accoglienza per ragazzi tossicodipendenti porteranno il nome di Antonio Cicorella fondatore dell’associazione “Insieme”. La delibera è stata votata con un solo astenuto e accolta tra i presenti con commozione ed emozione dall’intero consiglio Comunale. “La pietra scartata dal costruttore è diventata testata d’angolo” recitano i Salmi, tanto racchiude l’aver riconosciuto chi con amore, sino a confini della speranza, sino ai confini della vita da emarginato è diventato protagonista della sua vita e di quelli degli altri.
L’assessore ai servizi sociali Giuseppe Blasi nel corso del suo intervento ha ripercorso i tratti salienti della vita di Antonio: “Antonio Cicorella nacque ad Altamura il 9 maggio 1960 un’infanzia non facile alle spalle dopo la morte del padre (così come raccontato dalla madre, mamma Irene) e anni di tossicodipendenza distrussero la sua persona.
La voglia di riscatto ebbe il sopravvento quando stimolato e aiutato da cittadini volontari spinazzolesi che si occupavano del recupero di persone affette da dipendenza riuscì ad entrare in comunità. La permanenza presso la Comunità Incontro di Don Pierino Gelmini cambiò radicalmente il suo essere, quando nel 1991 ne uscì il suo percorso di vita, purtroppo breve a causa di un fisico debilitato dalla malattia contratta a causa della droga, lo portò al forte desiderio di occuparsi degli altri, di chi era come lui caduto nel vortice della droga”.
L’Uomo nuovo: “Antonio pur sapendosi ormai prossimo alla fine della vita terrena, divenne il riferimento del centro di accoglienza “Casa Michele” aiutando altri 110 ragazzi a ritrovare la via del riscatto. Un amore infinito nonostante il calvario della malattia che spesso lo vedeva febbricitante e privo di forze. L’ex Lazzaretto casa in abbandono fu trasformata da lui in luogo di speranza e di vita ed è lì che si spense il 27 settembre del 1995”.
Segnando ancor più l’emozione, il consigliere di minoranza Nicola Lagreca: “Io più che un intervento, vorrei riportare una testimonianza, giacché ho conosciuto Antonio Cicorella. Come medico curante ho potuto appurare la sua dignità ed umiltà, nonché la fermezza nei suoi propositi. Nonostante avesse una sofferenza fisica non indifferente, ha portato avanti, sino alla fine, il suo proposito con alta dignità per riscattare il suo passato. Sono emozionato nel ricordo che ho di Antonio Cicorella perché lui era una persona “Vera ”, sono altresì contento che l’amministrazione abbia fatto questo atto di civiltà”.
Umile tra gli umili, un diacono non consacrato che raccoglieva nella fede tutta la sua forza. Ad essere riportata dall’assessore Blasi la testimonianza raccolta dalla collega Mariapaola De Santis pubblicata di recente da “ La Nuova Murgia” del primo ragazzo accolto il “Casa Michele” da Antonio Cicorella: “Tonino è stato un grandissimo esempio di vita, nonostante la sua esperienza fra droga, spaccio e carcere, e nonostante sapesse della sua malattia. Mi ha insegnato che cosa significano l’amore puro e la fede semplice, ma molto forte. Era una persona senza “camice bianco”: non era un dottore o uno psicologo, o uno psichiatra, non aveva una grande istruzione. C’ero già stato dai medici ma l’unica risposta erano le medicine. Tonino mi propose la via più faticosa che ha portato più frutti nella mia vita. Mi chiese di andare a Casa Michele (che non era ancora aperta), vista la mia situazione di tossicodipendenza e di iniziare questa esperienza insieme. C’erano solo due letti, né acqua, né gas. Affrontai l’astinenza senza metadone, senza medicine, solo con la forza di volontà. Ci sono stati giorni in cui non si riusciva a dormire. E non sono tutt’ora d’accordo col fatto che la droga vada curata con farmaci o droghe sintetiche. Ho trascorso 40 giorni con lui prima di andare alla comunità di don Pierino Gelmini. In questa esperienza a Casa Michele c’è stata gente semplice che non aveva niente, ma ha portato cibo, cucinava per noi, c’è stata vicina. Venivo da un ambiente di egoismo, di cattiverie e queste attenzioni mi hanno fatto riflettere. Io ed un mio amico siamo stati i primi a seguire Tonino. Purtroppo non l’abbiamo potuto salutare per l’ultima volta. Siamo usciti dalla comunità e non c’era più. Volevamo essergli vicini. Ha donato completamente la sua vita a questo centro con la semplicità, l’imperfezione di una persona che portava sulla pelle i propri segni. Tonino ha dato la sua vita per gli altri. Ho seguito il suo esempio dando sostegno a chi ha problemi di dipendenza”.
