domenica 21 agosto 2011

SE L’ITALIA È A DUE VELOCITÀ ANCHE DIETRO LE SBARRE
Editoriale di RINO DALOISO
Quest’anno si festeggia il 150° anniversario dell’unità d’Italia, ma il tempo sembra essersi fermato. Il nostro ordinamento giudiziario è ancora quello ereditato dallo Stato sabaudo. In Piemonte, ad esempio, ci sono ancora 17 distretti di Corte d’appello, tanti (troppi) non giustificati né dalla demografia, né dalla geografia. Per dire, in Lombardia i distretti di Corte d’appello sono 11, in Campania 9 e in Sicilia 6. È inutilmente ricorrente l’invito a «potare i rami secchi, per dare al Paese una giustizia moderna», ma quelli, i «rami secchi» non ne vogliono sapere e rimangono imperterritamente rigogliosi. Anzi, producono nuovi e imprevedibili frutti. Quasi per gemmazione, infatti, l’ipertrofia dell’ordinamento giudiziario sabaudo-piemontese, sta producendo una parallela bulimia nell’ordinamento penitenziario. Se a Spinazzola, il ministero di Giustizia, retto fino a qualche tempo fa dal siciliano Angelino Alfano, non ci ha pensato due volte a chiudere il «carcere modello» (così definito dagli ispettori ministeriali) che dal 2004 ospitava detenuti condannati per crimini sessuali, non altrettanto risoluto si è dimostrato verso le similari strutture di Torino, Biella, Vercelli e Saluzzo. Si tratta forse di una paradossale e grottesca «questione meridionale» che ora si materializza anche dietro le sbarre? E che dire della galleria degli orrori di carceri costruite e abbandonate in tutta Italia? Appare fondato sulla sabbia uno Stato che si fa mille scrupoli a «tosare» i capitali degli evasori «scudati» ad un misero 5%, per non rompere un presunto «patto», che, invece, sembra non aver mai stilato con i contribuenti onesti e con i cittadini che una volta in carcere, Costituzione alla mano, dovrebbero essere «rieducati». Ma come e dove? Nelle «strutture modello» chiuse come quella di Spinazzola o in quel pozzo senza fondo e senza vergogna che è la mappa delle carceri inutili, che avrebbero dovuto ospitare gli autori di cotanto salasso ai danni delle pubbliche finanze?
IL CASO
LA STRUTTURA PER SEX OFFENDER
BENVENUTI AL SUD, ANZI NO

Il centro murgiano è condannato ad essere il Sud del Sud anche nel mondo
carcerario. Ecco perché
Carcere chiuso a Spinazzola la beffa corre dietro le sbarre
E in Piemonte quattro strutture gemelle salvate dalla mannaia ministeriale
di COSIMO FORINA
Perché Spinazzola è condannata ad essere il Sud del Sud anche nel mondo carcerario? Perché qui si è scelto di chiudere un Istituto Penitenziario di eccellenza destinato a detenuti sex offender, smembrando la capacità professionale del personale, mentre a Verbania, città gemellata con Spinazzola, come in altri quattro comuni del Nord: Torino, Biella, Vercelli e Saluzzo le sperimentazioni intraprese, sorrette e coordinate dal Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria per il Piemonte, con la stessa tipologia di detenuti ricevano attenzione e finanziamenti? Meritando finanche la pubblicazione su riviste come “Le due Città” della Polizia Penitenziaria che ha anche reso noto quello che avviene nel carcere di Vallo della Lucania, con sindaco ed assessore in prima linea a favore del recupero e del reinserimento sociale di “cinquanta” detenuti sex offender.
LA CHIUSURA
La chiusura del carcere di Spinazzola è stata decretata inaspettatamente dall’ex ministro della Giustizia, Angelino Alfano, lo scorso 16 giugno: la struttura viene ritenuta antieconomica. Quaranta i detenuti in custodia a fronte alla possibilità della struttura di ospitarne cento In questi giorni è finito sotto i riflettori un Nord privilegiato anche per quanto riguarda le carceri ed un Sud in cui in modo incomprensibile si chiudono quelli funzionanti, con l’assenso di alcuni sindacati, in assenza di sostegno del provveditore regionale Giuseppe Martone. Come anche che a dispetto delle necessità di ridurre il sovraffollamento nelle carceri, come ha sollecitato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
IL PIANO
È stato varato un piano nazionale affidato al capo del Dipartimento amministrazione penitenziaria (Dap) Franco Ionta, 780milioni di euro a disposizione, per costruire nuovi edifici carcerari per un totale di più di 17 mila nuovi posti che vedranno la luce forse solo nei prossimi anni. Una scelta che non accrescere l’organico della Polizia Penitenziaria ed esclude di utilizzare decine di strutture costate miliardi edificate negli anni ottanta, nella sola Provincia di Barletta, Andria, Trani sono tre: Minervino, Spinazzola e Trinitapoli, mai entrate in funzione o altre carceri addirittura ristrutturati e ridotti a magazzini. In questi giorni, cariche di sdegno, molte notizie da “radio carcere” sono giunte tanto vie e-mail o tramite i commenti espressi sugli articoli pubblicati, riportati in rete da alcuni Blogger e su Facebook dove è persino nato un gruppo: «Per tutti quelli che vorrebbero il penitenziario di Spinazzola aperto».
L’INTERROGAZIONE
La notizia della chiusura del carcere, come si sul dire, ha superato il confine del campanile della piccola città murgiana, sorniona come sempre che non ha ancora focalizzato il senso della perdita della struttura. Mentre è piombata prepotente in Parlamento una interrogazione presentata dai Radicali eletti nel Pd, prima firmataria Rita Bernardini. E presto giungerà in Consiglio Regionale per l’impegno di altra Radicale Annarita Digiorgio la quale ha proposto una mozione a tutti i gruppi politici regionali in cui si chiede al presidente Nichi Vendola di spendersi in favore della immediata riapertura del carcere di Spinazzola con il nuovo Guardasigilli Francesco Nitto Palma. Interpellanza recepita dal consigliere Ruggiero Mennea (Pd) ed anche fatta propria dal Garante dei detenuti della Regione Puglia Pietro Rossi. Perché dovrebbe intervenire il governatore Vendola?
I PROGETTI INTERROTTI
Nell’istituto di Spinazzola è stato interrotto un progetto di assistenza psicologica sperimentale, finanziato interamente dalla Asl della sesta Provincia che prevedeva una serie di incontri individuali
e di gruppo che avevano come obiettivo quello di evitare le recidive in soggetti detenuti solo per reati di natura sessuale (maltrattamenti, violenza sessuale, induzione alla prostituzione) presentato alla stampa il 10 giugno, cinque giorni prima della firma del decreto di chiusura di Alfano, dall’assessore regionale alle Politiche della Salute, Tommaso Fiore.
QUI AL SUD
«La prevenzione della recidiva - si legge nella presentazione dei progetti del Nord - non sempre è collegata allo smantellamento della negazione: molte volte conta di più fornire nuove modalità di comunicazione, nell’ambito dei gruppi, e accompagnare nel riconoscimento dei fattori protettivi e difensivi di sé, al fine di individuare strategie personali di evitamento della condotta recidivante» .
Tanto l’equipe di specialisti stava per testare a Spinazzola in favore dei detenuti e soprattutto per evitare dolore a nuove loro vittime. Ma, qui al Sud, tutto è precluso: anche la ragionevolezza.
Ritardi e problemi irrisolti
In scena il solito balletto di accuse e contro accuse