Dalla droga si esce, Antonio Cicorella lo ha dimostrato e tornerà con il suo esempio ad essere sprono per gli altri. Ora per sempre.
lunedì 28 aprile 2014
ROMA CHIAMA PUGLIA
UNA GIORNATA STORICA
IL LEGAME
I due vicari di Cristo elevati ieri agli onori degli altari hanno particolarmente inciso nella storia della città
LE INIZIATIVE
Il papa che fermò la guerra nucleare e il papa che riscoprì la spiritualità e l’impegno riformatore di Innocenzo XII
SPINAZZOLA E I «SUOI» PAPI SANTI
Un rapporto speciale dai missili sulla Murgia all’anniversario di Innocenzo XII
di Cosimo Forina
I due Papi Santi, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, e il legame con la città murgiana che diede i natali ad Antonio Pignatelli, salito al soglio pontificio con il nome di Innocenzo XII. I vicari di Cristo elevati ieri agli onori dell’altare hanno particolarmente inciso nella storia della città. Una storia, nel caso di Giovanni XXIII, forse per taluni aspetti dimenticata, sottovalutata, nascosta e sottaciuta sul pericolo distruttivo accorso verso popolazioni ignare. Ecco le ragioni di questo legame. Di Karol Wojtyla per Spinazzola resterà, come per tutta la diocesi Altamura- Acquaviva delle Fonti, il prezioso orientamento espresso nella sua lettera inviata al vescovo Mario Paciello il 29 giugno del 2000, anno del grande giubileo, in occasione del trecentesimo anniversario dalla morte di Innocenzo XII. Sollecitazione oggi ancora più attuale che mai, visto che la città si appresta il prossimo anno a celebrare il IV centenario dalla nascita di Antonio Pignatelli (Spinazzola 13 marzo 1615-2015). Questi alcuni stralci di quel messaggio. Scriveva Papa Wojtyla: «La significativa ricorrenza costituisce occasione quanto mai opportuna per porre in evidenza la forte personalità spirituale, umana ed ecclesiale di questo mio venerato Predecessore, la cui opera a servizio della Chiesa e della società del XVII secolo fu costantemente ispirata a saldezza di principi, coraggio nelle riforme, sensibilità verso le fasce sociali più deboli e prudenza pastorale».
Ed ancora: «La riscoperta e l’approfondimento della dottrina, della spiritualità e dell’impegno riformatore di Papa Innocenzo XII possono costituire un forte stimolo per l’opera della nuova evangelizzazione, alla quale è chiamata anche codesta Diocesi, che si onora di annoverarlo tra i suoi figli più illustri». «L'Anno Santo - proseguiva Giovanni Paolo II - non interessa soltanto la vita intra-ecclesiale, ma comporta significativi risvolti sul piano sociale e civile. Come ho ricordato nella menzionata Lettera Apostolica, l’Anno Giubilare annovera fra i suoi scopi quello del ripristino di condizioni sociali eque e giuste. Non si muovono forse su questa linea gli esempi e gli insegnamenti lasciati da Papa InnocenzoXII?». Passaggio straordinario di quel documento, guida per la città, anche queste riflessioni: «La riscoperta dell’eredità spirituale, culturale e sociale di Papa Pignatelli non mancherà di contribuire a rendere più forte la vostra comunione ecclesiale, più incisivo l’annuncio di Cristo unico Salvatore dell’uomo e più coraggiosa l’azione di solidarietà. A trecento anni dalla sua morte, la spiccata personalità e il generoso ministero ecclesiale di Papa Pignatelli vi spingono ad affrontare con coraggio e fiducia le grandi sfide del terzo millennio».
Uno sprone basato essenzialmente sull’attenzione all’uomo ed in particolare verso i più deboli, cuore tanto del pontificato di Innocenzo XII, attuale esempio di Papa Francesco. Ripercorrendo la storia, Spinazzola di certo non può dimenticare di essere stata terra di difesa e di offesa, quando nella sua base americana, all’inizio degli anni Sessanta, ospitò tre testate di missili nucleari Jupiter,
rischiando con la crisi di Cuba detta della «Baia dei Porci» intercorsa tra Usa guidata da John F. Kennedy e Urss con Anatoly Krasikov di essere annientata.
A salvare il mondo, quando si era ad un passo da una distruttiva terza guerra mondiale che avrebbe visto la Murgia bersaglio, anche l’intervento di Papa Angelo Giuseppe Roncalli, Giovanni XXIII, il pontefice che parlava al cuore della gente. Il 25 ottobre 1962 da Radio vaticana Roncalli si rivolse «a tutti gli uomini di buona volontà» in lingua francese, con un messaggio già consegnato agli ambasciatori degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica: «Alla Chiesa sta a cuore più d’ogni altra cosa la pace e la fraternità tra gli uomini; ed essa opera senza stancarsi mai, a consolidare questi beni. A questo proposito, abbiamo ricordato i gravi doveri di coloro che portano la responsabilità del potere. Oggi noi rinnoviamo questo appello accorato e supplichiamo i Capi di Stato di non restare insensibili a questo grido dell’umanità. Facciano tutto ciò che è in loro potere per salvare la pace: così eviteranno al mondo gli orrori di una guerra, di cui nessuno può prevedere le spaventevoli conseguenze. Continuino a trattare. Sì, questa disposizione leale e aperta ha grande valore di testimonianza per la coscienza di ciascuno e in faccia alla storia. Promuovere, favorire, accettare trattative, ad ogni livello e in ogni tempo, è norma di saggezza e prudenza, che attira le benedizioni del Cielo e della terra». Per queste parole, fu la pace. Con lo smantellamento di tutte le basi con testate nucleari a partire da quella di Spinazzola. A cui seguì la lettera apostolica «Pacem in Terris», vitale per la teologia cattolica sul versante della socialità e della vita civile. Piace ricordare anche da questo tratto di terra di Murgia i due pontefici che hanno commosso il mondo e che il mondo ha riconosciuto grandi in vita e voluti Santi.
UNA GIORNATA STORICA
IL LEGAME
I due vicari di Cristo elevati ieri agli onori degli altari hanno particolarmente inciso nella storia della città
LE INIZIATIVE
Il papa che fermò la guerra nucleare e il papa che riscoprì la spiritualità e l’impegno riformatore di Innocenzo XII
SPINAZZOLA E I «SUOI» PAPI SANTI
Un rapporto speciale dai missili sulla Murgia all’anniversario di Innocenzo XII
di Cosimo Forina
I due Papi Santi, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, e il legame con la città murgiana che diede i natali ad Antonio Pignatelli, salito al soglio pontificio con il nome di Innocenzo XII. I vicari di Cristo elevati ieri agli onori dell’altare hanno particolarmente inciso nella storia della città. Una storia, nel caso di Giovanni XXIII, forse per taluni aspetti dimenticata, sottovalutata, nascosta e sottaciuta sul pericolo distruttivo accorso verso popolazioni ignare. Ecco le ragioni di questo legame. Di Karol Wojtyla per Spinazzola resterà, come per tutta la diocesi Altamura- Acquaviva delle Fonti, il prezioso orientamento espresso nella sua lettera inviata al vescovo Mario Paciello il 29 giugno del 2000, anno del grande giubileo, in occasione del trecentesimo anniversario dalla morte di Innocenzo XII. Sollecitazione oggi ancora più attuale che mai, visto che la città si appresta il prossimo anno a celebrare il IV centenario dalla nascita di Antonio Pignatelli (Spinazzola 13 marzo 1615-2015). Questi alcuni stralci di quel messaggio. Scriveva Papa Wojtyla: «La significativa ricorrenza costituisce occasione quanto mai opportuna per porre in evidenza la forte personalità spirituale, umana ed ecclesiale di questo mio venerato Predecessore, la cui opera a servizio della Chiesa e della società del XVII secolo fu costantemente ispirata a saldezza di principi, coraggio nelle riforme, sensibilità verso le fasce sociali più deboli e prudenza pastorale».
Ed ancora: «La riscoperta e l’approfondimento della dottrina, della spiritualità e dell’impegno riformatore di Papa Innocenzo XII possono costituire un forte stimolo per l’opera della nuova evangelizzazione, alla quale è chiamata anche codesta Diocesi, che si onora di annoverarlo tra i suoi figli più illustri». «L'Anno Santo - proseguiva Giovanni Paolo II - non interessa soltanto la vita intra-ecclesiale, ma comporta significativi risvolti sul piano sociale e civile. Come ho ricordato nella menzionata Lettera Apostolica, l’Anno Giubilare annovera fra i suoi scopi quello del ripristino di condizioni sociali eque e giuste. Non si muovono forse su questa linea gli esempi e gli insegnamenti lasciati da Papa InnocenzoXII?». Passaggio straordinario di quel documento, guida per la città, anche queste riflessioni: «La riscoperta dell’eredità spirituale, culturale e sociale di Papa Pignatelli non mancherà di contribuire a rendere più forte la vostra comunione ecclesiale, più incisivo l’annuncio di Cristo unico Salvatore dell’uomo e più coraggiosa l’azione di solidarietà. A trecento anni dalla sua morte, la spiccata personalità e il generoso ministero ecclesiale di Papa Pignatelli vi spingono ad affrontare con coraggio e fiducia le grandi sfide del terzo millennio».
Uno sprone basato essenzialmente sull’attenzione all’uomo ed in particolare verso i più deboli, cuore tanto del pontificato di Innocenzo XII, attuale esempio di Papa Francesco. Ripercorrendo la storia, Spinazzola di certo non può dimenticare di essere stata terra di difesa e di offesa, quando nella sua base americana, all’inizio degli anni Sessanta, ospitò tre testate di missili nucleari Jupiter,
rischiando con la crisi di Cuba detta della «Baia dei Porci» intercorsa tra Usa guidata da John F. Kennedy e Urss con Anatoly Krasikov di essere annientata.
A salvare il mondo, quando si era ad un passo da una distruttiva terza guerra mondiale che avrebbe visto la Murgia bersaglio, anche l’intervento di Papa Angelo Giuseppe Roncalli, Giovanni XXIII, il pontefice che parlava al cuore della gente. Il 25 ottobre 1962 da Radio vaticana Roncalli si rivolse «a tutti gli uomini di buona volontà» in lingua francese, con un messaggio già consegnato agli ambasciatori degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica: «Alla Chiesa sta a cuore più d’ogni altra cosa la pace e la fraternità tra gli uomini; ed essa opera senza stancarsi mai, a consolidare questi beni. A questo proposito, abbiamo ricordato i gravi doveri di coloro che portano la responsabilità del potere. Oggi noi rinnoviamo questo appello accorato e supplichiamo i Capi di Stato di non restare insensibili a questo grido dell’umanità. Facciano tutto ciò che è in loro potere per salvare la pace: così eviteranno al mondo gli orrori di una guerra, di cui nessuno può prevedere le spaventevoli conseguenze. Continuino a trattare. Sì, questa disposizione leale e aperta ha grande valore di testimonianza per la coscienza di ciascuno e in faccia alla storia. Promuovere, favorire, accettare trattative, ad ogni livello e in ogni tempo, è norma di saggezza e prudenza, che attira le benedizioni del Cielo e della terra». Per queste parole, fu la pace. Con lo smantellamento di tutte le basi con testate nucleari a partire da quella di Spinazzola. A cui seguì la lettera apostolica «Pacem in Terris», vitale per la teologia cattolica sul versante della socialità e della vita civile. Piace ricordare anche da questo tratto di terra di Murgia i due pontefici che hanno commosso il mondo e che il mondo ha riconosciuto grandi in vita e voluti Santi.