Franco Ionta capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria certamente, si può ben dire orgoglioso dell’efficienza delle carceri del suo Nord: è nato a Casal Monferrato. Meno soddisfatto deve essersi sentito, dopo le bordate giuntegli dal Sud e precisamente da Bari. Città dove il carcere scoppia per la presenza di troppi detenuti e dove è stata prevista la costruzione di una nuova strutta che ospiterà 450 reclusi, costo di 45 milioni di euro, realizzazione a data da destinarsi. Il 15 agosto il senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri (Pdl) che sul carcere di Spinazzola hapresentato una interrogazione parlamentare, uscendo da quel girone dell’inferno, non ha esitato a dire ai giornalisti che lo attendevano: «Ionta agisca, oppure tragga le dovute conseguenze. Il Governo ha confermato la propria attenzione al problema del sovraffollamento carcerario destinando, nella recente manovra, risorse per 800 milioni di euro all'edilizia carceraria, ma ad esempio a Bari tutto è vergognosamente fermo grazie anche ad Emiliano. Se avesse adempiuto a ben sette sentenze della magistratura (due della cassazione a sezioni unite e cinque del consiglio di stato) a quest'ora avremmo un carcere adeguato e moderno». La replica dal dipartimento non si è fatta attendere: “Non è ancora pervenuto il parere del sindaco di Bari, Michele Emiliano, sull'area destinata alla costruzione del nuovo penitenziario della città. L'area per l'edificazione è stata individuata dai tecnici del commissario delegato, Franco Ionta, nel gennaio 2011. Solo dopo il necessario parere del sindaco alla Regione Puglia sarà possibile procedere alla sottoscrizione dell'intesa tra Ionta e il governatore Vendola». Ma se Bari piange, altrove e nella Provincia di Barletta, Andria, Trani, non ride. Nel raggio di cinquanta chilometri da Spinazzola ci sono ben cinque carceri costruite e non utilizzate che potrebbero sopperire da subito al sovraffollamento di Bari. Oltre a Spinazzola, carceri vuote e mai utilizzate con capienza sino a cento detenuti sono quelli di: Minervino Murge, Trinitapoli, Irsina e Genoano di Lucania nella vicina Basilicata. La carenza del personale potrebbe per queste strutture, in buona parte, come ha proposto il sindacato Ugl Polizia Penitenziaria, essere recuperata eliminando i Provveditorati regionale. «Nella follia estiva – scrive Vincenzo Lamonaca segretario Ugl - del reperimento di risorse umane, strumentali e finanziarie, necessarie per far restare il Paese in Europa, suggeriamo sommessamente di ipotizzare la soppressione del Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria Basilicata, con aggregazione ad altri Prap (Puglia, Campania) degli istituti da questo gestiti, visto che una regione simile per dimensioni anche penitenziarie (il Molise) è già aggregato all’Abruzzo». Magari ci pensi Ionta e lo sostenga Lettieri, per dare respiro ai detenuti e far risparmiare una barca di quattrini ai cittadini da impegnare nel rilancio dell’economia del Paese.
L’APPROFONDIMENTO ANCHE IN PUGLIA E BASILICATA MILIONI DI EURO BUTTATI AL VENTO
In tutta la penisola sprechi e celle vuote