mercoledì 23 aprile 2014
BENI CULTURALI
UN SITO SEMPRE PIÙ A RISCHIO
ALLA RICERCA DEL PASSATO
Il materiale fu rinvenuto durante le campagne di scavi del 2004-2005 condotti dalla prof.ssa Renata Grifoni Cremonesi
L’OMBRA DELLA MEGADISCARICA
Sul sito che presenta anche interessanti testimonianze storiche e naturalistiche la Regione intende autorizzare la megadiscarica
IL «GIALLO» DEI 1.901 REPERTI
Spinazzola, ritrovati a «Grottelline» durante campagna di scavi non si sa più dove siano
di Cosimo Forina
Dove sono i reperti ritrovati durante le campagne di scavi del 2004-2005 condotti dalla prof.ssa Renata Grifoni Cremonesi a Grottelline? Ancora a Pisa presso l’Università dove sono stati magistralmente studiati da Roberta Lorenzi e Marco Serradimigni, loro la pubblicazione del 2009: “Il sito Neolitico de le Grottelline (Spinazzola,Bari)”, oppure riconsegnati alla Sovrintendenza e quindi finiti in qualche deposito? Ad averli in città basterebbero per riempire decine di teche da inserire in una sala monotematica in cui testimoniare la presenza dell’uomo in forma stanziale risalente al VI millennio a.C. epoca corrispondente al Neolitico Antico.
PASSATO A RISCHIO
Ed invece della località di Spinazzola “Grottelline ” al confine con Poggiorsini si continua a parlare come di un potenziale immondezzaio. A tanto aspira la Regione Puglia guidata da Nichi Vendola nonostante la ferma opposizione delle comunità di Spinazzola e Poggiorsini, Provincia di Barletta Andria e Trani, Parco nazionale rurale dell’Alta Murgia, associazioni come Lipu (Lega italiana protezione uccelli) e Legambiente, a cui si sono aggiunte interrogazioni parlamentari al governo Italiano, che fin qui non hanno sortito risposta, e richiesta di apertura di una infrazione contro la Puglia depositata presso la Commissione Europea per le diverse valenze del sito: fauna protetta, archeologiche, ambientali, monumentali e paesaggistiche. Ma anche da Bruxelles al momento tutto tace.
UNA STORIA MILLENARIA
E mentre la diatriba continua, tra colpi di mano, atti di imperio, silenzi e qualche accondiscendenze
più o meno velata, poco, decisamente poco viene diffuso della storia millenaria racchiusa a Grottelline. Ancor meno quella testimoniata dai ritrovamenti. Riferendoci al solo aspetto archeologico più arcaico, la frequentazione dell’uomo a Grotteline parte dal Neolitico Antico, continua fino al Neolitico Medio e in alcuni casi al Neolitico Finale.
Tale affermazione trova conferma nei frammenti raccolti, catalogati e studiati proprio dalla Lorenzi e Serradimigni. Mica pochi, ben 1901 (millenovecentouno) reperti. A cui si aggiungono gli intonaci di una antica e rara abitazione e l’industria litica scheggiata.
UNO SCIRGNO DI STORIA
Cos’altro cela Grottelline? Di tanto studio nulla si legge nel Piano Paesaggistico dell’assessore regionale Angela Barbanente. Mentre da ultimo la Giunta Regione, scatenando un putiferio, ha concesso una variante progettuale relativa all’impianto complesso per rifiuti urbani a servizio del bacino di utenza BA/4 nel comune di Spinazzola (BT) con attestazione di compatibilità paesaggistica in deroga alle prescrizioni di base (art. 5.07 NTA del PUTT/P) con effetto di Autorizzazione Paesaggistica. Come dire che per la realizzazione del mondezzaio l’ordine sembra essere avanti tutta. Su di un sito che sarebbe ancora tutto da “indagare” sotto il profilo storico-archeologico come probabilmente anche la sua individuazione ad immondezzaio, “una follia” come è stata definita ultimamente. Ma questa è altra storia la “s” minuscola è voluta, brutta storia dei nostri giorni.
SPINAZZOLA-COSTITUITI SOPRATTUTTO DA MATERIALE RISALENTE IN UN PERIODO COMPRESO TRA IL PALEOLITICO AL NEOLITICO
Quei frammenti di ceramica sono un salto indietro nel tempo
«Il sito di Grottelline - scrivono i due ricercatori, la Lorenzi ha presentato la sua tesi di laurea sui ritrovamenti di Spinazzola (anno accademico 2006-2007 relatrice, Prof.ssa Renata Grifoni Cremonesi), - va iscritto nell’ambito culturale della Ceramica Impressa Arcaica e delle sue fasi immediatamente successive, stabilendo confronti con siti già conosciuti del sud Italia». Quattro le classi del materiale ceramico rinvenuto: ceramica grossolana con 607 frammenti, semidepurata con 935 frammenti, depurata 145 frammenti e figulina con 214 frammenti. La ceramica semidepurata risulta la classe più rappresentata con 935 frammenti, 266 dei quali decorati; i frammenti provenienti dalla struttura ammontano a 237, dei quali 73 presentano una decorazione. I saggi della campagna archeologica tra il 2004 e 2005 sono stati dodici. Finiti i soldi della ricerca tutto si è fermato e ad avanzare è stato l’immondezzaio concesso da Vendola all’Ati Tradeco-Gogeam per 17 anni. Ma torniamo alla ricerca e al fascino della Storia, la “S” maiuscola è voluta: “per l’accentuata frammentarietà del materiale rinvenuto è stato possibile solo in rarissimi casi ricostruire le forme vascolari. In particolare si sono potute individuare solo tre tipi di forme, di cui due aperte e una chiusa, tutte provenienti dai materiali rinvenuti in superficie. Tra le forme aperte si hanno: quattro ciotole carenate, di cui tre in ceramica figulina e una in ceramica di impasto semidepurato, quest’ultima con una decorazione impressa a carattere strumentale. Un vaso a calotta ellissoidale in ceramica depurata. Una forma aperta non meglio determinabile, in ceramica figulina con decorazione dipinta a bande rosse sulla superficie interna”. Ed ancora: “tra le forme chiuse si individuano: due vasi con breve collo, uno in ceramica di impasto semidepurato con decorazione impressa strumentale e uno in ceramica depurata. Il vaso con breve collo in ceramica depurata, il vaso dalla forma aperta non determinabile e quello a calotta ellissoidale appartengono alle fasi più tarde del neolitico antico (ceramica a bande rosse e graffita larga); le ciotole carenate sono da ascriversi alle fasi finali del neolitico”. Altri dati su questo patrimonio di cui si sono perse le tracce: la decorazione sui frammenti è abbastanza estesa, infatti è presente su 540 mentre1361 non sono decorati. Queste si suddividono in decorazione impressa, incisa, graffita, excisa e dipinta. Più rari oltre ai frammenti vascolari sono risultati gli oggetti fittili particolari. Altri dati di studio corrispondono all’intonaco, l’impasto, le impronte strutturali. Importanti le considerazioni della ricerca: “è un piccolo insediamento, di cui per ora è venuta alla luce un’unica struttura probabilmente ad uso abitativo (data anche la zona adiacente adibita, sulla base dei rinvenimenti faunistici, ad area di macellazione) inquadrabile pienamente nella fase iniziale di questo periodo,ma con attestazioni di frequentazione che arrivano fino alla fase finale del Neolitico Antico”. “Sicuramente, scrivono la Lorenzi e Serradimigni, il luogo è stato utilizzato anche in epoche più recenti, come attestano i ritrovamenti attribuibili all’Età dei Metalli, ma anche ad epoca romana e medievale. Forse in questo periodo l’insediamento subisce uno spostamento verso est, dato che i frammenti riconducibili a queste epoche provengono dall’area più marginale dello scavo. Le tipologie decorative della ceramica e le caratteristiche morfologiche della struttura insediativi trovano confronti con molti siti del neolitico antico dell’area apulomaterana, inserendo questo sito nel quadro del popolamento neolitico di questa regione”. Un sito importante: “il suo rinvenimento, inoltre, risulta particolarmente interessante poiché viene a colmare una lacuna per quanto riguarda l’area occidentale della Puglia, ancora poco indagata. Le Grottelline assume quindi il ruolo di collegamento tra i ritrovamenti del materano e quelli del barese. In età storica il luogo era sicuramente una via di transito, dato che poco lontano corre l’antica via Appia, ma nelle vicinanze del sito passa anche un tratturo che permette di avanzare l’ipotesi di una probabile via di transito già in epoca preistorica ”. Quel “per ora” riferito alle scoperte del 2004-2005 da parte dei ricercatori lascia aperti molti interrogativi.
UN SITO SEMPRE PIÙ A RISCHIO
ALLA RICERCA DEL PASSATO
Il materiale fu rinvenuto durante le campagne di scavi del 2004-2005 condotti dalla prof.ssa Renata Grifoni Cremonesi
L’OMBRA DELLA MEGADISCARICA
Sul sito che presenta anche interessanti testimonianze storiche e naturalistiche la Regione intende autorizzare la megadiscarica
IL «GIALLO» DEI 1.901 REPERTI
Spinazzola, ritrovati a «Grottelline» durante campagna di scavi non si sa più dove siano
di Cosimo Forina
Dove sono i reperti ritrovati durante le campagne di scavi del 2004-2005 condotti dalla prof.ssa Renata Grifoni Cremonesi a Grottelline? Ancora a Pisa presso l’Università dove sono stati magistralmente studiati da Roberta Lorenzi e Marco Serradimigni, loro la pubblicazione del 2009: “Il sito Neolitico de le Grottelline (Spinazzola,Bari)”, oppure riconsegnati alla Sovrintendenza e quindi finiti in qualche deposito? Ad averli in città basterebbero per riempire decine di teche da inserire in una sala monotematica in cui testimoniare la presenza dell’uomo in forma stanziale risalente al VI millennio a.C. epoca corrispondente al Neolitico Antico.
PASSATO A RISCHIO
Ed invece della località di Spinazzola “Grottelline ” al confine con Poggiorsini si continua a parlare come di un potenziale immondezzaio. A tanto aspira la Regione Puglia guidata da Nichi Vendola nonostante la ferma opposizione delle comunità di Spinazzola e Poggiorsini, Provincia di Barletta Andria e Trani, Parco nazionale rurale dell’Alta Murgia, associazioni come Lipu (Lega italiana protezione uccelli) e Legambiente, a cui si sono aggiunte interrogazioni parlamentari al governo Italiano, che fin qui non hanno sortito risposta, e richiesta di apertura di una infrazione contro la Puglia depositata presso la Commissione Europea per le diverse valenze del sito: fauna protetta, archeologiche, ambientali, monumentali e paesaggistiche. Ma anche da Bruxelles al momento tutto tace.