«Viaggio» tra le strutture costruite e mai utilizzate
A proposito di sprechi. Ecco, la situazione non mutata, segnalata nel 2009 dai senatori Radicali Donatella Porettie Marco Perduca, citati al capo dipartimento Francesco Ionta, oggi chiamato a spendere 780milioni di euro in nuove strutture carcerarie. I paradossi si trovano in lungo e largo nella penisola. Ecco qualche esempio, a cominciare da Puglia e Basilicata. In Puglia, oltre a Minervino Murge (carcere completato e mai entrato in funzione) c’è il giallo di Casamassima. A Monopoli, nell’ex carcere mai inaugurato, non ci sono detenuti ma sfrattati che hanno occupato abusivamente le celle abbandonate da 30 anni. Ad Altamura si aspetta ancora l’inaugurazione di una delle tre sezioni della prigione. In Capitanata non sono stati mai aperti i mandamentali di Volturara Appula (45 posti, incompiuto) e Castelnuovo della Daunia (già arredato da 15 anni). Sempre nel foggiano tre casi emblematici: Accadia (prigione consegnata nel ‘93, ora del Comune, inutilizzata), Bovino (una struttura da 120 posti, già pronta, chiusa da sempre) e Orsara. A Spinazzola il carcere chiuso per anni è finalmente in funzione (il decreto di chiusura è arrivato il 16 giugno 2011). In Basilicata il carcere di Irsina, vicino a Matera, costato 3,5 miliardi negli anni ’80 ha funzionato un anno, oggi è un deposito del Comune. A Udine, invece, i sindacati denunciano la chiusura della sezione femminile del penitenziario. A Gorizia è inagibile un intero piano della galera. Chiusure parziali anche in Veneto, dove la capacità ricettiva è ridotta 50 unità sia Venezia che a Vicenza. A Pinerolo (Piemonte) il carcere è chiuso da dieci anni e di quello nuovo c’è solo il terreno, non il cantiere. Nella provincia mantovana, a Revere, dopo 17 anni il carcere da 90 detenuti
(costo 5 miliardi) è ancora incompleto. I lavori sono fermi dal 2000, ma i locali costati più di 2,5 milioni di euro sono già stati saccheggiati. E in Romagna che succede? In provincia di Ferrara, a Codigoro, c’è un carcere che nel 2001, dopo lunghi lavori sembrava pronto all’uso e invece è ancora chiuso. Non va meglio a Bologna: si segnala per lo sperpero di milioni di euro (3,5) per la costruzione di un centro sportivo, destinati ai secondini, finito e abbandonato. In Toscana, a Pescia, il Ministero ha soppresso la casa mandamentale e a Pontremoli, carcere femminile inaugurato nel ’93; c’è posto per 30 detenute, ma in media le “ospiti”sono meno di 4 e da un mese e mezzo è sbarrato. Ad Ancona-Barcaglione con il carcere di 180 posti inaugurato nel 2005, nonostante le spese di mantenimento della struttura vuota ammontassero a mezzo milione di euro l’anno, gli ospiti non sono mai stati più di 20, i dipendenti 50. In Umbria con la chiusura del vecchio carcere di Perugia-centro si è inaugurata la nuova struttura di Capanne. Ma un intero padiglione, con celle per 150 detenuti, è inutilizzato. Eppure nel vicino carcere di Terni un anno fa sono stati appaltati lavori per costruirne uno nuovo;in Abruzzo, nel penitenziario di San Valentino, costruito da 15 anni, non c’è detenuto che vi abbia alloggiato: nella struttura le guardie raccontano di aver visto girare cani, pecore e mucche. In Campania, il carcere di Gragnano è stato inaugurato, funzionante e chiuso. Idem Frigento. Morcone, a due passi da Benevento, 45 chilometri da Ceppaloni, è pronto ma non parte. In Calabria nella mappa delle celle inutili oltre a Mileto c’è Squillace (ristrutturato e chiuso), Propani (ci abita un custode comunale), le carceri di Arena, Soriano Calabro, Petilia Policastro e Cropalati (quest’ultimo già convertito a legnaia) sono state soppresse. A Reggio nel nuovo carcere di Arghilà, che doveva aprire due anni fa, i lavori vanno a rilento: alla fine costerà 25 milioni di euro. Sprechi a go-go anche in Sicilia e in Sardegna.

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