UNA STORIA MILLENARIA
E mentre la diatriba continua, tra colpi di mano, atti di imperio, silenzi e qualche accondiscendenze
più o meno velata, poco, decisamente poco viene diffuso della storia millenaria racchiusa a Grottelline. Ancor meno quella testimoniata dai ritrovamenti. Riferendoci al solo aspetto archeologico più arcaico, la frequentazione dell’uomo a Grotteline parte dal Neolitico Antico, continua fino al Neolitico Medio e in alcuni casi al Neolitico Finale.
Tale affermazione trova conferma nei frammenti raccolti, catalogati e studiati proprio dalla Lorenzi e Serradimigni. Mica pochi, ben 1901 (millenovecentouno) reperti. A cui si aggiungono gli intonaci di una antica e rara abitazione e l’industria litica scheggiata.
UNO SCIRGNO DI STORIA
Cos’altro cela Grottelline? Di tanto studio nulla si legge nel Piano Paesaggistico dell’assessore regionale Angela Barbanente. Mentre da ultimo la Giunta Regione, scatenando un putiferio, ha concesso una variante progettuale relativa all’impianto complesso per rifiuti urbani a servizio del bacino di utenza BA/4 nel comune di Spinazzola (BT) con attestazione di compatibilità paesaggistica in deroga alle prescrizioni di base (art. 5.07 NTA del PUTT/P) con effetto di Autorizzazione Paesaggistica. Come dire che per la realizzazione del mondezzaio l’ordine sembra essere avanti tutta. Su di un sito che sarebbe ancora tutto da “indagare” sotto il profilo storico-archeologico come probabilmente anche la sua individuazione ad immondezzaio, “una follia” come è stata definita ultimamente. Ma questa è altra storia la “s” minuscola è voluta, brutta storia dei nostri giorni.
SPINAZZOLA-COSTITUITI SOPRATTUTTO DA MATERIALE RISALENTE IN UN PERIODO COMPRESO TRA IL PALEOLITICO AL NEOLITICO
Quei frammenti di ceramica sono un salto indietro nel tempo
«Il sito di Grottelline - scrivono i due ricercatori, la Lorenzi ha presentato la sua tesi di laurea sui ritrovamenti di Spinazzola (anno accademico 2006-2007 relatrice, Prof.ssa Renata Grifoni Cremonesi), - va iscritto nell’ambito culturale della Ceramica Impressa Arcaica e delle sue fasi immediatamente successive, stabilendo confronti con siti già conosciuti del sud Italia». Quattro le classi del materiale ceramico rinvenuto: ceramica grossolana con 607 frammenti, semidepurata con 935 frammenti, depurata 145 frammenti e figulina con 214 frammenti. La ceramica semidepurata risulta la classe più rappresentata con 935 frammenti, 266 dei quali decorati; i frammenti provenienti dalla struttura ammontano a 237, dei quali 73 presentano una decorazione. I saggi della campagna archeologica tra il 2004 e 2005 sono stati dodici. Finiti i soldi della ricerca tutto si è fermato e ad avanzare è stato l’immondezzaio concesso da Vendola all’Ati Tradeco-Gogeam per 17 anni. Ma torniamo alla ricerca e al fascino della Storia, la “S” maiuscola è voluta: “per l’accentuata frammentarietà del materiale rinvenuto è stato possibile solo in rarissimi casi ricostruire le forme vascolari. In particolare si sono potute individuare solo tre tipi di forme, di cui due aperte e una chiusa, tutte provenienti dai materiali rinvenuti in superficie. Tra le forme aperte si hanno: quattro ciotole carenate, di cui tre in ceramica figulina e una in ceramica di impasto semidepurato, quest’ultima con una decorazione impressa a carattere strumentale. Un vaso a calotta ellissoidale in ceramica depurata. Una forma aperta non meglio determinabile, in ceramica figulina con decorazione dipinta a bande rosse sulla superficie interna”. Ed ancora: “tra le forme chiuse si individuano: due vasi con breve collo, uno in ceramica di impasto semidepurato con decorazione impressa strumentale e uno in ceramica depurata. Il vaso con breve collo in ceramica depurata, il vaso dalla forma aperta non determinabile e quello a calotta ellissoidale appartengono alle fasi più tarde del neolitico antico (ceramica a bande rosse e graffita larga); le ciotole carenate sono da ascriversi alle fasi finali del neolitico”. Altri dati su questo patrimonio di cui si sono perse le tracce: la decorazione sui frammenti è abbastanza estesa, infatti è presente su 540 mentre1361 non sono decorati. Queste si suddividono in decorazione impressa, incisa, graffita, excisa e dipinta. Più rari oltre ai frammenti vascolari sono risultati gli oggetti fittili particolari. Altri dati di studio corrispondono all’intonaco, l’impasto, le impronte strutturali. Importanti le considerazioni della ricerca: “è un piccolo insediamento, di cui per ora è venuta alla luce un’unica struttura probabilmente ad uso abitativo (data anche la zona adiacente adibita, sulla base dei rinvenimenti faunistici, ad area di macellazione) inquadrabile pienamente nella fase iniziale di questo periodo,ma con attestazioni di frequentazione che arrivano fino alla fase finale del Neolitico Antico”. “Sicuramente, scrivono la Lorenzi e Serradimigni, il luogo è stato utilizzato anche in epoche più recenti, come attestano i ritrovamenti attribuibili all’Età dei Metalli, ma anche ad epoca romana e medievale. Forse in questo periodo l’insediamento subisce uno spostamento verso est, dato che i frammenti riconducibili a queste epoche provengono dall’area più marginale dello scavo. Le tipologie decorative della ceramica e le caratteristiche morfologiche della struttura insediativi trovano confronti con molti siti del neolitico antico dell’area apulomaterana, inserendo questo sito nel quadro del popolamento neolitico di questa regione”. Un sito importante: “il suo rinvenimento, inoltre, risulta particolarmente interessante poiché viene a colmare una lacuna per quanto riguarda l’area occidentale della Puglia, ancora poco indagata. Le Grottelline assume quindi il ruolo di collegamento tra i ritrovamenti del materano e quelli del barese. In età storica il luogo era sicuramente una via di transito, dato che poco lontano corre l’antica via Appia, ma nelle vicinanze del sito passa anche un tratturo che permette di avanzare l’ipotesi di una probabile via di transito già in epoca preistorica ”. Quel “per ora” riferito alle scoperte del 2004-2005 da parte dei ricercatori lascia aperti molti interrogativi.
martedì 18 marzo 2014
Cinema-Il nuovo film di Francesco Bruni, prodotto da Beppe Caschetto, accolto bene dalla critica
«NOI 4» A GIORNI NELLE SALE
A SPINAZZOLA LE RADICI DELL’ATTRICE PROTAGONISTA
Lucrezia Guidone di scena anche allo Strelher di Milano
di Cosimo Forina
Il conto alla rovescia dei giorni che separano al 20 marzo è iniziato da tempo, ma la critica cinematografica ha già sancito che il film “Noi 4” del regista Francesco Bruni, al suo secondo film dopo “Scialla” è già un successo. Film prodotto da Beppe Caschetto, una produzione IBC Movie con Rai Cinema, e distribuito dalla 01. Tra i protagonisti di questo lavoro con Ksenja Rapaport, Fabrizio Gifuni ed il piccolo Francesco Bracci, Lucrezia Guidone astro nascente del teatro italiano.
Senza voler far torto agli altri interpreti parliamo di lei da queste colonne. Perché un filo di sentimenti lega Lucrezia a Spinazzola. In questa città, oltre ad aver dato i natali al suo papà Peppino, vi è nonno Rocco a cui lei è molto legata. Ma a voler bene a Lucrezia, ad apprezzarne la sua bravura, professionalità, frutto di capacità e studio, si è veramente in tanti.
Dal 30 gennaio sino ai primi di marzo al Teatro Strelher di Milano, Lucrezia Guidone ha interpretato Malibea in “Celestina - laggiù vicino alle concerie in riva al fiume” di Michel Garneau da Fernando de Rojas, traduzione Davide Verga, regia Luca Ronconi.
Ed ora è arrivato l’atteso debutto sul grande schermo. Dove, scrive di lei Marco Spagnoli: “scopre di essere molto amata dalla macchina da presa che ne registra sguardo e movenze”. Unanime il giudizio del nuovo lavoro di Bruni: “un film prezioso e lungimirante con molti motivi di interesse a partire da una storia semplice e forte, commovente ed esilarante”. Ed ancora del film si legge: “è, senza dubbio, una delle migliori pellicola dell’anno e il film italiano da andare a vedere questa primavera per la sua disarmante semplicità e la sua incontenibile intelligenza nel mostrare una famiglia diversa da quella del modello fiction televisivo dell’immediato passato”.
Affidiamo alla stessa Lucrezia la sintesi di quel che sarà apprezzato dagli spettatori: “tutto accade in una giornata di giugno, in una Roma afosa e assediata dal traffico metropolitano. Per il serio e timido Giacomo è il momento più atteso e temuto dell’anno: non solo deve affrontare gli esami orali di terza media, ma pure dichiararsi ad una sua compagna di scuola, segretamente amata. Intorno a questo importante appuntamento si muovono freneticamente anche gli altri membri della sua scombinata famiglia. La sorella Emma, (interpretata dalla Guidone ndr) ventenne idealista ed irrequieta che sogna di fare l’attrice di teatro, è tanto affezionata al padre quanto distante dalla madre. I genitori sono da tempo separati. Ma mentre Ettore, il padre, è il tipo di artista bohemien e squattrinato, simpatico ma chiaramente inaffidabile, specie agli occhi del figlio, la mamma Lara, ingegnere, si è dedicata anima e corpo ai figli e alla sua professione”.
Ed ancora: “Nel corso di questa giornata caotica e complicata, i nostri 4 “eroi” si cercano e si incrociano a coppie sempre diverse in vari punti del centro di Roma, per poi ritrovarsi tutti insieme a sostenere Giacomo durante l’esame. Ma una giornata speciale ha bisogno anche di un festeggiamento speciale. Una fuga dalla città tutti insieme, per un bagno al tramonto. Eccoli di nuovo riuniti e finalmente felici. Un breve, magico interludio che li riporta ad essere per un giorno quello che erano e malgrado tutto sono ancora: una famiglia”.
Dopo aver svelato in parte la trama, ecco arrivare l’impegno, annunciato con gioia: “in aprile vengo a Spinazzola con il regista Francesco Bruni. Sono davvero felice di condividere con voi questi momenti”. Il 20 marzo è davvero ormai vicino. Ultimi giorni per conoscere questa fotografia reale di una famiglia italiana che a suo modo sa ritrovarsi. In quella Roma che Bruni ha scelto, non solo come “una città magnetica, ma da leggere con lo sguardo dal punto di vista di chi ci vive”.
Lucrezia Guidone questa volta in Emma si riconosce in parte perché: “Lei, come me è un’idealista sognatrice e combattente con una grande passione per il teatro”. Cosa vi rende diverse: “il modo che lei ha di reagire alle cose, io sono più tranquilla e serena”. Vero, solare, come la conoscono tutti qui a Spinazzola dove ora attendono per applaudirla.
«NOI 4» A GIORNI NELLE SALE
A SPINAZZOLA LE RADICI DELL’ATTRICE PROTAGONISTA
Lucrezia Guidone di scena anche allo Strelher di Milano
di Cosimo Forina
Il conto alla rovescia dei giorni che separano al 20 marzo è iniziato da tempo, ma la critica cinematografica ha già sancito che il film “Noi 4” del regista Francesco Bruni, al suo secondo film dopo “Scialla” è già un successo. Film prodotto da Beppe Caschetto, una produzione IBC Movie con Rai Cinema, e distribuito dalla 01. Tra i protagonisti di questo lavoro con Ksenja Rapaport, Fabrizio Gifuni ed il piccolo Francesco Bracci, Lucrezia Guidone astro nascente del teatro italiano.
Senza voler far torto agli altri interpreti parliamo di lei da queste colonne. Perché un filo di sentimenti lega Lucrezia a Spinazzola. In questa città, oltre ad aver dato i natali al suo papà Peppino, vi è nonno Rocco a cui lei è molto legata. Ma a voler bene a Lucrezia, ad apprezzarne la sua bravura, professionalità, frutto di capacità e studio, si è veramente in tanti.
Dal 30 gennaio sino ai primi di marzo al Teatro Strelher di Milano, Lucrezia Guidone ha interpretato Malibea in “Celestina - laggiù vicino alle concerie in riva al fiume” di Michel Garneau da Fernando de Rojas, traduzione Davide Verga, regia Luca Ronconi.
Ed ora è arrivato l’atteso debutto sul grande schermo. Dove, scrive di lei Marco Spagnoli: “scopre di essere molto amata dalla macchina da presa che ne registra sguardo e movenze”. Unanime il giudizio del nuovo lavoro di Bruni: “un film prezioso e lungimirante con molti motivi di interesse a partire da una storia semplice e forte, commovente ed esilarante”. Ed ancora del film si legge: “è, senza dubbio, una delle migliori pellicola dell’anno e il film italiano da andare a vedere questa primavera per la sua disarmante semplicità e la sua incontenibile intelligenza nel mostrare una famiglia diversa da quella del modello fiction televisivo dell’immediato passato”.
Affidiamo alla stessa Lucrezia la sintesi di quel che sarà apprezzato dagli spettatori: “tutto accade in una giornata di giugno, in una Roma afosa e assediata dal traffico metropolitano. Per il serio e timido Giacomo è il momento più atteso e temuto dell’anno: non solo deve affrontare gli esami orali di terza media, ma pure dichiararsi ad una sua compagna di scuola, segretamente amata. Intorno a questo importante appuntamento si muovono freneticamente anche gli altri membri della sua scombinata famiglia. La sorella Emma, (interpretata dalla Guidone ndr) ventenne idealista ed irrequieta che sogna di fare l’attrice di teatro, è tanto affezionata al padre quanto distante dalla madre. I genitori sono da tempo separati. Ma mentre Ettore, il padre, è il tipo di artista bohemien e squattrinato, simpatico ma chiaramente inaffidabile, specie agli occhi del figlio, la mamma Lara, ingegnere, si è dedicata anima e corpo ai figli e alla sua professione”.
Ed ancora: “Nel corso di questa giornata caotica e complicata, i nostri 4 “eroi” si cercano e si incrociano a coppie sempre diverse in vari punti del centro di Roma, per poi ritrovarsi tutti insieme a sostenere Giacomo durante l’esame. Ma una giornata speciale ha bisogno anche di un festeggiamento speciale. Una fuga dalla città tutti insieme, per un bagno al tramonto. Eccoli di nuovo riuniti e finalmente felici. Un breve, magico interludio che li riporta ad essere per un giorno quello che erano e malgrado tutto sono ancora: una famiglia”.
Dopo aver svelato in parte la trama, ecco arrivare l’impegno, annunciato con gioia: “in aprile vengo a Spinazzola con il regista Francesco Bruni. Sono davvero felice di condividere con voi questi momenti”. Il 20 marzo è davvero ormai vicino. Ultimi giorni per conoscere questa fotografia reale di una famiglia italiana che a suo modo sa ritrovarsi. In quella Roma che Bruni ha scelto, non solo come “una città magnetica, ma da leggere con lo sguardo dal punto di vista di chi ci vive”.
Lucrezia Guidone questa volta in Emma si riconosce in parte perché: “Lei, come me è un’idealista sognatrice e combattente con una grande passione per il teatro”. Cosa vi rende diverse: “il modo che lei ha di reagire alle cose, io sono più tranquilla e serena”. Vero, solare, come la conoscono tutti qui a Spinazzola dove ora attendono per applaudirla.
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